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L’impulso verso l’ecoinnovazione: un contributo dal Regno Unito

14/12/2011

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Alcuni ricercatori britannici hanno gettato nuova luce su ciò che spinge alcune aziende, più di altre, a perseguire l’ecoinnovazione. I risultati possono essere utili sia per i responsabili politici sia per gli imprenditori.

Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di aziende manifatturiere si è rivolto all’ecoinnovazione per ridurre la propria impronta ecologica e risparmiare sull’utilizzo di materie prime. Nel 2009, nel solo Regno Unito le imprese hanno investito circa 115 milioni di euro in ricerca e sviluppo (R&S) per l’ecoinnovazione. Motivazioni classiche che spingono le aziende a intraprendere questo percorso sono la crescente domanda di beni ecocompatibili da parte dei consumatori oppure standard ecologici autoimposti e determinati dall’aumento del costo dell’energia e delle materie prime. Un’altra spiegazione è data dalle regole sempre più severe imposte dai governi, per cui le imprese si sono rese conto che è possibile ottenere un vantaggio competitivo applicando una strategia ecoinnovativa prima della concorrenza.

Tuttavia, per giudicare l’efficacia di un motore di innovazione rispetto a un altro, è necessario analizzare il tipo di investimenti che ne derivano. Ad esempio, qual è il valore di una norma ambientale se alcune aziende reagiscono solo con investimenti ridotti? Inoltre, esistono caratteristiche peculiari di un’impresa che ne determinano la decisione di perseguire l’ecoinnovazione più di un’altra?

Come accade spesso quando i ricercatori si pongono questo tipo di domande, la possibilità di trovare una risposta è limitata dalla disponibilità di dati solidi, ad esempio misurazioni affidabili dell’attività ecoinnovativa. Una fonte attendibile è costituita dalla «Government Survey of Environmental Protection Expenditure by Industry» (indagine governativa sulla spesa per la protezione ambientale da parte dell’industria), pubblicata annualmente dal ministero per l’Ambiente, le risorse alimentari e gli affari rurali del Regno Unito (Defra), in cui sono raccolti dati a livello aziendale sulla spesa per la protezione ambientale in diversi settori industriali del Regno Unito.

Per i ricercatori della Nottingham Business School, l’indagine rappresenta una risorsa preziosa per mettere alla prova alcune delle teorie prevalenti sui fattori che stimolano l’ecoinnovazione. Uno studio recente, intitolato «On the drivers of eco-innovations: empirical evidence from the UK» (I motori dell’eco-innovazione: dati empirici dal Regno Unito) si serve dei risultati dell’edizione 2006 dell'indagine per dimostrare come tre di questi fattori, ossia domanda pubblica di responsabilità aziendale, sistemi volontari di gestione ambientale e normativa ambientale, abbiano avuto un impatto diverso sulle scelte di investimento delle aziende manifatturiere britanniche.

Domanda pubblica

Lo studio analizza innanzitutto l’influenza esercitata dal fattore della domanda sul processo decisionale delle imprese. Un’ampia sezione della ricerca si concentra sul ruolo fondamentale che le pressioni sociali ricoprono nello spingere le aziende verso prodotti e servizi ecologicamente più accettabili, nonché verso una maggiore responsabilità sociale delle imprese (RSI).

Ciononostante, lo studio mette in evidenza come la risposta alla domanda pubblica si limiti a volte a investimenti minimi nell’ecoinnovazione, finalizzati a legittimare le pratiche dell’azienda e a migliorarne l’immagine «ecologica».

Benché alcuni elementi legati alla domanda influenzino a tutti gli effetti la decisione di avviare un processo di ecoinnovazione, i ricercatori hanno scoperto che essi non hanno alcun impatto statistico significativo sul livello di investimenti in quest’area. Per incoraggiare gli imprenditori a impiegare un numero maggiore di risorse in questo senso, è necessario valutare con più attenzione altri fattori.

Valutare e gestire

I sistemi di gestione ambientale sono il secondo potenziale motore di innovazione preso in esame. Si tratta di strumenti volontari di cui le imprese si servono per valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali in modo sistematico e documentato.

Un esempio di primaria rilevanza è il sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) della Commissione europea, che aiuta le aziende partecipanti a rispettare determinati standard ambientali e incoraggia una produzione più efficiente ed ecologica.

Secondo lo studio svolto a Nottingham, è molto più probabile che le aziende che hanno adottato sistemi come l’EMAS investano nella R&S per l’ecoinnovazione. Gli autori sostengono che una possibile spiegazione di tale fenomeno sia da ricercarsi nel fatto che le aziende che migliorano le proprie capacità organizzative accumulano le competenze trasversali necessarie per avviare attività di ricerca e sviluppo ambientali.

Il ruolo della normativa

Porter», secondo la quale l’inasprimento delle norme ambientali può aumentare l’efficienza e spronare le aziende a innovare, caratteristica che conferirà loro un vantaggio sui concorrenti che intraprenderanno questo percorso con maggiore ritardo.

Lo studio dei ricercatori di Nottingham offre una visione più articolata di questa teoria, sottolineando come l’inasprimento della legislazione ambientale influenzi le aziende in modo diverso a seconda del livello preesistente di innovazione. Per un’impresa che ha raggiunto l’apice dal punto di vista innovativo, ovvero che si trova già più avanti rispetto alla concorrenza nell’impiego di tecnologie e processi all'avanguardia, la legislazione non rappresenta un fattore chiave negli investimenti in ecoinnovazione. Aziende di questo tipo hanno infatti già raggiunto un livello di ecoinnovazione che consente loro di rispettare la normativa vigente in tutte le sue forme, indipendentemente dagli incentivi legislativi.

Al contrario, le normative ambientali sono in grado di stimolare le aziende che non hanno ancora raggiunto un elevato livello di innovazione a investire in R&S. Tali aziende hanno infatti bisogno dell’incentivo legislativo per effettuare gli investimenti necessari nelle tecnologie e nei sistemi ecologici, così da poter rispettare standard più elevati.

Implicazioni politiche

Le conclusioni dello studio di Nottingham confermano i risultati dell’indagine svolta dalla DG Ambiente sui fattori trainanti dell’ecoinnovazione e presentata nel sondaggio Eurobarometro sull’atteggiamento degli imprenditori europei nei confronti dell’ecoinnovazione, realizzato nel 2011. L’indagine, che analizza dati provenienti da colloqui con più di 5.000 dirigenti di piccole e medie imprese (PMI) di tutta Europa, ha rilevato come le capacità gestionali all’interno delle aziende, nonché un accesso agevole a informazioni, conoscenze e servizi di sostegno tecnologico esterni, sono tra i motori dell’ecoinnovazione considerati più importanti dagli imprenditori. Altri fattori rilevanti sono la legislazione e gli standard esistenti, oltre alle norme previste in futuro.

Il sondaggio Eurobarometro offre inoltre indicazioni sulle barriere all’ecoinnovazione, mettendo in particolare rilievo l’influenza esercitata dalla domanda, soprattutto quando è percepita come assente. È risultato infatti che l’ostacolo più serio che impedisce alle aziende di perseguire questo obiettivo è l'incertezza della domanda da parte del mercato.

Di conseguenza, un modo in cui i responsabili delle politiche possono contribuire a stimolare l’ecoinnovazione è attraverso misure sul lato della domanda, come gli appalti pubblici verdi. Allargando i mercati ai prodotti ecocompatibili, gli appalti pubblici possono essere sfruttati dalle autorità come leva per introdurre tali prodotti nel mercato tradizionale e per inviare segnali chiari ai produttori.

Grazie a questi programmi, i produttori hanno un incentivo maggiore a innovare, pena l’esclusione dai contratti nel settore pubblico. Secondo i dati della Commissione, gli appalti pubblici ammontano in totale al 17 % del prodotto interno lordo dell’UE e la quota totale di appalti pubblici in alcuni settori raggiunge il 50 %.

Ciononostante, lo studio di Nottingham illustra chiaramente come, benché i fattori legati alla domanda siano in grado di stimolare l’ecoinnovazione in alcuni settori industriali, la presenza di sistemi di gestione ambientale e di norme ambientali sia molto più importante nel promuovere investimenti cospicui in quest’area. Considerati questi nuovi spunti, la sfida per le autorità pubbliche sarà trovare l’equilibrio ideale tra misure a livello della domanda, norme e un’offerta sufficiente di piattaforme per la gestione ambientale.

Per ulteriori informazioni

  • L’ecoinnovazione (Nottingham University Business School):
    http://www.ecoinnovation.org.uk/Default.asp English

    «On the drivers of eco-innovations: empirical evidence from the UK», Kesidou, E. e Demirel, P. (2010):
    http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1555733 English

    Indagine del DEFRA sulla spesa per la protezione ambientale:
    http://www.defra.gov.uk/statistics/environment/environmental-survey/ English

    Sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS):
    http://ec.europa.eu/environment/emas/index_en.htm English

    Indagine Flash Eurobarometro «FL315 Attitudes of European entrepreneurs to eco-innovation»:
    http://ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_315_en.pdf pdf [5 MB] English