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L’ecoinnovazione è fondamentale per raggiungere gli obiettivi del 2020

24/01/2011

  • Interviste a esperti
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Secondo Roland Moreau, della direzione generale dell’Ambiente presso il governo belga, dobbiamo aumentare le risorse per la ricerca ecoinnovativa se vogliamo sviluppare le tecnologie verdi necessarie per conseguire gli obiettivi del 2020.

Roland Moreau è direttore generale dell’Ambiente presso il servizio pubblico federale belga Salute pubblica, sicurezza della catena alimentare e ambiente. Dal 2003 è presidente del comitato nazionale di coordinamento per la politica ambientale internazionale, che riunisce i quattro ministeri dell’Ambiente belgi (tre regionali più uno federale).

Quali sono state le priorità ambientali della presidenza belga dell’UE nel 2010?

In cima all’agenda c'erano ovviamente clima e biodiversità, ma abbiamo dato priorità anche a obiettivi specifici: il ministro Schauvliege ha dedicato il consiglio informale di luglio al primo di questi, discutendo di «gestione sostenibile dei materiali e produzione e consumo sostenibili: un contributo chiave per un'Europa efficiente dal punto di vista delle risorse». L’idea di fondo è quella di un’economia circolare, caratterizzata dall’innovazione tecnologica e dalla produzione e dal consumo sostenibili. Abbiamo pertanto lavorato gomito a gomito con il commissario Poto─Źnik, che nel 2011 ci presenterà la sua iniziativa di punta per un'Europa efficiente dal punto di vista delle risorse. La nostra seconda priorità specifica riguardava il miglioramento degli strumenti di politica ambientale. Riteniamo necessario applicare gli strumenti e la legislazione esistenti e, al contempo, come 25 degli Stati membri, ambiamo a un Settimo programma di azione per l'ambiente (Environmental action programme, EAP): la questione è però tuttora controversa, poiché la Commissione è restia ad adottare uno strumento giuridico formale.

Ci siamo dati da fare per spiegare e conciliare i diversi punti di vista e abbiamo avuto scambi estremamente aperti con Karl Falkenberg, direttore generale della DG Ambiente, a livello del gruppo di analisi della politica a tutela dell'ambiente (Environmental Policy Review Group, EPRG). Se la Commissione non approva il formato del 7° EAP, deve saper proporre un’alternativa che garantisca l’integrazione della tematica ambientale nelle altre politiche settoriali. La Commissione (e probabilmente anche il Regno Unito) ritiene infatti che ciò sia possibile e che i tempi per l'integrazione in altre politiche siano maturi. Il punto di vista dei 25 Stati membri è un po’ più «real-pessimista»: dobbiamo quindi lottare per un programma ambientale estremamente solido, in grado di fare da ponte verso altri settori. Solo quando vedremo obiettivi ambientali quantificati e incorporati nelle altre politiche settoriali strategiche principali, l’ambiente sarà davvero integrato, e l’economia davvero «verde».

è un obiettivo davvero realizzabile?

Io spero di sì. Vogliamo almeno che i vincoli tra le varie iniziative principali siano evidenziati e messi in prospettiva, al contrario di quanto accade attualmente: per questo diamo tutto il nostro sostegno al progetto di punta del commissario Poto─Źnik. Iniziative come l’«Unione dell’innovazione» e «Nuove competenze per nuovi lavori» devono essere coordinate e rafforzarsi l’una con l’altra, ma ancora ciò non accade. Ritengo che questo sia uno dei punti deboli della strategia Europa 2020: dovrebbe essere una strategia mirata alla sostenibilità in grado di creare sinergie fra i tre pilastri dello sviluppo sostenibile, ma questa situazione non si verifica ancora a tutti i livelli. è inoltre necessario smettere di finanziare progetti che potrebbero avere effetti dannosi sull’ambiente, concedendo invece la priorità alla ricerca sull’ecoinnovazione. Che senso ha continuare a finanziare il carbone, ad esempio? La cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica non basteranno mai a garantire un’economia a ridotto tenore di carbonio. Si tratta di una soluzione a valle, mentre noi dobbiamo sviluppare soluzioni a monte, optando per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili in maniera massiccia, altrimenti non centreremo mai gli obiettivi del 2020 o del 2050.

Come funziona il nuovo approccio del «trio»?

Siamo stati i primi, nel «trio» (le tre presidenze consecutive dell’UE di Spagna, Belgio e Ungheria), a operare pienamente nello spirito del nuovo trattato. Il programma, della durata di 18 mesi, è stato preparato congiuntamente: la Spagna ha iniziato collaborando con noi e noi continueremo al fianco dell’Ungheria. Perseguiamo gli stessi obiettivi: strumenti migliori e il 7o EAP. Tutto ciò che è inerente alla gestione sostenibile dei materiali sarà portato avanti dai nostri colleghi ungheresi. Dobbiamo lavorare fianco a fianco: il confronto può aiutare a creare nuove idee, ma difficilmente può costruire ponti e promuovere l’integrazione. Analogamente, abbiamo fatto pressione per l’organizzazione del 9° Forum ETAP sul finanziamento degli ecoinnovatori, svoltosi alla fine di novembre 2010. Riteniamo sia giusto insistere sulle persone anziché sui processi e sosteniamo l'iniziativa belga per una rete di ecoinnovatori, principalmente PMI: un'iniziativa un po’ al di fuori dei normali schemi di finanziamento. Puntiamo sui cluster e sul networking e appoggiamo l’idea di organizzare tavole rotonde tra ecoinnovatori nel 2011, in vista di un evento di spicco in materia intorno al periodo del 10o Forum ETAP sull'efficienza delle risorse che si terrà a Birmingham (Regno Unito). Le prime tavole rotonde dovranno essere organizzate in quattro o cinque paesi, probabilmente Belgio, Francia, Regno Unito e Irlanda, che sono i più progressisti. Per assicurare continuità, il Belgio invierà a Birmingham una delegazione di spicco.