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Oggi a Roma il convegno sul consumo del suolo in Europa e in Italia, organizzato dalla Commissione europea e Legambiente in occasione della Giornata mondiale del suolo
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04/12/2013



In occasione della Giornata mondiale del suolo, indetta nel 2002 dall'Unione internazionale delle Scienze del suolo (IUSS) e in via di riconoscimento ufficiale da parte dell'ONU, la Rappresentanza della Commissione europea in Italia ospiterà oggi un convegno a Roma, organizzato in collaborazione con Legambiente, per discutere della materia con autorevoli rappresentanti istituzionali e del territorio. Verrà presentato il Settimo programma di azione per l'ambiente dell'Unione europea, in particolare gli aspetti legati alla protezione dei suoli e ad una migliore gestione del territorio, e il libro L'insostenibile consumo di suolo, edito da Edicom per Legambiente.

    Oggi a Roma il convegno sul consumo del suolo in Europa e in Italia, organizzato dalla Commissione europea e Legambiente in occasione della Giornata mondiale del suolo

    Dopo il benvenuto da parte di Ewelina Jelenkowka-Luca', capo Settore stampa e media della Rappresentanza, apriranno i lavori Luca Marmo, Capo settore suolo alla Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea, e Luca Montanarella, Responsabile suoli al Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea. Farà seguito la presentazione del libro L'insostenibile consumo di suolo, alla presenza degli autori (Ciro Gardi, Nicola Dall'Olio e Stefano Salata), e un dibattito dove interverranno, tra gli altri, il Sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni (Ministero dei Beni Culturali), l'on. Ermete Realacci (Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale di Legambiente), e Giovanni Caudo (Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma).

    Il tema del consumo del suolo, dovuto principalmente all’espansione urbana, sta assumendo un’importanza crescente nel contesto della sostenibilità ambientale e della pianificazione urbana e regionale. Negli ultimi anni, sono state avviate numerose iniziative a livello europeo, proprio per monitorare lo stato ed individuare le principali cause e i maggiori impatti del consumo del suolo.

    Il terreno e il suolo sono risorse vitali dell’Europa, oltre che la base di gran parte dello sviluppo del nostro continente. Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni, il consumo di suolo per l’urbanizzazione e la costruzione di infrastrutture è aumentata ad un ritmo più di due volte superiore al tasso di crescita demografica, tendenza che non può che rivelarsi insostenibile a lungo termine. L’impermeabilizzazione del suolo, comunemente chiamata cementificazione, è una delle prime cause di degrado del suolo nell’Unione europea, in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce al riscaldamento globale, minaccia la biodiversità e suscita particolare preoccupazione allorché vengono ad essere ricoperti terreni agricoli fertili, in quanto minaccia la sicurezza alimentare.

    La Commissione europea è da anni impegnata a favorire un uso più sostenibile del terreno e del suolo. La Strategia tematica per la protezione del suolo[1]del 2006 ha sottolineato la necessità di porre in essere buone pratiche per mitigare gli effetti negativi dell'impermeabilizzazione sulle funzioni del suolo. Questo obiettivo generale è stato ulteriormente esplicitato nel 2011 con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse[2], nella quale si propone che, entro il 2020, le politiche dell'Ue tengano conto delle loro conseguenze sull'uso dei terreni, con il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere entro il 2050. Una sfida certamente ambiziosa, che richiede la mobilitazione di tutti gli attori, sia a livello europeo che nazionale, regionale e locale. Per contribuire a tale obiettivo, la Commissione europea nel 2012 ha pubblicato degli Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo[3]. Infine, il 20 novembre scorso il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato in via definitiva il Programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta"[4](cosiddetto Settimo programma d'azione per l'ambiente). Il Programma ribadisce il fatto che il degrado, la frammentazione e l'uso non sostenibile del suolo nell'Unione stanno compromettendo la fornitura di diversi servizi ecosistemici importanti, minacciando la biodiversità e aumentando la vulnerabilità dell'Europa rispetto ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali, oltre a favorire il degrado del suolo e la desertificazione. Al fine di ridurre le pressioni più forti che l'uomo esercita sui terreni, sul suolo e su altri ecosistemi in Europa, si interverrà per garantire che le decisioni relative all'uso dei terreni a tutti i livelli di pertinenza tengano debitamente conto degli impatti ambientali, sociali ed economici. In particolare, viene indicata la necessità d'intensificare gli sforzi per ridurre l'erosione del suolo e aumentare la materia organica presente al suo interno, per bonificare i siti contaminati e migliorare l'integrazione degli aspetti legati all'uso del suolo in processi decisionali coordinati, coinvolgendo le istanze decisionali a tutti i livelli pertinenti e integrandoli con l'adozione di obiettivi relativi al suolo e ai terreni in quanto risorsa nonché di obiettivi di pianificazione territoriale.

    Contesto

    Sulla base dei dati forniti dall’Agenzia europea dell’ambiente, un rapporto[5] pubblicato dalla Commissione europea nel 2011 stima che la quota rilevata d’incremento di terreno occupato nell’Ue fra il 1990 e il 2000 fosse circa 1 000 km² l’anno, pari a una superficie maggiore della città di Berlino, ovvero 275 ettari al giorno; dal 2000 al 2006, l’incremento della quota di terreno occupato è scesa a 920 km² l’anno (252 ettari al giorno), ma non si sa ancora se questa tendenza possa dirsi confermata per il futuro. Il risultato è che nel 2006 ogni cittadino dell'Ue aveva un'impronta di occupazione del territorio di circa 390 m², vale a dire 15 m² in più rispetto al 1990. Di questi 390 m², circa 200 m² sono effettivamente impermeabilizzati, cioè coperti da cemento o asfalto, per un totale di 100 000 km², ovvero il 2,3% del territorio dell’Ue.

    Per quanto riguarda l'Italia, i dati dell'Agenzia europea dell'ambiente valutano nel 2,8% la percentuale di territorio cementificata, quindi al di sopra della media europea, e l'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) stima un consumo di suolo di 8 m²… al secondo! Il fenomeno è stato più rapido negli anni 90, periodo in cui si sono sfiorati i 10 m² al secondo, ma il ritmo degli ultimi cinque anni si conferma comunque accelerato, con una velocità superiore agli 8 m² al secondo. Questo vuol dire che ogni cinque mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quella di Milano e Firenze. In termini assoluti, l'Italia è passata da poco più di 8 000 km² di consumo di suolo del 1956 ad oltre 20 500 km²nel 2010, un aumento che non si può spiegare solo con la crescita demografica: se nel 1956 erano irreversibilmente persi 170 m² per ogni italiano, nel 2010 il valore raddoppia, passando a più di 340 m².

    L’impermeabilizzazione, di per sé, influisce fortemente sul suolo, diminuendo molti dei suoi effetti benefici. Un suolo pienamente funzionante immagazzina fino a 3 750 tonnellate per ettaro o circa 400 mm di precipitazioni (in altri termini, un metro cubo di suolo poroso può trattenere tra 100 e 300 litri di acqua). L’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente, con tutta una serie di effetti diretti sul ciclo idrogeologico, ma anche alcuni effetti indiretti sul microclima a livello di temperatura e umidità del suolo per il rischio di frane, ecc. Infine, l'espansione urbana e la cementificazione delle aree agricole pongono problemi dal punto di vista della sicurezza e dell’approvvigionamento alimentare. In base ai dati disponibili, nel periodo 1990-2006, 19 Stati membri hanno perso una capacità di produzione agricola equivalente in totale a 6,1 milioni di tonnellate di frumento, ovvero l’1% del loro potenziale agricolo. Ciò equivale grossomodo a più di un sesto del raccolto annuale in Francia, il maggior produttore d’Europa. La cifra è tutt’altro che insignificante, dato il livellamento degli aumenti di produttività agricola già verificatosi e visto che, per compensare la perdita di un ettaro di terreno fertile in Europa, bisognerebbe mettere in uso un’area fino a dieci volte maggiore altrove nel mondo.



    [4]http://www.europarl.europa.eu/RegData/seance_pleniere/textes_adoptes/provisoire/2013/10-24/0451/P7_TA-PROV(2013)0451_IT.pdf (testo provvisorio; il testo definitivo sarà disponibile a breve sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea).

    [5] Prokop G., Jobstmann H., Schönbauer A., 2011: Overview on best practices for limiting soil sealing and mitigating its effects in EU-27 (Environment Agency Austria), Technical Report - 2011-50, ISBN: 978-92-79-20669-6 (http://ec.europa.eu/environment/soil/sealing.htm).

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    Ultimo aggiornamento: 10/12/2013  |Inizio pagina