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Ultimo aggiornamento: 05-11-2009
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Ordinamento giuridico - Lussemburgo

 

INDICE

1. Quali sono le fonti del diritto? 1.
1.1. Fonti internazionali del diritto 1.1.
1.1.1. Convenzioni internazionali 1.1.1.
1.1.2. Diritto comunitario 1.1.2.
1.2. Fonti nazionali del diritto 1.2.
1.2.1. Norme costituzionali 1.2.1.
1.2.2. Norme legislative 1.2.2.
1.2.3. Norme regolamentari 1.2.3.
2. Quali sono altre eventuali fonti del diritto e qual è il loro valore? 2.
2.1. La giurisprudenza 2.1.
2.1.1. Giurisprudenza internazionale 2.1.1.
2.1.2. Giurisprudenza europea 2.1.2.
2.1.3. Giurisprudenza nazionale 2.1.3.
2.2. I principi generali del diritto 2.2.
3. Qual è la gerarchia fra questi vari strumenti? 3.
4. Quali sono le modalità di entrata in vigore, sul territorio nazionale, delle norme contenute in strumenti sovranazionali? 4.
4.1. Convenzioni internazionali 4.1.
4.2. Norme comunitarie 4.2.
5. Quali sono le autorità che possono emanare norme giuridiche? 5.
5.1. Norme internazionali 5.1.
5.2. Norme nazionali 5.2.
6. Qual è il procedimento d’adozione di queste norme giuridiche? 6.
6.1. Leggi 6.1.
6.2. Regolamenti 6.2.
7. Quali sono le modalità d’entrata in vigore delle norme nazionali? 7.
8. Quali sono i mezzi di risoluzione di eventuali conflitti fra diverse norme giuridiche nello Stato membro? 8.

 

1. Quali sono le fonti del diritto?

1.1. Fonti internazionali del diritto

Il Granducato di Lussemburgo è vincolato da trattati internazionali, bilaterali o multilaterali. Oltre agli obblighi che essi impongono allo Stato lussemburghese nelle relazioni con altri Stati, alcuni di questi trattati sono fonti di diritto per gli individui (ad es., i cittadini dell’Unione europea possono avvalersi direttamente della libertà di circolazione sulla base dei trattati europei).

1.1.1. Convenzioni internazionali

Trattati e accordi internazionali conclusi fra il Granducato di Lussemburgo e altri Stati. Si possono citare come esempi la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, o il trattato Benelux firmato all’Aia il 3 febbraio 1958 fra il Belgio, i Paesi Bassi e il Lussemburgo.

1.1.2. Diritto comunitario

Il diritto comunitario comprende i trattati europei (in particolare, il trattato di Roma del 25 marzo 1957, il trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, il trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997 e il trattato di Nizza del 26 febbraio 2001) e le norme di diritto derivato, contenuto degli atti adottati dalle istituzioni della Comunità europea e dell’Unione europea: le direttive, le decisioni, i regolamenti, i pareri e le raccomandazioni.

1.2. Fonti nazionali del diritto
1.2.1. Norme costituzionali

La Costituzione del Granducato di Lussemburgo è stata promulgata il 17 ottobre 1868. Il sistema costituzionale istituito nel 1868 assomiglia molto a quello della Costituzione belga del 1831. Nonostante numerose differenze nei dettagli, le opere relative al diritto costituzionale belga possono essere consultate senza riserve per quanto riguarda i principi generali. Malgrado numerose revisioni intervenute dopo la sua promulgazione, l’attuale Costituzione corrisponde sempre in larga misura al testo del 1868.

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La Costituzione lussemburghese è una Costituzione di tipo rigido, vale a dire che la sua modifica richiede una procedura speciale, più complessa della procedura legislativa ordinaria. Una revisione della Costituzione richiede due votazioni successive della Camera dei deputati con una maggioranza di almeno due terzi dei suoi membri. Il voto per procura non è ammesso. Un intervallo di almeno tre mesi deve separare le due votazioni.

Se nel corso dei due mesi che seguono la prima votazione più di un quarto dei membri della Camera o 25 000 elettori ne fanno domanda, il testo adottato in prima lettura dalla Camera dei deputati è sottoposto a un referendum. Non vi è allora una seconda votazione, e la revisione è adottata solo se ha la maggioranza dei voti validamente espressi.

1.2.2. Norme legislative

Le leggi sono votate dalla Camera dei deputati e poi sancite e promulgate dal Granduca. Il legislatore lussemburghese decide sovranamente in merito agli orientamenti che intende dare al diritto amministrativo, tranne quando la sua libertà è limitata da una disposizione costituzionale o da una norma di diritto internazionale.

In base alla Costituzione lussemburghese, l’esercizio del potere legislativo spetta congiuntamente al Granduca e alla Camera dei deputati, e non può esistere nessuna legge senza il doppio consenso dei due rami del potere legislativo.

1.2.3. Norme regolamentari

Le leggi non possono ovviamente disciplinare tutte le questioni fin nei minimi dettagli. Inoltre, il ricorso all'iter legislativo, relativamente complesso, non è sempre opportuno, ad esempio quando si tratta di disciplinare una materia le cui norme sono oggetto di frequenti modifiche.

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È in questi casi che interviene il regolamento granducale, che è la norma d'esecuzione della legge. La Costituzione lussemburghese conferisce al Granduca il compito di “(fare) i regolamenti e le ordinanze necessari per l'esecuzione delle leggi, senza poter mai né sospendere le leggi stesse, né dispensare dalla loro esecuzione”

2. Quali sono altre eventuali fonti del diritto e qual è il loro valore?

2.1. La giurisprudenza

L'ammissione della giurisprudenza fra le fonti del diritto non è scevra da difficoltà. Il diritto lussemburghese non conosce in effetti la “regola del precedente” applicata nei sistemi giuridici anglosassoni, e i giudici non sono generalmente vincolati da decisioni giudiziarie pronunciate in altre cause, anche se assolutamente comparabili. I giudici non possono inoltre pronunciarsi con decisione avente efficacia generale e la loro sentenza deve sempre limitarsi al caso concreto per il quale sono aditi.

In pratica, tuttavia, le decisioni precedenti pronunciate in cause comparabili hanno un peso innegabile. Inoltre, quando un testo si presta a un’interpretazione, il potere del giudice è innegabilmente maggiore poiché gli è possibile modellare il diritto interpretandolo. Può anche accadere che nessun testo preveda delle norme applicabili a una particolare controversia. In tal caso, nella misura in cui non può astenersi dallo statuire, il giudice dovrà formulare egli stesso una regola generale che gli consenta di decidere sul caso.

2.1.1. Giurisprudenza internazionale

Il Granducato di Lussemburgo riconosce l’autorità diretta di diverse giurisdizioni internazionali, fra cui la Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo.

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2.1.2. Giurisprudenza europea

In virtù dell’articolo 234 del trattato che istituisce la Comunità europea, la giurisprudenza della Corte di giustizia si impone alle giurisdizioni nazionali tramite il rinvio pregiudiziale che permette ai giudici nazionali, prima di statuire, di chiedere alla Corte di giustizia la soluzione dei problemi posti dall’applicazione del diritto comunitario, che le parti possono invocare davanti ad essi.

2.1.3. Giurisprudenza nazionale

Di regola, le decisioni pronunciate in materia civile e commerciale sono vincolanti solo per il caso giudicato: sono obbligatorie per le parti in causa, ma non cambiano la configurazione del diritto.

Questo vale anche per la maggior parte delle decisioni emesse dalle giurisdizioni amministrative. Eccezionalmente, quando il Tribunale o la Corte amministrativa sono aditi per un ricorso contro un atto regolamentare, una sentenza o un’ordinanza avrà portata generale e sarà pubblicata nel Mémorial, la Gazzetta ufficiale del Granducato di Lussemburgo.

Le sentenze pronunciate dalla Corte costituzionale hanno anch’esse portata generale e sono pubblicate nel Mémorial.

2.2. I principi generali del diritto

Fra le regole che emergono dalla giurisprudenza, occorre sottolineare più in particolare la categoria dei principi generali del diritto, definiti come ”norme di diritto obbligatorie per l’amministrazione e la cui esistenza è affermata in modo pretorio dal giudice”.

3. Qual è la gerarchia fra questi vari strumenti?

Nel diritto interno le fonti del diritto sono organizzate secondo una gerarchia. La Costituzione è la fonte di rango più elevato, seguita dalle leggi e dai regolamenti.

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In assenza di disposizioni costituzionali, la posizione del diritto lussemburghese sui rapporti fra il diritto internazionale e il diritto interno è di origine esclusivamente giurisprudenziale.

La giurisprudenza lussemburghese su questo punto si è sviluppata a partire dall’inizio degli anni ’50, quando la Corte di cassazione prima, e poi il Consiglio di Stato misero fine alla posizione sostenuta fino allora, secondo la quale un controllo del giudice sulla conformità delle leggi ai trattati internazionali era impossibile in virtù della separazione dei poteri.

Secondo la decisione di riferimento del Consiglio di Stato del 1951, “un trattato internazionale incorporato nella legislazione interna con una legge d’approvazione è una legge di natura superiore, che ha un’origine più alta della volontà di un organo interno. Ne consegue che, in caso di conflitto fra le disposizioni di un trattato internazionale e quelle di una legge nazionale posteriore, la legge internazionale deve prevalere sulla legge nazionale" (Consiglio di Stato, 28 luglio 1951, Pas. lux. t. XV, pag. 263).

La formulazione di questa decisione è evidentemente molto ampia, poiché l’ordinanza afferma, senza fare alcuna distinzione, che la norma internazionale prevale sulla volontà di qualsiasi organo interno. Le giurisdizioni lussemburghesi non si sono tuttavia mai pronunciate esplicitamente a favore di un primato delle norme internazionali sulla Costituzione.

Va al contrario osservato che la Costituente, in occasione della revisione del 1956, ha espressamente respinto un progetto di testo governativo che stabiliva che “Le norme del diritto internazionale fanno parte dell’ordinamento giuridico nazionale. Esse prevalgono sulle leggi e su ogni altra disposizione nazionale”. Il commento degli articoli precisava chiaramente che quest’ultima formula doveva inglobare le disposizioni costituzionali.

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Il Consiglio di Stato ha, tuttavia, ammesso implicitamente questo primato in un parere del 26 maggio 1992 sul progetto di legge di approvazione del trattato dell’Unione. Vi esprime infatti che “occorre tenere presente che, secondo la regola della gerarchia delle norme giuridiche, il diritto internazionale prevale sul diritto nazionale, e che in caso di conflitto le giurisdizioni accantonano la legge interna a favore del trattato. Poiché è d’uopo evitare una contraddizione fra il nostro diritto nazionale e il diritto internazionale, il Consiglio di Stato insiste affinché la relativa revisione costituzionale intervenga in tempo utile per prevenire una tale situazione di incompatibilità”. Il Granducato di Lussemburgo sembra quindi avviato su una via decisamente internazionalista.

Questa situazione è probabilmente una conseguenza tecnica dell’assenza di un controllo sulla costituzionalità delle leggi in Lussemburgo. La Corte costituzionale, istituita nel 1999 per verificare la conformità delle leggi alla Costituzione, non può in effetti essere adita per una questione relativa alla conformità alla Costituzione di una legge di approvazione di un trattato internazionale.

4. Quali sono le modalità di entrata in vigore, sul territorio nazionale, delle norme contenute in strumenti sovranazionali?

4.1. Convenzioni internazionali

La Costituzione lussemburghese è particolarmente succinta nel disciplinare la procedura di approvazione dei trattati internazionali, poiché si limita ad affermare che “i trattati non avranno effetto prima di essere stati approvati da una legge e pubblicati nelle forme previste per la pubblicazione delle leggi".

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Il Granducato è un paese di tradizione monistica. In altre parole, il trattato si applica allo stesso titolo di una norma interna del Granducato senza che sia necessario recepirlo in una forma o nell’altra.

Il contenuto della legge di approvazione è quindi molto esiguo e si limita generalmente a un articolo unico con cui tale o tal altro trattato “è approvato”. Tale legge non ha alcun contenuto normativo. Essa approva, ma non recepisce; non ha altro obiettivo se non quello di autorizzare il governo a procedere alla ratifica del trattato.

Tale legge è votata dal Parlamento secondo l'iter ordinario. Il voto è generalmente a maggioranza assoluta, tranne se il trattato comporta una delega di poteri (vedi sotto). Dopo la revisione del 1956, la Costituzione lussemburghese contiene un’apposita disposizione che consente di procedere, mediante trattato, a una delega di competenze ad organizzazioni internazionali. L’articolo 49 bis della Costituzione dispone che “l’esercizio delle competenze riservate dalla Costituzione al potere legislativo, esecutivo e giudiziario può essere temporaneamente attribuito, mediante trattato, a istituzioni di diritto internazionale”. L’articolo 37, comma 2 della Costituzione prevede tuttavia che i trattati di questo tipo debbano ottenere l’approvazione della Camera dei deputati con condizioni di maggioranza nettamente rafforzate.

Salvo altra esplicita disposizione, la votazione di una legge di approvazione non ha l’effetto di porre un trattato in vigore nell’ordinamento interno lussemburghese. La legge d’approvazione è una condizione indispensabile all’entrata in vigore, ma questa avverrà solo dopo la ratifica. In Lussemburgo si ritiene, d’altra parte, che anche dopo l’approvazione della Camera l’esecutivo conservi ogni discrezionalità per la ratifica del testo, e che l’esercizio di tale potere non sia soggetto al controllo del giudice.

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L’entrata in vigore del trattato nel diritto interno è generalmente subordinata a tre condizioni. Occorre che: (1) il Granduca abbia ratificato il trattato; (2) che il trattato sia in vigore a livello internazionale; (3) che il suo testo sia stato integralmente pubblicato sul Mémorial Luxembourgeois alla stessa stregua di una legge.

Va sottolineato che la pubblicazione del trattato (imposta dall’articolo 37 della Costituzione) è una condizione distinta da quella della pubblicazione della legge d’approvazione. Se, nella maggior parte dei casi, le due condizioni vengono soddisfatte contemporaneamente e il testo del trattato è pubblicato nel Mémorial immediatamente dopo quello della legge, i due atti restano distinti e le pubblicazioni potrebbero essere separate, dato che il trattato non è parte integrante della legge d’approvazione.

4.2. Norme comunitarie

La Costituzione lussemburghese non contiene alcuna disposizione specifica che regola il recepimento, nell’ordinamento interno lussemburghese, delle norme europee di diritto derivato.

Il normale strumento di attuazione delle direttive europee è una legge adottata dal Parlamento a maggioranza semplice.

Se in linea di principio le direttive europee devono essere recepite nel diritto lussemburghese per mezzo di una legge, il ricorso a una legge formale non è tuttavia necessario quando la direttiva riguarda una materia già disciplinata da una legge lussemburghese che non è in contrasto. In tal caso il recepimento può avvenire per mezzo di un regolamento granducale adottato sulla base della competenza generale d’esecuzione delle leggi conferita al governo dagli articoli 33 e 36 della Costituzione. In questo caso è la legge lussemburghese che il Granduca formalmente attua, anche se il contenuto del regolamento si ispira in realtà alla direttiva europea.

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Il ricorso alla via legislativa può anche essere evitato quando la materia armonizzata dalla direttiva è oggetto di una legge d’abilitazione con la quale il Parlamento conferisce al governo il potere di disciplinare con semplici regolamenti delle materie che sono generalmente oggetto di leggi.

Tali “leggi di abilitazione” sono adottate annualmente dalla Camera dei deputati dal 1915, e il governo dispone così di estesi poteri regolamentari in materia economica e finanziaria, che, anche senza un riferimento esplicito all’Europa, gli avrebbero permesso di recepire comunque numerose direttive europee.

Oggi, ad ogni modo, il recepimento delle direttive europee è disciplinato da una specifica legge d’abilitazione del 9 agosto 1971, modificata da una legge dell’8 dicembre 1980, che si limita ad autorizzare il governo a dare esecuzione alle direttive delle Comunità europee in materia economica, tecnica, agricola, forestale, sociale e in materia di trasporti. In deroga alla procedura ordinaria, i regolamenti in questione devono essere approvati dalla Commissione del lavoro della Camera dei deputati.

La procedura d’adozione dei regolamenti granducali è caratterizzata, come la procedura legislativa, dall’obbligo, imposto al governo, di presentare il progetto del testo per parere al Consiglio di Stato e alle Camere professionali. Contrariamente a quanto avviene nell’iter legislativo, la procedura regolamentare permette però al governo di evitare queste consultazioni invocando l’urgenza di adottare la misura in questione. Questa possibilità viene tuttavia rifiutata al governo se, per mezzo di un regolamento, esso intende recepire una direttiva europea. La legge del 9 agosto 1971 integra in effetti la procedura regolamentare ordinaria esigendo, da un lato, la consultazione obbligatoria del Consiglio di Stato e, d’altro lato, l’approvazione della Commissione del lavoro della Camera dei deputati.

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In un caso come nell’altro, il testo del regolamento granducale è approvato dal Consiglio dei ministri, poi firmato dal ministro competente e presentato al Granduca. Il regolamento entra in vigore dopo la pubblicazione sul Mémorial.

5. Quali sono le autorità che possono emanare norme giuridiche?

5.1. Norme internazionali

L’articolo 37 della Costituzione lussemburghese dispone che “Il Granduca fa i trattati”. Esso aggiunge tuttavia che “i trattati non avranno effetto prima di essere stati approvati da una legge e pubblicati nelle forme previste per la pubblicazione delle leggi".

L’approvazione è richiesta per tutti i trattati internazionali, quale che sia il loro oggetto, e deve essere data sotto forma di una legge. Quest’ultima precisazione è stata inserita nel 1956 su esplicita richiesta del Consiglio di Stato, che ha ritenuto che “tale consenso è legato alla procedura di elaborazione della legge, poiché la Costituzione conosce solo quest’unica procedura che è applicabile a tutte le manifestazioni di volontà della Camera, in qualsiasi materia”.

5.2. Norme nazionali

In base alla Costituzione lussemburghese, l’esercizio del potere legislativo spetta congiuntamente al Granduca e alla Camera dei deputati, e non può esistere nessuna legge senza il doppio consenso dei due rami del potere legislativo (articolo 46).

Ciascuno dei due rami del potere legislativo ha il diritto di iniziativa legislativa. Quando un’iniziativa legislativa proviene dal Granduca prende il nome di “progetto di legge”; quando proviene dalla Camera si parla di “proposta di legge”.

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6. Qual è il procedimento d’adozione di queste norme giuridiche?

6.1. Leggi

Il Parlamento lussemburghese è unicamerale.

Per attenuare i rischi di impulsività che comporta un sistema unicamerale, il Costituente lussemburghese ha previsto che ogni progetto di legge debba in linea di principio essere oggetto di due votazioni, con un intervallo di almeno tre mesi.

L’articolo 59 della Costituzione prevede tuttavia che si possa derogare alla seconda votazione (chiamata “seconda votazione costituzionale”) “se la Camera, in accordo con il Consiglio di Stato, in seduta pubblica, decide altrimenti”.

Il Consiglio di Stato svolge qui una funzione molto originale, simile a quella esercitata dalle seconde camere legislative in altri Stati (e in particolare a quella della Camera dei Lord in Inghilterra). Esso interviene una prima volta prima dei dibattiti parlamentari poiché l’articolo 8 bis della Costituzione sollecita il suo parere riguardo ad ogni progetto o ad ogni proposta di legge. Interviene in seguito una seconda volta dopo la prima votazione della Camera per decidere, in seduta pubblica, se concede o meno la dispensa dalla seconda votazione.

In pratica, la grande maggioranza delle leggi non sono oggetto della seconda votazione. La Camera si concede sistematicamente la dispensa dopo aver votato una legge, cosa assolutamente normale. Il Consiglio di Stato, da parte sua, ha adottato una politica secondo la quale la dispensa è concessa nella quasi totalità dei casi, e il rifiuto è riservato ai casi più gravi. Eventuali ostacoli alla dispensa sono il più delle volte eliminati nel corso della procedura preliminare.

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Va inoltre sottolineato che il potere di cui dispone il Consiglio di Stato non è un vero e proprio potere di veto – potere che sarebbe difficilmente conciliabile con il fatto che il Consiglio di Stato è un organo non elettivo (i suoi membri sono nominati dal Granduca. In caso di vacanza, i sostituti sono nominati, a turno: il primo, direttamente dal Granduca; il secondo, in base a un elenco di tre candidati proposti dalla Camera; il terzo, in base a un elenco di tre candidati proposti dal Consiglio di Stato). Il Consiglio di Stato può solo procrastinare di due mesi la votazione di una legge, dando così al legislatore un tempo di riflessione supplementare.

Il Granduca interviene non solo all’inizio dell’iter legislativo (per i progetti di legge) , ma anche dopo la votazione finale del testo di legge da parte della Camera. L’articolo 34 della Costituzione lussemburghese stabilisce che “il Granduca sancisce e promulga le leggi. Rende nota la sua decisione entro tre mesi dalla votazione della Camera”.

6.2. Regolamenti

La sola condizione di validità formale dei regolamenti granducali enunciata dalla Costituzione è l'apposizione di una controfirma ministeriale

La Costituzione è tuttavia integrata da altri testi, in particolare dalla legislazione organica del Consiglio di Stato, che impone al Granduca, tranne quando viene invocata la condizione d'urgenza, di sottoporre i testi regolamentari al parere del Consiglio stesso.

Inoltre, il regio decreto granducale del 9 luglio 1857 sull'organizzazione del governo prevede che ogni provvedimento sottoposto al Consiglio di Stato debba essere oggetto di una deliberazione in seno al Consiglio dei ministri. L'inosservanza di tale regola comporta l'annullamento del regolamento.

7. Quali sono le modalità d’entrata in vigore delle norme nazionali?

Nel Granducato di Lussemburgo le leggi e i regolamenti entrano in vigore solo dopo essere stati pubblicati sul Mémorial, Journal officiel du Grand-Duché de Luxembourg.

8. Quali sono i mezzi di risoluzione di eventuali conflitti fra diverse norme giuridiche nello Stato membro?

Secondo l’ordinamento giuridico lussemburghese, le leggi contrarie alla Costituzione possono essere dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale. Questa può essere adita da una giurisdizione giudiziaria o amministrativa lussemburghese quando, nell’ambito di un procedimento di cui tale giurisdizione si occupa, viene sollevata la questione della costituzionalità. Non è possibile adire direttamente la Corte costituzionale.

È anche possibile un ricorso al Tribunale amministrativo per fare annullare atti regolamentari illegittimi, con possibilità d’appello dinanzi alla Corte amministrativa. Questo ricorso è tuttavia ammissibile solo se presentato entro tre mesi dalla pubblicazione del regolamento. Se, scaduto tale termine, la legittimità di un atto regolamentare si trova ad essere discussa davanti ad una giurisdizione giudiziaria o amministrativa, questa conserva la possibilità di non applicare il testo regolamentare a favore di una legge. Tuttavia, contrariamente a quanto avviene in caso del ricorso diretto possibile entro i tre mesi dalla pubblicazione, tale decisione non avrà autorità generale.



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