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L’innovazione aperta quale leva ideale dell’ecoinnovazione

08/07/2013

  • Efficienza delle risorse
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L’innovazione aperta, ovvero lo sviluppo di nuove tecnologie attraverso network flessibili, costituisce la leva ideale per le piccole e medie imprese ecoinnovative, soprattutto in considerazione dell’esigenza di internazionalizzare rapidamente le nuove tecnologie verdi: questo è quanto sostiene BIC Innovation, società di consulenza di Bridgend (Galles del Sud, Regno Unito) specializzata in servizi di supporto commerciale.

Grazie all’innovazione aperta, gli innovatori condividono i rischi e le remunerazioni delle nuove tecnologie. Piuttosto che sviluppare le idee all’interno di una società e proteggerle finché non sono pronte per il mercato, gli innovatori aperti le condividono fin dal loro concepimento. In questo modo, ottengono feedback ad ampio raggio e possono migliorare rapidamente le proprie tecnologie innovative. I vantaggi che ne derivano superano in valore le remunerazioni conseguibili custodendo gelosamente la proprietà intellettuale.

Dafydd Davies, amministratore delegato di BIC Innovation, sostiene che le società ecoinnovative non dovrebbero diffidare della condivisione. Continua affermando: «Non riesco a pensare a nessun altro settore che abbia registrato 10 anni di crescita globale ininterrotta». Se sono in grado di internazionalizzarsi rapidamente, gli ecoinnovatori possono cavalcare l’onda della domanda delle ecoinnovazioni, una domanda che può solo crescere.

Tuttavia, anche gli ecoinnovatori devono pianificare. Davies sostiene che «si tratta di stabilire un percorso». Le società dovrebbero essere chiare sulle partnership che desiderano e dovrebbero assicurarsi di disporre degli strumenti per gestire il flusso di idee e di avere accesso ai finanziamenti per non essere costrette ad accantonare le idee per mancanza di risorse economiche.

BIC Innovation costituisce un esempio di servizi di consulenza a supporto delle piccole e medie imprese che si apprestano all’innovazione aperta. «Desideriamo che il numero di società che si internazionalizzano, collaborano e si dedicano a ricerca e sviluppo aumenti», sostiene Davies. È sua opinione che l’adozione generalizzata di tale approccio, in sostituzione del «vecchio modello» di società impegnate nello sviluppo di tecnologie proprietarie nei rispettivi mercati nazionali per poi espandersi gradualmente in nuovi mercati, sia la chiave per la diffusione dell’ecoinnovazione.

Davies menziona quale esempio di innovazione aperta in azione Dulas, uno spin-out commerciale del Centre for Alternative Energy, un centro di formazione e dimostrazione in materia di energia con sede in Galles occidentale. Dulas è una società di consulenza che, avendo abbracciato l’innovazione aperta, è in grado di offrire servizi che interessano tutte le forme di energia rinnovabile e non si limitano alla specializzazione in una specifica forma di energia, come invece accade alla maggior parte di società operanti nel settore delle fonti di energia rinnovabile.

Dulas è una società di medie dimensioni che occupa circa 100 impiegati, ma, grazie al suo approccio flessibile, opera a livello mondiale. Ad esempio, vanta collaborazioni con organizzazioni di paesi quali il Bangladesh, la Repubblica del Congo e il Perù per la fornitura di sistemi a energia rinnovabile per il pompaggio di acqua pulita o la refrigerazione di vaccini e sacche di sangue. Secondo Davies, considerato che i profitti maggiori che l’ecoinnovazione offre provengono spesso dai paesi in via di sviluppo, per ottenere buoni risultati le piccole e medie imprese europee dovrebbero adottare un’innovazione aperta incentrata sull’internazionalizzazione.

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