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Ultimo aggiornamento: 09-05-2005
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Crediti alimentari - Grecia

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INDICE

1. Che cosa significano le nozioni di “alimenti” e di “obbligo degli alimenti” nel diritto greco?Chi ha l’obbligo di corrispondere gli alimenti?Nel caso di divorziati, l’ex coniuge nei confronti dell’altro? 1.
2. Fino a quale età il figlio ha diritto agli alimenti? 2.
3. In quali casi si applica il diritto greco? 3.
4. Quando non si applica il diritto greco, quale diritto applicano i tribunali greci? 4.
5. Per far riconoscere il proprio diritto agli alimenti, ci si deve rivolgere a un determinato organismo, a un’amministrazione oppure al tribunale? 5.
6. Si può presentare la domanda per conto di un parente, di un conoscente stretto o di un minore? 6.
7. Come si determina qual è il tribunale competente? 7.
8. Per intentare l’azione legale, l’avente diritto agli alimenti deve necessariamente farsi rappresentare (da un avvocato, da un determinato organismo o altro) ? Altrimenti, qual è la procedura da seguire? 8.
9. Il procedimento giudiziario è oneroso? In caso affermativo, a quanto possono ammontare, complessivamente, le spese? Se l’avente diritto agli alimenti non ha possibilità economiche sufficienti, può ottenere il patrocinio a spese dello Stato? 9.
10. Quale tipo di assistenza si ottiene mediante la sentenza del tribunale in materia di alimenti? In caso di assegno alimentare, come ne viene determinato l’importo? Come si può adeguare tale importo all’andamento del costo della vista ed a modifiche della situazione personale? 10.
11. Come e a chi viene corrisposto l’assegno alimentare? 11.
12. Come si può ottenere il pagamento dell’assegno alimentare da un obbligato che non intende versarlo spontaneamente? 12.
13. Un organismo o un’amministrazione può prestare assistenza per far ottenere il pagamento dell’assegno alimentare? 13.
14. Un organismo o un’amministrazione può assumersi in tutto o in parte l’obbligo di versare l’assegno alimentare al posto del debitore? 14.
15. Chi ha diritto all’assegno alimentare può ottenere l’assistenza di un organismo o di un’amministrazione in Grecia? 15.
16. In caso affermativo, quali sono la denominazione e l’indirizzo di tale organismo o amministrazione e come si deve agire per ottenerne l’assistenza? 16.
17. Che tipo di assistenza presta l’organismo o amministrazione, se l’avente diritto all’assegno alimentare risiede in un altro Stato e l’obbligato risiede in Grecia? 17.
18. Chi ha diritto all’assegno alimentare può rivolgersi direttamente a tale organismo o amministrazione in Grecia? 18.

 

1. Che cosa significano le nozioni di “alimenti” e di “obbligo degli alimenti” nel diritto greco?Chi ha l’obbligo di corrispondere gli alimenti?Nel caso di divorziati, l’ex coniuge nei confronti dell’altro?

  1. Per alimenti s’intendono il denaro o altre prestazioni da parte di una persona a favore di un’altra, allo scopo di provvedere alle necessità di sostentamento di questa.
  2. L’obbligo degli alimenti ha carattere familiare, ossia è prescritto tra parenti, ha natura di obbligazione ed è in stretta relazione con la vita, la dignità e la sopravvivenza dell’avente diritto.

Chi ha l’obbligo di corrispondere gli alimenti?

I genitori nei confronti dei figli?

I figli nei confronti dei genitori?

Nel caso di divorziati, l’ex coniuge nei confronti dell’altro?

Altre persone?

In quali casi?

I parenti obbligati a corrispondere gli alimenti sono unicamente i consanguinei in linea diretta e, in linea collaterale, soltanto i fratelli e sorelle, ed i genitori adottivi nei confronti dei figli adottati. Nel caso di figli nati fuori del matrimonio, il padre deve corrispondere gli alimenti anche alla madre. Quindi, nei confronti dei figli gli obbligati sono i genitori, nei limiti delle loro possibilità economiche, non solo se essi stessi esercitano sui figli la potestà, ma anche quando siano stati privati di tale potestà in misura totale o parziale (come può accadere in caso di divorzio, di separazione, di abuso della potestà o di domanda in tal senso da parte dei figli). Nei confronti dei genitori sono obbligati i figli e, in caso di decesso, i loro figli nei confronti dei nonni e, in caso di decesso dei nipoti, i figli di questi, nei confronti dei nonni e dei bisnonni. Inoltre, hanno l’obbligo degli alimenti i coniugi ed ex coniugi tra loro, i fratelli e sorelle tra loro, e, come si è detto, il padre di un figlio nato fuori del matrimonio nei confronti della madre di suo figlio. Hanno l’obbligo degli alimenti anzitutto i discendenti, secondo l’ordine di successione intestata, ciascuno in proporzione alla sua parte di eredità. In mancanza di discendenti, l’obbligo è degli ascendenti più vicini, diviso in parti uguali nel caso che vi siano più ascendenti del medesimo grado. Quando più persone hanno diritto agli alimenti da parte di una sola persona e questa non ha mezzi sufficienti per corrispondere gli alimenti a tutti gli aventi diritto, hanno la precedenza i discendenti, secondo l’ordine di successione intestata. Se gli aventi diritto sono in maggioranza ascendenti, hanno la precedenza i parenti più stretti. Per il diritto agli alimenti, anche il coniuge è assimilato ai discendenti minorenni e ha la precedenza rispetto agli altri aventi diritto e agli altri parenti. Lo stesso vale per il coniuge divorziato, se ha diritto agli alimenti.

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Ha diritto agli alimenti unicamente chi non è in grado di mantenersi da solo con i propri beni o con un lavoro adeguato alla sua età, al suo stato di salute e alle sue condizioni di vita, o tenuto conto delle sue eventuali esigenze di formazione. Tuttavia, il figlio minore ha il diritto di essere mantenuto dai genitori anche se possiede beni propri, se il reddito derivante da tali beni o il prodotto del suo lavoro non gli basta per mantenersi. D’altro canto, non è tenuto a corrispondere alimenti chi, dati i suoi altri obblighi, non è in grado di adempiere all’obbligo degli alimenti senza porre a repentaglio il proprio sostentamento. Questa regola non si applica nel caso del mantenimento di un figlio minore da parte del genitore, a meno che il figlio possa ricorrere a un’altra persona avente tale obbligo nei suoi confronti oppure possa mantenersi con i propri mezzi.

Nel caso di ex coniugi, se uno di loro non è in grado di provvedere al proprio sostentamento con il proprio reddito o con i propri beni, ha il diritto di chiedere gli alimenti all’altro ex coniuge nei seguenti casi:

  1. se al momento della sentenza di divorzio si trova in età o in stato di salute tale da impedirgli(-le) d’iniziare o di proseguire un’adeguata attività lavorativa che possa assicurargli(-le) il sostentamento;
  2. se ha la custodia di un figlio minore, il che gli (le) impedisce di esercitare un’adeguata attività lavorativa;
  3. se non trova un adeguato posto di lavoro stabile oppure se deve acquisire una formazione professionale, ma in entrambi i casi ciò vale soltanto per un lasso di tempo non superiore a tre anni dopo la sentenza di divorzio;
  4. in ogni altro caso in cui è stato imposto all’altro coniuge l’obbligo degli alimenti per ragioni di equità.

Tuttavia, l’obbligo degli alimenti può essere escluso o limitato per seri motivi, in particolare se il matrimonio ha avuto breve durata oppure se chi può esigere gli alimenti era parte colpevole nel divorzio o ha provocato volontariamente il proprio stato di necessità.

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Il diritto agli alimenti si estingue se l’avente diritto contrae nuovo matrimonio o inizia a convivere con un’altra persona in unione libera. L’obbligo si estingue anche con il decesso dell’obbligato, tranne per quanto riguarda il tempo precedente al decesso o le prestazioni ancora dovute al momento del decesso. Inoltre, ciascuno degli ex coniugi è tenuto a fornire all’altro precise informazioni sui propri beni e redditi, entro i limiti di quanto è necessario per determinare l’importo dell’assegno alimentare. A richiesta di uno degli ex coniugi, che va presentata tramite il procuratore competente, anche il datore di lavoro o il servizio e l’ispettore fiscale competenti sono tenuti a fornire ogni informazione necessaria relativa alla situazione economica dell’altro coniuge e, in particolare, al suo reddito. L’entità degli alimenti viene determinata in base alle necessità dell’avente diritto, quali risultano dal suo tenore di vita. Tuttavia, quando l’avente diritto agli alimenti ha commesso nei confronti dell’obbligato una colpa che comporterebbe l’esclusione dall’eredità, ha diritto a ricevere soltanto lo stretto necessario per il suo sostentamento.

2. Fino a quale età il figlio ha diritto agli alimenti?

Il figlio ha il diritto di essere mantenuto dai genitori sino al compimento dei 18 anni, indipendentemente dal fatto che disponga di un reddito derivante da beni propri o dal suo lavoro. Tuttavia, i genitori sono tenuti a mantenere il figlio anche dopo che è diventato maggiorenne, se questi non è in grado di mantenersi da solo con i propri mezzi o con un lavoro adeguato alla sua età, al suo stato di salute e alle altre sue condizioni di vita, tenuto conto anche delle sue eventuali esigenze di formazione.

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3. In quali casi si applica il diritto greco?

Per quanto riguarda gli alimenti tra coniugi o ex coniugi, si applica il diritto sostanziale greco se l’ultima cittadinanza comune, nel corso del matrimonio, era greca e uno dei coniugi la conserva o se la loro ultima residenza abituale comune, nel corso del matrimonio, era in Grecia, oppure se essi conservano legami più stretti con la legge greca. Per quanto riguarda gli alimenti tra genitori e figli e altri ascendenti o discendenti, si applica il diritto greco se l’ultima cittadinanza comune era greca o se l’ultima residenza abituale comune era in Grecia o se il figlio è cittadino greco. Se il figlio è nato fuori del matrimonio, l’obbligo degli alimenti da parte della madre o del padre è disciplinato dal diritto greco se l’ultima cittadinanza comune era greca o se l’ultima residenza abituale comune era in Grecia oppure se il padre o la madre ha la cittadinanza greca. Per quanto riguarda gli alimenti tra il padre e la madre di un figlio nato fuori del matrimonio, si applica il diritto greco se nel corso della gravidanza l’ultima cittadinanza comune era greca o se l’ultima residenza abituale o effettiva era in Grecia. Si applica il diritto greco anche nel caso che una delle persone summenzionate abbia doppia cittadinanza, greca e straniera. Inoltre, si applica il diritto greco quando l’obbligato risiede in Grecia e l’avente diritto agli alimenti risiede in uno degli Stati in cui vige la convenzione di New York “per il recupero all’estero degli obblighi alimentari” (decreto legge n. 4421/1964). Il diritto processuale da applicare è quello greco, in base al principio della lex fori.

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4. Quando non si applica il diritto greco, quale diritto applicano i tribunali greci?

Nel caso che non si applichi il diritto greco, i tribunali applicano, in ordine di prevalenza:

  1. per l’obbligo degli alimenti tra coniugi o ex coniugi, il diritto dello Stato di cui avevano cittadinanza comune nel corso del matrimonio, purché uno di loro la conservi, oppure il diritto dello Stato in cui avevano l’ultima residenza abituale comune nel corso del matrimonio, oppure il diritto dello Stato con il quale hanno più stretti legami;
  2. per l’obbligo degli alimenti tra genitori e figli e tra ascendenti e discendenti, il diritto dello Stato di cui avevano l’ultima cittadinanza comune oppure il diritto dello Stato in cui avevano l’ultima residenza abituale comune, oppure il diritto dello Stato di cui il figlio ha la cittadinanza;
  3. per l’obbligo degli alimenti tra un figlio nato fuori del matrimonio ed i suoi genitori, il diritto dello Stato di cui questi avevano l’ultima cittadinanza comune oppure il diritto dello Stato in cui essi avevano l’ultima residenza abituale comune, oppure il diritto dello Stato di cui il padre o la madre ha la cittadinanza;
  4. per l’obbligo degli alimenti da parte del padre nei confronti della madre di suo figlio, nato fuori del matrimonio, il diritto dello Stato di cui i genitori avevano l’ultima cittadinanza comune nel corso della gravidanza oppure il diritto dello Stato in cui essi avevano l’ultima residenza abituale o effettiva. Se uno dei genitori è cittadino di più Stati esteri, si applica il diritto dello Stato con il quale ha più stretti legami.

5. Per far riconoscere il proprio diritto agli alimenti, ci si deve rivolgere a un determinato organismo, a un’amministrazione oppure al tribunale?

Chi ha diritto agli alimenti deve rivolgersi al tribunale per chiedere che l’obbligato glieli corrisponda. Nel caso che si applichi la convenzione di New York “per il recupero all’estero degli obblighi alimentari” (decreto legge n. 4421/1964) , l’ufficio responsabile di trasmettere la domanda di alimenti da parte dell’avente diritto, residente in uno degli Stati aderenti alla convenzione, deve chiedere all’ufficio di ricezione dell’altro Stato aderente alla convenzione nel quale risiede l’obbligato – in Grecia, il ministero della Giustizia – di prendere tutti i provvedimenti necessari perché l’avente diritto riceva gli alimenti.

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6. Si può presentare la domanda per conto di un parente, di un conoscente stretto o di un minore?

Soltanto i genitori del figlio minore o la madre di un figlio nato fuori del matrimonio, purché in possesso della potestà genitoriale, possono presentare domanda per conto del figlio dinanzi al tribunale, perché questo determini l’obbligo degli alimenti. Se i genitori sono stati privati della potestà genitoriale, deve presentare la domanda di alimenti per conto del minore la persona alla quale è stata attribuita la potestà o che ne è divenuta il tutore. Se l’avente diritto agli alimenti è sottoposto ad assistenza giudiziaria o è interdetto, presenta la domanda di alimenti il suo assistente giudiziario o il suo tutore temporaneo o definitivo.

7. Come si determina qual è il tribunale competente?

Nel caso di una domanda di alimenti presentata dall’avente diritto nei confronti dell’obbligato, è competente per materia il tribunale monocratico di primo grado. A titolo di eccezione, è competente il tribunale collegiale di primo grado, se la domanda di alimenti è abbinata a una domanda relativa a controversie matrimoniali quali una domanda di divorzio, di annullamento del matrimonio o di dichiarazione dell’esistenza o inesistenza di un matrimonio, oppure se la domanda di alimenti è abbinata a una domanda relativa all’attribuzione della paternità, alla dichiarazione dell’esistenza o inesistenza della relazione padre-figlio o della potestà genitoriale, al riconoscimento della paternità di un figlio nato fuori del matrimonio, alla dichiarazione di esistenza o inesistenza o di nullità del riconoscimento volontario di un figlio nato fuori del matrimonio o alla sua assimilazione a un figlio legittimo in seguito al matrimonio dei genitori, all’impugnazione del riconoscimento volontario o alla dichiarazione d’inesistenza o di annullamento dell’adozione e alla dichiarazione dell’esistenza o inesistenza di una tutela. È competente per territorio il tribunale sotto la cui giurisdizione si trova il domicilio o residenza del convenuto e, se la domanda è abbinata a controversie matrimoniali, anche il tribunale sotto la cui giurisdizione si trova la residenza abituale o l’ultima residenza comune dei coniugi, se uno di essi vi risiede ancora, oppure la residenza dell’uno o dell’altro coniuge se si tratta di una domanda congiunta oppure la residenza abituale dell’attore, se la detiene da almeno un anno prima della presentazione della domanda o da almeno sei mesi se è cittadino greco. Altrimenti, è competente il tribunale dello Stato di cui sono cittadini entrambi i coniugi. In caso di urgenza o di pericolo imminente, chi ha diritto agli alimenti può chiedere al tribunale monocratico di primo grado che è competente per territorio secondo i criteri summenzionati di dettare gli opportuni provvedimenti cautelari per imporre l’obbligo degli alimenti a titolo temporaneo.

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8. Per intentare l’azione legale, l’avente diritto agli alimenti deve necessariamente farsi rappresentare (da un avvocato, da un determinato organismo o altro) ? Altrimenti, qual è la procedura da seguire?

Sì: l’avente diritto all’assegno alimentare deve scegliersi un avvocato, incaricandolo di presentare la domanda di concessione dell’assegno alimentare presso il tribunale competente per territorio e per materia.

9. Il procedimento giudiziario è oneroso? In caso affermativo, a quanto possono ammontare, complessivamente, le spese? Se l’avente diritto agli alimenti non ha possibilità economiche sufficienti, può ottenere il patrocinio a spese dello Stato?

Il procedimento giudiziario richiede il pagamento delle relative spese e dell’onorario dell’avvocato. Di norma, chi presenta la domanda di assegno alimentare deve pagare in anticipo le spese previste, che vengono determinate dal tribunale e non possono essere superiori a 147 euro. L’entità delle altre spese varia a seconda dell’importo dell’assegno, delle prestazioni richieste e degli eventuali rinvii nella deliberazione sulla domanda. Se il ricorrente non ha mezzi, la legge prevede il gratuito patrocinio, a determinate condizioni.

10. Quale tipo di assistenza si ottiene mediante la sentenza del tribunale in materia di alimenti? In caso di assegno alimentare, come ne viene determinato l’importo? Come si può adeguare tale importo all’andamento del costo della vista ed a modifiche della situazione personale?

Il tribunale determina l’entità degli alimenti tenendo conto, da un lato, delle esigenze di dignitoso sostentamento e di formazione dell’avente diritto e, dall’altro, delle possibilità economiche dell’obbligato. L’importo dell’assegno alimentare viene stabilito per un biennio. Allo scadere del biennio, oppure se è cambiata la situazione in base alla quale il tribunale aveva fissato l’importo dell’assegno alimentare, ciascuna delle controparti, ossia tanto l’avente diritto quanto l’obbligato, può chiedere rispettivamente la determinazione di un nuovo importo per il successivo biennio oppure la revisione della decisione e la determinazione ex novo dell’importo degli alimenti.

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11. Come e a chi viene corrisposto l’assegno alimentare?

Di norma, direttamente all’avente diritto o, se si tratta di un minore, di un interdetto o di persona sottoposta ad assistenza giudiziaria, al genitore, al tutore o all’assistente giudiziario che presenta la relativa domanda per conto dell’avente diritto.

12. Come si può ottenere il pagamento dell’assegno alimentare da un obbligato che non intende versarlo spontaneamente?

Nel caso che l’obbligato rifiuti di versare l’assegno alimentare, l’avente diritto deve cercare di ottenere soddisfazione mediante la procedura di esecuzione forzata a carico dei beni dell’obbligato, se questi ne possiede.

13. Un organismo o un’amministrazione può prestare assistenza per far ottenere il pagamento dell’assegno alimentare?

No.

14. Un organismo o un’amministrazione può assumersi in tutto o in parte l’obbligo di versare l’assegno alimentare al posto del debitore?

No.

15. Chi ha diritto all’assegno alimentare può ottenere l’assistenza di un organismo o di un’amministrazione in Grecia?

Sì.

16. In caso affermativo, quali sono la denominazione e l’indirizzo di tale organismo o amministrazione e come si deve agire per ottenerne l’assistenza?

Se l’avente diritto all’assegno alimentare risiede in uno Stato firmatario della convenzione di New York “per il recupero all’estero degli obblighi alimentari”, alla quale aderisce anche la Grecia (decreto legge n. 4421/1964) , oppure se tra lo Stato in questione e la Grecia vige un accordo bilaterale e l’obbligato al versamento dell’assegno risiede in Grecia, è competente per prestare assistenza il Servizio centrale del ministero della Giustizia, il cui indirizzo è Mesoghíon n. 96, Atene, 11527 Grecia, telefono +30. 210. 7714186. Le modalità per rivolgersi a tale Servizio sono quelle previste nella convenzione o nell’accordo.

17. Che tipo di assistenza presta l’organismo o amministrazione, se l’avente diritto all’assegno alimentare risiede in un altro Stato e l’obbligato risiede in Grecia?

L’assistenza prevista nella convenzione o nell’accordo.

18. Chi ha diritto all’assegno alimentare può rivolgersi direttamente a tale organismo o amministrazione in Grecia?

No, tranne nel caso suddetto.

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