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Politica comune della pesca
Gestire una risorsa comune
La politica comune della pesca (PCP) è lo strumento di cui si è dotata l'Unione europea per gestire la pesca e l'acquacoltura.

Le prime misure comuni nel settore della pesca risalgono al 1970, quando si convenne che, in linea di massima, i pescatori dell'UE avrebbero goduto di uguali possibilità di accesso alle acque territoriali degli Stati membri. Tuttavia, per consentire ai piccoli pescherecci di continuare ad operare in prossimità dei porti di provenienza, una fascia costiera era stata riservata alla pesca locale tradizionalmente praticata dai pescatori della zona. Ulteriori misure hanno avuto per oggetto la creazione di un mercato comune dei prodotti della pesca. Parallelamente è stata elaborata una politica strutturale, destinata a coordinare l'ammodernamento delle navi da pesca e delle attrezzature a terra.

Tutte queste misure hanno acquisito maggiore rilevanza quando, nel 1976, gli Stati membri hanno esteso i loro diritti sulle risorse marine da 12 a 200 miglia dalla costa, in linea con gli sviluppi internazionali, delegando all'Unione europea il compito di gestire le attività di pesca nelle acque soggette alla loro giurisdizione e di difendere i loro interessi in occasione dei negoziati internazionali. Dopo anni di laboriosa gestazione, la PCP ha visto la luce nel 1983. Vent'anni dopo, tale politica è stata sottoposta a una riforma radicale. La riforma della PCP del 2002 mirava ad assicurare uno sviluppo sostenibile delle attività di pesca dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Si proponeva inoltre di migliorare le basi sulle quali si fonda il processo decisionale, avvalendosi di pareri scientifici validi e trasparenti e di una maggiore partecipazione dei soggetti interessati. La coerenza con altre politiche dell'UE, come le politiche in materia di ambiente e sviluppo, è stata considerata un elemento importante, così come la responsabilità e l'efficacia.

La PCP oggi

Politica comune della pesca - guida per l'utenteLa politica comune della pesca è stata riformata nel 2002 al fine di assicurare uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche. La riforma ha introdotto un approccio di tipo precauzionale per proteggere e conservare tali risorse e per ridurre al minimo l'impatto della pesca sugli ecosistemi marini. Essa ha avuto inoltre l'obiettivo di contribuire a promuovere un'attività di pesca efficiente nell'ambito di un settore della pesca e dell'acquacoltura economicamente redditizio e competitivo, garantendo un equo tenore di vita a coloro che dipendono dalle attività di pesca e tenendo conto degli interessi dei consumatori.

La riforma della PCP del 2002 ha favorito l'adozione di un approccio a più lungo termine per la gestione della pesca, comprendente l'elaborazione di piani di ricostituzione pluriennali per gli stock che hanno superato i limiti biologici di sicurezza, e di piani di gestione pluriennali per gli altri stock. L'obiettivo è stato quello di attuare progressivamente una gestione della pesca basata sugli ecosistemi.

Nel 2008 la Commissione ha avviato una revisione della politica comune della pesca basata sull'analisi dei successi e delle lacune della politica attuale; essa inoltre esaminerà altri sistemi di gestione della pesca al fine di individuare alcune possibili alternative per iniziative future.

L’opuscolo “Politica comune della pesca - guida per l'utente” spiega in dettaglio come funziona in pratica la PCP.

Conservazione

La PCP deve tener conto della dimensione biologica, economica e sociale della pesca.Per evitare che la pesca eserciti una pressione eccessiva sulle risorse ittiche, la PCP prevede misure di conservazione che, oltre a stabilire la limitazione delle catture e dello sforzo di pesca, comportano misure tecniche (regole relative agli attrezzi da pesca e alla taglia minima allo sbarco) e impongono l'obbligo di registrare e comunicare le catture e gli sbarchi.

Ambiente

La PCP prevede diverse misure volte a limitare l'impatto ambientale della pesca, tra cui quelle per proteggere le specie non oggetto di attività di pesca, come i mammiferi marini, gli uccelli e le tartarughe, il novellame e gli stock ittici vulnerabili (ad esempio la strategia per ridurre le catture accessorie ed eliminare i rigetti) e quelle per salvaguardare gli habitat vulnerabili (ad esempio le misure per eliminare le pratiche di pesca distruttive).

Strutture

Il Fondo europeo per la pesca (FEP) rappresenta la componente finanziaria della PCP. Istituito per un periodo di sette anni (2007-2013) con un bilancio complessivo di circa 3,8 miliardi di euro, il FEP ha lo scopo di sostenere gli obiettivi della Politica comune della pesca (PCP) e, in particolare, di:

  • incoraggiare lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca e un equilibrio stabile tra tali risorse e la capacità di pesca della flotta comunitaria;
  • rafforzare la competitività e redditività degli operatori del settore;
  • promuovere metodi di pesca e di produzione rispettosi dell'ambiente;
  • fornire un sostegno adeguato a coloro che operano nel settore;
  • favorire lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca.

Gestione della flotta

La politica di gestione della flotta della PCP è finalizzata a ridurre la capacità di pesca della flotta comunitaria per conseguire un migliore equilibrio tra capacità di pesca e risorse disponibili.

Organizzazione comune dei mercati

L'organizzazione comune dei mercati (OCM) intende equilibrare le esigenze del mercato comunitario con gli interessi dei pescatori dell'Unione europea, nonché garantire il rispetto delle regole sulla concorrenza leale.

Relazioni con i paesi terzi

L'UE ha stipulato un buon numero di accordi con paesi terzi che le consentono di accedere alle zone di pesca di tali paesi. Dopo la riforma della PCP del 2002, questi accordi hanno subito una trasformazione, passando da permessi di accesso con una contropartita finanziaria a vere e proprie forme di collaborazione per lo sviluppo di una pesca sostenibile e responsabile.

La Comunità ha sottoscritto accordi internazionali nei settori della pesca e del diritto del mare e svolge un ruolo importante all'interno di numerose organizzazioni regionali per la pesca, le quali gestiscono le risorse ittiche in alto mare e hanno un'importanza cruciale nella lotta contro la pesca illegale e le pratiche di pesca distruttive.

Controllo e applicazione

È compito degli Stati membri dell'UE garantire il rispetto delle norme fissate nell'ambito della PCP. I controlli della pesca hanno la funzione di favorire il rispetto delle norme, scoraggiare le frodi e garantire una pesca sostenibile. Inoltre, un ispettorato dell'UE verifica che le autorità di controllo nazionali operino in modo imparziale, applicando ovunque le stesse norme e attenendosi a criteri oggettivi. Per rafforzare i controlli, con la riforma del 2002 è stata creata un'Agenzia comunitaria di controllo della pesca (ACCP). Diventata operativa nel 2007, l'agenzia ha l'obiettivo di migliorare l'uniformità e l'efficacia dell'applicazione delle norme, raggruppando gli strumenti comunitari e nazionali di controllo e d'ispezione e coordinando le attività rivolte all'applicazione della normativa. Nel 2008 la Commissione ha proposto una revisione del sistema comunitario di controllo della pesca al fine di promuovere una cultura del rispetto delle norme nel settore della pesca e di creare una parità di condizioni per i pescatori europei.

Per maggiori informazioni sullo sviluppo della politica comune della pesca consultare:

Ultimo aggiornamento: 08.07.2009
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