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László Andor, commissario UE responsabile per l'occupazione, gli affari
sociali e l'inclusione, ha affermato: "L'impossibilità di
raggiungere l'anno scorso un accordo sulla revisione della normativa
sull'orario di lavoro non significa che i problemi legati alle regole esistenti
si siano risolti da soli. Siamo ancora in attesa di trovare una soluzione
equilibrata che affronti i bisogni reali dei lavoratori, delle aziende e dei
consumatori nel XXI° secolo". E ha ribadito: "Dobbiamo procedere
a un ampio riesame delle regole basato su un'approfondita valutazione di
impatto con forte dimensione sociale. Invitiamo oggi le parti sociali a
un'ampia riflessione su questa questione cruciale e le sollecitiamo a
presentare proposte innovative che consentano di travalicare i dibattiti
infruttuosi del passato."
Nel 2004 la Commissione ha presentato una proposta di modifica della
direttiva 2003/88/CE facente seguito ad ampie consultazioni. La proposta
intendeva affrontare una serie di problematiche lasciate irrisolte dalla
legislazione vigente e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia,
segnatamente chiarire l'applicazione della direttiva nel caso del servizio di
guardia in certi settori lavorativi, prevedere una maggiore flessibilità nel
calcolo dell'orario lavorativo settimanale e riesaminare l'opzione individuale
di superamento del limite delle 48 ore. Nell'aprile 2009, però, i
rappresentanti dei governi e il Parlamento europeo sono giunti alla conclusione
di non essere in grado di raggiungere un accordo sulla proposta nonostante una
lunga negoziazione.
Nel frattempo, sono venute ad animare il dibattito altre questioni che
rispecchiano i cambiamenti fondamentali intervenuti nell'ultimo ventennio nel
mondo del lavoro. Ad esempio, la media delle ore lavorate settimanalmente
nell'UE è scesa da 39 ore nel 1990 a 37,8 ore nel 2006 e la quota dei
lavoratori part-time all'interno della forza lavoro è aumentata passando dal
14% nel 1992 al 18,8% nel 2009. Si registra inoltre una crescente
differenziazione nell'ambito degli orari lavorativi individuali nel corso
dell'anno e nell'arco della vita lavorativa, a riprova di una maggiore
attenzione per l'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata traducentesi in
misure quali l'orario flessibile o i crediti di tempo, oltre a un aumento
dell'autonomia dei lavoratori di pari passo con l'espansione dell'economia
basata sul sapere.
Di conseguenza, la Commissione intende procedere a un ampio riesame della
normativa vigente in materia di orario di lavoro prendendo le mosse da
un'attenta valutazione delle disposizioni attuali e delle problematiche legate
alla loro applicazione prima di esaminare le diverse opzioni che si offrono nel
merito. Il riesame si configurerà in una serie di obiettivi politici tra cui la
tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, il miglioramento
dell'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, la flessibilità per le
aziende e i lavoratori senza peraltro imporre oneri amministrativi inutili alle
imprese, soprattutto le PMI.
La prima fase di consultazione delle parti sociali è un importante primo
passo sulla via di questo ampio riesame della direttiva sull'orario di lavoro.
Le parti sociali hanno sei settimane per esprimere il loro punto di vista alla
Commissione. Parallelamente alle consultazioni, la Commissione condurrà
un'approfondita valutazione di impatto in cui rientrerà anche l'esame
dell'applicazione legale della direttiva negli Stati membri e lo studio degli
aspetti socioeconomici da tener presenti all'atto di un riesame approfondito
della direttiva.
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