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Blog

Scrivere in carcere

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08/01/2016

Da sette anni tengo un corso di scrittura creativa nella sezione femminile del carcere di Sollicciano a Firenze.
Le lezioni sono strutturate come laboratorio di lettura e scrittura secondo modalità di continuo coinvolgimento delle partecipanti.
Il corso ha interessato finora circa sessanta detenute, tra le quali diverse donne di altri paesi, con un’alternanza dovuta principalmente alla conclusione della pena, al trasferimento in altro istituto, o per motivi di salute.
I risultati delle lezioni/laboratorio sono stati costantemente verificati; nel corso di ogni incontro, infatti le partecipanti hanno consegnato i testi dei loro racconti, che sono stati poi letti e discussi dal gruppo. Accanto a un nucleo di detenute con maggiore familiarità con le pratiche della scrittura e della lingua italiana, partecipano al corso anche donne disabituate a scrivere o con competenze grammaticali e sintattiche incerte. Le detenute scrivono nella loro cella, ma durante le lezioni vengono anche svolte delle esercitazioni per stimolare le associazioni libere, la creatività, la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni. I testi da loro prodotti, scritti a mano su fogli, vengono da me, a casa, trascritti al computer e riconsegnati in stampa insieme agli originali. L’attività svolta ha consentito un rafforzamento e lo sviluppo, in alcuni casi, di notevoli capacità narrative.

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Questo nostro scrivere in carcere ha prodotto effetti positivi sul piano personale e sul piano relazionale. Il lavoro svolto ha permesso momenti di riflessioni e rilettura del proprio vissuto creando condizioni per un percorso di recupero personale e psicologico. Dal punto di vista relazionale abbiamo realizzato insieme un’abitudine all’ascolto, al rispetto della molteplicità dei punti di vista, la condivisione di una esperienza creativa comune, maggiore fiducia dell’una con l’altra e uno sviluppo della responsabilità reciproca.
Nel tempo ho notato, una volta acquisita consapevolezza e fiducia nel proprio patrimonio espressivo, un buon livello di conoscenza della lingua e una certa abilità di scrittura. Infatti da brevi testi siamo via via passate a testi più complessi e approfonditi, densi di riflessioni e di rielaborazione del vissuto.
L’esperienza ha raggiunto diversi e cruciali obbiettivi quali:
-    migliorare le abilità di lettura-scrittura delle detenute;
-    favorire buone relazioni interpersonali;
-    permettere forme di riesame interiore che, incanalate e risolte nell’esperienza estetica relazionale possano essere d’aiuto nel difficile itinerario di riabilitazione delle detenute;
-    offrire occasioni capaci di nutrire e appassionare persone che spesso sono demotivate e scoraggiate dall’esistenza condotta prima e durante la detenzione.

 

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Le partecipanti più assidue sono arrivate a un tale livello di dimestichezza con la scrittura che con l’edizione dello scorso anno è stato possibile realizzare un’antologia di scritti autobiografici di notevole valore letterario, umano e culturale, nella quale le detenute raccontano, in modo originale e comunicativo, cosa vuol dire vivere in carcere: i rapporti fra detenute, il cibo, la salute, le prospettive per il futuro, il panneggio ecc. L’antologia, da me curata, è stata pubblicata dalla prestigiosa Casa Editrice Le Lettere con il titolo “Alice nel paese delle domandine”. [Per sapere perché si parla di "domandine" ascolta l'intervista fatta da alcune studentesse della Facoltà di Scienze Umanistiche per la Comunicazione di Firenze, ndr].
Il libro è stato fin ad ora presentato, alla presenza delle Istituzioni e dei garanti dei detenuti, in molti luoghi in tutta Italia: enti locali, biblioteche, musei, istituti scolastici. E' stato inserito anche all’interno del progetto Libernauta, grazie al quale oltre 4000 studenti di Firenze e provincia lo leggeranno e avranno modo di discuterlo con le autrici prima di scrivere le loro considerazioni sotto forma di recensione.

Le presentazioni del libro hanno dato la possibilità alle detenute definitive, che hanno potuto fare la domandina, di uscire dal carcere per presentare in pubblico il loro lavoro e potersi rendere conto di persona dell’emozione che il libro ha suscitato e del dibattito che ne è seguito. Ciò ha costituito un notevole incentivo per la partecipazione ai corsi e per migliorare ancora il livello di consapevolezza e di tecnica espressiva che, credendo in se stesse, le detenute hanno raggiunto.
Le partecipanti ai corsi sono state  messe in condizione di partecipare a vari concorsi letterari a livello nazionale nei quali, alcune di loro, si sono distinte come vincitrici dei primi premi e di pubblicazione, da un racconto di Alice Costagli inoltre è stato tratto un corto che è andato in onda sulla terza rete e un altro dei suoi racconti è stato pubblicato sulla rivista L’Asino a cura di Goffredo Fofi.

Il successo del libro e la risonanza che ha avuto all’interno del carcere, ha ulteriormente motivato le detenute alla partecipazione al corso di scrittura, che non si è interrotto nemmeno nei mesi estivi. Infatti sempre più donne chiedono di parteciparvi. Alla prima antologia ha fatto seguito sempre per la stessa casa editrice “Alice la guardia e l’asino bianco”, che è stata accolta con lo stesso interesse ed è stata presentata in varie città italiane.
La biblioteca della sezione femminile del carcere ha ricevuto donazioni da parte di singoli e dalla Biblioteca del Palagio di Parte Guelfa che dietro mio interessamento ha deciso di destinare alla biblioteca della sezione femminile di Sollicciano centinaia di libri da due anni non richiesti dagli utenti.

 

Risultati a breve tempo
Alcune delle donne che hanno partecipato alla scrittura dell’antologia hanno manifestato il desiderio di non disperdere l’esperienza attraverso la quale hanno trovato nuova forza, nuovi interessi ed un recupero della propria interiorità insieme a gioia e coraggio di vivere, cose che le loro condizioni esistenziali avevano loro sottratto. Alcune di loro, una volta agli arresti domiciliari, dopo aver fatto richiesta alle autorità preposte di due ore di uscita settimanali, hanno frequentato i corsi di scrittura che tengo all’esterno del carcere presso l’associazione”Il Giardino dei ciliegi”.
Nel gennaio 2016 per cinque mesi presso la sezione maschile del carcere di Sollicciano inizierà una scuola di scrittura creativa alla quale ho invitato a tenere delle lezioni numerose personalità competenti sul mondo della letteratura, progetto che prevede la presenza sia di detenuti che di iscritti esterni al carcere e che è stato accolto e sostenuto con entusiasmo per questo motivo dalla direttrice Giampiccolo.
 

Monica Sarsini

 

 

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Monica Sarsini, Firenze 1953_scrittrice e artista visiva da molti anni insegna scrittura creativa negli istituti superiori di Firenze e provincia e ora anche nel sezione femminile del carcere fiorentino di Sollicciano.Tra gli esiti più interessanti di questo lavoro le antologie di racconti delle detenute raccolti in due volumi
(“Alice nel paese delle domandine” e “Alice,la guardia e l'asino bianco”) editi da Le Lettere rispettivamente nel 2011 e nel 2013

 

 

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