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Sono giorni particolarmente importanti quelli che stiamo vivendo a Bruxelles: questa settimana saranno discussi alcuni dei temi che sono al centro del dibattito sulla crisi e sul rilancio economico. Il CESE ospiterà una Conferenza sulla revisione della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione e per discutere del nuovo modello di sviluppo che l'Europa deve adottare e che passa anche per il rafforzamento dei diritti; le istituzioni europee terranno il summit sociale tripartito su questi temi nonché il vertice europeo che discuterà del nuovo trattato di Lisbona; la Commissione europea sta per inaugurare l'anno della lotta alla povertà attraverso un primo ciclo di seminari che aprono la strada all'anno europeo 2010 della lotta alla povertà.
Più in generale, quindi, è il tema dello sviluppo che è sotto i riflettori e che ci sta particolarmente a cuore come Comitato economico e sociale europeo, impegnato da tempo a presentare proposte e soluzioni, che vedono protagonisti gli attori della società civile, per rilanciare lo sviluppo: sviluppo umano e sociale, sviluppo territoriale, sviluppo delle imprese.
Contemporaneamente, in Italia, in collegamento al tema dello sviluppo e dei fenomeni che lo ostacolano, si è tornati, purtroppo, a dover parlare troppo spesso di mafia. Proprio in questi ultimi giorni, dal 23 al 25 ottobre si è svolta a Roma la manifestazione 'Contromafie 2009' promossa dall'associazione Libera cui ha preso parte anche il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.
Il problema della mafia, o delle “mafie”, non è soltanto un problema italiano, ma è un problema che incide sui fenomeni di sviluppo e di crescita dell'intera società europea, nel quadro della globalizzazione.
E' proprio nel contesto della globalizzazione che le mafie hanno visto crescere i loro traffici e la loro presenza all'interno di settori chiave dell'economia, dai rifiuti, all'edilizia, al traffico di stupefacenti, agli appalti pubblici in generale. A combattere contro queste forme di deterioramento dell'economia e della società – che seminano illegalità, pregiudicano lo sviluppo economico e limitano lo Stato di diritto - si è distinta la lotta della società civile.
E' dall'analisi di questo insieme di problematiche e dall'impegno del CESE come voce europea della società civile, che è nata la decisione del Comitato di dare un contributo simbolicamente rilevante a questa lotta, premiando le organizzazioni della società civile che hanno massimamente combattuto i fenomeni mafiosi.
Il premio europeo della società civile per il 2009 vede, infatti, come vincitori a pari merito del primo premio, due organizzazioni che sono state protagoniste della lotta alla mafia: Libera e Confidustria Sicilia.
Libera è un'associazione che, sotto la guida di Don Ciotti, combatte da anni per un'Italia libera dalle mafie, per una società libera dove sia garantito il rispetto della cittadinanza, il dovere di informazione, i principi di legalità e giustizia, la piena realizzazione di un'economia fondata sulla solidarietà.
Confindustria Sicilia ha portato avanti un lavoro senza precedenti di denuncia a tutte le forme di regolazione e infiltrazione mafiosa, incentivando comportamenti di legalità da parte dei rappresentanti delle proprie imprese e contemplando anche forme di sanzioni per coloro che si rendevano responsabili di forme di collusione. Una più forte collaborazione con lo Stato nonché l'impegno e la tutela verso le imprese che sceglievano la via della legalità hanno fatto di Confindustria Sicilia un modello di attenzione attiva e partecipe al problema della lotta alla mafia.
La cerimonia di premiazione si svolgerà a Bruxelles nella prossima sessione plenaria del CESE, il 4 novembre. Ma la manifestazione più direttamente legata alla valorizzazione dei nostri due vincitori si terrà a Palermo il 13 novembre, dove interverranno i Presidenti delle due associazioni Don Ciotti (Libera) e Ivan Lo Bello (Confindustria Sicilia), alla presenza dei membri del CESE per celebrare insieme il significato e l'impatto di questo premio nonché la lotta della società civile contro la mafia.
"Siamo felici di aver potuto contribuire a questo riconoscimento e siamo convinti che si tratta di un passo importante nel percorso comune della società civile per la battaglia contro quei fenomeni che permettono il persistere della povertà e dell'arretratezza.
Il nostro modello di sviluppo, quello sostenuto dalla società civile, ha invece l'obiettivo di realizzare appieno uno sviluppo economico e sociale sano, durevole e di tutta la società, che possa esistere in condizioni di “normalità” libere dagli effetti nefasti e distorsivi che derivano dalla presenza dei fenomeni mafiosi, alla luce di un rinnovato impegno verso l'etica i cui principi che non possono certamente essere distinti da quelli che devono regolare l'economia".
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