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Ultimo aggiornamento: 15-01-2009
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Ordinamento giuridico - Portogallo

 

INDICE

1. Gli strumenti o fonti che enunciano le norme giuridiche 1.
2. Le altre fonti del diritto 2.
3. La gerarchia tra i vari strumenti generatori del diritto 3.
4. Le modalità di entrata in vigore sul territorio nazionale delle norme figuranti negli strumenti sopranazionali 4.
5. Le autorità competenti per adottare norme giuridiche 5.
6. La procedura di adozione delle norme giuridiche 6.
7. Le modalità per l'entrata in vigore delle disposizioni giuridiche nazionali 7.
8. Mezzi per comporre eventuali conflitti tra disposizioni giuridiche 8.

 

1. Gli strumenti o fonti che enunciano le norme giuridiche

Secondo la concezione tradizionale, in Portogallo le fonti del diritto sono le seguenti:

  1. le leggi costituzionali, che comprendono la Costituzione della Repubblica, leggi costituzionali miscellanee e le leggi di emendamento della Costituzione;
  2. le norme e principi del diritto internazionale generale e comune, le norme derivanti dalle convenzioni internazionali regolarmente ratificate o approvate, le norme emanate dagli organi competenti delle organizzazioni internazionali di cui il Portogallo fa parte, purché ciò sia stabilito nei rispettivi trattati costituenti, le disposizioni dei trattati dell'Unione europea e le norme emanate dalle istituzioni dell'Unione europea nell'esercizio delle rispettive competenze (articolo 8 della Costituzione);
  3. le leggi ordinarie, che comprendono le leggi emanate dal Parlamento, i decreti legge governativi ed i decreti legislativi regionali adottati dalle assemblee legislative delle regioni autonome delle Azzorre e di Madeira;
  4. gli atti dotati di forza equivalente a quella delle leggi, quali gli atti di approvazione di convenzioni, trattati o accordi internazionali, le dichiarazioni d'incostituzionalità o d'illegalità, aventi forza vincolante generale, pronunciate dalla Corte costituzionale, i contratti collettivi di lavoro e altri strumenti di regolamentazione collettiva del lavoro;
  5. i regolamenti, ossia gli strumenti di grado inferiore rispetto alle leggi, il cui scopo è precisarle e integrarle per renderne possibile l'applicazione e l'attuazione. Comprendono i regolamenti d'esecuzione, le regolamentazioni, i decreti, i regolamenti d'esecuzione regionali, le risoluzioni, le normative che disciplinano l'organizzazione e il funzionamento interno di organi collegiali e di persone giuridiche, le ordinanze, i regolamenti di polizia emanati dai governatori civili, le decisioni e regolamenti dei consigli comunali.

2. Le altre fonti del diritto

Vi sono tesi divergenti sull'ammissibilità e l'importanza di altre fonti non basate sul potere politico dello Stato di creare diritto scritto. Queste divergenze di opinione derivano soprattutto dal fatto che le fonti sono, per alcuni, un mezzo di formazione di disposizioni giuridiche, per altri uno strumento di precisazione delle norme di legge e, per altri ancora, un mezzo di formazione e uno strumento di precisazione. Spesso si distingue tra fonti immediate e mediate, ovviando così alle difficoltà causate dalle divergenze nell'impostazione di base.

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Si ritiene in generale che possano rientrare nella categoria delle fonti del diritto:

  1. la consuetudine, ossia la prassi reiterata e abituale di un comportamento, accompagnata dal senso generalizzato della sua obbligatorietà. Oggi la si può considerare fonte del diritto soltanto per determinati settori tematici: la si riscontra ancora nel diritto internazionale pubblico (per esempio, è di origine consuetudinaria il principio dell'immunità giurisdizionale degli Stati esteri), nel diritto internazionale privato e nel diritto amministrativo;
  2. la giurisprudenza, ossia il significato emanante dalla sentenze e decisioni dei tribunali. Per alcuni, non è una vera fonte del diritto, ma servirebbe soltanto come precisazione del significato delle norme, per fornire risultati di processi interpretativi sui quali conformare le successive interpretazioni, in funzione della capacità di convinzione delle costruzioni logiche e tecniche su cui si basano tali risultati. Per certi autori, rientrano in questo concetto non soltanto le decisioni giudiziali in cause specifiche, ma anche gli atti giurisdizionali aventi carattere normativo (sentenze della Corte costituzionale dotate di forza vincolante generale), poiché, secondo tali autori, tutti questi atti costituiscono una vera e propria creazione di diritto oggettivo;
  3. l'equità, che si fonda sull'attribuzione agli organi giurisdizionali della competenza per formulare, riguardo a casi specifici in esame, norme giuridiche adeguate alla peculiarità di tali casi, ricorrendo a principi generali di giustizia e alla coscienza etico-giuridica di chi giudica. I tribunali possono comporre una vertenza secondo equità soltanto quando a) vi sia una disposizione giuridica che lo consente; b) vi sia l'accordo delle parti e manchi una disposizione giuridica al riguardo; c) le parti abbiano convenuto preliminarmente di far ricorso all'equità (articolo 4 del Codice civile);
  4. le usanze, ossia prassi sociali abituali ritenute non vincolanti ma rilevanti nelle situazioni giuridiche, in particolare per formalizzare relazioni giuridiche, soprattutto nel settore commerciale. Sono ammissibile in ambito giuridico quando la legge le prevede e se non si rivelano contrarie ai principi della buona fede (articolo 3 del Codice civile). Di conseguenza, le usanze non sono strumenti autonomi di creazione del diritto e, secondo il parere di molti, non costituiscono autentiche fonti del diritto;
  5. la dottrina, ossia il complesso delle opinioni dei giuristi, risultanti dallo studio teorico o dogmatico del diritto. Non sembra che la si possa considerare un'autentica fonte del diritto, sebbene essa abbia una funzione importante in quanto elemento generatore del perfezionamento scientifico e tecnico, avente ripercussioni sul risultato finale delle attività di coloro che interpretano e applicano le norme giuridiche.

3. La gerarchia tra i vari strumenti generatori del diritto

Per gerarchia delle leggi s'intende il loro valore relativo, ossia la loro posizione in un ordine scalare.

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A tale riguardo, alcuni sostengono che la gerarchia si può stabilire soltanto in funzione della modalità di creazione delle leggi, ossia che una posizione rispettiva si può stabilire non tra le norme giuridiche ma soltanto tra le loro fonti o strumenti di formazione.

Qualunque sia l'opinione a questo riguardo, si può stabilire un elenco di precedenze.

Si tratta dell'ordine gerarchico delle fonti, già indicato nella risposta A1:

  1. la Costituzione della Repubblica e le leggi costituzionali;
  2. le norme e principi del diritto internazionale generale o comune e le convenzioni internazionali (ossia tutti gli atti menzionati alla lettera b) della risposta A1);
  3. le leggi e decreti legge;
  4. i decreti legislativi regionali;
  5. gli atti dotati di forza equivalente a quella delle leggi;
  6. i regolamenti.

4. Le modalità di entrata in vigore sul territorio nazionale delle norme figuranti negli strumenti sopranazionali

Il recepimento degli strumenti normativi internazionali è disciplinato dai seguenti criteri, indicati nell'articolo 8 della Costituzione:

  1. le norme e principi del diritto internazionale generale o comune fanno parte integrante del diritto portoghese;
  2. le norme derivanti da convenzioni internazionali regolarmente ratificate o approvate entrano a far parte dell'ordinamento interno dopo la loro pubblicazione ufficiale e per il periodo in cui sono internazionalmente vincolanti per lo Stato portoghese;
  3. le norme emanate dagli organi competenti delle organizzazioni internazionali di cui il Portogallo fa parte entrano in vigore direttamente nell'ordinamento interno, purché ciò sia stabilito nei rispettivi trattati costituenti;
  4. le disposizioni dei trattati dell'Unione europea e le norme emanate dalle istituzioni dell'Unione europea, nell'esercizio delle loro rispettive competenze, si applicano nell'ordinamento interno secondo le condizioni stabilite nel diritto comunitario e nel rispetto dei principi fondamentali della democrazia.

Secondo alcuni autori, il criterio di cui alla lettera c) ha effetto diretto sui regolamenti comunitari e sulle direttive e decisioni di cui sono destinatari gli Stati membri.

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5. Le autorità competenti per adottare norme giuridiche

Sono competenti per adottare norme giuridiche il Parlamento, il Governo, i governi e assemblee legislative regionali delle Azzorre e di Madeira, le autorità locali e alcune autorità amministrative.

6. La procedura di adozione delle norme giuridiche

La modalità di produzione normativa varia in funzione delle regole specifiche che si applicano a ciascun organo responsabile della creazione del diritto. I diversi tipi di atti legislativi vengono elaborati secondo procedure distinte. Si descrivono qui i due sistemi più formali e importanti di produzione delle norme giuridiche.

La procedura più complessa, che compete al Parlamento, comprende i seguenti elementi successivi:

  1. l'iniziativa legislativa, che spetta ai membri del Parlamento, alle commissioni parlamentari e al Governo, e anche, ai termini e condizioni stabiliti dalla legge, a gruppi di cittadini elettori. Per quanto riguarda le regioni autonome, l'iniziativa legislativa spetta alle rispettive assemblee legislative (articolo 167, comma 1 della Costituzione);
  2. l'ammissione iniziale, la pubblicazione, la registrazione, la numerazione e il dibattito: questa fase comprende l'esame dell'ammissibilità della proposta, la sua pubblicazione nell'organo interno del Parlamento, le formalità amministrative e, infine, l'esame del contenuto;
  3. la discussione e approvazione, che prevedono un dibattito sulle questioni generali e uno sui punti specifici, una votazione sulle questioni generali, una votazione sui punti specifici e una votazione complessiva finale. Per l'adozione, può essere necessaria la maggioranza semplice, la maggioranza assoluta o la maggioranza qualificata;
  4. la supervisione del Presidente della Repubblica, entro la scadenza stabilita dalla legge. Può seguirne la promulgazione del testo proposto o l'esercizio del diritto di veto, nel qual caso il testo viene ridiscusso in Parlamento. Se la votazione è confermata oppure se vengono apportati emendamenti, il testo viene di nuovo trasmesso al Presidente per la promulgazione, che dovrà avvenire entro una scadenza predeterminata. Compete al Presidente della Repubblica promulgare le leggi e firmare le risoluzioni di approvazione di accordi internazionali adottate dal Parlamento (articolo 134, lettera b) della Costituzione);
  5. la pubblicazione: dopo la promulgazione, il Presidente della Repubblica deve ordinare che il nuovo testo di legge sia pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

La procedura legislativa del Governo comprende le seguenti fasi principali:

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  1. l'iniziativa legislativa, che compete ai ministeri;
  2. l'istruzione: in questa fase, il ministro che ha presentato la proposta deve raccogliere pareri, procedendo anche all'audizione degli organi indicati nella Costituzione e nei testi di legge;
  3. la valutazione preliminare e nel merito, che consiste nell'esame e valutazione della proposta, nella fase iniziale dopo la sua ammissione preliminare;
  4. l'approvazione: anche se alcuni atti normativi non richiedono l'approvazione del Consiglio dei ministri, di regola questo interviene in tale fase;
  5. la supervisione: entro quaranta giorni dalla data alla quale ha ricevuto un decreto ministeriale, il Presidente della Repubblica lo promulga o esercita il diritto di veto, indicandone per iscritto la motivazione al Governo (articolo 136, comma 4 della Costituzione);
  6. la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del nuovo testo di legge.

7. Le modalità per l'entrata in vigore delle disposizioni giuridiche nazionali

Le leggi prendono effetto dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Tra la pubblicazione e l'entrata in vigore decorre il periodo stabilito nel testo stesso della legge o, in mancanza di tale disposizione, il periodo stabilito in disposizioni giuridiche specifiche (articolo 5 del Codice civile).

A norma dell'articolo 2 della legge 11 novembre 1998, n. 74, modificata dalla legge 24 gennaio 2005, n. 2:

  1. gli atti legislativi e gli altri atti di contenuto generale entrano in vigore il giorno in essi stabilito, che in nessun caso può essere il giorno stesso della loro pubblicazione;
  2. se non è stata stabilita una data precisa, i suddetti testi di legge entrano in vigore cinque giorni dopo la loro pubblicazione:
  3. nelle regioni autonome delle Azzorre e di Madeira tali testi di legge entrano in vigore il quindicesimo giorno dopo la loro pubblicazione e fuori del Portogallo il trentesimo giorno;
  4. questi termini temporali decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione del testo di legge o della sua effettiva diffusione, se essa è posteriore alla pubblicazione.

8. Mezzi per comporre eventuali conflitti tra disposizioni giuridiche

In tal campo, la funzione più importante spetta alla Corte costituzionale, che è competente per dichiarare l'incostituzionalità di disposizioni contrarie alla Costituzione della Repubblica Portoghese o ai principi in essa enunciati.

Nel giudicare sui casi concreti che vengono loro sottoposti, i tribunali non possono applicare norme che si configurino come violazione della Costituzione o dei principi che ne derivano.

Nel processo d'interpretazione che effettuano per valutare i fatti loro sottoposti, è compito dei tribunali comporre gli eventuali conflitti tra disposizioni giuridiche, sempre nel rispetto della gerarchia delle fonti indicata in precedenza. In tale intervento, i tribunali devono considerare il sistema giuridico come un corpus unitario, escludendo distinzioni o incoerenze, in particolare di natura logica o semantica, e devono ponderare le circostanze soggiacenti alla produzione normativa e alle condizioni specifiche al momento del giudizio, esigendo sempre un minimo di corrispondenza letterale, anche se espressa imperfettamente, con la soluzione che adottano, presumendo che il legislatore abbia optato per le soluzioni più opportune e abbia saputo esprimere il proprio intento in termini adeguati (articolo 9 del Codice civile).

È prevista la possibilità d'intentare un'azione amministrativa speciale, avente come domanda principale la dichiarazione d'illegalità di una norma emanata nel campo del diritto amministrativo (articolo 46, comma 2, lettera c) del Codice di procedura dei tribunali amministrativi).

Per quanto riguarda i conflitti tra leggi del diritto internazionale privato, consultare la rubrica "Legge applicabile - Portogallo".

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