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Sbloccare il potenziale ecoinnovativo delle regioni

05/09/2011

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Richard Tuffs è il direttore dell’ERRIN (European Regions Research and Innovation Network), la rete europea di regioni per la ricerca e l'innovazione che sostiene e collega i rappresentanti regionali in materia di ecoinnovazione.

Arrivata ormai al decimo anniversario della sua istituzione, l’ERRIN dispone della massa critica e dell’esperienza necessarie per fare la differenza in fatto di ecoinnovazione a livello regionale, grazie anche ai suoi oltre 90 membri. Il lavoro della rete si incentra su tre obiettivi: rafforzare il profilo dei membri; aiutare questi ultimi a varare progetti congiunti e ad accedere a fondi comunitari; influenzare la politica dell’Unione europea in materia di ricerca e innovazione da un punto di vista regionale. I membri dell’ERRIN sono per la maggior parte uffici di rappresentanza delle regioni a Bruxelles, che collaborano da vicino con i loro contatti locali (ad esempio, i governi e le agenzie di sviluppo regionali).

Cosa fa l’ERRIN a favore dell’ecoinnovazione?

Tra i nostri progetti di spicco, contribuiamo alla realizzazione di una piattaforma europea sull’ecoinnovazione nell’ambito del progetto Ecolink+, parte integrante del Programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP) dell’UE. Questa piattaforma riunirà le 100 migliori piccole e medie imprese (PMI) ecoinnovatrici europee.

La forza dell’ERRIN sta nella sensibilizzazione. Tramite il progetto Ecolink+ stiamo organizzando due eventi dedicati alle parti interessate, uno a Birmingham, l’altro in Aragona, in cui le PMI ecoinnovative con sede nelle regioni membro dell’ERRIN avranno l’opportunità di presentare le proprie attività e formare partenariati con imprese di altre regioni, sostenendo in tal modo il processo di internazionalizzazione delle PMI innovative. Questi eventi consentono di sensibilizzare in merito al settore dell’ecoinnovazione e al ruolo che i responsabili delle politiche regionali possono rivestire nell’assicurare sostegno a questa area in crescita.

Cos’altro possono fare i responsabili delle politiche regionali per promuovere l’ecoinnovazione?

Un esempio molto concreto riguarda i finanziamenti. Ad esempio, nel nostro gruppo di lavoro sul finanziamento dell’innovazione, vale a dire uno dei 12 gruppi di lavoro che l’ERRIN ospita, abbiamo organizzato un seminario in cui sono stati analizzati i sistemi di voucher innovazione.

I partecipanti erano in primo luogo responsabili delle politiche regionali con sede operativa a Bruxelles. Sono proprio loro il nostro gruppo target principale, perché inoltrano le informazioni ricevute a colleghi e PMI delle loro regioni di provenienza.

I sistemi di voucher innovazione sono stati istituiti per ovviare al problema dell’accesso alla ricerca accademica da parte delle PMI. Oltre a fornire finanziamenti per la ricerca, i voucher incoraggiano un collegamento più stretto fra università/centri di ricerca e PMI. Il valore dei voucher cambia a seconda della regione, ma il principio rimane lo stesso: le PMI consegnano il buono a un dipartimento universitario in cambio di un incarico di ricerca concreto. Nella maggior parte delle regioni coinvolte, i voucher sono pagati con fondi pubblici e, talvolta, possono essere integrati con fondi strutturali europei. Il loro grande vantaggio consiste nei costi di amministrazione ridotti.

Come aiutate i vostri membri a innalzare il proprio profilo?

Organizziamo piattaforme di apprendimento in cui i membri possono conoscersi e scambiare buone pratiche. Ad esempio, a giugno 2011 abbiamo allestito un incontro su cluster, poli tecnologici e centri di competitività che ha coinvolto oratori della Commissione europea e quattro case study regionali.

Sempre più spesso, la Commissione sceglie l’ERRIN come primo interlocutore quando intende contattare le parti interessate a livello regionale per conoscerne le opinioni su una determinata politica, come il futuro del programma quadro per la ricerca. Ad aprile, al seminario che abbiamo dedicato a questo argomento sono intervenuti 35 oratori, e i 150 partecipanti hanno avuto l’opportunità di esaminare nel dettaglio la futura politica tramite otto tavole rotonde. Questo seminario ci ha aiutati a sviluppare la nostra posizione per la consultazione sul futuro programma di ricerca e innovazione attualmente chiamato Horizon 2020.

In generale, il nostro ruolo consiste innanzitutto nel collegare le parti interessate: siamo una rete di persone. Possiamo parlare finché vogliamo degli aspetti tecnologici dell’ecoinnovazione, ma alla fine sono i singoli individui che diffondono il messaggio e motivano altre persone a partecipare. Chi entra nella nostra rete deve voler ecoinnovare, imparare dagli altri e promuovere la propria regione. Inoltre, cerchiamo di mantenere i contatti con il mondo aziendale.

Oltre alla collaborazione, esiste anche concorrenza fra le regioni?

La concorrenza esiste, è ovvio, ma si tratta anche di decidere quale direzione prendere con la propria strategia regionale: non bisogna figurare a tutti i costi fra le dieci regioni più innovative per iniziare il proprio cammino nell’ecoinnovazione.

Riteniamo la prioritizzazione e la pianificazione a lungo termine due elementi chiave. È necessario riunire le risorse per focalizzarsi su alcune aree tecnologiche. Ed è proprio questa l’essenza della strategia di «specializzazione intelligente» della Commissione europea. L’idea è che nella politica di innovazione, a livello regionale, si svolga un processo esplorativo che consenta di individuare alcune aree in cui sviluppare il potenziale tecnologico. Le attività in corso nell’ambito della specializzazione intelligente stanno infatti promuovendo un processo «bottom-up» (dal basso) con un’impronta maggiormente imprenditoriale, in modo tale da coinvolgere una rosa ampia di attori regionali, comprese le PMI. La specializzazione intelligente deve pertanto essere fondata su ciò che è già disponibile in una determinata regione e sui punti di forza delle PMI locali.

Quale ruolo svolgono le regioni nell’ecoinnovazione rispetto agli altri livelli (nazionale e locale)?

Le regioni si trovano a metà strada fra il livello locale (che può vantare un contatto immediato con le aziende del posto) e quello nazionale (che invece si basa su contatti molto indiretti). Si tratta di una posizione ideale per fungere da intermediario: vicine alla base quel tanto che basta da conoscere le parti interessate, ma con una visione ad ampio spettro e un budget più elevato. Le regioni formano una massa critica sufficiente a definire una strategia di ecoinnovazione, attivare collegamenti internazionali e contribuire alla realizzazione di reti e partenariati in grado di aiutare le PMI locali a impegnarsi in progetti europei, confrontarsi con le controparti e imparare dai migliori esempi.

Per ciascuno dei nostri 12 gruppi di lavoro, organizziamo con cadenza regolare seminari per lo sviluppo del programma con cui ci rivolgiamo direttamente alle regioni, invitando rappresentanti di governo, aziende e mondo accademico a definire strategie e progetti futuri. Il nostro gruppo di lavoro su energia e cambiamento climatico è uno dei più popolari e ha organizzato numerosi seminari durante la Settimana per l’energia sostenibile e la Settimana verde per evidenziare le migliori pratiche regionali in ambiti chiave.

Per ulteriori informazioni

  • ERRIN:
    http://www.errin.eu/en/ English

    CIP:
    http://ec.europa.eu/cip/index_it.htm

    Ecolink+:
    http://www.europe-innova.eu/web/guest/eco-innovation/eco-innovation-platform/ecolink/about English

    Comunicato stampa sulla strategia di specializzazione intelligente della Commissione:
    http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/11/776&type=HTML English