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Tutti gli interventi hanno contribuito alla disamina della situazione dei territori balcanici con l'obiettivo sia di sottolineare i passi in avanti fatti che di aprire un dibattito sulle possibili misure da intraprendere per il futuro. Da parte di tutti è arrivato un plauso per la firma del trattato di adesione da parte della Crozia, che diverrà il 28° membro dell'Ue a partire dal 1° luglio 2013.
A parte l'analisi degli aspetti legati propriamente alle ragioni dell'allargamento e degli sviluppi conseguiti nei paesi interessati, è anche emerso come i paesi dei balcani occidentali, nonostante l'attuale crisi finanziaria che sta scuotendo tutta l'Unione, stiano procedendo verso l'integrazione pur se il percorso si presenta piuttosto arduo.
In particolare la Serbia, che sperava fermamente di acquisire lo status di paese candidato e riteneva di aver fatto il possibile per aderire ai principi dell’Unione. Ma la creazione di strutture democratiche ed il taglio netto al passato con la cattura e la consegna al Tribunale dell'Aja dei criminali Karadzic e Mladic, protetti per anni all’interno della Serbia dalle frange più estremiste e nazionaliste delle forze armate e dei servizi segreti, non sono bastati. Altri ostacoli si sono presentati sul suo cammino: primo fra tutti il Kosovo.
Il Kosovo è il paese più arretrato nel cammino verso l'integrazione nell'UE. La sua indipendenza non è mai stata riconosciuta da Belgrado che però negli ultimi anni, e specialmente in funzione europea, ha cercato di giungere a qualche forma di dialogo con la maggioranza albanese di Pristina. I recenti avvenimenti nel nord del Kosovo, dove militanti serbi hanno posizionato barricate per contrastare l’arrivo di doganieri da Pristina per il controllo della frontiera con la Serbia, hanno peggiorato la già difficile situazione, senza dimenticare l’avversione del cancelliere A. Merkel all’ingresso della Serbia nella UE.
La Bosnia-Erzegovina è bloccata nei confronti dell’Europa dalla persistente diatriba tra le tre etnie che vivono nel Paese (musulmani, croati e serbi). “Questo Paese è ancora molto lontano da una reale prospettiva europea”, ha sostenuto Péter Balàzs, direttore del Centro studi europei sull'allargamento presso l'Università di Budapest.
Anche l'Albania non ha compiuto progressi in questa direzione.
Molto prossimi sono invece i negoziati per l’adesione del piccolo Montenegro.
Christophe Hillion, Professore di Diritto dell'UE presso l'Università di Leiden, ha dichiarato che vi sono stati “reali progressi in Montenegro nell’ambito della riforma giudiziaria, revisione della legge elettorale e libertà di stampa”.
Lo stesso discorso vale per la Macedonia che spera nell’avvio dei negoziati di annessione nell'UE il prima possibile. Skopje ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2009, ma a rallentare l’adesione rimane sempre l'estenuante disputa con la Grecia circa il nome del Paese ex jugoslavo, in quanto Atene continua a ritenere che il termine "Macedonia" appartenga esclusivamente al patrimonio culturale e storico ellenico.
In conclusione, il successo della Croazia dimostra a tutti nella regione che attraverso il costante impegno, la perseveranza e soprattutto il forte coraggio politico, l'ingresso nell'Ue è a portata di mano.
Stefano Sannino, Direttore Generale per la DG Allargamento della Commissione Europea, a proposito del nuovo strumento europeo di vicinato e del nuovo strumento di preadesione, ha dichiarato: "Questi nuovi strumenti ci consentiranno di rispondere in maniera più efficiente alle necessità e alle ambizioni future dei nostri partner. Con tali strumenti, il sostegno ai nostri vicini sarà più rapido e flessibile, sarà possibile attuare una maggior differenziazione e offrire più incentivi a coloro che ottengono i migliori risultati. La Commissione è intensionata a concentrare gli aiuti in un numero limitato di settori strategici, laddove quindi il suo aiuto possa produrre risultati migliori".
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