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L’Europa deve darsi norme e standard verdi

24/06/2011

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L’imprenditore francese Hugues-Arnaud Mayer pone l’accento sulle sfide e sulle opportunità presenti nell’ambito dell’ecoinnovazione offrendoci il punto di vista di un uomo che si è fatto da sé.

Dieci anni fa, Hugues-Arnaud Mayer ha creato un’azienda per la trasformazione delle bottiglie di plastica in fibre per piumini. Contemporaneamente, ha vissuto una «seconda vita» da eco-imprenditore nel settore delle biotecnologie, producendo insetticidi naturali per le piante. Ma la sua storia non si ferma qui: Mayer è infatti anche a capo della nuova commissione sull’innovazione del MEDEF, il movimento che riunisce gli imprenditori francesi, e presidente della sua sezione nella regione dell’Alvernia. L’imprenditore ha tenuto una presentazione in occasione del recente Forum ETAP tenutosi a Birmingham (Regno Unito).

Cosa l’ha spinta a realizzare prodotti ecocompatibili?

Quando iniziammo, dieci anni fa, era uno stile di vita, un modo di pensare. Volevo riciclare le bottiglie di plastica per ottenere fibre per piumini. Nel corso del primo anno non rivelammo a nessuno da dove provenivano le fibre per ragioni commerciali, ma ora lo diciamo chiaramente, perché ci aiuta a vendere.

Ho un’altra impresa, nel ramo delle biotecnologie: abbiamo lanciato una linea di prodotti insetticidi, antibatterici e anti-acaro. Le sostanze chimiche contenute negli insetticidi non sono particolarmente costose e offrono buoni profitti, ma richiedono una certa dose di marketing. Noi abbiamo lanciato un prodotto ecologico ricavato dagli oli essenziali delle piante, senza ricorrere al marketing, in modo da abbattere i costi. Vendiamo principalmente a negozi specializzati ed enti governativi.

Qual è la principale barriera all’ecoinnovazione?

I prezzi. Alcune parti del mercato apprezzano molto le soluzioni ecocompatibili, ma i consumatori non sono disposti a pagarle di più. Bisogna dunque puntare, anzitutto, su una soluzione «verde» il cui prezzo sia paragonabile a quello di un prodotto tradizionale. Se i miei costi di produzione sono elevati, scelgo di non investire nel marketing, così posso abbassare i prezzi.

In alcuni segmenti di mercato, per esempio i supermercati e gli ipermercati, la differenza di prezzo tra i prodotti ecocompatibili e le soluzioni tradizionali è troppo marcata. Ritagliarsi una nicchia di mercato non è affatto facile: bisogna scegliere il prodotto e il territorio giusti su cui puntare.

Il problema è che spesso le grandi catene vogliono avere un margine migliore sugli eco-prodotti. Si tratta di un grosso problema. Secondo loro è il consumatore a dover pagare. Per aggirare l’ostacolo, qualche volta contribuisco per un 2-5 % al prezzo totale, in modo da permettere al prodotto di affermarsi e al rivenditore di ottenere un buon margine.

Cosa può fare l’Europa?

È molto importante accertarsi che tutti seguano le stesse regole. Quello che manca a livello europeo è una certificazione reale, sostenuta da una normativa che vincoli (o tuteli, a seconda dei casi) le persone.

Per esempio, qualche giorno fa ho letto la dicitura «biologico al 95 %» sulla confezione di un prodotto. Ottimo, no? Ma, continuando a leggere, ho scoperto che era composto al 5 % da sostanze chimiche e al 95 % da acqua! A livello europeo, servono nuove norme che stabiliscano cosa può definirsi «ecologico». Sulle lunghe distanze, l’unico modo per mantenere sotto controllo i prezzi è tramite la concorrenza: a questo scopo, servono leggi europee che ci consentano di realizzare prodotti compatibili con l’ambiente.

In secondo luogo, credo che il segreto non sia «spingere», ma «trainare»: le politiche pubbliche possono favorire la commercializzazione degli eco- prodotti quando questi si trovano in una fase critica, soprattutto tramite gli appalti pubblici verdi.

Quale ruolo possono rivestire i governi nazionali?

Abbiamo bisogno di veri leader: non leader politici, ma leader ecologici. Abbiamo bisogno di persone che ci indichino la via da seguire, come l’ambientalista Nicolas Hulot sta facendo in Francia.

Inoltre, è estremamente importante dare il buon esempio ai ragazzi: personalmente, sponsorizzo il progetto di Nicolas Hulot per l’insegnamento della biodiversità nelle scuole bretoni. I bambini vengono da noi per imparare a essere eco-cittadini: 100 in 50 settimane! Questi giovani rappresentano un sostegno straordinario alle politiche in materia di ecologia, quindi ritengo che sarebbe utile istituire un programma di eco- scuole o eco-colonie. In seguito, saranno i ragazzi a insegnare quello che hanno imparato ai loro genitori.

La concorrenza dall’estero è aspra?

Fuori dai confini europei rappresenta un vero problema, soprattutto se parliamo della Cina. La Cina è opportunista: vuole realizzare qualsiasi eco- prodotto possa permetterle di acquisire una quota di mercato in Europa. Per questo è importante inasprire le norme e i controlli: a volte questi paesi terzi non fanno esattamente quello che promettono.

Al momento ci stiamo concentrando sull’Europa, perché intendiamo rafforzare la nostra presenza nel vecchio continente. Vendiamo bene in Belgio, Francia, Germania e Paesi Bassi e ci stiamo affacciando anche in Spagna. Abbiamo iniziato a Nord, per poi spostarci a Sud, perché nel Nord Europa c’era un po’ più di interesse nei confronti degli eco-prodotti. La prima vendita non l’ho realizzata a Parigi, ma a Helsinki!

In Francia, però, siamo stati aiutati molto dalle norme ambientali del «Grenelle Environnement». Adesso tutti i negozi hanno un’offerta di prodotti ecologici: fa parte del programma politico, oltre a essere in linea con le ultime tendenze. E pensare che dieci anni fa la gente si sorprendeva del fatto che non portassi la barba lunga: credevano che gli eco-prodotti fossero riservati a persone un po’ particolari...

Per ulteriori informazioni

  • MEDEF:
    http://medef.typepad.com/medef_en/missions.html English

    Grenelle environnement:
    http://www.legrenelle-environnement.fr/-Lois-.html English