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“I risultati di questa inchiesta non mi sorprendono. È comprensibile che gli europei guardino con inquietudine alle conseguenze della crisi sul loro lavoro e sulle loro famiglie,” ha affermato Vladimír Špidla, il commissario europeoresponsabile dell’occupazione, degli affari sociali e delle pari opportunità. “È per questo che fin dall’inizio della crisi siamo intervenuti a livello europeo per limitarne l’impatto sull’occupazione. Abbiamo di recente introdotto microcrediti per coloro che intendono avviare una impresa, previsto il finanziamento al 100% da parte del FSE a favore della formazione permanente dei lavoratori per i prossimi due anni e invitato gli Stati membri a far sì che vengano offerti 5 milioni di contratti di apprendistato per i giovani che lasciano la scuola. Queste misure contribuiranno a mantenere attivi gli europei che lavorano e a far ritrovare un lavoro a quanti lo perdono.”
Quanto al ruolo dell’UE sul fronte dell’occupazione, il 52% degli europei lo considera positivo e il dato sale notevolmente in rapporto a questioni specifiche: per il 78% l’UE ha un ruolo positivo nel migliorare l’accesso all’istruzione e alla formazione, per il 76% nella promozione della parità uomo-donna, per il 73% nella lotta ad altre forme di discriminazione e per il 72% nella creazione di opportunità di lavoro e nella lotta alla disoccupazione.
Stando ai risultati dell’indagine, il 3,5% circa dei lavoratori europei ha vissuto personalmente l’esperienza della perdita del posto di lavoro a causa della crisi economica; il 24% conosce un collega che ha perso il lavoro e il 36% ha un amico o un familiare che è rimasto disoccupato. I Paesi più duramente colpiti dalla soppressione di posti di lavoro sono la Lettonia, la Lituania, la Spagna e l’Irlanda, mentre i Paesi relativamente meno colpiti sono il Lussemburgo, la Grecia e i Paesi Bassi.
Un terzo dei lavoratori europei (32%) è “molto preoccupato” dalla prospettiva di poter perdere il lavoro, mentre sono ancora più numerosi quelli che temono che a perdere il lavoro siano il partner (38%) o i figli (47%). Il livello di preoccupazione è strettamente correlato ai dati sull’incidenza della soppressione dei posti di lavoro: i cittadini dei Paesi più gravemente colpiti sono anche quelli che temono maggiormente ulteriori tagli occupazionali.
A spiegare e accentuare i timori di un calo dell’occupazione sta il fatto che almeno 6 europei su 10 ritengono che il peggio della crisi economica debba ancora venire e il numero è ancora più elevato nei Paesi baltici (l’82% dei lettoni, il 76% degli estoni e il 74% dei lituani nutre questo timore). È solo il 28% a pensare che il peggio sia passato. Nei Paesi che hanno attuato strategie globali in materia di flessicurezza si registra una maggiore fiducia: il 45% degli svedesi e il 36% dei danesi ritengono che il peggio della crisi sia alle spalle.
Se dovesse cercare un nuovo lavoro, la maggior parte delle persone intervistate opterebbe per lo stesso tipo di lavoro nello stesso luogo, oppure in alternativa amplierebbe la propria ricerca ad altri luoghi mostrando così maggiore disponibilità a trasferirsi in un un’altra zona piuttosto che a cambiare tipo di lavoro. Circa un non occupato europeo su 4 afferma che accetterebbe qualsiasi lavoro: un risultato assai simile a quello del 2006. La maggior parte degli europei ritiene che, nell’attuale situazione, i due fattori più importanti per trovare con maggior facilità un nuovo posto di lavoro siano l’esperienza professionale e le qualifiche, seguite dall’adattabilità.
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