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Elemento distintivo di questa Lezione è stata la presenza di docenti di alcune delle più prestigiose facoltà italiane, che hanno partecipato all’evento via web con i loro studenti. Undici diverse Università hanno organizzato un percorso di approfondimento su queste tematiche con studenti interessati, usando la documentazione disponibile sul sito, al fine di partecipare attivamente al dibattito con il Professor Monti.
Il formato dell'incontro richiedeva anche un moderatore all'altezza del compito. L'ha svolto egregiamente il giornalista de Il Sole 24 OreCarlo Bastasin, che, oltre ad interloquire con lui, ha indirizzato al relatore le numerose domande che pervenivano sia dal pubblico in sala, sia da studenti e professori attraverso Internet. Si è trattato di una vera e propria “interrogazione”, resa particolarmente significativa dall’aspetto multimediale, a beneficio di chi ha potuto seguirla a distanza.
Rispondendo ad una prima serie di domande sulla crisi economica e sui fattori che l'hanno determinata (sia di natura reale, che finanziaria o monetaria) Mario Monti, attualmente presidente dell’Università “Bocconi” di Milano, ha riconosciuto di non aver previsto questa crisi nelle forme attuali. “Mi aspettavo un rigetto della globalizzazione, ma non mi aspettavo che la globalizzazione andasse ad infrangersi nel punto più sviluppato dei mercati finanziari, ovvero gli Stati Uniti. Credo anche che ci sia una relazione tra questa crisi e l’11 settembre 2001: dopo questo tragico evento, c’è stata un'alterazione delle priorità delle politiche economiche americane”. Per quanto riguarda l’Europa, Monti ha aggiunto: “È vero che in Europa abbiamo regole ‘pesanti’, ma esse hanno evitato gli eccessi americani. Queste sono le regole di un condominio dove i residenti non sanno ancora se si fidano gli uni degli altri, ma hanno deciso di vivere insieme. È importante rafforzare questo meccanismo di regole, magari sotto la guida di un governo economico europeo”.
Alla domanda se il ruolo delle tigri asiatiche possa essere rivalutato, Mario Monti ha risposto che i Paesi più danneggiati dalla crisi sono quelli con forti alleanze con l’America, come le economie dell’Est Europa e quelle dell’Asia (escludendo l’India e la Cina), ed ha aggiunto che “le caratteristiche delle tigri asiatiche sono una forte dinamicità economica e un deficit nel welfare. Giungono in Europa dall’Oriente domande di cooperazione, soprattutto dalla Cina desiderosa di acquisire nuovi strumenti come una più forte politica di antitrust. L’Europa però non costituisce ancora un punto di riferimento”.
L’Unione europea può uscire dalla crisi economica difendendo e rilanciando il mercato unico, ma anche attivando gli strumenti per far fronte alle crescenti disuguaglianze provocate dalla globalizzazione. E' possibile e necessario ottenere il meglio da modelli economici in competizione tra loro - quello franco-tedesco basato sull'economia sociale di mercato e quello anglo-sassone più attento al rispetto delle regole del mercato e della concorrenza – combinando, da un lato, i vantaggi dell’integrazione dei mercati, e, dall'altro, moderando la concorrenza fiscale attraverso il coordinamento a livello europeo, che permette le risorse pubbliche necessarie a finanziare gli obiettivi sociali.
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