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Potocnik: l'ecoinnovazione esige un nuovo modo di pensare  

15/10/2012

L'ecoinnovazione deve fare di più che migliorare i risultati ambientali e di efficienza. Secondo il Commissario Ue all'Ambiente Janez Potocnik, bisogna “spezzare le catene che tengono bloccati gli attuali sistemi e andare oltre il comune modo di pensare”.

Il Piano d'azione per l'ecoinnovazione dovrebbe essere uno strumento che aiuti a rispettare i limiti naturali dell'ambiente e delle risorse naturali del pianeta e a promuovere politiche verdi in tutti i settori della società. Lo ha ribadito Potocnik all'evento “Ecoinnovazione: Puntare sulla Ricerca e Sviluppo (R&S) per la Green Economy”, organizzato dal Consiglio innovazione di Science Business il 26 settembre 2012.

Il Commissario ha spronato le aziende a prendere maggiormente in considerazione la propria sostenibilità a lungo termine. “Temo che troppo spesso la causa principale di molti problemi ambientali sia proprio una veduta d'insieme troppo corta. Questa miopia ci sta impedendo di organizzarci in modo più sostenibile”.

In particolare molte aziende dovrebbero concentrarsi sulla produttività delle risorse e del lavoro per restare competitivi sul mercato. “In Europa siamo completamente ancorati a uno sfruttamento intensivo delle risorse. Siamo totalmente dipendenti dalle importazioni estere”, ha aggiunto Potocnik, osservando come l'Europa importi sei volte la quantità di risorse che esporta. Per questo diminuire la dipendenza verso l'esterno ci procurerebbe sia vantaggi ambientali che economici.

Gli esperti e i responsabili della definizione delle politiche possono adottare delle norme che incentivino il cambiamento. A questo proposito, ha fatto sapere Potocnik, la Commissione sta seriamente considerando di mettere al bando le discariche per rifiuti entro il 2020. Un simile passo costituirebbe “un vero e proprio incentivo finanziario” per investire nel riciclaggio e nella riduzione dei rifiuti. I relatori che hanno partecipato all'evento di Science Business, hanno mostrato a titolo di esempio come automobili ed edifici potrebbero essere progettati e costruiti in modo che alla fine del loro ciclo di vita possano essere recuperati e le loro parti riutilizzate piuttosto che diventare rifiuti.

Potocnik ha fatto l'esempio dei vantaggi dei pneumatici in leasing rispetto a quelli in vendita, una pratica che incentiverebbe la produzione di pneumatici di più lunga durata o che possano essere facilmente riparati. “Questa è la filosofia che genera il cambiamento”, ha aggiunto il Commissario.

Attenzione ai limiti

Nelle parole del Commissario si può leggere un netto avvertimento in merito ai limiti naturali di risorse e ambiente stesso. Potocnik ha detto senza mezzi termini che se il trend mondiale dei consumi continua di questo passo, nel il 2050 per soddisfare i nostri bisogni avremo bisogno di un secondo pianeta.

Ad esempio, l'emergenza idrica mondiale è “dietro l'angolo”, ha continuato il Commissario. Secondo quanto si legge in un report del  National Intelligence Council degli Stati Uniti, entro il 2030 si assisterà ad una diminuzione del 40 per cento delle risorse idriche mondiali.

“Questi macro trend a livello globale sono evidenti. Non abbiamo più alternative. Dobbiamo assolutamente cambiare il nostro stile di vita” e rispettare i limiti naturali dell'ambiente, ha aggiunto Potocnik. “Capire che questi sono fatti inopinabili è essenziale”.

L'ecoinnovazione potrebbe anche includere un insieme di politiche mirate a incoraggiare stili di produzione e consumo diversi. Tra queste politiche troviamo “spostare la tassazione dal lavoro all'inquinamento”, eliminare i sussidi dannosi per l'ambiente, puntare sull'eco-design e sull'etichettatura ambientale e tassare in modo appropriato il consumo delle risorse come, ad esempio, l'acqua.

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