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La globalizzazione è fonte di opportunità, non di problemi, per l’industria europea

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Nonostante il continuo sviluppo delle potenze industriali emergenti, l'Unione europea resta il più grande esportatore al mondo, così come il principale obiettivo per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE). La "Relazione sulla competitività europea", redatta con cadenza annuale dalla Commissione europea, evidenzia come l'Unione europea sia ancora in una posizione di vantaggio e illustra le misure prese dalla Commissione stessa per far sì che la mantenga.

Alcuni vedono la globalizzazione come una minaccia all'industria europea: dalle automobili alle turbine eoliche, molti dei prodotti europei più importanti sono oggi in parte prodotti all'estero.

Col tempo però, la globalizzazione, che in passato era considerata una minaccia mortale all'industria europea, ha mostrato come i suoi aspetti positivi superino in realtà quelli negativi. La Relazione annuale sulla competitività europeapdf Scegli le traduzioni del link precedente  stilata dalla Commissione europea evidenzia infatti i molti modi in cui il settore industriale europeo abbia di fatto tratto vantaggio dalla globalizzazione, oltre a sottolineare i passi compiuti dalla Commissione per incrementare ulteriormente tali vantaggi.

La scelta migliore

Il punto centrale della relazione della Commissione europea del 2012 riguarda la massimizzazione dei vantaggi offerti dalla globalizzazione. La globalizzazione rappresenta un argomento importante per molte ragioni, tra esse il fatto che costituirà una delle forze trainanti più rilevanti per la ripresa economica.

Dato che la globalizzazione contribuisce all'aumento delle esportazioni e alla riduzione dei costi di produzione, i nuovi mercati industriali al di fuori dell'Unione Europea non minacciano, ma anzi favoriscono, la competitività dell'Europa a livello internazionale. A dispetto della maggior concorrenza proveniente dai nuovi operatori in campo industriale, l'Europa è ancora leader a livello mondiale sia per quanto riguarda le esportazioni, sia gli investimenti diretti esteri, il che significa che sempre più paesi e aziende straniere decidono di investire nell'Unione Europea piuttosto che altrove. 

Nonostante il rallentamento dell'economia a livello mondiale, l'Unione europea è riuscita ad attrarre IDE per 421 miliardi di dollari USA (USD), cioè più di un quarto degli IDE totali a livello mondiale. Questa è sicuramente una buona notizia per l'Europa, in quanto gli investimenti diretti esteri portano alla creazione di nuovi posti di lavoro e all'aumento della produttività, consentendo così all'Unione europea di creare più prodotti e in modo più efficiente, cosa che a sua volta rende l'Europa un luogo ancora più attraente in cui investire. Tuttavia, a causa soprattutto di una diminuzione degli scambi intracomunitari, l'Unione europea sta perdendo un po' della sua attrattiva come destinazione per gli IDE.

Un altro modo in cui la globalizzazione permette all'UE di massimizzare i vantaggi in termini di competitività è attraverso il "posizionamento nella catena del valore". Supportato dai progressi fatti nel campo del trasporto transfrontaliero, il posizionamento nella catena del valore consente alle aziende europee di svolgere altrove determinati compiti o parti del loro processo produttivo. In questo modo, anche se il componente di un'automobile è prodotto in Asia, l'automobile resta comunque europea, così come la gran parte delle entrate generate. 

Questa collaborazione globalizzata è coincisa con un forte aumento nel livello di prodotti intermedi o semilavorati, che ha permesso alle aziende di sfruttare i vantaggi comparati derivanti da località e mercati esterni. In altre parole, in un mondo globalizzato, le cosiddette “prestazioni della catena del valore” stanno diventando un termine di misura della competitività più importante rispetto alla tradizionale enfasi data soprattutto al volume delle esportazioni di prodotti finiti. Sotto questo punto di vista, circa l'87% del valore delle esportazioni europee risulta essere prodotto internamente.

Nuovi dati empirici hanno dimostrato l'efficacia della politica industriale sostenibile adottata dall'Unione europea e la sua importanza in termini di competitività delle aziende europee nel quadro delle catene di valore a livello mondiale. L'Unione europea è al primo posto nel mondo quanto all'incremento delle esportazioni legate al settore dell'efficienza energetica e le imprese industriali europee sono tra le prime nel mondo per attività legate all'innovazione nel campo dell'efficienza energetica e per investimenti in prodotti a risparmio energetico e più eco sostenibili.

Politiche di progresso

Affinché le aziende europee possano sfruttare appieno le opportunità derivanti dalla globalizzazione, le barriere internazionali, e in particolare quelle che ostacolano l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (PMI), sia tra stati europei, sia tra Europa e resto del mondo, devono essere rimosse. Proprio per questo motivo, la relazione sulla competitività europea del 2012 offre suggerimenti sul modo migliore per cogliere i frutti della globalizzazione.

La relazione suggerisce all'Unione europea il perseguimento di politiche che aumentino l'apertura agli scambi e che consentano di indirizzare più efficacemente gli sforzi di promozione delle attività di ricerca e sviluppo nei campi delle innovazioni di processo e di mercato. Ciò servirà ad aiutare le aziende locali a diventare parte di catene di valore a livello mondiale, permettendo loro di sfruttare i vantaggi derivanti da una produzione effettuata all'estero. L'accesso a tali catene di valore è di primaria importanza, dato che più dei due terzi delle importazioni europee sono costituite da prodotti intermedi, cioè prodotti scambiati tra produttori e fornitori.

La delocalizzazione, che si ha quando un'azienda trasferisce un processo aziendale da un paese a un altro, richiederà inoltre un'evoluzione della normativa, in modo che si adatti finalmente al ventunesimo secolo. La relazione promuove quindi l'adozione di politiche che aumentino la quota di esportazioni europee di prodotti finiti provenienti dai propri partner commerciali, in particolare da potenze industriali emergenti come Cina, Brasile e India.

Per quanto ci riguarda più da vicino, la relazione suggerisce anche l'adozione di "politiche di vicinato" tese a favorire il commercio tra stati europei. Gli investimenti transfrontalieri e gli scambi con i paesi vicini sono, secondo la relazione, "frutti a portata di mano" che non sono stati ancora utilizzati sfruttandone il loro pieno potenziale. La relazione afferma inoltre che Russia, Ucraina, Svizzera, Norvegia ed Egitto sono alcuni tra i migliori partner commerciali non europei dell'Unione.

L'Unione europea si trova in una posizione ottimale per trarre vantaggio dalla globalizzazione, in quanto si distingue per le sue infrastrutture industriali, la sua forza lavoro specializzata e la sua storia di conquiste nel campo dell'innovazione. Di conseguenza, la globalizzazione non potrà certamente scalzare l'industria europea dalla sua posizione di leader mondiale della nuova rivoluzione industriale.

Dibattito online

Le grandi sfide economiche e sociali globali che ci troviamo ad affrontare richiedono una nuova e migliore politica industriale a livello Ue che non può prescindere da un ampio dibattito. Vi siamo grati per condividere con noi i vostri pensieri ed idee online.

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