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Ultimo aggiornamento: 25-10-2007
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Ordinamento giuridico - Ungheria

 

INDICE

I. Il sistema ungherese delle fonti del diritto I.
1. La Costituzione 1.
2. La legge 2.
3. Il decreto 3.
4. Gli accordi internazionali 4.
II. Fonti del diritto in senso lato non qualificabili come norme giuridiche in senso stretto II.
1. Altri strumenti giuridici per la gestione dello Stato 1.
2. Le decisioni della Corte costituzionale 2.
3. La giurisprudenza 3.
III. L'entrata in vigore delle disposizioni contenute in strumenti sopranazionali III.
IV. I vari organi deputati all'emanazione delle norme giuridiche IV.
V. L'iter di adozione delle norme giuridiche V.
VI. L'entrata in vigore delle norme nazionali VI.
VII. Strumenti per risolvere eventuali conflitti tra fonti del diritto VII.

 

I. Il sistema ungherese delle fonti del diritto

1. La Costituzione

Al vertice della gerarchia delle fonti del diritto nell'ordinamento giuridico ungherese vi è la legge XX del 1949, la Costituzione, alla quale deve conformarsi ogni altra norma giuridica. La Costituzione è opera dell'Assemblea nazionale, e ogni sua modifica richiede la maggioranza dei due terzi dei membri del Parlamento [articolo 24, paragrafo 3, della Costituzione].

La Costituzione della Repubblica di Ungheria si articola in quindici capi. Il capo I, che contiene disposizioni generali, stabilisce la forma di governo dello Stato, il trasferimento di determinate competenze all'Unione europea, e diversi principi di importanza fondamentale, quali ad esempio il principio dello Stato di diritto, il divieto di conquistare il potere con la forza, la libertà di costituzione e di funzionamento dei partiti politici, il rifiuto della guerra, la cooperazione al conseguimento dell'unità europea, il riconoscimento dei diritti fondamentali e il fatto che le norme relative ai diritti e ai doveri fondamentali sono fissate per legge, la quale tuttavia non può limitarne il contenuto essenziale.

I capi II-XI contengono le norme fondamentali relative alle alte cariche pubbliche e alle più importanti istituzioni dello Stato; esse specificano lo status giuridico e le funzioni dell'Assemblea nazionale, del Presidente della Repubblica, della Corte costituzionale, del Commissario parlamentare per i diritti umani, del Commissario parlamentare per i diritti delle minoranze nazionali ed etniche, della Corte dei conti, della Banca nazionale di Ungheria, del governo, delle forze armate e della polizia, delle amministrazioni locali, della magistratura e della procura dello Stato.

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Il capo XII contiene la dichiarazione sui diritti e sugli obblighi fondamentali. Il capo XIII stabilisce i principi fondamentali delle elezioni. Il capo XIV fissa la capitale e i simboli nazionali della Repubblica di Ungheria, mentre il capo XV contiene le disposizioni finali.

2. La legge

In Ungheria le leggi possono sono emanate dall'Assemblea nazionale. La Costituzione stabilisce i diritti e gli obblighi fondamentali che devono essere disciplinati per legge. La legge XI del 1987 sulla legislazione (di seguito "la legge sulla legislazione") riporta altre materie sotto il dominio esclusivo della legge. L'Assemblea nazionale adotta una parte delle leggi a maggioranza semplice (ossia più della metà dei voti dei membri del Parlamento presenti), mentre un'altra parte delle leggi è adottata a maggioranza dei due terzi dei voti dei membri del Parlamento presenti (maggioranza qualificata). La maggioranza dei due terzi dei membri del Parlamento è richiesta, oltre che per l'adozione della Costituzione, per l'adozione della legge di ratifica e di pubblicazione del trattato internazionale sull'adesione all'Unione europea e per l'adozione della legge sui simboli nazionali. La Costituzione specifica le leggi per la cui adozione è richiesta la maggioranza dei due terzi.

Prima dell'adozione della legge XXXI del 1989 di modifica della Costituzione, il Consiglio presidenziale della Repubblica popolare di Ungheria aveva il potere di adottare decreti aventi forza di legge. Dal punto di vista della gerarchia delle fonti i decreti aventi forza di legge ancora vigenti sono equiparati alle leggi.

3. Il decreto

La legge sulla legislazione distingue tra decreti del governo, decreti ministeriali e decreti delle amministrazioni locali.

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Il potere del governo di adottare decreti può essere originario, ma può anche basarsi su una delega legislativa. Il potere originario è riconosciuto dalla Costituzione, che dispone che nell'esercizio delle sue funzioni il governo emana decreti [articolo 35, paragrafo 2]. L'ambito delle competenze del governo specificato dalla Costituzione non comporta una limitazione nei confronti dell'Assemblea nazionale, la quale può legiferare su ogni materia.

Tuttavia, ai sensi della legge sulla legislazione, il governo può, sulla base di apposita delega legislativa, adottare decreti per dare attuazione alle leggi. Ai sensi dell'articolo 15, paragrafo 1, della legge sulla legislazione, nella delega all'adozione dei regolamenti di attuazione deve essere specificato il delegato, l'oggetto e la portata della delega. Il delegato non può a sua volta delegare ad altro soggetto l'adozione dei regolamenti di attuazione.

I decreti ministeriali costituiscono una speciale categoria di decreti che occupa un rango inferiore rispetto ai decreti del governo nella gerarchia delle fonti del diritto. Ai sensi della legge sulla legislazione, sulla base di apposita delega conferita con legge o con decreto del governo, i ministri possono emanare decreti nell'esercizio delle loro funzioni. Pertanto l'adozione dei decreti ministeriali è subordinata al rispetto di due condizioni.

In settori specificati da apposita legge, il governatore della Banca nazionale di Ungheria può, tramite decreti della banca centrale, emanare disposizioni obbligatorie per le istituzioni finanziarie, per le persone giuridiche non qualificabili come istituzioni finanziarie che offrono servizi finanziari accessori, per i fornitori di servizi di investimento e per le stanze di compensazione.

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La terza categoria di decreti è costituita dai decreti delle amministrazioni locali. Ai sensi dell'articolo 44/A, paragrafo 2, della Costituzione gli organi rappresentativi locali possono, nell'esercizio delle loro funzioni, adottare decreti, che non possono essere in contrasto con norme di rango superiore. Ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 1, della legge LXV del 1990 sulle amministrazioni locali, gli organi rappresentativi delle amministrazioni locali adottano decreti per disciplinare i rapporti sociali locali non disciplinati dalla legge, nonché, sulla base di delega legislativa, decreti di attuazione delle leggi. Come emerge dalla normativa, da una parte l'adozione dei decreti delle amministrazioni locali può basarsi su una delega legislativa e, dall'altra, le amministrazioni locali possono emanare decreti anche per disciplinare condizioni di vita non disciplinate da norme di rango superiore. In quest'ultimo caso è indispensabile che le amministrazioni locali agiscano nei limiti delle loro funzioni.

4. Gli accordi internazionali

La Repubblica di Ungheria può concludere accordi internazionali con altri Stati, e il governo della Repubblica di Ungheria può concludere accordi internazionali con i governi di altri Stati. Nella Repubblica di Ungheria il rapporto tra accordi internazionali e diritto nazionale si basa su un sistema dualistico, ossia gli accordi internazionali entrano a far parte dell'ordinamento interno con la loro pubblicazione tramite atto legislativo.

II. Fonti del diritto in senso lato non qualificabili come norme giuridiche in senso stretto

1. Altri strumenti giuridici per la gestione dello Stato

Formano parte dell'ordinamento giuridico ungherese anche altri strumenti giuridici di gestione dello Stato che pur essendo norme non sono qualificabili come atti normativi, trattandosi di disposizioni interne non vincolanti per tutti, ma (ad eccezione degli orientamenti giuridici non aventi forza giuridica vincolante) solo nei confronti degli organi controllati dall'organo emanante. Ai sensi della legge sulla legislazione, tali strumenti di gestione dello Stato includono le decisioni, le istruzioni, i decreti della banca centrale, i comunicati statistici e le direttive giuridiche.

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Le decisioni possono essere adottate dall'Assemblea nazionale, dal governo, dalle commissioni governative, dalle amministrazioni locali e dai loro organi per disciplinare i compiti degli organi da essi controllati, il proprio funzionamento e per adottare i piani elaborati nell'esercizio delle loro funzioni.

Nell'esercizio delle loro competenze di direzione specificate dalla normativa, i ministri e i presidenti di organi aventi competenze nazionali possono emanare istruzioni per disciplinare le attività degli organi direttamente sottoposti alla loro autorità.

I comunicati statistici sono emanati dal presidente dell'Ufficio centrale di statistica. Essi contengono esclusivamente disposizioni obbligatorie consistenti in nozioni, metodi, classificazioni, elenchi e dati statistici.

Per impartire direttive giuridiche, l'Assemblea nazionale e il governo possono emanare direttive con le quali specificano obiettivi e programmi aventi validità generale e prendono posizione su questioni importanti per lo Stato e la vita sociale. L'Assemblea nazionale e il governo possono interpretare la normativa tramite risoluzioni di principio. I ministri e i presidenti di organi aventi competenza nazionale possono emanare direttive e comunicazioni. La direttiva contiene raccomandazioni sugli orientamenti e sui metodi principali di attuazione della normativa. La comunicazione contiene fatti e dati che gli organi responsabili dell'attuazione della normativa devono conoscere per assolvere i rispettivi compiti.

2. Le decisioni della Corte costituzionale

Le decisioni della Corte costituzionale hanno una funzione essenziale nel sistema delle fonti del diritto. La loro importanza deriva dal fatto che la Corte costituzionale controlla la costituzionalità delle norme giuridiche, e con le sue decisioni annulla le norme (disposizioni) che violano la Costituzione. La Corte costituzionale motiva dettagliatamente le sue decisioni e giudica casi analoghi conformemente ai principi già applicati in precedenza. Le decisioni della Corte costituzionale non sono impugnabili e sono obbligatorie nei confronti di tutti. Il compito più importante della Corte costituzionale è proteggere la Costituzione e preservare la democrazia costituzionale e la stabilità dello Stato di diritto, per questo la Corte gode di piena indipendenza e dispone di pieni poteri.

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3. La giurisprudenza

La Corte Suprema favorisce la soluzione di eventuali contraddizioni tra le condizioni di vita e le norme giuridiche applicabili tramite la sua attività di creazione del diritto, nel corso della quale emana decisioni per uniformare il diritto e decisioni giurisprudenziali di principio. La procedura per uniformare il diritto viene avviata se lo sviluppo della prassi giurisprudenziale o la sicurezza dell'uniformità della giurisprudenza rendono necessaria l'emanazione di decisioni per uniformare il diritto sulle questioni di principio, e se in merito ad una questione giuridica una sezione della Corte Suprema vuole discostarsi da una decisione emanata da un'altra sezione giudicante della Corte. Le decisioni per uniformare il diritto sono obbligatorie per i giudici. Inoltre, l'uniformità della giurisprudenza è garantita anche dalle decisioni di principio selezionate dalla pratica delle sezioni giudicanti della Corte Suprema, e pubblicate, al pari delle decisioni per uniformare il diritto, nel Legfelsőbb Bíróság Hivatalos Gyűjteménye [Raccolta ufficiale della Corte Suprema].

III. L'entrata in vigore delle disposizioni contenute in strumenti sopranazionali

La legge L del 2005 (di seguito 'la legge sul diritto internazionale') contiene disposizioni riguardanti la procedura relativa agli accordi internazionali, tra cui la pubblicazione e l'entrata in vigore. Ai sensi dell'articolo 9 della legge sul diritto internazionale, se l'Assemblea nazionale, sulla base dell'articolo 7, paragrafo 3 della stessa legge, dà autorizzazione al riconoscimento dell'efficacia obbligatoria dell'accordo internazionale, in considerazione della sua rilevante importanza per le relazioni esterne della Repubblica di Ungheria, l'accordo deve essere pubblicato in forma di legge, in altri casi in forma di decreto del governo. L'autorizzazione al riconoscimento dell'efficacia obbligatoria dell'accordo internazionale è contenuta nell'atto giuridico di pubblicazione. Nell'atto giuridico di pubblicazione di un accordo internazionale la data di entrata in vigore delle disposizioni contenenti il testo dell'accordo, nonché le riserve, le obiezioni e le dichiarazioni allegate deve essere fissata in modo da coincidere con la data di entrata in vigore dell'accordo per la Repubblica di Ungheria. Se quest'ultima non è nota al momento della pubblicazione dell'accordo, deve essere fatto riferimento alle condizioni di entrata in vigore dell'accordo, indicando che la data di entrata in vigore dell'accordo sarà stabilita con decisione del ministro degli Affari esteri da pubblicarsi nel Magyar Közlöny [la Gazzetta ufficiale ungherese].

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La Costituzione della Repubblica di Ungheria riconosce anche un altro metodo per il recepimento del diritto sopranazionale nell'ordinamento giuridico interno. Conformemente all'articolo 7, paragrafo 1, della Costituzione, l'ordinamento giuridico della Repubblica di Ungheria accetta le norme generalmente riconosciute del diritto internazionale e armonizza inoltre il diritto interno agli obblighi assunti ai sensi del diritto internazionale. Ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, della Costituzione, la Repubblica di Ungheria riconosce i diritti umani fondamentali inviolabili e inalienabili, il cui rispetto e tutela sono un obbligo prioritario dello Stato.

Il diritto comunitario è recepito nell'ordinamento giuridico ungherese in conformità della materia, per mezzo di norme giuridiche il cui rango è specificato dalla Costituzione e dalla legge sulla legislazione.

IV. I vari organi deputati all'emanazione delle norme giuridiche

In Ungheria possono emanare norme giuridiche l'Assemblea nazionale, il governo, i membri del governo, il presidente della Banca nazionale ungherese e le amministrazioni locali.

L'Assemblea nazionale, in quanto supremo organo di potere dello Stato e di rappresentanza popolare della Repubblica di Ungheria, redige la Costituzione della Repubblica di Ungheria e può adottare le leggi.

Il governo è l'organo centrale del potere esecutivo. È al vertice della pubblica amministrazione, e dirige e coordina l'attività degli organi amministrativi. Ne sono membri il primo ministro e i ministri. Il governo può emanare decreti nell'esercizio delle funzioni attribuitegli dalla Costituzione o su delega legislativa. I decreti del governo non possono essere contrari alle leggi.

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I membri del governo sono il primo ministro e i ministri. Il primo ministro presiede le riunioni del governo e provvede all'attuazione dei decreti e delle decisioni del governo. I ministri sono a capo del settore dell'amministrazione che rientra nella loro sfera di competenze conformemente alle disposizioni di legge e alle decisioni del governo e dirige le attività degli organi che gli sono sottoposti. I ministri emanano decreti nella loro sfera di competenza conformemente alle deleghe concesse con legge o con decreto del governo. I decreti ministeriali non possono essere contrari alle leggi o ai decreti (decisioni) del governo.

Le amministrazioni locali sono organi pubblici locali eletti e funzionanti in modo democratico che nel loro ambito territoriale, nei limiti fissati dalle leggi, sotto la propria responsabilità, nell'interesse degli abitanti disciplinano e amministrano in modo indipendente gli affari pubblici locali che rientrano nella loro sfera di competenze. Se autorizzate dalla legge, per disciplinare gli affari locali le amministrazioni locali possono emanare decreti, i quali tuttavia non possono essere contrari alle norme giuridiche di rango superiore. Inoltre, le amministrazioni locali possono emanare decreti per disciplinare i rapporti sociali non disciplinati da norme giuridiche di rango superiore.

In settori specificati da apposita legge, il governatore della Banca nazionale di Ungheria può, tramite decreti della banca centrale, emanare disposizioni obbligatorie per le istituzioni finanziarie, per le persone giuridiche non qualificabili come istituzioni finanziarie che offrono servizi finanziari accessori, per i fornitori di servizi di investimento e per le stanze di compensazione. I decreti della banca centrale non possono essere contrari alla legge.

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V. L'iter di adozione delle norme giuridiche

Le norme giuridiche vengono prodotte per soddisfare esigenze sociali ed economiche, quando è necessario disciplinare i diritti e i doveri dei cittadini o quando occorre recepire il diritto comunitario. L'elaborazione delle norme giuridiche è preceduta da un'analisi dei rapporti che si vogliono disciplinare. Responsabile della preparazione del progetto di regolamentazione è sempre il ministro competente per il settore da disciplinare, ovvero designato allo scopo. In funzione del rango della norma giuridica nella gerarchia delle fonti del diritto, il ministero proponente invia il progetto predisposto, a fini di coordinamento amministrativo, ad altri ministeri, alle parti sociali e ad altri organismi interessati alla regolamentazione. Ai sensi dell'articolo 9 della legge XC del 2005 sulla libertà d'informazione elettronica, fatte salve le deroghe da essa previste, l'organo proponente deve contestualmente rendere pubblici in formato elettronico i progetti normativi, in merito ai quali ognuno può esprimere un parere o formulare proposte. Sulla base delle osservazioni degli esperti formulate nel corso del coordinamento e delle osservazioni del pubblico, l'organo proponente riformula il progetto.

Dopo la procedura di coordinamento amministrativo, il progetto normativo da presentare al governo viene discusso alla riunione dei sottosegretari per l'amministrazione, i quali decidono se il progetto può o no essere presentato al governo. La riunione dei sottosegretari per l'amministrazione è l'ultima sede in cui il progetto viene esaminato sotto il profilo tecnico. Alla riunione dei sottosegretari per l'amministrazione vengono discusse le questioni tecniche di concezione, sulle quali non è stato possibile raggiungere un accordo nel corso del coordinamento amministrativo.

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Il governo riceve i documenti discussi alla riunione dei sottosegretari per l'amministrazione e considerati idonei per la presentazione. Alle riunioni del governo la maggior parte dei progetti presentati viene approvata senza discussione. I progetti significativi o i progetti problematici sotto il profilo politico sono, invece, oggetto di discussione, e il governo decide in merito alla loro adozione solo dopo un dibattito.

Nel caso di progetti di legge, il passo successivo nell'iter legislativo è la presentazione del progetto all'Assemblea nazionale. Dopo la presentazione, il progetto di legge viene discusso dalle competenti commissioni parlamentari e dall'Assemblea nazionale in seduta plenaria. Le commissioni parlamentari nonché ogni deputato possono presentare emendamenti al progetto. L'Assemblea nazionale vota prima le singole proposte di emendamento e poi l'intero testo del progetto di legge.

Le norme giuridiche devono essere pubblicate nella Gazzetta ufficiale della Repubblica di Ungheria, il Magyar Közlöny, di cui deve essere pubblicata una copia anche in formato elettronico. In via eccezionale, la pubblicazione degli allegati dei decreti ministeriali, se non concernono direttamente i cittadini, può essere effettuata anche nel bollettino ufficiale del ministero. I decreti delle amministrazioni locali devono essere pubblicati nel bollettino ufficiale dell'amministrazione locale o secondo le consuetudini locali. Le modalità vengono fissate dai regolamenti operativi e organizzativi dell'amministrazione locale.

VI. L'entrata in vigore delle norme nazionali

Le norme giuridiche hanno efficacia nei confronti delle persone private e giuridiche che si trovano nel territorio nazionale e dei cittadini ungheresi all'estero. I decreti delle amministrazioni locali hanno efficacia nel territorio di competenza dell'amministrazione locale.

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La legge sulla legislazione sancisce il principio del divieto della retroattività, quando afferma che le norme giuridiche non possono stabilire obblighi e non possono dichiarare illegale una condotta per il periodo precedente alla pubblicazione.

La data di entrata in vigore deve sempre essere sempre fissata nella normativa in modo da lasciare un congruo lasso di tempo per la preparazione dell'applicazione.

La normativa e i relativi regolamenti di attuazione devono entrare in vigore contestualmente. Una normativa perde efficacia se abrogata da altra normativa o allo scadere del termine specificato nella normativa stessa.

VII. Strumenti per risolvere eventuali conflitti tra fonti del diritto

La normativa non deve contenere disposizioni in conflitto con disposizioni contenute in altri atti giuridici di rango uguale o superiore. Tuttavia, se dovessero emergere antinomie, il sistema giuridico prevede mezzi adeguati per la loro soluzione.

Nella maggior parte dei casi le antinomie emergono nel corso della preparazione della normativa e pertanto il problema può essere risolto prima dell'adozione. In genere, però, il conflitto tra norme emerge nel corso della loro applicazione. In tal caso spetta agli organi incaricati di applicare la legge risolvere le antinomie ricorrendo ai principi generali del diritto. I principi generali prevedono, ad esempio, che in caso di conflitto tra norme di rango inferiore e norme di rango superiore, occorre sempre applicare le norme di rango superiore, che una norma speciale prevale sempre su una norma generale, o che la norma posteriore prevale su quella precedente.

In caso di conflitto tra norme di rango uguale, le antinomie che non comportano una violazione della Costituzione possono essere normalmente risolte tramite l'interpretazione della norma da parte degli organi incaricati di applicarla, i quali, mediante il ricorso ai summenzionati principi generali del diritto, decidono quali disposizioni, tra quelle in conflitto, devono essere applicate in un dato rapporto giuridico. Secondo la prassi della Corte costituzionale se la normativa che determina il conflitto viola anche una norma della Costituzione, sorge una situazione di incostituzionalità, e la Corte costituzionale abroga le disposizioni incostituzionali.

Può anche succedere che un conflitto tra norme emerga prima di generare problemi concreti di applicazione. In tal caso l'autore della normativa elimina l'antinomia modificando la normativa.

Nel caso delle leggi, il Presidente della Repubblica, se ritiene incostituzionali alcune disposizioni di una legge già adottata dall'Assemblea nazionale ma non ancora pubblicata, può rinviare la legge alla Corte costituzionale (veto costituzionale). Se viene accertata una violazione della Costituzione, l'Assemblea nazionale ha l'obbligo di sanare l'incostituzionalità.

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