European Union

L’ecoinnovazione contribuirà a far fronte alla domanda di risorse

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Una relazione preparata dallo studio di consulenza aziendale McKinsey e presentata all’11° Forum ETAP di Helsinki identifica nell’innovazione un attore chiave per far fronte alla crescente domanda di risorse.

In tema di risorse, il mondo sta affrontando una sfida senza precedenti, che richiede l’avvento di una nuova generazione di innovazioni. Storicamente, è stata la combinazione di progresso tecnologico e utilizzo di nuove fonti di approvvigionamento a basso costo a evitare la carenza di risorse. I prezzi di energia, beni alimentari, acqua e acciaio hanno subito una flessione nel corso del 20° secolo, anche in concomitanza con la crescita di economie e popolazioni. Durante l’ultimo decennio, tuttavia, sono aumentati, mandando in fumo quanto ottenuto in precedenza. Anche la volatilità dei prezzi delle risorse ha raggiunto apici impensati, e l’impatto sulle aziende si fa sentire.

La velocità alla quale stanno progredendo le economie emergenti, come Cina e India, è 10 volte superiore a quella del Regno Unito durante la rivoluzione industriale e la portata della loro crescita è 200 volte più ampia. La domanda è in continuo aumento, ma allo stesso tempo le nuove fonti di approvvigionamento, e la relativa estrazione, richiedono esborsi sempre maggiori per la difficoltà di accedere alle riserve (il costo medio reale per pozzo di petrolio è raddoppiato nel corso degli ultimi dieci anni).

Le carenze e le fluttuazioni di prezzo di una risorsa incidono in misura crescente sulle altre. Inoltre, la pressione che il capitale naturale deve sopportare aumenta incessantemente a causa di fattori quali la deforestazione, il sovrasfruttamento delle acque sotterranee e il cambiamento climatico.

Una decisa inversione di marcia

Secondo McKinsey, se la portata della sfida varia, «il mercato e le innovazioni che esso incoraggia potrebbero ancora una volta accorrere in aiuto e svolgeranno senza dubbio un ruolo importante nella risposta». Soddisfare la futura domanda di risorse significa sia riuscire ad aumentare la loro disponibilità sia compiere una decisa inversione di marcia nel modo in cui sono utilizzate. Le opportunità non mancano, ma resta da capire se i governi e il settore privato saranno in grado di agire abbastanza rapidamente da evitare ulteriori rincari, un livello ancora maggiore di volatilità e danni ambientali potenzialmente irreversibili.

Sul lato dell’offerta, sono forse le risorse idriche e i suoli a presentare le sfide maggiori. Nonostante i significativi miglioramenti della produttività nel settore agricolo, determinati ad esempio da un maggiore uso di fertilizzanti, la crescita globale dei raccolti ha subito un rallentamento poiché i paesi industrializzati che fungono da motori dell’innovazione hanno raggiunto i tetti massimi consentiti dalle condizioni locali. McKinsey fa notare che il gas di scisto potrebbe rivelarsi una fonte innovativa di approvvigionamento energetico, ma anche che gli effetti della sua produzione su aria, acqua e suolo devono ancora essere analizzati nel dettaglio.

Dal lato della domanda, i miglioramenti ottenuti nella produttività delle risorse potrebbero far fronte a quasi un terzo della domanda complessiva nel 2030 ed entro la stessa data, perfezionando il processo di estrazione, elaborazione e utilizzo delle risorse, la società civile potrebbe risparmiare ben 2.200 miliardi di euro all’anno, un valore che sale a 2.800 miliardi di euro ammettendo un prezzo di 22,4 euro per tonnellata di carbonio ed eliminando le sovvenzioni assegnate per le risorse e le imposte sull'energia attualmente in vigore (le sovvenzioni per acqua, energia e agricoltura, invero dannose, ammontano attualmente a circa 820 miliardi di euro all’anno).

I tre quarti circa di questa opportunità di risparmio riguardano solo 15 aree tematiche, con in testa i miglioramenti all’efficienza energetica negli edifici, seguiti a ruota da una maggiore resa dei raccolti delle aziende agricole di grandi dimensioni (in questo caso l’ostacolo più imponente è la diffusione delle tecnologie) e dalla riduzione degli sprechi alimentari.

Il nostro pianeta potrebbe assistere a una rivoluzione nella produttività delle risorse paragonabile a quella della produttività della manodopera avvenuta nel 20° secolo. Spendere 673 milioni di euro all’anno al fine di migliorare la produttività potrebbe dare vita a molti posti di lavoro (tra i 9 e i 25 milioni) e stimolare una nuova ondata di innovazioni a lungo termine. Ma soltanto un quinto delle opportunità a nostra disposizione si potrà cogliere prontamente, perché il resto deve vedersela con ostacoli quali l’intensità di capitali, le strozzature nella catena di approvvigionamento e i comportamenti consolidati.

Favorire l’innovazione è cruciale

Favorire l’innovazione sarà un fattore essenziale: l’analisi svolta da McKinsey si basa su tecnologie già disponibili, ma per riuscire a vincere la sfida delle risorse dopo il 2030 saranno necessarie ulteriori innovazioni.

Molti fattori necessari a far prosperare l’innovazione correlata alle risorse (ad esempio un ambiente macroeconomico stabile) sono richiesti anche dall’economia in generale, ma i mercati delle risorse pongono sfide specifiche all'innovazione: la loro natura di merci, l'intensità di capitale di molte catene di approvvigionamento delle risorse, l'intervento massiccio del settore pubblico (che conduce ad esempio a tassi di redditività regolamentati), la mancanza di segnali di prezzo chiari e stabili e il fatto che molte opportunità sono a rischio di inversione delle politiche.

L’innovazione verrà trainata dai prezzi elevati, dalla nuova economia digitale in grado di abilitare qualsiasi cosa (dall'edilizia intelligente all'esplorazione più precisa in campo energetico), dal sostegno del governo in materia di accesso ai capitali e da standard utili a risolvere il problema degli incentivi suddivisi fra proprietari e locatari, ad esempio.

I governi devono trattenere nelle proprie casse i 750 miliardi erogati come sovvenzioni (poiché mantengono bassi i prezzi delle risorse e ne stimolano l’uso incontrollato), garantendo al contempo che i prezzi futuri tengano pienamente conto dell'impatto ambientale delle risorse, ad esempio tramite l'assegnazione di un prezzo al carbonio.

Inoltre, i governi devono:

  1. accelerare il passo della R&S correlata alle risorse e coordinarla meglio a livello internazionale; and
  2. sostenere l’adozione delle innovazioni tramite appalti pubblici verdi ed effettuare investimenti mirati in infrastrutture abilitanti (come le reti intelligenti).

Le tecnologie ecoinnovative possono svolgere un ruolo di primo piano

Fra le tecnologie in grado di sostenere lo sviluppo troviamo le finestre elettrocromatiche che possono essere oscurate o illuminate elettronicamente per ottimizzare il guadagno di calore; le tecniche avanzate di desalinizzazione in grado di risparmiare il 70-80 % di energia rispetto ai metodi tradizionali; l’acciaio nanostrutturato, quasi tre volte più resistente di quello attualmente disponibile; la gestione dei nutrienti del terreno per ridurre l’uso di fertilizzanti; le celle di combustibile.

I cambiamenti tecnologici correlati alle risorse possono in teoria creare rapidi mutamenti nel vantaggio competitivo per le aziende, le quali dovranno pertanto iniziare ad approvvigionare «utenti» piuttosto che «consumatori», ripensare il design dei prodotti, migliorare l’efficacia delle proprie catene di approvvigionamento e, forse, ricercare nuove collaborazioni.

Sono necessari ulteriori studi

L’incremento nei livelli di produttività e approvvigionamento delle risorse potrebbe essere in grado di soddisfare la domanda futura, ma con ogni probabilità non riuscirebbe a evitare che il riscaldamento globale superi i 2°C o ad alleviare la scarsità globale di risorse, avverte McKinsey. Lo studio di consulenza aziendale si propone dunque di analizzare nei dettagli in che modo un'accelerazione nel campo delle innovazioni tecnologiche potrebbe migliorare l’accesso a nuove risorse e aumentare la produttività. McKinsey si occuperà inoltre di alcuni dei limiti di questa analisi, in cui, ad esempio, non si tiene conto degli effetti dinamici (quali i prezzi più bassi delle risorse che stimolano un consumo più elevato).

L’UE spiana la strada all’efficienza delle risorse

L’Unione europea ha identificato nell’efficienza delle risorse una priorità chiave e l’ha inserita in una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020: la «Tabella di marcia per un’Europa efficiente nell'impiego delle risorse» delinea infatti il modo in cui il nostro continente verrà trasformato in un'economia sostenibile entro il 2050.

Tra le altre cose, la tabella di marcia definisce misure concrete volte a trasformare la produzione e il consumo, fornire incentivi per gli investimenti nell’innovazione ecocompatibile, affidare un ruolo più importante all’ecoprogettazione e promuovere gli appalti pubblici verdi. I governi vengono invitati a spostare la tassazione sull’inquinamento e sulle risorse e a stimolare l’interesse dei cittadini verso prodotti efficienti nell’impiego delle risorse. La tabella di marcia raccomanda inoltre di adattare i prezzi in maniera tale che rispecchino i costi reali dell’uso delle risorse.

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