• Versione stampabile

Pensiero sistemico, ecco cosa ne pensano due delegati olandesi del Gruppo di lavoro di alto livello del Piano d'azione sull'ecoinnovazione

15/10/2012

  • Interviste a esperti

Robbert Droop e Just van Lidth de Jeude, delegati olandesi del Gruppo di lavoro di alto livello del Piano d'azione sull'ecoinnovazione, ci dicono cosa ne pensano della promozione di una visione di ecoinnovazione e del pensiero sistemico. Robbert Droop lavora per il Dipartimento di Sostenibilità del Ministero delle Infrastrutture e dell'Ambiente olandese, mentre Just van Lidth de Jeude lavora per il Dipartimento sul Cambiamento climatico, qualità dell'aria e inquinamento acustico.

Cos'è l'ecoinnovazione e cosa la distingue l-dall'innovazione in senso generale?

Robbert Droop: In realtà non c'è una grande differenza. L'ecoinnovazione finora è stata soprattutto messa in pratica attraverso le legislazioni nazionali. All'inizio  ecoinnovazione voleva dire soprattutto protezione dell'ambiente, riduzione delle emissioni di CO2 e riciclo dei rifiuti. Oggi invece con questo concetto si intende maggiormente “sostenibilità" – un approccio più integrato all'innovazione a vantaggio dell'ambiente. Finora l'ecoinnovazione è stata maggiormente gestita a livello nazionale perché i costi ambientali non sono stati integrati nella determinazione dei prezzi e delle tariffe finali.

Il Piano d'azione per le tecnologie ambientali (ETAP) è stata la risposta concreta a questo tipo di nuova esigenza legislativa. Gradualmente, infatti, la politica dell'ecoinnovazione ha sentito il bisogno di fare qualcosa oltre la mera legislazione, ed ecco allora nascere il Piano d'azione per l'ecoinnovazione (EcoAP). Oggi l'evoluzione del mercato, come ad esempio la scarsità delle risorse primarie e il pesante fardello ambientale causato dall'abuso di queste risorse, costituisce una variante che gli imprenditori non possono più ignorare, anzi diventa una vera e propria guida comportamentale. Con ogni probabilità queste pressioni di mercato potrebbero diventare per gli imprenditori stessi uno stimolo ancora più importante degli obblighi imposti dalla legge.

Just van Lidth de Jeude: Tuttavia oggi investire nell'ecoinnovazione è ancora considerato come un rischio. Ecco allora che uno degli obiettivi dell'EcoAp è proprio quello di considerare l'ecoinnovazione come una sfida da raccogliere e non più come un pericolo che incombe. Per raggiungere questo risultato, ovvero per innescare un simile cambio di mentalità, il lavoro da fare è ancora molto.

Quali sono i vostri compiti all'interno del Gruppo di lavoro di alto livello di EcoAp?

JLJ: Il nostro lavoro consiste prima di tutto nel rappresentare i Paesi Bassi, nel mostrare che siamo davvero molto interessati nel proseguire sul cammino dell'ecoinnovazione e nell'agevolare azioni ed eventi in Olanda che abbiano al centro proprio l'ecoinnovazione. Il nostro gruppo di lavoro è soltanto l'inizio, il prossimo passo sarà pubblicizzare quello su cui stiamo lavorando.

RD: A livello Ue, EcoAp è intenzionato a usare tutti gli strumenti europei a disposizione, anche al di fuori del “magico mondo” delle politiche ambientali, per integrare l'ecoinnovazione nelle proprie azioni. Di sicuro, tra tanti aspetti, spicca il programma di ricerca Ue dedicato all'ecoinnovazione che mette a disposizione ingenti finanziamenti. Ecco che EcoAp e il nostro gruppo di lavoro dovrebbero contribuire a individuare gli aspetti sui quali si deve concentrare maggiormente il programma di ricerca Ue. Allo stesso modo, EcoAp dovrebbe essere in grado di fornire una “visione” fatta di politiche di industrializzazione sostenibili. Tre Direzioni generali (Dgs) della Commissione europea – ambiente, ricerca e industria – sono alla base dell'attività dell'EcoAp. Ma ce ne sono altre che sono forse addirittura più importanti se si considera il budget messo a disposizione attraverso i fondi strutturali, come l'agricoltura e le politiche regionali, finanziamenti a dir poco enormi. Anche se riuscissimo a indirizzare una minima parte di tutto ciò verso un'ecoinnovazione integrata, otterremmo risultati assolutamente rilevanti.

C'è molto lavoro da fare per convincere i protagonisti delle politiche dell'importanza dell'ecoinnovazione sia a livello nazionale che europeo? Questo è uno dei vostri compiti?

JLJ: C'è ancora molto da fare in questo senso. L'ecoinnovazione non riguarda solo la riduzione delle spese, bensì costituisce un concetto fondamentale per la competitività e il posizionamento nel mercato globale dell'Ue. Purtroppo le altre politiche non hanno ancora capito il valore aggiunto dell'ecoinnovazione come attore fondamentale dell'innovazione considerata in senso generale. I protagonisti delle politiche si limitano a supportare l'innovazione perché credono che questa generi crescita e posti di lavoro. Su questo in Olanda, ad esempio, ci confrontiamo quotidianamente con i nostri colleghi che lavorano nel settore degli Affari economici.

RD: Siamo convinti che l'ecoinnovazione possa contribuire alla sopravvivenza futura dell'industria non solo limitando l'impatto dei costi ambientali ma anche di fronte ai mutamenti del mercato e alle fluttuazioni dei prezzi e della disponibilità delle risorse naturali. Se l'industria europea arriva preparata a questa sfida, non ne trarrà altro che un enorme vantaggio in termini di competitività. Per questo promuoviamo un approccio sempre più integrato tra i vari settori produttivi. E' arrivata l'ora che l'intero sistema mercato ripensi a come fare per soddisfare i bisogni dell'intera società.

JLJ: Servizi e prodotti finali sono influenzati da una lunga catena di attori, per questo se non si guarda all'intera catena non si risolveranno mai i problemi che ci si troverà di fonte di volta in volta. Troppo spesso ci limitiamo a fare dei piccoli passettini, ma questi non bastano di fronte ad una sfida così grande.

Il vostro gruppo di lavoro è interessato anche a identificare nuovi standard e nuove legislazioni?

RD: È probabile che ci si troverà di fronte a qualche resistenza alla nuova legislazione. Gli imprenditori potrebbero avere la sensazione di essere vincolati, se non ostacolati, nella loro attività imprenditoriale. Il nostro lavoro è appunto quello di creare una visione, di fornire degli esempi, successi e anche fallimenti, e di motivare gli imprenditori a innovare e innovarsi in modo sostenibile. Per questo sono indispensabili standard minimi, per permettere ai ritardatari di recuperare, ma soprattutto non va dimenticato che l'attenzione va rivolta principalmente a chi sta in prima fila. Chi innova veramente deve essere supportato da interventi governativi così come da “allocazioni verdi”. A questo fine i governi devono giocare un ruolo diverso da quello giocato finora: siamo abituati ad agire come “regolatori”, ma adesso dobbiamo lavorare insieme ai primi della classe.

Per questo il vero cambiamento può essere incoraggiato solo introducendo standard dinamici. Gli Stati hanno bisogno di standard minimi per stimolare i ritardatari, ma dovrebbero esimersi dall'imporre legislazioni troppo strette e statiche che non cambiano per periodi lunghi anche dieci anni.

Solo standard dinamici possono creare il vero progresso. La Commissione europea e il nostro gruppo di lavoro devono concentrarsi sull'elaborazione di strumenti che creino sì la sicurezza necessaria per gli imprenditori che vogliono creare nuovi prodotti e avanzare sul mercato, ma devono anche lavorare affinché passi il concetto che “tutto sta per cambiare, quindi è meglio investire sul futuro”. Questo vuol dire “standard dinamici”, questo è quello su cui noi dobbiamo lavorare.

Il Gruppo di lavoro di alto livello ha intenzione di lavorare come un think tank. Le decisioni sugli standard saranno prese in modo collegiale e questo perché siamo più liberi se pensiamo in modo creativo.

JLJ: È più importante concentrarsi sull'approccio complessivo che guardare a specifiche aree come la gestione idrica e l'utilizzo delle risorse. L'attenzione ad alcune politiche in particolare dipende troppo dalla situazione economica in un determinato Paese o dall'innovazione in differenti regioni. Il nostro compito è piuttosto quello di lavorare affinché qualcosa cambi davvero, guardare alle soluzioni da un'altra prospettiva e mettere insieme i protagonisti necessari per metterla in pratica.

Robbert, lei fa anche parte della piattaforma ECO-INNOVERA. Qual è il rapporto con EcoAp e quali interessi ci sono in comune?

RD: ECO-INNOVERA è partito come un progetto del Settimo programma quadro FP7 (2007-2013). Mette insieme 25 finanziatori nazionali e regionali di progetti riguardanti l'ecoinnovazione e si occupa di ricerca applicata all'industria. Quello che facciamo è lavorare con serietà su una visione congiunta di ricerca ed ecoinnovazione. Uno dei nostri risultati più importanti consiste in una strategia di ricerca che identifica l'innovazione di sistema come una strada assolutamente da intraprendere. Per questo forniamo supporto alle associazioni che fanno parte della nostra piattaforma e ad altri finanziatori del ramo per capire cosa vuol dire davvero ecoinnovazione e su come effettuare delle verifiche dei benefici ambientali di un determinato progetto prima che questo venga realizzato.

Pubblicizzare questi concetti è uno dei nostri principali compiti, specialmente tra i protagonisti delle politiche e le Pmi. Ci aspettiamo che ECO-INNOVERA possa contribuire in modo significativo a raggiungere gli obiettivi prefissati da EcoAP e dal Gruppo di lavoro di alto livello.

Nota del redattore: maggiori informazioni su ECO-INNOVERA possono essere trovate al seguente link: http://www.eco-innovera.eu/ ].