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Ultimo aggiornamento: 13-03-2007
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Provvedimenti cautelari e misure conservative - Ungheria

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INDICE

1. Quali sono i differenti tipi di misure? 1.
2. Quali sono le condizioni che legittimano i provvedimenti cautelari? 2.
2.1. Si prega di descrivere la procedura. 2.1.
2.2. Quali sono i requisiti di base per poter adottare le misure? 2.2.
3. Quali sono l'oggetto e la natura delle misure in questione? 3.
3.1. Quali tipi di bene possono costituire l’oggetto di tali misure? 3.1.
3.2. Quali sono gli effetti di tali misure? 3.2.
3.3. Per quanto tempo sono valide le misure? 3.3.
4. È possibile proporre ricorso contro l'ordinanza? 4.

 

1. Quali sono i differenti tipi di misure?

La legge III del 1952 relativa al codice di procedura civile contempla due strumenti per dirimere le controversie: i provvedimenti cautelari e le misure conservative che garantiscono una protezione in attesa dell'adozione di un giudizio di tipo ordinario. Essi sono integrati dalle misure cautelari stabilite dalla legge LIII del 1994 sull'esecuzione delle decisioni giudiziali.

2. Quali sono le condizioni che legittimano i provvedimenti cautelari?

2.1. Si prega di descrivere la procedura.
Provvedimenti cautelari:

L'articolo 156 del codice di procedura civile disciplina i provvedimenti cautelari, il cui obiettivo è assicurare un'immediata tutela legale e prevenire la violazione di diritti che, per questioni di tempo, non potrebbero essere ripristinati ex-post. Nell'adottare i provvedimenti cautelari il tribunale obbliga la parte che si oppone al richiedente a conformarsi a un'ingiunzione in una fase in cui il tribunale non è ancora pervenuto a una decisione sul merito della controversia legale che oppone le parti. Diversamente da quanto previsto dalle norme generali, il tribunale è tenuto a decidere in anticipo in merito alla domanda e l'ordinanza che dispone i provvedimenti cautelari può essere eseguita in anticipo senza tenere conto di eventuali ricorsi.

Di norma i provvedimenti cautelari vengono adottati su presentazione di una domanda in tal senso e il tribunale può adottarli di propria iniziativa solo quando esista un'autorizzazione speciale di legge: ad esempio, nelle cause di affidamento, in caso di sospensione del procedimento, per stabilire gli alimenti spettanti al bambino [sezione 153, paragrafo 3, della legge sul codice di procedura civile], come pure nelle cause matrimoniali per decidere sul collocamento e il mantenimento del minore e sull'ampliamento o limitazione del diritto di supervisione dei genitori e delle visite ai minori. (sezione 287 della legge sul codice di procedura civile) §).

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La richiesta può essere inoltrata solo nel corso di un procedimento giudiziario e comunque non prima della data di presentazione della domanda.

Per quanto concerne il contenuto della domanda, è necessario che le circostanze in essa descritte siano plausibili e che rientrino tra quelle per le quali è prevista un'immediata protezione giuridica (rischi di danni, necessità di protezione in ragione del cambiamento di status della controversia legale o situazione di tutela legale che richiede un riconoscimento particolare) e che la misura richiesta sia tale da evitare una violazione di diritti. A norma di legge il richiedente non è tenuto a dimostrare che le informazioni da lui fornite siano vere al di là di ogni ragionevole dubbio ma solo che siano probabili. La possibilità di verifica mentre la misura è in corso è limitata e può essere concessa solo se la domanda non può essere valutata altrimenti. Le ragioni della restrizione derivano dall'obiettivo dei provvedimenti cautelari e dal fatto che la parte deve dimostrare esclusivamente la probabilità e non la certezza che siano soddisfatte i prerequisiti della domanda.

Nell'adottare una decisione il tribunale deve valutare se la parte abbia dimostrato o meno la probabilità che siano soddisfatte le condizioni per l'adozione di provvedimenti cautelari. Il tribunale è inoltre libero di stabilire il livello di probabilità da imporre alla parte. Se la domanda è conforme alle condizioni sopraccitate, il tribunale è tenuto a valutare gli svantaggi causati dall'adozione dei provvedimenti cautelari e confrontarli con i vantaggi che possono essere ottenuti. Benché la legge utilizzi l'espressione "svantaggi causati" essa si riferisce non tanto agli svantaggi già provocati, bensì a quelli che potrebbero essere causati dall'adozione dei provvedimenti cautelari e dalla loro applicazione. Qualora la valutazione stabilisca che gli svantaggi sono superiori ai vantaggi, la domanda deve essere respinta. Al momento della valutazione il tribunale decide inoltre se richiedere o meno il deposito di una garanzia per l'adozione dei provvedimenti cautelari .

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Il tribunale decide mediante ordinanza sull'applicazione dei provvedimenti cautelari. A questo fa eccezione il caso in cui il tribunale nella sentenza annulli l'ordinanza di applicazione dei provvedimenti cautelari.

Il tribunale può decidere in merito alla domanda durante il processo o in separata sede.

L'ordinanza resta in vigore finché non viene annullata o, se ciò non avviene, finché viene emessa una sentenza definitiva o finché la sentenza del tribunale di primo grado divenga legalmente vincolante.

Ambedue le parti possono chiedere l'annullamento dell'ordinanza.

Misure conservative:

L'articolo 231 della legge sul codice di procedura civile disciplina la possibilità di adottare misure conservative. Sulla base di tali disposizioni - in alcuni casi - una decisione giuridicamente vincolante può produrre effetti e essere applicata prima di diventare esecutiva. Nei casi elencati al citato articolo 231, e qualora siano soddisfatte le condizioni ivi menzionate, il tribunale di primo grado, di propria iniziativa, dichiara che la sua ordinanza è da considerarsi provvisoriamente esecutiva. In caso di rinvio dell'udienza causa ricorso, anche il tribunale di secondo grado può decidere in merito alle misure conservative.

Il codice di procedura civile contiene un elenco esaustivo di casi cui non deve essere data un'interpretazione più ampia. Le misure conservative, pertanto, non possono essere adottate in casi non contemplati in tale elenco.

Sulla base di quanto precede, e a prescindere dall'introduzione o meno di un ricorso, sono dichiarate esecutive le seguenti decisioni:

  • una decisione che ordina il versamento degli alimenti o indennità per i minori o la prestazione temporanea a di servizi aventi il medesimo obiettivo;
  • una decisione che ordina di mettere fine a comportamenti illeciti;
  • una decisone che ordina di ottemperare a una richiesta riconosciuta dal convenuto;
  • una decisione con cui si ordina il versamento di una somma di denaro in virtù di un obbligo assunto in uno strumento autentico o in un documento privato che fornisca prove convincenti (articoli 195 e 196), purché tutte le condizioni su cui si basa la decisione siano certificate in tale documento;
  • una decisione con cui si ordina l'adozione di una misura di tipo non finanziario, quando il ricorrente potrebbe subire gravi danni o qualora sia difficile stabilire il danno provocato da un ritardo dell'esecuzione e il ricorrente presenti una garanzia adeguata.

Se il tribunale di primo grado dichiara che una sentenza può essere applicata in via provvisoria nonostante il disposto degli articoli 231 e 232 della legge sul codice di procedura civile, il presidente del tribunale di secondo grado può decidere di sospendere il procedimento prima che si tenga l'udienza; quest'ultima tuttavia potrà tenersi su richiesta della parte interessata, anche se la procedura di ricorso è stata rinviata, congiuntamente all'esame della fattispecie.

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Il tribunale può decidere di non ordinare l'esecuzione provvisoria, quando ciò implichi un peso ben superiore per il convenuto di quanto la decisione opposta farebbe gravare sul ricorrente. Il convenuto, tuttavia, deve presentare al tribunale una domanda in tal senso per ogni caso e il tribunale non può decidere di propria iniziativa di non ordinare l'esecuzione provvisoria.

Esecuzione di misure cautelari:

Nella legislazione ungherese l'esecuzione può essere ordinata solo quando un tribunale abbia deciso in tal senso. L'ordinanza di esecuzione può essere emessa solo se la decisione definitiva contiene un obbligo (ordine), è legalmente vincolante o può essere applicata in via provvisoria e sia scaduto il termine per conformarvisi. Se queste tre condizioni non sono simultaneamente riunite, non è possibile emanare un ordinanza di esecuzione e quest'ultima non può essere eseguita. Tuttavia, per tutelare i diritti della persona interessata è possibile ordinare una misura cautelare.

Di conseguenza, quando l'ordinanza di esecuzione che risponde alla richiesta del ricorrente non possa essere emesso, ma la parte che ne chiede l'esecuzione abbia dimostrato che è minacciato il soddisfacimento ultimo della sua richiesta, il tribunale, su richiesta della parte che ha chiesto l'esecuzione, può ordinare le seguenti misure cautelari:

  1. una garanzia per un credito di tipo pecuniario e
  2. il fermo di un bene specifico.

Una misura cautelare può essere ordinata solo nei casi specificati dalla legge. Ad esempio quando la richiesta si fonda su una sentenza in virtù della quale potrebbe essere emesso un mandato di esecuzione, ma ciò non è possibile in quanto la sentenza non è ancora legalmente vincolante oppure è legalmente vincolante ma il termine per conformarvisi non è ancora scaduto; o in caso di cause matrimoniali o altri procedimenti avviati a seguito di una richiesta presentata al tribunale della famiglia, quando la validità della richiesta e il relativo importo siano stati certificati mediante uno strumento autentico o un documento privato che fornisca prove convincenti.

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Nel primo caso può procedere l'organo abilitato a emettere l'ordine di esecuzione, nel secondo, invece, quello presso il quale è stato avviato il procedimento.

Il tribunale deve decidere in merito alle misure cautelari con procedura di urgenza entro un termine massimo di otto giorni e trasmettere sollecitamente l'ordinanza di misura cautelare all'ufficiale giudiziario.

Il ricorso contro un'ordinanza di misura cautelare non ha effetto sospensivo.

Una volta ricevuta l'ordinanza di misura cautelare, l'ufficiale giudiziario invita sollecitamente la parte che ha richiesto l'esecuzione della misura a versare l'anticipo necessario per rendere esecutiva la misura in tempi rapidi e, una volta ricevuto l'importo, procede sollecitamente a darvi esecuzione.

2.2. Quali sono i requisiti di base per poter adottare le misure?

I criteri che i tribunali devono applicare riflettono sostanzialmente la necessità di garantire la successiva esecuzione della domanda. Nel caso dei provvedimenti cautelari il criterio di base è che l'esecuzione deve essere necessaria per evitare un danno o una minaccia imminenti o per mantenere la situazione che ha provocato la controversia o ancora per tutelare i diritti del ricorrente e a condizione che gli svantaggi provocati dalla misura non siano superiori ai vantaggi realizzabili grazie a essa. Qualora siano state decise misure conservative, il tribunale è tenuto a ordinarne l'esecuzione. Il tribunale può esercitare la discrezionalità solo quando il convenuto chieda che non sia ordinata l'esecuzione provvisoria. Perché sia adottata una misura cautelare, deve essere dimostrato che sussiste un rischio quanto al successivo soddisfacimento della richiesta. La richiesta deve pertanto essere stata contestata nei tre casi e per quanto riguarda i provvedimenti cautelari deve essere oggetto di minaccia, mentre nel caso delle misure conservative il criterio è la tutela degli interessi della persona avente diritto.

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3. Quali sono l'oggetto e la natura delle misure in questione?

3.1. Quali tipi di bene possono costituire l’oggetto di tali misure?

Nel caso dei provvedimenti cautelari il tribunale ordina l'esecuzione di quanto indicato nella domanda o nella richiesta di adozione di provvedimenti cautelari. Ciò è applicabile a qualsiasi richiesta contenuta nella domanda.

Le misure conservative si riferiscono all'esecuzione di una sentenza del tribunale di primo grado non ancora giuridicamente vincolante e che tuttavia può imporre diversi obblighi o prestazioni.

Con le misure cautelari (stabilite dalla legge LIII del 1994), il tribunale può decidere il fermo di un bene specifico o richiedere garanzie in caso di credito di tipo pecuniario. In questo secondo caso l'ufficiale giudiziario consegna l'ingiunzione al debitore al domicilio di quest'ultimo e esige che gli venga corrisposto senza indugio l'importo di cui trattasi. Se il debitore oppone un rifiuto, l'ufficiale giudiziario può pignorare uno qualsiasi dei suoi beni. In caso di sequestro di beni immobili, l'ufficiale giudiziario si mette sollecitamente in contatto con l'ufficio del registro per registrarvi il provvedimento di sequestro a tutela del credito pecuniario.

Qualora debba essere garantita una somma in denaro, l'ufficiale giudiziario comunica all'istituzione finanziaria che detiene l'importo spettante al debitore un ordinanza in virtù della quale, e dopo il ricevimento della stessa, tale istituzione non deve versare né al debitore, né a altri soggetti, la somma oggetto della garanzia e l'importo che copre i costi del procedimento; qualora il saldo del conto non copra l'importo in questione, l'istituzione dovrà agire nello stesso modo in relazione a pagamenti futuri.

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Il fermo ordinato per un bene specifico può essere esteso a qualsiasi altro bene immobile di valore.

3.2. Quali sono gli effetti di tali misure?

Nel caso dei provvedimenti cautelari e delle misure conservative il debitore deve ottemperare all'ordinanza del tribunale, sulla cui base può essere avviato un procedimento di esecuzione.

Esistono due tipi di provvedimenti cautelari con effetti differenti. Se la misura mira a garantire un credito pecuniario, il debitore è tenuto a consegnare all'ufficiale giudiziario una determinata somma di denaro. Se un istituzione finanziaria detiene la somma cui ha diritto il debitore, l'ufficiale giudiziario comunica all'istituzione finanziaria che detiene detto importo l'ordinanza in virtù della quale tale istituzione, dopo il ricevimento dell'ingiunzione, non deve versare né al debitore, né a altri soggetti, la somma oggetto della garanzia e l'importo che copre i costi del procedimento; egli comunica altresì all'istituzione che, qualora il saldo del conto non copra l'importo in questione, essa dovrà agire nello stesso modo in relazione a pagamenti futuri. Entro otto giorni dal ricevimento dell'ingiunzione, l'istituzione finanziaria comunica all'ufficiale giudiziario l'importo per il quale ha potuto applicare l'ordinanza, dopodiché i beni del debitore possono essere confiscati solo a copertura del credito residuo. Se il debitore non dispone di detto importo, vengono confiscati altri suoi beni.

Quando debba essere sequestrato un oggetto specifico, il debitore può continuare a utilizzarlo, purché non sia fisicamente bloccato, ma non ne può disporre liberamente. Se l'ufficiale giudiziario blocca fisicamente l'oggetto, il tentativo di penetrare nel luogo in cui quest'ultimo è conservato, la rimozione dei sigilli che ne indicano il sequestro e l'uso dello stesso sono considerati reato e i contravventori sono perseguiti a termini di legge.

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3.3. Per quanto tempo sono valide le misure?

Il tribunale decide mediante ordinanza in merito all'applicazione dei provvedimenti cautelari. L'ordinanza resta in vigore finché non viene annullata o, se ciò non avviene, finché viene emessa una sentenza definitiva o finché la sentenza del tribunale di primo grado diviene giuridicamente vincolante.

Le misure cautelari (stabilite dalla legge LIII del 1994) restano in vigore finché non sia adottata un'ordinanza di esecuzione o il tribunale decida di mettere fine alla misura cautelare.

Le misure conservative consistono nell'esecuzione dell'obbligo sancito da un'ordinanza in attesa che quest'ultima divenga giuridicamente vincolante e in presenza o meno di un ricorso. Esse non sono pertanto limitate nel tempo.

4. È possibile proporre ricorso contro l'ordinanza?

Esiste la possibilità di presentare un ricorso distinto contro l'ordinanza che dispone provvedimenti cautelari. Tale ricorso si fonda sulle norme generali ovvero deve essere presentato entro 15 giorni presso il tribunale che ha emesso l'ordinanza. Se il ricorso è fondato, il tribunale annulla i provvedimenti cautelari. Altrimenti previa domanda, o se il creditore ritira la sua richiesta, il tribunale può modificare l'ordinanza.

Il tribunale è tenuto a adottare misure conservative nei casi indicati dalla legge. Il convenuto può chiedere tuttavia la revoca delle misure conservative qualora esse gli impongano oneri sproporzionati. La richiesta in tal senso deve essere presentata al tribunale che si occupa del caso.

È possibile presentare ricorso contro l'ordinanza che dispone misure cautelari presso il tribunale che si occupa del caso, senza che ciò abbia però effetto sospensivo. Il ricorso deve essere presentato dalle parti entro 15 giorni dall'emissione dell'ordinanza.

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