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   Comunicazione della Commissione sulla «risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo» (COM(1998)198)

SOMMARIO

La presente comunicazione s'inserisce in un insieme di iniziative comunitarie nel settore dell'accesso dei consumatori alla giustizia, sviluppate ormai da molti anni.

La necessità e l'urgenza di un'azione comunitaria in materia di regolamento delle controversie in materia di consumo sono state sottolineate e confermate nel corso delle consultazioni sul Libro verde (1993) e sul Piano d'azione (1996) sull' "accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nel mercato interno".

Il risultato delle discussioni mostra che uno degli obiettivi principali da raggiungere è di facilitare la risoluzione delle controversie in materia di consumo ovviando ai problemi che derivano dalla sproporzione tra la portata economica della controversia e il costo del suo regolamento giudiziale.

A tal fine, la presente comunicazione contiene due elementi che si propongono di migliorare l'accesso del singolo consumatore alla giustizia (Con "accesso del consumatore alla giustizia" si intende, ai fini della presente convocazione, l'accesso all'esercizio pratico dei propri diritti e non l'accesso alla giustizia in senso stretto, vale a dire ai tribunali) :

da un lato, un formulario di reclamo destinato ad agevolare la comunicazione tra i consumatori e i professionisti e, in caso di mancata soluzione amichevole, ad agevolare l'accesso alle procedure extragiudiziali e

d'altro lato, una raccomandazione che stabilisce principi applicabili alle procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie in materia di consumo (Le prime iniziative comunitarie nel settore dell'accesso alla giustizia, risalgono agli anni '80; una prima comunicazione della Commissione sull'accesso dei consumatori alla giustizia è stata inviata al Consiglio sotto forma di memorandum il 4 gennaio 1985 (COM(84) 692 def.), seguita da una comunicazione "complementare" del 7.05.1987 (COM (87) 210 def.). Il Parlamento europeo si è espresso in materia con una Risoluzione del 13 marzo 1987 (GU n. C99 del 13/04/1987, pag. 203). Il Consiglio ha reagito con la Risoluzione del 25 giugno 1987 dedicata esclusivamente all'accesso dei consumatori alla giustizia (87/C 176/02, GU n. C176 del 04.07.1987, pag. 2), nella quale invitava la Commissione a completare l'analisi tenendo conto dell'allargamento della Comunità. Inoltre la dimensione comunitaria del problema dell'accesso dei consumatori alla giustizia è stata segnalata nella Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 1992 (GU n. C/094 del 13.04.1992, pag. 217) nonché nella Risoluzione del Consiglio del 13 luglio 1992 relativa alle priorità future per lo sviluppo della politica di tutela dei consumatori (GU n. C/186 del 23.07.1992, pag. 1). Nei giorni 21, 22 e 23 maggio 1992, sotto l'egida della presidenza dell'epoca e della Commissione, la "III Conferenza europea sull'accesso dei consumatori alla giustizia", svoltasi a Lisbona, ha riunito circa 300 esperti rappresentanti dei 12 Stati membri e di alcuni paesi dell'EFTA. Le conclusioni di questa riunione confermano le preoccupazioni espresse nelle iniziative sopra citate. Nel suo Libro verde sull'accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nel mercato unico (COM(93)576 def. del 16.11.1993), la Commissione ha formulato un certo numero di proposte destinate a risolvere le controversie transfrontaliere individuali e collettive. Tra queste proposte erano citate la libera circolazione delle azioni inibitorie e la semplificazione della risoluzione delle controversie. In seguito al Libro verde, la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sulle azioni inibitorie a tutela degli interessi dei consumatori che è in corso di adozione (posizione comune del Consiglio relativa alle azioni inibitorie in materia di tutela degli interessi dei consumatori (CE n. 48/97 del 30 ottobre 1997, GU n. C389 del 22.12.1997, pag. 51)) nonché una comunicazione riguardante un Piano d'azione sull'accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nel mercato interno (COM(96)13 def. del 14.02.1996). Il Parlamento europeo, nella sua Risoluzione del 14.11.1996, n. A4-0355/96, GU n. C 362 del 02.12.1996, pag. 275). sulla comunicazione sopra citata, condivide gli obiettivi del piano di azione e invita la Commissione ad elaborare altri lavori in materia.

INDICE

INTRODUZIONE

1. Il problema dell'accesso del singolo consumatore alla giustizia

2. Tre itinerari verso una soluzione:

a) La semplificazione e il miglioramento delle procedure giudiziarie

b) Il miglioramento della comunicazione tra i consumatori e i professionisti

c) La creazione di procedure extragiudiziali

1. L CONTENUTO DELL'AZIONE PROPOSTA

1.1 La promozione della risoluzione amichevole dei problemi di consumo

1.2 La necessità di garanzie adeguate nella creazione e nel funzionamento degli organi extragiudiziali competenti per la risoluzione delle controversie in materia di consumo

2. UN FORMULARIO EUROPEO DI RECLAMO PER IL CONSUMATORE

3. RACCOMANDAZIONE DELLA COMMISSIONE RIGUARDANTE I PRINCIPI APPLICABILI AGLI ORGANI RESPONSABILI PER LA RISOLUZIONE EXTRAGIUDIZIALE DELLE CONTROVERSIE IN MATERIA DI CONSUMO

Allegato: Scheda informativa sugli organi responsabili della risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo.

INTRODUZIONE

1. Il problema dell'accesso del singolo consumatore alla giustizia

Al momento dell'adozione del primo programma per una politica di protezione e d'informazione dei consumatori nel 1975 (GU n. C92 del 25.04.1975, pagg. 1-16), il Consiglio delle Comunità europee ha enunciato cinque diritti fondamentali (Il diritto alla protezione della salute e della sicurezza, il diritto alla protezione degli interessi economici, il diritto all'informazione e all'educazione, il diritto alla rappresentanza, il diritto al giusto risarcimento dei danni mediante procedure rapide, efficaci e poco dispendiose"). Da allora, i risultati ottenuti in questo settore a livello comunitario sono stati particolarmente rilevanti. Numerosi testi comunitari si propongono di attribuire al consumatore un insieme di diritti concreti di cui egli gode in tutti gli Stati membri. La responsabilità per danno da prodotti, il credito al consumo, le vendite a domicilio, i viaggi "tutto compreso", la prenotazione eccedente nei trasporti aerei, la responsabilità per gli incidenti aerei (Regolamento (CE) 2027/97 sulla responsabilità aerea del 9.10.1997, GU n. L 285, 17.10.1997), le clausole abusive, i contratti negoziati a distanza e il "timeshare" sono stati oggetto di legislazione a livello europeo. Altri testi sono stati proposti e sono in discussione in settori quali la vendita e le garanzie dei beni di consumo. L'instaurazione di questi diritti a livello comunitario consente al consumatore di trarre maggiore vantaggio dal grande mercato interno, obiettivo fatto proprio dagli Stati membri al momento dell'accettazione del piano d'azione a favore del mercato interno, presentato dalla Commissione al Consiglio europeo di Amsterdam (obiettivo strategico 4, CSE(97) 1 def., 4.6.97).

Gli Stati membri, sui quali incombe in primo luogo la responsabilità in materia di protezione dei consumatori, hanno inoltre adottato, di propria iniziativa, una serie estremamente varia di normative volte a concedere diritti specifici ai consumatori, sia nei settori non coperti dai testi comunitari, sia nei settori armonizzati disciplinati da disposizioni comunitarie che consentono agli Stati membri di garantire una maggiore protezione dei consumatori. Inoltre, nei rapporti con i professionisti, anche in assenza di normative specifiche, i consumatori godono della protezione prevista dalle norme generali del diritto civile.

Tuttavia, creare diritti sostanziali senza porre a disposizione dei loro titolari meccanismi che ne garantiscano l'esercizio effettivo priverebbe tali diritti di qualunque valore pratico (L'accesso alla giustizia costituisce per i consumatori un corollario dei diritti sostanziali attribuiti dal regolamento comunitario. Se, in mancanza di una disciplina comunitaria, spetta a ciascuno Stato membro disciplinare le modalità procedurali di ricorso in giustizia destinato a garantire la piena tutela di tali diritti, il diritto comunitario impone tuttavia dei limiti a questa competenza. Queste disposizioni legislative non possono, infatti, operare una discriminazione nei confronti delle persone cui l'ordinamento comunitario attribuisce il diritto alla parità di trattamento, né limitare le libertà fondamentali garantite dal trattato. Quando il diritto comunitario garantisce la libera circolazione delle merci e dei servizi sul mercato interno, la possibilità per gli operatori, compresi i consumatori, di adire le giurisdizioni di uno Stato membro per regolare le controversie cui le loro attività economiche possono aver dato luogo, allo stesso titolo dei cittadini di questo Stato, costituisce il corollario di queste libertà (sentenza del 26 settembre 1996, Data Delecta e Forsberg, C-43/95, Racc. 96/I-4661, sentenza del 20 marzo 1997, Hayes, C-323/95, Racc. I-171).

Di conseguenza, per garantire un adeguamento del contesto -delineato dal legislatore, comunitario o nazionale, per la protezione dei consumatori - con la realtà, occorre fare in modo che i consumatori possano far valere i propri diritti in caso di loro violazione, tramite canali giuridici semplici, rapidi, efficaci e poco dispendiosi.

I problemi specifici che i consumatori incontrano nel far valere i propri diritti sono già stati oggetto di numerose prese di posizione delle istituzioni competenti. Vi è infatti un certo numero di ostacoli che si parano dinanzi al consumatore che esercita i propri diritti dinanzi ai tribunali.

Vi sono in primo luogo il costo della consultazione giuridica e della rappresentanza, le spese di giustizia, le spese per la consultazione di esperti (dal momento che le economie moderne presentano prodotti e servizi sempre più complessi, che superano a volte le conoscenze del giudice). Vi è inoltre, in alcuni paesi, il rischio di dover sostenere, in caso di perdita della causa, le spese dell'altra parte ovvero, in altri paesi, la certezza di dover sostenere, anche in caso di vincita, i propri costi. Infine, considerando l'ingolfamento dei tribunali in taluni Stati membri, è particolarmente lungo il tempo che trascorre prima che una causa possa essere giudicata. Oltre a questi fattori materiali, esistono inoltre barriere di ordine psicologico dovute alla complessità e al formalismo che accompagnano le procedure giudiziarie. Il consumatore prova spesso una certa esitazione nei confronti dei tribunali, collegata al linguaggio giuridico e ai rituali ermetici della procedura.

La situazione, già complessa nel contesto delle controversie nazionali, lo diviene ancora di più se le controversie sono a livello internazionale. Il rischio di controversie transfrontaliere (Per una descrizione particolareggiata della definizione del termine e di tutti i problemi specifici o supplementari che ne derivano, rinviamo al Libro verde, pag. 72) aumenta con la moltiplicazione delle transazioni transfrontaliere in materia di consumo e l'apparire di nuove tecniche di vendita e di prestazione di servizi.

Tenuto conto di quanto precede, possiamo concludere che, nella maggior parte dei conflitti in materia di consumo, sia nazionali che transfrontalieri, il valore economico limitato della controversia rende eccessiva la durata della procedura giudiziaria e sproporzionati i suoi costi (La fondatezza di questa constatazione è stata verificata e provata nello studio effettuato sul "costo delle frontiere giudiziarie per i consumatori nel mercato unico". Nell'ambito di questo studio, è risultato che il costo medio (spese di giustizia + spese per avvocati) della risoluzione giudiziaria di una controversia infracomunitaria vertente su un importo di 2.000 ecu è pari, nella migliore delle ipotesi, per la parte richiedente, a circa 2.500 ecu. Per un riassunto dei risultati dello studio, rinviamo al "Piano d'azione sull'accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nel mercato interno", pagg. 8-11 (COM(96)0013). Di fronte a tale situazione, numerosi consumatori rinunciano a far valere i propri diritti e subiscono semplicemente la loro violazione.

2. Tre itinerari verso una soluzione

Vi sono tre vie possibili per migliorare l'accesso dei consumatori alla giustizia: la semplificazione e il miglioramento delle procedure giudiziarie, il miglioramento della comunicazione tra gli operatori economici professionali e i consumatori e le procedure extragiudiziali per la risoluzione delle controversie in materia di consumo. Queste tre vie, lungi dal costituire metodi alternativi, sono assolutamente complementari.

Tuttavia una fondamentale differenza separa la prima via dalle altre due: mentre la prima si situa nel contesto tradizionale della risoluzione giudiziaria delle controversie e intende migliorare i sistemi esistenti, le altre due fanno uscire, nella misura del possibile, le controversie dal contesto giudiziario.

a) La semplificazione e il miglioramento delle procedure giudiziarie

La maggior parte degli Stati membri hanno sviluppato iniziative volte a semplificare le procedure giudiziarie per le controversie "di minor valore", sia in generale, sia in particolare per le controversie in materia di consumo. La caratteristica comune è l'assenza di formalismo di queste procedure che consentono la presentazione dell'istanza con modalità semplificate, rendono facoltativo l'intervento di un avvocato o propongono un tentativo di conciliazione davanti a un giudice (sia obbligatorio sia a discrezione del giudice o delle parti). Nonostante le similitudini, esistono numerose divergenze nelle procedure semplificate tra i vari ordinamenti giuridici, in particolare per quanto riguarda i criteri stabiliti per la definizione delle piccole controversie o i costi.

Nell'ambito del Piano d'azione della Commissione del 14.02.1996, la Commissione ha presentato il progetto di creare un formulario, concepito come uno strumento per semplificare l'accesso dei consumatori alle procedure giudiziarie. I risultati della consultazione sul Piano d'azione hanno tuttavia dimostrato che gli Stati membri non sono convinti dei vantaggi di un formulario unico nell'ambito delle procedure giudiziarie semplificate, tanto più che la possibilità di avviare tale procedura con il semplice invio di un formulario comporterebbe modifiche delle norme nazionali di procedura civile per la maggior parte di essi. I lavori sviluppati in questo contesto hanno tuttavia indotto la Commissione a varare una delle iniziative, nel settore delle procedure extragiudiziali, indicate nella presente Comunicazione (vedi infra punto I.1).

La presente Comunicazione non riguarda le procedure giudiziarie e non contiene quindi proposte in questo settore di primaria importanza. Cio' non significa evidentemente che la Commissione rinunci a promuovere progressi in questo ambito. Al contrario, continuerà a studiare la necessità e le modalità di un'azione comunitaria relativa al funzionamento delle procedure giudiziarie nel contesto globale del mercato interno e dello spazio giudiziario europeo, uno sforzo che sarà fortemente sostenuto dal Trattato di Amsterdam. La Commissione ha, d'altro canto, appena presentato una Comunicazione (Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "verso una maggiore efficienza nell'ottenimento e nell'esecuzione delle decisioni nell'ambito dell'Unione europea" (COM(97)609 def. del 26.11.1997) che si propone in particolare di migliorare le procedure d'esecuzione delle decisioni giudiziarie all'estero e le norme relative alla determinazione dei tribunali competenti per l'esame delle controversie transfrontaliere. Questa comunicazione, che prende in considerazione gli interessi dei consumatori, avvia inoltre una discussione su una strategia comune dell'Unione per quanto riguarda alcuni aspetti dei diritti procedurali nazionali. Sarà inoltre avviata una riflessione più generale sul problema del funzionamento delle procedure giudiziarie semplificate (per le piccole controversie) nell'ambito dello spazio giudiziario europeo.

b) Il miglioramento della comunicazione tra i consumatori e i professionisti

Per contribuire a risolvere i problemi dell'accesso del consumatore alla giustizia dinanzi ai tribunali, l'obiettivo è di assistere il consumatore a risolvere in modo amichevole i conflitti con il professionista. Il dialogo tra le due parti e la risoluzione amichevole della controversia evitano al consumatore tutti i problemi riguardanti le procedure giudiziarie sopra indicate, ponendo al tempo stesso rimedio alla situazione creata dalla violazione eventuale dei suoi diritti.

La risoluzione amichevole delle controversie soddisfa inoltre le esigenze e le preoccupazioni dei professionisti che, dal canto loro, desiderano evitare processi giudiziari e mantenere la loro clientela.

Il dialogo si avvia di solito su iniziativa del consumatore, con o senza l'intervento delle associazioni dei consumatori e di altri organismi di assistenza ai consumatori.

Tuttavia, la nascita di una comunicazione fruttuosa è spesso impedita dalla mancanza di informazioni del consumatore, dalla sua difficoltà ad esporre chiaramente le sue richieste o, nel caso delle controversie transfrontaliere, dalle sue reticenze ad avviare un dialogo con un "interlocutore" che si esprime in una lingua diversa dalla propria.

Evidentemente, quando la risoluzione amichevole della controversia fallisce, il ricorso agli organismi competenti per la risoluzione delle controversie in materia di consumo è inevitabile.

D'altro canto, nel settore dei servizi finanziari, la Commissione ha lanciato un'iniziativa (Comunicazione della Commissione "Servizi finanziari - Rafforzare la fiducia dei consumatori" COM(97) 309 del 26.06.1997 che faceva seguito al Libro verde su "Servizi finanziari: rispondere alle attese dei consumatori" COM(96) 209 del 22.05.96) volta a consentire alle parti interessate, vale a dire l'industria dei servizi finanziari e le organizzazioni dei consumatori, di trovare accordi volontari al fine di migliorare, da un lato, l'informazione del consumatore e, d'altro lato, il suo accesso ai sistemi dei ricorsi.

c) La creazione di procedure extragiudiziali

Per questi motivi molte iniziative negli Stati membri si sono orientate verso soluzioni extragiudiziali di risoluzione delle controversie in materia di consumo. La Commissione europea sostiene da molto tempo "progetti pilota" sul piano nazionale e locale che si propongono di creare o sviluppare questo tipo di sistemi.

Accanto alle procedure giudiziarie, esistono attualmente in Europa numerosi "metodi extragiudiziali" specifici per la risoluzione delle controversie in materia di consumo. In alcuni casi si tratta di procedure complementari o preliminari rispetto a quelle giudiziarie, come la mediazione o la conciliazione; in altri casi si ricorre a meccanismi alternativi, come l'arbitraggio. Considerando che lo stesso metodo può avere qualificazioni differenti nei vari Stati membri e per evitare che questa diversità terminologica non tragga in inganno, è opportuno precisare che la presente Comunicazione riguarda i metodi che, indipendentemente dalla loro denominazione, portano ad una risoluzione della controversia grazie all'intervento attivo di un terzo che propone o impone una soluzione. Non sono quindi prese in considerazione le procedure che si limitano ad un semplice tentativo di riavvicinare le parti per convincerle a trovare una soluzione di comune accordo.

I sistemi di risoluzione extragiudiziale delle controversie di consumo sono caratterizzati da una grande diversità per quanto riguarda la loro struttura, il loro funzionamento e lo svolgimento del procedimento.

Gli strumenti extragiudiziali possono risultare da iniziative dei pubblici poteri sia a livello centrale (ad esempio: Consumer Complaints Boards nei paesi scandinavi), sia a livello locale (ad esempio: tribunali arbitrali in Spagna), sia da iniziative promosse o organizzate da associazioni o settori professionali (ad esempio: i mediatori, "ombudsmen" delle banche o delle assicurazioni), o da professionisti o istituzioni che forniscono servizi di arbitraggio e di mediazione come loro attività principale (ad esempio: giuristi o centri di arbitraggio privati).

Proprio a causa di queste diversità, la natura delle decisioni adottate da tali istanze è molto diversificata. Alcune sono semplici raccomandazioni (come quelle dei Complaints Board dei paesi scandinavi e della maggior parte degli "Ombudsman" privati), altre sono vincolanti solo per il professionista (come la maggior parte di quelle degli "Ombudsman delle banche") altre ancora sono vincolanti per entrambe le parti (arbitraggio).

Tuttavia, in una prospettiva di salvaguardia degli interessi delle parti, è importante sapere in quale misura le procedure extragiudiziali possono assicurare garanzie analoghe a quelle delle procedure giudiziarie (in particolare le garanzia d'indipendenza e d'imparzialità), migliorando al tempo stesso il loro accesso pratico alla risoluzione dei conflitti. Il tema è tanto più importante per il fatto che il sistema extragiudiziale, malgrado i suoi incontestabili vantaggi, può presentare alcuni potenziali punti deboli, come la flessibilità che consente di escludere l'applicazione rigida delle norme di diritto, la mancanza di strumenti di ricorso contro la decisione, quando essa abbia carattere vincolante o le difficoltà dell'esecuzione di tali decisioni in particolare in uno Stato diverso da quello in cui la decisione è stata adottata (la Convenzione di New York del 1958 che consente l'esecuzione delle decisioni arbitrali non è applicabile a tutti gli Stati membri dell'Unione (Ad esempio, il Portogallo non ha aderito a tale Convenzione (sentenza del 25.7.1991, Rich, C-190/89, Racc. I-3855). Cio' comporta che il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni arbitrali non sono garantite in tutta l'Unione).

L'esistenza di alcune garanzie di "buona giustizia" nelle procedure extragiudiziali potrebbe da un lato diminuire il peso dei loro inconvenienti e dall'altro aumentare la credibilità dei sistemi extragiudiziali di fronte ai consumatori, nonché la reciproca fiducia degli organi esistenti nei vari Stati membri.

1. IL CONTENUTO DELL'AZIONE PROPOSTA

Con la presente comunicazione, la Commissione vara due iniziative volte a migliorare la situazione esistente in materia di accesso dei consumatori alla giustizia. L'iniziativa della Commissione intende completare la politica realizzata dagli Stati membri in questo settore al fine di realizzare "un livello elevato di protezione dei consumatori" in conformità con l'articolo 129A del Trattato; tenuto conto del principio di sussidiarietà (articolo 3B del Trattato), il contenuto dell'azione si limita a quanto è necessario per raggiungere l'obiettivo e l'attuazione dell'iniziativa proposta è su base volontaria.

1.1. La promozione della risoluzione amichevole dei problemi di consumo

In questo contesto, la Commissione intende in primo luogo incoraggiare e agevolare la risoluzione dei conflitti in materia di consumo in una fase iniziale, in modo tale che le parti evitino gli inconvenienti causati dall'apertura di una procedura (giudiziaria o anche extragiudiziale). A tal fine, la Commissione presenta un "formulario europeo di reclamo per i consumatori" che intende migliorare la comunicazione tra i consumatori e i professionisti coinvolti in modo tale da ottenere una risoluzione amichevole delle loro vertenze. Nell'ipotesi in cui il dialogo tra il consumatore e l'operatore professionale non portasse ad una soluzione del problema, il formulario potrebbe essere utilizzato per avviare una procedura extragiudiziale. Sarebbe auspicabile che gli organismi responsabili della risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo accettino l'apertura di una procedura di loro competenza tramite il semplice deposito del formulario europeo, al fine di consentire un'utilizzazione integrale delle possibilità offerte dal formulario stesso.

Questo formulario di reclamo può essere utilizzato sia a livello nazionale che transfrontaliero, indipendentemente dal valore in gioco e dal tipo di controversia di consumo in questione. Si lascia alla discrezione delle persone interessate decidere in quale misura il loro problema può essere risolto attraverso l'utilizzazione del formulario. Per quanto riguarda più particolarmente i servizi finanziari, "il dialogo" in corso tra l'industria dei servizi finanziari e le associazioni dei consumatori esamina attualmente l'adeguamento di questo formulario alle controversie relative ai servizi finanziari.

Il formulario sarà a disposizione di tutti i soggetti e organizzazioni interessati su Internet in tutte le lingue dell'Unione europea. Il formulario non può essere modificato, ma può essere "personalizzato" dalle organizzazioni (imprese, associazioni di imprese, organizzazioni dei consumatori, centri d'informazione dei consumatori, ecc.), che propongono la sua utilizzazione al consumatore tramite l'apposizione del loro logo sull'angolo superiore destro del formulario.

Il "formulario di reclamo per il consumatore", che ha assunto la sua forma attuale in seguito alle numerose consultazioni con le parti interessate e con gli Stati membri, è stato concepito in modo tale da poter "guidare" e orientare il consumatore nella formulazione della sua richiesta. Il formulario propone una scelta di risposte multiple per assistere il consumatore nel circoscrivere i problemi e definire la sua richiesta, lasciando spazio sufficiente per consentire agli utenti di aggiungere ulteriori indicazioni o descrivere casi particolari non compresi negli elenchi del formulario. La combinazione di un sistema di "scelte multiple" e di testo libero faciliterà notevolmente le traduzioni in caso di controversie transfrontaliere in cui le parti si esprimono in lingue diverse. I servizi della Commissione procederanno a qualunque modifica tecnica del formulario che risulterà opportuna.

Questa iniziativa della Commissione è lanciata a titolo di progetto pilota. La Commissione procederà alla valutazione, entro due anni, della pertinenza e dell'impatto del formulario sulla base dell'esperienza ottenuta grazie alla sua utilizzazione.

1.2. La necessità di garanzie adeguate nella creazione e nel funzionamento degli organi extragiudiziali competenti per la risoluzione delle controversie in materia di consumo

La seconda parte dell'iniziativa della Commissione si presenta sotto forma di una raccomandazione volta a individuare una serie di principi applicabili al funzionamento degli organi extragiudiziali (esistenti o da creare) per la risoluzione delle controversie in materia di consumo.
Le procedure extragiudiziali considerate dalla presente raccomandazione sono quelle che, indipendentemente dalla loro "natura giuridica" (decisione, raccomandazione o proposta di transazione), sono caratterizzate dall'interposizione di un terzo che non si limita a persuadere le parti a intendersi ma prende una posizione concreta in merito alla risoluzione della controversia.

Il rispetto di taluni principi come l'indipendenza, la trasparenza e l'efficacia, può contribuire ad un livello più elevato di protezione dei diritti dei consumatori. Al tempo stesso, l'esistenza di tali garanzie costituisce un fattore di affidabilità e di fiducia. Tale fiducia si situa a due livelli: in primo luogo il consumatore, rassicurato dalle garanzie fornite dalle procedure extragiudiziali a sua disposizione, potrà senza riserve né diffidenze godere pienamente dei vantaggi offerti dal sistema extragiudiziale del suo paese o da quello di un altro Stato membro nel caso dei conflitti transfrontalieri; in secondo luogo, gli organismi responsabili dell'azione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo esistenti nei vari paesi avranno maggiore fiducia reciproca nel caso di controversie transfrontaliere. In un ambiente di fiducia reciproca, essi potranno collaborare efficacemente al fine di migliorare il trattamento delle controversie in materia di consumo a carattere transfrontaliero. La Commissione agevolerà il collegamento in rete di tali organismi in modo da consentire una collaborazione attiva nella risoluzione dei casi concreti. Il risultato finale verso cui sarebbe opportuno orientarsi è quello di permettere al consumatore, nel caso delle controversie transfrontaliere, di adire, attraverso l'organismo extragiudiziale omologo esistente nel proprio paese, l'organismo extragiudiziale competente all'estero.

In questo senso, sarebbe opportuno che gli organismi extragiudiziali creati nei vari Stati membri rispettino i principi enunciati nella raccomandazione. Le associazioni dei consumatori e le organizzazioni professionali, sia a titolo individuale sia attraverso la loro collaborazione, hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella realizzazione di questo obiettivo.

D'altro canto, questi principi possono agevolare la possibilità per i prestatari di servizi extragiudiziali stabiliti in uno Stato membro di offrire i loro servizi in un altro Stato membro.

Al fine di ottenere un livello di trasparenza e di diffusione delle procedure extragiudiziali che garantisca il rispetto dei principi esposti nella raccomandazione, e inoltre per agevolare il loro collegamento in rete, la Commissione prenderà l'iniziativa di creare una base di dati riguardante gli organismi extragiudiziali di risoluzione delle controversie in materia di consumo che offrano tali garanzie. Nel rispetto del principio di sussidiarietà, il contenuto della base di dati sarà costituito dalle informazioni che gli Stati membri, che intendono partecipare all'iniziativa, comunicheranno alla Commissione. Al fine di consentire la normalizzazione delle informazioni e per semplificare la trasmissione dei dati, la Commissione pone a disposizione degli Stati membri una scheda informativa standard allegata alla presente comunicazione.

Nella stessa prospettiva di trasparenza e d'informazione, ogni Stato membro potrebbe prevedere la creazione di un punto di contatto unico sul suo territorio che sarebbe in grado di indicare a tutti i soggetti interessati gli organismi cui possono rivolgersi per la risoluzione extragiudiziale di un caso concreto di controversie in materia di consumo.

La Commissione valuterà l'attuazione di questa raccomandazione entro un termine di due anni.

UN FORMULARIO EUROPEO DI RECLAMO PER IL CONSUMATORE

ALLEGATO:

SCHEDA INFORMATIVA SUGLI ORGANI EXTRAGIUDIZIALI DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE IN MATERIA DI CONSUMO

COORDINATE DELL'ORGANO: (indicate il nome, l'indirizzo, il numero di telefono e di fax, l'indirizzo e-mail e qualunque altro elemento utile al fine di consentire e di agevolare la presa di contatto da parte degli interessati)

STRUTTURA: (descrivete la composizione dell'organo, il suo carattere individuale o collegiale, la durata del mandato e le norme relative alla nomina e la revoca dei responsabili dell'adozione delle decisioni)

COMPETENZA: (descrivete il tipo di controversie trattate, la copertura geografica e i limiti eventualmente esistenti in rapporto al valore dell'oggetto delle controversie)

PROCEDURE: (descrivete le norme relative al ricorso, in particolare le azioni eventualmente imposte al consumatore prima della presentazione, i termini di cui dispone per agire, la necessità o no di comparire di persona, il carattere scritto o orale della procedura)

I COSTI (indicate il costo eventuale della procedura, nonché le norme relative alla ripartizione delle spese al termine della procedura)

NATURA DELLA DECISIONE: (indicate se la procedura si conclude con una decisione a carattere vincolante per una o entrambe le parti, o con una semplice raccomandazione o una proposta di transazione)

MODALITA' D'ESECUZIONE: (nei casi in cui la procedura si conclude con una decisione vincolante indicate gli strumenti di esecuzione di tale decisione)

 

 

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