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La DESSO adotta il principio “dalla culla alla culla” nella produzione di tappeti

14/09/2012

  • Interviste a esperti

Rudi Daelmans è dal 2007 Direttore della sostenibilità alla DESSO, impresa olandese che produce tappeti per scopi commerciali, per il settore alberghiero, la marina e l'aviazione e per la vendita al consumatore. Nel 2008 l'azienda ha adottato il principio “dalla culla alla culla”. Si tratta di un concetto di progettazione, formulato dal chimico Michael Braungart, secondo il quale i prodotti devono essere fatti da componenti facilmente separabili per poter creare in seguito nuovi prodotti.

Perché la sostenibilità e l'eco innovazione sono delle priorità?

Rudi Daelmans: Nel 2007 abbiamo assunto le redini dell'azienda. I vertici della DESSO si sono resi conto delle opportunità della sostenibilità e perciò mi hanno nominato responsabile di settore. Il mio primo compito è stato quello di redigere un inventario delle attività sostenibili della DESSO e di proporre una nuova strategia.

Sono arrivato alla conclusione che la sostenibilità è nei fatti una forma di risparmio. La DESSO era già leader per quanto riguarda il risparmio energetico, ma ho pensato che la sostenibilità meritasse di andare ben oltre questo risparmio e la riduzione delle emissioni di CO2. Ho assistito a numerose conferenze e parlato con alcuni pionieri del settore. Ho incontrato Michael Braungart, il padre del il principio “dalla culla alla culla”. Ed ecco che ho avuto immediatamente l'illuminazione: proprio questo è il punto. Il punto forte di questo principio è la sua ampia portata dal momento che tocca aspetti sociali, energia, acqua e materiali impiegati nei prodotti. E poi ancora, il principio “dalla culla alla culla” non si limita a ridurre solo il proprio impatto, ovvero facendo le cose sbagliate soltanto un pochino meno male, bensì con questa strategia si fanno le cose giuste e nel senso giusto. La filosofia del principio “dalla culla alla culla” ha infatti un vero e proprio sistema di certificazione. Per ottenerla non bisogna superare un unico grande ostacolo, ma si tratta invece di percorrere un percorso fatto a tappe, base, argento, oro e platino.

Come ha reagito la direzione?

RD: Coincidenza ha voluto che l'Amministratore delegato della DESSO, Stef Kranendijk, fosse sul punto di leggere un libro sul principio di design sostenibile e avesse preso parte ad un seminario con Michael Braungart. Per questo motivo si è convinto subito. Ecco che appena ho incontrato Kranendijk non abbiamo perso tempo. Abbiamo assunto i membri dello staff di Braungart come consulenti e organizzato dei gruppi di lavoro. Braungart ha fatto una presentazione in tutti i nostri siti industriali e, durante questi incontri, Stef Kranendijk ha detto chiaro e tondo di essere convinto che proprio questo sia il futuro.

Cosa ha dovuto cambiare alla DESSO?

RD: La dirigenza ha dovuto iniziare a pensare a come immettere un prodotto sul mercato per il quale il prodotto è stato pensato fin dalla sua fase di sviluppo e a come sarà recuperato per essere riciclato alla fine del suo ciclo di vita.

Cosa implica questo per la vostra ricerca e sviluppo?

RD: Implica che dobbiamo verificare se il prodotto che abbiamo è quello giusto e se possiamo trovare la tecnologia per recuperarlo alla fine del suo ciclo di vita. Dobbiamo anche scegliere con cura i materiali che utilizziamo soprattutto in rapporto alla loro tossicità. Questo significa che abbiamo avuto, e abbiamo tuttora, molto lavoro da fare con il nostro comparto acquisti e con i nostri fornitori.

Come hanno reagito i fornitori?

RD: All'inizio non erano assolutamente entusiasti. Allora io e Kranendijk siamo andati da loro a spiegare cosa volevamo e di cosa c'era bisogno per ottenerlo. In generale un fornitore difficilmente accetta di fornire i dettagli sui componenti che usa per fare i suoi prodotti. Ma se gli spiegate il principio “dalla culla alla culla” ecco che diventa un pochino più disponibile. E poi, se proprio non vuole dare a noi questa informazione, può sempre lasciare che l'Agenzia di incoraggiamento della protezione ambientale (Environmental Protection Encouragement Agency EPEA), istituto basato ad Amburgo e fondato da  Michael Braungart, dia un'occhiata ai suoi prodotti. Sarà quindi l'EPEA a sua volta a darci l'ok o meno su questi materiali in base alle nostre esigenze.

Quali conseguenze pratiche ha comportato questo approccio?

RD: Uno dei nostri successi è stata la sostituzione di alcuni derivati del petrolio dalle nostre moquette. Questi prodotti, luna specie di avanzo di un barile di petrolio, non soddisfacevano infatti il principio “dalla culla alla culla”. Per rimpiazzarli abbiamo quindi sviluppato il “DESSO EcoBase” ovvero uno strato di rivestimento di polifeina riciclabile al 100 per cento durante il nostro stesso processo di produzione. Purtroppo il prodotto finale è risultato del 10-15 per cento più costoso quindi non possiamo utilizzarlo per l'intera filiera produttiva. Adesso stiamo cercando di eliminare la differenza di prezzo ottimizzando ulteriormente il rivestimento del DESSO EcoBase.

Può fornire qualche altro esempio?

RD: Una delle cose che il principio “dalla culla alla culla” cerca di fare è semplicemente migliorare la qualità della nostra vita. Per questo motivo il nostro staff sta pensando a come metterlo in pratica. Ciò ha portato allo sviluppo del “DESSO AirMaster” che combina tre tipi di filato (fibre) che di solito non si trovano in una moquette. Il risultato è che la moquette AirMaster cattura e trattiene fino a otto volte la polvere fine rispetto ai pavimenti non rivestiti ed è quattro volte più efficace dei tappeti standard. Abbiamo avuto l'idea dopo esserci imbattuti in una ricerca dell'Organizzazione asmatici tedesca DAAB (Deutscher Allergie- und Asthmabund) che mostrava come i tappeti fossero più efficaci dei pavimenti no rivestiti per ridurre l'accumulo di polvere nelle abitazioni.

E' riuscito a introdurre queste eco innovazioni con lo staff che c'era prima il suo arrivo?

RD: Grosso modo stiamo ancora lavorando con le stesse persone di prima anche se abbiamo assunto uno specialista per i compiti più complicati che non si prendono normalmente in considerazione. Il suo compito è appunto quello di scovare materiali innovativi e mettere a punto nuove tecnologie. Attualmente sta spulciando i brevetti registrati e preso vari contatti con il mondo dell'università.

Qual è il vostro programma di recupero di un prodotto?

RD: Noi ci assumiamo la responsabilità dei prodotti che immettiamo nel mercato. Il design sostenibile mira a cicli di vita senza fine per i prodotti e ad una gestione responsabile dei materiali. Ecco perché abbiamo iniziato a cercare il modo per riutilizzare il filato dei vecchi tappeti. 

Le compagnie di smaltimento dei rifiuti dicono che una volta recuperati li utilizzano per ricavare energia, ma noi vogliamo di più. Perché bruciare delle cose che possono essere riutilizzate? Ecco perché abbiamo deciso di fare tutto da noi e abbiamo inaugurato il nostro Programma di recupero nel 2008.

Cosa succede con questo programma?

RD: Recuperare le fibre dei tappeti non è così difficile, ma queste devono essere anche raccolte facilmente. Il problema è che questo processo ci sarebbe costato una fortuna. Nell'industria dei tappeti ci sono ancora molti produttori che utilizzano plastiche (PVC) nei loro rivestimenti. Le PVC più morbide contengono alti livelli di flatati plastici per rendere il tappeto flessibile. Molti di questi flatati sono però classificati come sostanze cancerogene dannose soprattutto per l'apparato riproduttivo. Per questo abbiamo deciso di recuperare solo le fibre senza PVC.

Abbiamo ricevuto un finanziamento di 1,6 milioni di euro (50 per cento del budget totale) dal Programma Innovazione e competitività della Commissione europea per lanciare il nostro Programma di recupero nel Benelux (Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), Francia, Germania e Regno Unito. L'idea è di allargare il progetto pilota all'intera filiera produttiva, ma ci stiamo ancora lavorando.

[Nota dell'editore: il finanziamento è stato dato al progetto EUROC2C CARPETCHAINS per stabilire uno schema di recupero e riciclaggio dei tappeti in sei Paesi membri

Il principio “dalla culla alla culla” è un marchio commerciale registrato dalla McDonough Braungart Design Chemistry MBDC. EcoBase e AirMaster sono marchi registrati dalla DESSO Holding NV].

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