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Il punto sugli appalti pubblici verdi in Europa

19/09/2011

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Gli Stati membri dell’UE stanno sfruttando in misura sempre maggiore il loro potere d’acquisto attraverso gli appalti pubblici per sostenere l’ecoinnovazione e l’adozione di tecnologie e servizi verdi in tutta Europa.

Secondo un recente studio sugli appalti pubblici verdi preparato per la Commissione europea, oggi, in Europa, circa un ente pubblico su cinque integra criteri di rispetto ambientale in oltre la metà dei propri contratti d’appalto. I risultati dello studio sono stati inseriti nella revisione della legislazione relativa agli appalti pubblici dell'UE pubblicata nel giugno 2011 dalla Commissione. Secondo lo studio, la maggior parte degli Stati membri ha adottato piani nazionali in materia, ma sussistono grandi differenze nell'impatto ottenuto.

Gli enti pubblici rientrano fra i maggiori consumatori europei, con una spesa pari a circa 2000 miliardi di euro l’anno, ovvero il 17% circa del PIL dell’Unione. Sfruttando il loro considerevole potere d’acquisto per scegliere prodotti a ridotto impatto ambientale, possono stimolare la produzione e il consumo sostenibili, o, in altre parole, la gestione efficiente delle risorse.

Nel suo piano d’azione Produzione e consumo sostenibili del 2008, la Commissione ha fissato un obiettivo di massima secondo cui, entro il 2010, la metà di tutti gli appalti pubblici avrebbe dovuto essere verde, basandosi sui criteri stabiliti a livello centrale dall’UE. Fino a questo momento l’UE ha elaborato criteri validi per 18 gruppi di prodotti, dalla carta alle attrezzature da giardinaggio, e molti Stati membri li applicano già. Alcuni di essi hanno inserito nelle prime posizioni della lista le proprie categorie nazionali, includendo prodotti che vanno dai servizi postali ai dispositivi medicali.

La maggior parte dei piani nazionali in materia ha un obiettivo inferiore a quello dell’UE, ovvero raggiungere quota 50% di appalti pubblici verdi, ma alcuni sono più ambiziosi: ad esempio, Finlandia e Paesi Bassi hanno per obiettivo il 100%.

Successo olandese

I Paesi Bassi hanno fissato il loro obiettivo per il 2010 e a giugno 2011 ne hanno segnalato il conseguimento. Il governo ha fatto sapere che nel 2010 la quota degli appalti pubblici verdi è stata del 99,8%. Al contempo, altri enti pubblici olandesi hanno largamente superato i loro obiettivi: le province hanno registrato il 96% (obiettivo 50%), i comuni dall'86 al 90% (obiettivo 75%) e gli enti pubblici per la gestione delle risorse idriche l'85% (obiettivo 50%). Anche gli istituti di istruzione terziaria, come le università, sono riusciti a raggiungere livelli di appalti pubblici verdi superiori al 75%.

Hester de Boer, del ministero dell’Ambiente dei Paesi Bassi, individua una serie di fattori che hanno determinato il successo olandese: gli appalti pubblici verdi sono una priorità politica, gli obiettivi da raggiungere sono chiari, vengono coinvolti tutti i livelli di governo, le parti interessate partecipano alla definizione dei criteri in materia, esiste un solo insieme di criteri, l’assegnazione degli appalti è affidata a professionisti e i Paesi Bassi dispongono di un sistema di monitoraggio.

A livello nazionale, sono stati elaborati criteri per 45 diversi gruppi di prodotti, utilizzando quelli stabiliti dall'UE dove possibile. I prodotti e i servizi inclusi vanno dalle attrezzature audiovisive agli indumenti di sicurezza, dai servizi di catering alle automobili aziendali. Per ognuno di essi, il governo ha preparato un documento di orientamento contenente criteri minimi di acquisto, al quale sono stati affiancati un servizio di consulenza per l'utilizzo efficiente e crediti extra in caso di caratteristiche innovative, ad esempio la presenza di un sensore di luminosità installato sugli schermi dei televisori in grado di adattare l’immagine a seconda dell’illuminazione del locale.

Secondo le stime del governo olandese, questa politica consentirà una riduzione di 3 milioni di tonnellate di CO2, di 3.600 tonnellate di ossido di azoto e di 81 tonnellate di particolato all’anno. Inoltre, si ritiene che un quarto dell’obiettivo olandese che prevede la riduzione delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2020 potrà essere realizzato proprio grazie agli appalti pubblici verdi.

Tra gli altri Stati membri che hanno assegnato una priorità a quasi 50 gruppi di prodotti, adottando criteri di rispetto ambientale, troviamo Belgio, Danimarca, Regno Unito e Svezia. Ovunque, edilizia e trasporti sono le categorie più popolari, inserite anche nel nuovo piano d’azione per l’efficienza energetica 2011 poiché possiedono il potenziale di risparmio energetico maggiore. In Stati come i Paesi Bassi, anche il settore privato ha seguito questo esempio: a febbraio di quest’anno, infatti, 17 grandi società, dalla KLM alla Philips, hanno dichiarato di voler applicare, entro 5 anni, criteri ambientali nelle loro politiche di assegnazione degli appalti.

Ma non tutte le nazioni hanno raggiunto lo stesso livello: in molti Stati membri, meno di un quinto delle amministrazioni contraenti afferma che oltre la metà dei loro contratti include criteri ambientali.

Formazione rumena

In Romania, il progetto EcoEmerge (sviluppato in forma congiunta dai ministeri dell’Ambiente di Romania e Norvegia) ha cercato di creare una massa critica di specialisti di appalti pubblici verdi negli enti pubblici. Grazie a un finanziamento di 2 milioni di euro concesso dalla Norvegia, il progetto ha permesso di organizzare, in un periodo di due anni, otto sessioni formative incentrate sugli otto prodotti per cui la Romania ha adottato i criteri in materia stabiliti dall’UE: energia, trasporti, edilizia, prodotti e servizi per la pulizia, generi alimentari e catering, attrezzature per l’ufficio, carta e servizi di stampa.

Le sessioni, pur rivolte ai funzionari responsabili degli appalti pubblici, coinvolgevano anche i fornitori di prodotti verdi. Insieme, hanno elaborato specifiche di riferimento contenenti i criteri relativi agli appalti pubblici verdi che il ministero dell’Ambiente rumeno vuole siano utilizzati in futuro dagli enti pubblici. Come altri Stati membri, la Romania non ha obiettivi vincolanti in questo campo, ma sta cercando di incoraggiarne l'adozione, nel contesto di un’efficiente gestione delle risorse.

Per Iulia Degeratu del ministero locale dell’Ambiente, sebbene gli appalti pubblici verdi, a lungo termine, siano in grado di tagliare i costi della pubblica amministrazione, ad esempio riducendo la spesa legata all’energia, in Romania sono stati ostacolati dalla crisi economica. Questo perché l’applicazione dei criteri in materia richiede una conoscenza più profonda dei prodotti e dei servizi verdi che offre il mercato locale. Per affrontare la questione, il ministero locale dell’Ambiente ha lanciato un sito Web incoraggiando i fornitori a descrivere nel dettaglio i propri prodotti e organizzando per loro anche una sessione di formazione sul marchio Ecolabel europeo.

Nelle parole di Degeratu, una volta che il governo sarà convinto che l’offerta sia sufficiente, l’introduzione di obiettivi obbligatori in merito agli appalti pubblici verdi potrebbe essere il passo successivo. Si parla di un loro possibile inserimento nel prossimo piano in materia della Romania, previsto nel 2013.

Monitoraggio necessario

Rimane una serie di problemi da risolvere per i criteri sugli appalti pubblici verdi. Uno di essi riguarda il monitoraggio: non essendoci una metodologia valida per tutti, è difficile confrontare i risultati fra i vari Paesi. Inoltre molte amministrazioni hanno una conoscenza troppo vaga dell’offerta per specificare esattamente quello che vogliono. Spesso, infatti, non verificano nemmeno che i fornitori consegnino quello che hanno promesso, perché non dispongono delle capacità tecniche necessarie per farlo. Al contempo, i fornitori dichiarano che i criteri sono troppo spesso soggetti a modifiche e validi soltanto a livello nazionale, ed è dunque difficile soddisfare la domanda con prodotti standard.

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