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La resa dei conti.....
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19/11/2008

Quante pagine sui giornali, quante trasmissioni televisive e quanti dibattiti sugli effetti che la libera circolazione dei lavoratori prevista dai Trattati avrebbe avuto sul mercato del lavoro europeo a seguito dell’allargamento del 2004 e ancor più del 2007! Idraulici polacchi, muratori bulgari e operai rumeni,  iperattivi e sottopagati, avrebbero causato gravi crisi nel mercato del lavoro locale e avrebbero generato dumping salariale.

    La resa dei conti.....

    La Relazione sull’impatto della libera circolazione dei lavoratori nel contesto dell’allargamento dell’UE pubblicata ieri non solo smentisce quelle polemiche e rasserena gli animi, ma riporta in dati l’importanza della libera circolazione dei lavoratori a vantaggio della crescita economica dell’intera Unione europea.

    Su questo punto il commissario europeo responsabile per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità, Vladimír ┼ápidla, è stato chiaro: “I lavoratori si spostano in base alla richiesta di manodopera e questo si traduce in un vantaggio per l’economia”. Il commissario ha poi invitato gli Stati membri a “riesaminare attentamente se le restrizioni alla libera circolazione siano ancora necessarie. Eliminarle non sarebbe soltanto opportuno sul piano economico, ma contribuirebbe anche alla soluzione di piaghe del settore come il lavoro nero”.

    Le parole di ┼ápidla non giungono a caso. Infatti il prossimo 31 dicembre scadrà la prima fase di disposizioni transitorie, che consentono agli Stati membri di limitare temporaneamente il libero accesso di lavoratori rumeni e bulgari. Gli Stati membri devono decidere entro questa data se eliminare le restrizioni nazionali introdotte nel gennaio 2007 da 15 degli Stati membri UE-25 (ad eccezione di Finlandia, Svezia, Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia e Slovacchia). La cosiddetta seconda fase delle disposizioni transitorie scadrà poi nell’aprile 2009 per l’UE-8. Germania, Austria, Belgio e Danimarca continuano a limitare in diversa misura l’accesso dei lavoratori di otto degli Stati membri UE-10. Tuttavia, dal 30 aprile 2009 sarà possibile mantenere restrizioni soltanto in caso di grave turbamento o di minaccia di grave turbamento al mercato del lavoro.

    Rimandando ai riferimenti di cui sotto per i dettagli, vale la pena mettere l’accento su un altro aspetto fondamentale che emerge dalla relazione presentata ieri: la capacità di autoregolamentazione in base alla richiesta di manodopera riscontrata nel monitoraggio dei flussi di lavoratori all’interno dell’UE. E il recente rallentamento dell’economia in alcuni Paesi ha già avuto come conseguenza una riduzione sostanziale dei nuovi afflussi.

    Il comunicato della Commissione

     

     

     

    Documenti correlati:

    Relazione sul funzionamento della prima fase delle disposizioni temporanee per l’UE-8

    Domande frequenti sulla libera circolazione dei lavoratori

    Domande frequenti sulla libera circolazione dei lavoratori dopo l’accesso di Bulgaria e Romania nell’UE

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    Ultimo aggiornamento: 30/10/2010  |Inizio pagina