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Notizie sull'FSE

L’impatto dei fondi di coesione in tempo di crisi

18/04/2013

Folla di persone
© adisa

Una nuova relazione sui progressi mette in luce la flessibilità delle azioni dell’FSE, la crescente partecipazione dei cittadini e i risultati concreti ottenuti

Il 18 aprile, la Commissione europea ha presentato la seconda relazione strategica sui progressi compiuti dai programmi della politica di coesione per il periodo 2007-2013 negli Stati membri. La relazione si basa sui rapporti nazionali inviati dai 27 Stati membri e fornisce un interessante quadro d’insieme del modo in cui i programmi della politica di coesione, tra cui il Fondo sociale europeo (FSE), ci stanno aiutando ad affrontare le conseguenze della crisi economica e a creare nuove fonti di occupazione e crescita.

Agli esordi della crisi, nel 2008, l’Unione europea (UE) ha agito rapidamente al fine di mobilitare l’adozione dei fondi strutturali tramite una serie di importanti misure. Il processo di riprogrammazione dei fondi, ovvero il loro spostamento da un’area tematica all’altra in base alle esigenze più pressanti, è stato reso più flessibile: secondo la relazione, infatti, entro la fine del 2012 circa 36 miliardi di euro (l'11% sul totale dei fondi) hanno cambiato destinazione. Valgano come esempio le misure adottate di recente nei paesi più colpiti dalla disoccupazione giovanile, mirate a sostenere 780.000 giovani e 53.000 piccole e medie imprese (PMI).

Fra le altre misure anticrisi troviamo il miglioramento del flusso di cassa verso le autorità di gestione (il cui obiettivo è permettere l’avviamento di un numero maggiore di progetti in modo più rapido) e la riduzione delle quote nazionali di cofinanziamento per i paesi afflitti da maggiori difficoltà economiche, utile sia a ridurre la pressione sulle finanze nazionali sia ad assicurare la continuità dei numerosi e fondamentali investimenti in crescita e creazione di posti di lavoro. Tutte queste misure hanno avuto conseguenze positive sull’occupazione: soltanto negli ultimi due anni, in Europa sono stati creati circa 200.000 posti di lavoro, in gran parte nelle PMI.

L’FSE: un’accelerazione significativa

Dalla relazione emerge che il numero annuale di partecipanti ai progetti FSE è cresciuto dai 10 milioni del 2009 ai 15 milioni del 2010, cifra sulla quale si è attualmente assestato. Inoltre, dal 2007 al 2010, circa 12,5 milioni di persone hanno partecipato ad azioni volte a sostenere l’accesso all’occupazione, e tra queste ben 2,4 milioni sono riuscite a trovare lavoro entro sei mesi, un risultato notevole data la congiuntura economica tutt’altro che favorevole. I progetti hanno visto una partecipazione femminile pari al 52%, ma in quattro paesi si è superata la soglia del 60%.

Altri risultati importanti per l’FSE nel periodo 2007-2011:

  • L'occupazione giovanile è una priorità delle misure attuate: sono infatti 15 milioni i giovani che hanno tratto beneficio dai finanziamenti dell’FSE (in alcuni paesi, oltre il 40% dei partecipanti).
  • L’FSE permette ai vari paesi di concentrarsi sulle proprie esigenze specifiche, e l’eterogeneità dei partecipanti ne è la testimonianza. Ad esempio, quasi la metà del totale dei partecipanti possedeva al massimo un diploma di scuola secondaria di primo grado, mentre in Germania, in Grecia e a Malta, dove i programmi si sono concentrati specificamente su questo gruppo, la quota arriva al 60%. Per contro, a Cipro e in Estonia, Lituania e Slovenia almeno il 40% dei partecipanti era in possesso di qualifiche di istruzione terziaria.
  • Le misure riguardanti l'inclusione sociale aiutano i gruppi più svantaggiati, raggiungendo 14,5 milioni di persone, di cui il 18% particolarmente vulnerabili nel mercato del lavoro. Austria e Regno Unito hanno conseguito i migliori risultati a favore delle persone con disabilità, mentre il sostegno dell’FSE alle minoranze e ai gruppi di migranti viene assicurato con grande successo soprattutto a Cipro, in Lettonia, nei Paesi Bassi e, di nuovo, in Austria.
  • Gli sforzi profusi nel campo delle riforme sono sostenuti tramite l’apprendimento di nuove abilità: ne sono prova le circa 700.000 persone che hanno acquisito nuove competenze, in particolar modo impiegati pubblici, e i programmi in via di attuazione in Bulgaria, Grecia, Romania e Ungheria dedicati al potenziamento istituzionale necessario per assicurare riforme strutturali durature.

Conclusioni

Dalla relazione strategica si evince chiaramente che i programmi avviati nell'ambito dei fondi strutturali stanno ottenendo risultati concreti in tutta Europa per quanto concerne crescita e occupazione. Al contempo, la relazione invia messaggi puntuali sulle potenzialità dei finanziamenti futuri di contribuire ulteriormente al perseguimento di una ripresa economica sostenibile. L’aumento della flessibilità dei fondi, testimoniato da un tasso di riprogrammazione dell'11%, assicura inoltre che i programmi possono essere adattati a esigenze e priorità in continuo mutamento.

La relazione non manca peraltro di rammentare che la strada da percorrere è ancora lunga e che è d’obbligo attendersi risultati significativi anche da qui alla fine di questo periodo di programmazione. C’è inoltre spazio per alcuni insegnamenti: i ritardi iniziali dimostrano come gli Stati membri debbano essere in grado di adottare rapidamente qualsiasi legge si renda necessaria per evitare di differire investimenti al periodo 2014-2020, ed è inoltre fondamentale rafforzare gli indicatori di valutazione e orientare maggiormente la programmazione ai risultati, al fine di ottenere una migliore tracciabilità dei progressi verso il raggiungimento degli obiettivi.