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Investitore di capitali di rischio individua opportunità di profitto nel settore ambientale

27/10/2010

  • Interviste a esperti
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Il fondo europeo per le tecnologie ambientali (ETF) è un operatore che investe capitali di rischio in importanti aziende in crescita, producendo un forte impatto positivo sull’ambiente, spiega Henrik Olsén, socio amministratore.

L’ETF, con sede a Londra, è stato creato da un gruppo di specialisti in impresa e investimenti accomunati dal medesimo fine e provenienti dal settore industriale, tecnico e scientifico. Gli ideatori hanno compreso che la combinazione di rilevanti questioni economiche e ambientali poteva offrire l’opportunità di un buon investimento producendo effetti significativi. L’ ETF ha ottenuto l’appoggio di alcuni tra i principali investitori istituzionali del mondo, tra cui il Fondo europeo per gli investimenti.

Oltre a dedicarsi alla gestione quotidiana, Henrik Olsén si concentra sui nuovi investimenti e rappresenta l’ETF nel consiglio di amministrazione di numerose aziende della compagine societaria. Prima di fondare l’ETF, ha lavorato per 13 anni presso GE Equity. È inoltre membro del comitato consultivo europeo della rete di imprese del Cleantech Venture Network.

Su che cosa si basa l’approccio dell’ETF?

C’è una stretta correlazione tra un significativo impatto ambientale positivo e imprese vincenti e sostenibili. È stata questa semplice idea a unirci. Siamo stati fortunati a ricevere anche l’appoggio del Fondo europeo per gli investimenti, uno dei primi sostenitori del nostro fondo. Tra gli altri nostri sostenitori ci sono anche fondi pensione e investitori istituzionali. Abbiamo inaugurato il fondo nel 2007 e adesso gestiamo 110 milioni di sterline (125 milioni di euro) da investire in aziende in crescita in vari paesi europei.

In quali aziende investe ETF?

La maggior parte delle persone associa le imprese a orientamento ambientale con energia e rifiuti. Di fatto, un impatto ambientale rilevante si realizza in diversi comparti industriali e a più livelli. Le tecnologie pulite non sono un comparto industriale di per sé, ma riuniscono numerosi settori diversi nei quali tutte le imprese sono costrette, in misura sempre maggiore, a sfruttare le risorse o a produrre di più avendo meno a disposizione. La nostra strategia di investimento si focalizza su quelle industrie, il cui impatto ambientale non è ovvio o evidente a prima vista ma che, a ben guardare, presentano un enorme impatto potenziale riconducibile all’uso di nuove tecnologie o di nuovi servizi e a nuovi modi di fare impresa.

In quali aree si ottengono i successi più significativi?

Stiamo rivoluzionando settori quali l’industria della carta, l’affinazione dei metalli e la produzione di legname da costruzione. L’azienda svedese Chemrec, per esempio, sta avviando la produzione di biodimetiletere (BioDME) dalla liscivia nera residua dell’industria della carta, che equivale a circa la metà di ciò che si produce quando si taglia e si lavora un albero. Il BioDME in sostituzione del diesel è uno dei combustibili più ecologici che si possano utilizzare. Attualmente l’industria della carta è un settore dai margini contenuti e dagli sprechi piuttosto elevati. Per le fabbriche di pasta di cellulosa trasformare questi scarti in prodotto utile significa apprestarsi a diventare bioraffinerie che ricavano combustibili chimici dagli alberi, vale a dire da una fonte rinnovabile, invece di fabbricare carta con profitti ridotti.

Un’altra società che utilizza una quantità di energia e di agenti chimici nocivi decisamente inferiore per la produzione di metalli dagli ossidi di metallo, per esempio, è la britannica Metalysis. L’azienda sta ampliando progressivamente il processo FFC (un metodo elettrochimico per trasformare gli ossidi di metallo in metalli o leghe) per la produzione di titanio, tantalio e altri metalli preziosi. Alcuni vantaggi sono un'intensità di capitale inferiore, costi di esercizio ridotti e un minore impatto ambientale.

Kebony, in Norvegia, sta modificando l’industria del legno e il fabbisogno di legni duri tropicali. L’azienda trasforma legno dolce a crescita rapida in un prodotto che ha esattamente lo stesso aspetto e le stesse prestazioni di un legno duro tropicale, utilizzando alcol furilico ricavato da rifiuti organici. In questo modo si smetterà di abbattere alberi della foresta pluviale e fusti a crescita lenta, come il teak.

Ritiene che l’investimento in tecnologie pulite costituisca una grande opportunità economica?

ETF è un’impresa dell’economia reale, benché sia fortemente orientata a imprimere un cambiamento in molti settori. Siamo fermamente convinti che occorre supportare le aziende e trasformarle per produrre un impatto significativo in tempi rapidi. Non si può agire, però, con spirito filantropico, è necessario che tale processo generi profitto e questo è un modo efficace per renderlo sostenibile.

Oggi siamo a metà del nostro primo fondo, ma intendiamo raccogliere più fondi e investire in un maggior numero di aziende. Continueremo a farlo alla grande. Dobbiamo anche ampliare le nostre attuali aziende e trasformarle in imprese di successo. Ci stiamo dedicando a questo obiettivo solo da un paio d’anni, ma ci vuole tempo per creare aziende affermate. Al momento l'età media delle aziende del nostro portafoglio è di circa un anno, quindi è un po’ presto per parlare di risultati finanziari. Alla fine le società si commenteranno da sole. Siamo molto fiduciosi per l’avvenire.

In più, gli investitori istituzionali hanno investito nei nostri fondi con il fine di perseguire un duplice obiettivo: impatto ambientale positivo e reddito. Anche loro sono convinti del fatto che bisogna essere redditizi per raggiungere il risultato.

Per ulteriori informazioni

  • ETF: http://www.etf.eu.com English

    EIF: http://www.eif.org/ English

    Chemrec: http://www.chemrec.se/ English

    Kebony: http://www.kebony.com/ English

    Metalysis: http://www.metalysis.com/ English

    Cleantech Venture Network: http://cleantech.com English

Informazioni relative all'argomento sul sito Web EcoAP

Investimenti in crescita nelle tecnologie pulite

L’Associazione europea del capitale di rischio (EVCA) afferma che dal 2007 quasi 6,7 miliardi di euro in capitale privato di rischio sono stati investiti in oltre 1 200 aziende europee nel settore delle tecnologie pulite. L’investimento in questo tipo di tecnologie è passato da una percentuale inferiore al 3% del mercato europeo globale del capitale privato nel 2007 a quasi il 6% nel 2008 e nel 2009. I dati preliminari per il primo semestre del 2010 indicano un mercato degli investimenti in tecnologie pulite piuttosto stabile, con 508 milioni di euro investiti in 166 aziende. Le imprese supportate da capitale di rischio sono l’84% del totale d’imprese del settore sostenute con capitale privato finanziate nei primi sei mesi del 2010, in rialzo rispetto al 74% dell’anno 2009.

Per ulteriori informazioni:

«Cleantech private equity: state of the market»; Barometro EVCA settembre 2010:
http://www.evca.eu/ pdf [255 KB] English