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Portare la tecnologia pulita europea in India

14/12/2011

  • Interviste a esperti
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Micol Martinelli, senior advisor di Eurochambres, spiega come lo European Business and Technology Centre sta aiutando le PMI a trasferire le proprie innovazioni in India.

Lo European Business and Technology Centre (EBTC, centro europeo per le tecnologie e le imprese) è stato varato nel 2008 per promuovere le tecnologie pulite in India. Si tratta di un progetto cofinanziato dall’UE e coordinato da Eurochambres che conta altri 16 partner europei. Un anno dopo la sua istituzione, ha iniziato a organizzare visite di rappresentanti aziendali e ricercatori in India. Micol Martinelli, senior advisor per gli affari internazionali presso Eurochambres (Bruxelles), l’organo che gestisce l’EBTC, illustra la natura di questa iniziativa.

Cos’è l’EBTC?

L’EBTC trova la propria ragione d’essere nello «Small Business Act». Da un lato, il suo scopo è permettere alle aziende europee e agli istituti di ricerca nel campo delle tecnologie pulite di accedere al mercato indiano; dall'altro, è impegnato ad aiutare l’India a far fronte ai cambiamenti climatici.

Abbiamo identificato quattro settori prioritari: ambiente, energia, trasporti e biotecnologie. L’India offre enormi opportunità, in particolare in questi campi, dove i tassi di crescita sono addirittura superiori alla media del paese.

Dove si conentra l’interesse delle aziende europee?

Si presta molta attenzione all’energia e ai trasporti, ma ciò non vuol dire che gli altri settori vengano trascurati. Le infrastrutture di trasporto indiane non sono state in grado di tenere il passo della crescita commerciale, mentre la rapida industrializzazione del paese comporta una richiesta da parte delle città di infrastrutture idriche e impianti per il trattamento delle acque reflue.

Ciò si traduce in grandi potenzialità per le aziende europee. Esiste un legame diretto con i cambiamenti ambientali e climatici, poiché infrastrutture insufficienti hanno come conseguenza un maggiore tasso di inquinamento.

Quali sono gli ostacoli principali che incontra un’attività commerciale in India?

I più classici vanno dalle differenze culturali alla lentezza nelle procedure amministrative, fino alla mancanza di normative sul rispetto della proprietà intellettuale e alle problematiche relative ai dazi doganali. L’anno scorso, l’India figurava al 133° posto su 183 paesi nella classifica della Banca mondiale sulla facilità di fare impresa.

Come trovate aziende disposte a investire in India?

È la nostra più grande sfida. Non ha senso avere uffici laggiù senza una presa di coscienza qui in Europa.

Di conseguenza, operiamo attraverso la nostra rete di camere di commercio e ci appoggiamo a 16 partner europei che ci sostengono nella promozione e nel reclutamento di delegazioni da portare in India, costituite da associazioni imprenditoriali locali e istituti di ricerca.

Si rivolgono a noi soprattutto aziende appartenenti a paesi che non hanno rappresentanti commerciali in India, ossia tutti i nuovi Stati membri e le nazioni più piccole. Tuttavia, poiché l’atteggiamento dell’EBTC è unico nel suo concentrarsi su settori specifici, partecipano al progetto anche imprese degli Stati membri più grandi.

Che tipo di legami cercate di creare e come, in particolare nel campo della tecnologia ambientale?

Si tratta fondamentalmente di collegare impresa a impresa e ricerca a ricerca. Ad esempio, nel corso di un evento sulle tecnologie verdi svoltosi a fine settembre, abbiamo organizzato 140 incontri bilaterali tra rappresentanti aziendali e ricercatori europei e i loro colleghi indiani.

Circa il 70% degli incontri erano B2B e il 30% relativi alla ricerca. È stata la comunità imprenditoriale, finora, a sfruttare maggiormente i servizi dell’EBTC.

Ora stiamo cercando di sviluppare progetti concreti in cui gli europei possano collaborare con i colleghi indiani prima di portare le delegazioni nel paese asiatico. L’idea è presentare alle piccole e medie imprese (PMI) e ai ricercatori un prodotto pronto all’uso da cui possano trarre un chiaro beneficio.

Finora abbiamo condotto circa 170 aziende in India e, di queste, circa 8 hanno stipulato o sono vicine a stipulare un contratto commerciale. Di recente, abbiamo ad esempio annunciato un accordo che vedrà un’impresa polacca distribuire caldaie ecologiche a una clientela indiana.

Quali altri servizi offrite?

Desideriamo mettere a disposizione servizi individuali alle aziende interessate al mercato indiano. Abbiamo assunto uno specialista per ogni settore (ambiente, biotecnologie, trasporti ed energia) e siamo intenzionati ad assumere un esperto in diritti di proprietà intellettuale.

Un altro tipo di aiuto che forniamo sono i servizi di incubazione di imprese, poiché sappiamo che è necessario molto tempo per avviare un’attività in India in conformità con tutti i requisiti legali. Preparando il terreno per l’arrivo delle PMI europee, e dunque assicurando una base da cui possano iniziare a operare, rendiamo loro la vita più facile.

Svolgiamo inoltre molte ricerche di mercato, ad esempio sullo stato del settore dei trasporti in India, e stiamo sviluppando uno strumento on line per la ricerca di partner commerciali al quale le aziende indiane possono accedere per consultare le offerte europee.

È infine disponibile un nuovo seminario on line incentrato sulle modalità con cui si può creare un’impresa in India e in particolare sulle esigenze degli imprenditori europei: ogni sessione dura non più di 15 minuti e abbraccia argomenti che spaziano dalle differenze culturali ai requisiti normativi.

Fino a che punto le aziende europee devono adeguarsi?

Il segreto sta nel dialogo. Per dire, sono stati necessari sei mesi per concludere l’accordo sulle caldaie polacche, perché gli indiani dovevano capire che non stavano semplicemente acquistando delle caldaie, ma anche la tecnologia dietro di esse, il modo di realizzarle, venderle e ripararle, mentre gli europei dovevano familiarizzare con il contesto nel quale il loro prodotto veniva importato.

Per ulteriori informazioni

  • European Business and Technology Centre (EBTC):
    http://www.ebtc.eu/index.html English

    Small Business Act:
    http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/small-business-act/ English

    11° Forum europeo sull’ecoinnovazione: Working with emerging economies for green growth (Lavorare con le economie emergenti per la crescita verde):
    http://ec.europa.eu/environment/ecoinnovation2011/2nd_forum/index_en.html English

Informazioni relative all'argomento sul sito Web EcoAP

Adottato a giugno 2008, lo Small Business Act (SBA) riconosce il ruolo centrale delle PMI nell'economia europea e istituisce un quadro politico per sostenerle, alleggerendo il fardello amministrativo che grava sulle piccole aziende, favorendone l’accesso ai finanziamenti e aiutandole a entrare in nuovi mercati. Lo SBA è stato riesaminato a febbraio 2011 per rispondere alle nuove sfide sollevate dalla crisi. La Commissione ha concluso che è necessario assicurare un sostegno ancora maggiore alle PMI nell’ambito dell’accesso ai finanziamenti e ai mercati di paesi terzi.