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Garantire l’immissione in commercio della ricerca di qualità

04/11/2008

  • Interviste a esperti
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Secondo un nuovo e insolito gruppo di esperti europei sull’ecoinnovazione, Greenovate! Europe, è fondamentale creare un valido caso commerciale per tradurre i risultati della ricerca in prodotti e servizi commerciabili.

Astrid Severin è responsabile esecutiva e cofondatrice di Greenovate! Europe, un gruppo di esperti europei sull’innovazione nel settore delle tecnologie pulite. Il gruppo è stato istituito per contribuire a colmare il divario riscontrato nel settore europeo dell’ecoinnovazione tra attività di ricerca efficaci finanziate con fondi pubblici e la commercializzazione di prodotti ad esse collegati. Greenovate aiuta i ricercatori a sviluppare business cases per lo sfruttamento ottimale della ricerca di qualità in qualsiasi tecnologia, processo o applicazione in grado di utilizzare meno energia e risorse o di permettere di ridurre i rifiuti e l’inquinamento. Per realizzare questo obiettivo collabora inoltre da vicino con le varie parti interessate – da business angeles e venture capitalists a network per l' innovazione e centri di trasferimento tecnologico. Fornisce altresì consulenza alle imprese esistenti sul modo di rendere più ecologici i loro prodotti e processi e collabora con i responsabili politici per creare le condizioni necessarie a un’ecoinnovazione efficace.

Perché avviare Greenovate! Europe?

Abbiamo avviato Greenovate Europe perché eravamo frustrati dal basso tasso di commercializzazione della ricerca pubblica nel settore della tecnologia ambientale. Al tempo stesso, avevamo sviluppato una metodologia efficace che ci permetteva di commercializzare un risultato della ricerca e di aumentare in questo modo dall’1-2 % al 16 % la probabilità che un’idea venisse raccolta da un investitore di capitale di rischio.

L’immissione sul mercato di prodotti e servizi non è solo una questione di finanziamenti, ma dipende anche dalla capacità di riuscire a tradurre un risultato della ricerca in un’opportunità commerciale. Spesso ci consideriamo come traduttori impegnati a spiegare un risultato in maniera tale che possa essere comprensibile per gli investitori. I ricercatori possono fornirci informazioni in merito all’utilità di una tecnologia, ma non sono in grado di dirci quale sia il suo mercato e quanto denaro possa fruttare. Da parte nostra contribuiamo a sviluppare meglio l'idea commerciale , indicando il modello imprenditoriale da seguire, se è preferibile avviare un’impresa per commercializzare un prodotto o richiedere un accordo di licenza... Contribuiamo poi alla creazione dell’impresa con l’elaborazione del piano aziendale, la creazione del gruppo di lavoro – ricercatori, esperti di marketing, eccetera – e l’individuazione di investitori. In genere i nostri clienti sono gli istituti di ricerca, ma lavoriamo anche con gli investitori al fine di individuare opportunità commerciali nei risultati della ricerca.

Che cosa fa il gruppo?

Abbiamo creato un gruppo di esperti di ecoinnovazione che opera come un’équipe di progetto sull’idea innovativa, l'equipe è dotata dell’esperienza e delle competenze complementari necessarie alla sua realizzazione. Tra queste competenze figurano: business planning and modelling , conoscenza legata all'attività di concessione di brevetti e licenze, disponibilità e contatto degli investitori, capacità a lavorare in gruppo – tutti gli elementi necessari a creare un business case di successo sulla base di un’idea innovativa.

I nostri membri provengono da tutta Europa, caratteristica che ci permette di creare casi commerciali dalla Grecia alla Finlandia e dal Regno Unito all’Ungheria. Nel gruppo sono attualmente rappresentati dieci Stati membri, ma cerchiamo sempre di ampliarne la composizione per disporre di una copertura più ampia. Le nostre attività sono volte a sostenere imprese, istituti di ricerca e industrie nonché ad aiutare i responsabili politici a plasmare più efficacemente i loro programmi in materia di ecoinnovazione.

Qual è la differenza tra ecotecnologia ed ecoinnovazione?

L’ecoinnovazione comprende un ampio ventaglio di tecnologie, processi e servizi, a partire dai classici settori dell’ecotecnologia come l’inquinamento dell’aria e del suolo per arrivare direttamente alle applicazioni ecologiche per l’industria che aiutano le imprese a utilizzare minori quantità di energia e risorse e a inquinare meno. Spesso per le imprese questa situazione si traduce nell’applicazione di nuovi processi o modelli aziendali anziché nell’impiego di nuove tecnologie, benché esistano alcune nuove tecnologie in grado di agevolare tali processi.

La sostenibilità ambientale dell’industria, inoltre, sta diventando una pratica sempre più diffusa poiché molte imprese si rendono conto di potere realizzare enormi risparmi sui costi adottando un approccio più intelligente e più ecologico. Un buon esempio è rappresentato dalle Poste francesi, che hanno pagato lezioni di guida ecologica a 60 000 portalettere. Con questa semplice misura hanno risparmiato 10 000 tonnellate di CO2 e milioni di euro in consumo di carburante. L’ecoinnovazione o innovazione rispettosa dell’ambiente, inoltre, non solo aiuta le imprese a risparmiare denaro, ma stimola anche una maggiore richiesta di prodotti ecoinnovativi o più sostenibili a livello ambientale.

Quale posizione occupa l’Europa nel mercato globale dell’ecoinnovazione?

Occupiamo un ruolo di primo piano in molti settori, nei quali alcuni Stati membri dell’UE hanno raggiunto un ottimo livello di sviluppo. Gli studi indicano che i paesi più avanzati in quest’ambito sono Germania, Francia e Regno Unito, ai quali si affiancano la Danimarca, con il suo mercato guida nelle turbine eoliche, la Spagna, che sta sviluppando il mercato dell’energia solare termica concentrata, e l’Austria, che ha un ottimo approccio all’efficienza energetica. La Commissione europea ha ora presentato l’iniziativa mercati guida, nell’ambito della quale almeno quattro dei sei mercati prescelti riguardano tecnologie e servizi rispettosi dell’ambiente: edilizia sostenibile, riciclaggio, energie rinnovabili e prodotti biologici.

L’Europa sta compiendo progressi anche riguardo a servizi ecoinnovativi come la misurazione e la previsione a breve e medio termine della velocità del vento e della radiazione solare. Altri servizi ad alto coefficiente di conoscenze diventano sempre più importanti; basti pensare alla progettazione ecocompatibile per l’ecoinnovazione (anche i pannelli solari e i parchi eolici devono essere riciclati al termine del loro ciclo di vita) o a software di progettazione che permettono agli architetti di sviluppare edifici più ecologici. Oggi il mercato delle case a emissioni zero è molto ristretto: ne vengono infatti costruite 1 000 l’anno, quantità che costituisce solo lo 0,1 % del mercato. Queste invenzioni europee devono diventare una pratica sempre più diffusa.

Nel complesso, quindi, l’Europa occupa una buona posizione di partenza, ma dovrà lottare strenuamente per mantenere la propria leadership in quest’ambito. È pertanto indispensabile disporre dell’opportuno quadro politico e normativo a sostegno dello sviluppo aziendale. Le autorità pubbliche, ad esempio, svolgono un ruolo importante sia nella concessione di appalti rispettosi dell’ambiente che nell’edilizia, poiché sono responsabili di circa il 40 % di tutte le opere edili e infrastrutturali. La frammentarietà dell’industria edile, costituita da una miriade di piccole imprese, impone una reazione sia da parte delle autorità pubbliche che a livello comunitario. È inoltre indispensabile avvalersi di norme intelligenti, che possano essere adattate con facilità. A tale proposito costituisce un buon esempio il programma giapponese Top Runner per gli elettrodomestici, che la Commissione europea intende applicare in altri settori.

Non dobbiamo utilizzare le normative ambientali per proteggere le nostre industrie dalla concorrenza estera. Dobbiamo invece collaborare con questi paesi poiché hanno un potenziale enorme in termini di risparmio energetico e uso delle tecnologie ambientali. Pur essendo europei, non ci limitiamo all’Europa. Faremo tutto il possibile a proposito di temi quali il clima e l’ambiente.

Quali sono gli ostacoli all’attuazione dell’ecoinnovazione?

Gli ostacoli principali sembrano essere economici: un settore in cui l’Europa non riveste sicuramente un ruolo guida è quello degli investimenti nell’ecoinnovazione. In questo campo gli Stati Uniti sono all’avanguardia e l’Europa deve stanziare maggiori risorse per contribuire alla crescita del settore e per incrementare la commercializzazione della sua ottima ricerca ambientale.

Le imprese devono disporre di un quadro normativo chiaro e prevedibile che permetta loro di conoscere anticipatamente l’esatto valore degli investimenti effettuati a livello ambientale e il costo che l’assenza di tali investimenti comporta. Ad oggi non sappiamo nemmeno se il prezzo del carbonio aumenterà o diminuirà dopo Kyoto.

Ultimo punto, ma non per questo meno importante, l’istruzione e la sensibilizzazione di imprese e consumatori continuano a rivestire un ruolo importante in quest’area molto complessa e, senza di esse, non riusciremo a realizzare i nostri ambiziosi obiettivi.

Si sono registrati progressi negli ultimi 10-15 anni?

Ora l’industria sta compiendo un enorme passo avanti. Negli ultimi due o tre anni molte imprese hanno adottato una serie approcci che faranno davvero la differenza. Con l’aumento dei prezzi, inoltre, anche i consumatori devono reagire. Questo cambiamento è determinato da un’infinità di motivi – la consapevolezza prodotta dagli uragani e da altre catastrofi naturali, costi energetici in vertiginosa ascesa e norme più rigorose. I regolamenti sono un buon segno, ma potrebbero essere addirittura più ambiziosi. Tutto ciò, inoltre, potrebbe avvenire più rapidamente; in particolare i trasporti, l’edilizia e il settore agroalimentare devono compiere un salto di qualità per diventare industrie rispettose dell’ambiente.

Per ulteriori informazioni:

  • Greenovate Europe: http://www.greenovate-europe.eu/ English
  • La poste: http://www.laposte.fr français

Mancanza di comprensione

Il divario riscontrato tra la ricerca e la commercializzazione dei suoi risultati è stato evidenziato anche dalla recente relazione FUNDETEC sulle barriere all’ecoinnovazione in Europa. Il progetto FUNDETEC del 6 PQ è stato avviato al fine di valutare schemi di finanziamento per lo sviluppo di nuove attività e investimenti nelle tecnologie ambientali. Il suo obiettivo era individuare i principali ostacoli allo sviluppo delle ecotecnologie in Europa e fornire raccomandazioni per superarle. La relazione finale del progetto, presentata nel marzo 2008, ha individuato il principale ostacolo nella mancata comprensione di tali tecnologie da parte degli istituti finanziari. Gli sviluppatori di tecnologie devono imparare a comunicare in modo chiaro per fornire un parere positivo volto a contrastare le rigide valutazioni del rischio delle banche. L’Europa deve inoltre adottare un approccio integrato collegato alle proposte dell’ETAP per mobilitare strumenti di finanziamento a favore dell’ecoinnovazione.

Per ulteriori informazioni: http://www.fundetec.eu/