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Ultimo aggiornamento: 11-12-2008
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Esecuzione delle decisioni giudiziarie - Lituania

 

INDICE

1. Che cosa si intende per esecuzione delle decisioni giudiziarie in materia civile e commerciale? 1.
2. Quali sono le condizioni perché siano accettati il titolo esecutivo e la decisione di esecuzione? 2.
2.1. Procedura 2.1.
2.2. Condizioni essenziali 2.2.
3. Scopo e natura delle misure di esecuzione 3.
3.1. Quali tipi di beni possono essere oggetto di esecuzione? 3.1.
3.2. Quali sono gli effetti delle misure di esecuzione? 3.2.
3.3. Qual è la durata di validità di tali misure? 3.3.
4. È possibile ricorrere contro una decisione che dispone misure di esecuzione? 4.

 

1. Che cosa si intende per esecuzione delle decisioni giudiziarie in materia civile e commerciale?

Per esecuzione di una decisione giudiziaria si intende la realizzazione degli obblighi posti a carico delle parti di un procedimento; in altri termini, eseguendo la decisione giudiziaria le parti compiono gli atti prescritti nella decisione stessa.

Alcuni tipi di decisioni giudiziarie non richiedono particolari misure di esecuzione. Si tratta, ad esempio, delle decisioni giudiziarie di riconoscimento e di quelle riguardanti la cessazione, la modifica o l’instaurazione di rapporti giuridici.

Una decisione giudiziaria può essere eseguita o per spontanea volontà delle parti, ossia senza ricorrere a misure di esecuzione forzata, o mediante esecuzione forzata.

Se una persona alla quale una decisione giudiziaria impone un obbligo non provvede spontaneamente ad eseguire quanto gli è stato prescritto, l’avente diritto può rivolgersi al tribunale perché gli rilasci un titolo esecutivo e presentare poi tale titolo esecutivo ad un ufficiale giudiziario. Gli ufficiali giudiziari sono persone abilitate dallo Stato a prendere, su richiesta di un avente diritto, le opportune misure affinché una decisione giudiziaria non eseguita spontaneamente sia eseguita con la forza, ossia mediante misure di esecuzione forzata.

L’esecuzione forzata delle decisioni giudiziarie è disciplinata dal Codice di procedura civile, parte VI (Procedimento di esecuzione), nonché dalle Istruzioni per l’esecuzione delle decisioni adottate con decreto del ministro della Giustizia. Norme giuridiche particolari che disciplinano l’esecuzione delle decisioni giudiziarie possono essere presenti anche in altri atti giuridici.

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2. Quali sono le condizioni perché siano accettati il titolo esecutivo e la decisione di esecuzione?

2.1. Procedura

Il titolo esecutivo rilasciato sulla base della decisione giudiziaria è presentato all’ufficiale giudiziario dall’avente diritto o da un suo rappresentante. Se il titolo esecutivo è presentato all’ufficiale giudiziario da un rappresentante dell’avente diritto, la legge richiede che il mandato di rappresentanza sia conferito con un atto emesso e redatto nelle debite forme, ossia che il mandato conferito da una persona fisica sia autenticato da un notaio, mentre il mandato conferito da una persona giuridica deve essere confermato dal competente organo della persona giuridica. Se il titolo esecutivo è presentato all’ufficiale giudiziario da un avvocato o da un suo assistente, questi deve presentare all’ufficiale giudiziario anche il contratto scritto concluso con il cliente o un altro documento in cui siano precisati i suoi diritti e il suo mandato e la loro portata.

L'ufficiale giudiziario, ricevuto il titolo esecutivo, verifica entro tre giorni (nel caso di esecuzione urgente, senza indugio) che non esistano ostacoli apparenti all’accettazione del titolo esecutivo.

2.2. Condizioni essenziali

Il titolo esecutivo va presentato all’ufficiale giudiziario nel cui territorio di competenza si trovano il domicilio, il luogo di lavoro o i beni dell’obbligato. Se l’esecuzione deve essere realizzata nei confronti di una persona giuridica, il titolo esecutivo va presentato all’ufficiale giudiziario nel cui territorio di competenza sono situati la sede della persona giuridica oppure i suoi beni.

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Il titolo esecutivo è accettato per l’esecuzione quando l’avente diritto paga all’ufficiale giudiziario le spese totali di esecuzione. Tenuto conto della situazione dell’avente diritto - se si tratta di una persona fisica - l'ufficiale giudiziario può esentarlo del tutto o in parte dal pagamento delle spese di esecuzione oppure differirne il pagamento fino alla conclusione del procedimento di esecuzione. Se il titolo esecutivo è presentato da una persona giuridica, l’ufficiale giudiziario ha il diritto di differire fino alla conclusione del procedimento di esecuzione il pagamento di non oltre la metà del totale delle spese di esecuzione.

3. Scopo e natura delle misure di esecuzione

3.1. Quali tipi di beni possono essere oggetto di esecuzione?

Le misure di esecuzione forzata sono:

  1. espropriazione di risorse finanziarie, beni o diritti patrimoniali del debitore;
  2. espropriazione di beni o somme di denaro di proprietà del debitore, custoditi da terzi;
  3. divieto a terzi di trasferire al debitore denaro o beni o di eseguire altri loro obblighi nei confronti del debitore;
  4. sequestro di documenti che attestano diritti del debitore;
  5. espropriazione a carico della retribuzione, della pensione, della borsa di studio o di altri redditi del debitore;
  6. espropriazione di determinati beni mobili del debitore, indicati nella decisione giudiziaria, e trasferimento della loro proprietà al creditore;
  7. amministrazione del patrimonio del debitore e utilizzazione dei proventi per estinguere il debito;
  8. imposizione al debitore di compiere determinati atti o di astenersi da essi;
  9. compensazione tra le somme reciprocamente pretese dalle parti;
  10. altre misure previste dalla legge.

Possono essere applicate contemporaneamente più misure di esecuzione forzata.

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3.2. Quali sono gli effetti delle misure di esecuzione?

Le misure e le modalità di esecuzione forzata differiscono a seconda che vengano fatti eseguire obblighi di carattere pecuniario o non pecuniario, come pure a seconda che venga effettuata un’espropriazione di risorse finanziarie, redditi o altri beni del creditore.

Se si procede all’esecuzione forzata di un obbligo di carattere pecuniario e si vuole che il credito venga soddisfatto a carico di fondi del debitore depositati in una banca o presso un terzo, l’ufficiale giudiziario invia alla banca, all’istituto finanziario o al terzo un’ingiunzione, nella forma prescritta, ad accertare se detengano fondi a nome del debitore ed a trattenere, astenendosi da qualsiasi pagamento, almeno una somma di denaro pari all’ammontare necessario per coprire l’importo del credito da riscuotere e delle spese di esecuzione. Ricevuta la risposta della banca che dichiara che ha ottemperato all’ingiunzione di trattenere i fondi, il denaro viene espropriato e girato sul conto di deposito dell’ufficiale giudiziario.

Se l’ufficiale giudiziario accerta che un terzo è in possesso di fondi o di altri beni del debitore (l’ufficiale giudiziario ha il diritto di ottenere tale informazione, come pure di essere informato del fatto che un terzo deve versare del denaro o trasferire la proprietà di un bene al debitore), tali fondi o beni sono espropriati.

Se si procede all’esecuzione forzata di un obbligo di carattere pecuniario e si vuole che il credito venga soddisfatto a carico dei redditi del debitore, l’ufficiale giudiziario presenta il titolo esecutivo al datore di lavoro del debitore o a chiunque gli debba versare una remunerazione. Dalla remunerazione o dagli altri pagamenti equiparati dovuti al debitore viene prelevata una quota stabilita dalla legge, fino all’estinzione del debito per cui è stata chiesta l'esecuzione.

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Se si procede all’esecuzione forzata di un obbligo di carattere pecuniario e si vuole che il credito venga soddisfatto a carico dei beni del debitore, i beni vengono pignorati e realizzati. Un credito in denaro non può essere soddisfatto mediante la vendita di beni del debitore se questi presenta all’ufficiale giudiziario la prova che la somma dovuta può essere acquisita in sei mesi prelevandola, nella misura prevista dalla legge, dai suoi redditi. Soddisfare il credito a carico di un immobile appartenente al debitore, e nel quale questi abiti, è possibile solo se l’importo da recuperare è superiore a settemila LTL. Su istanza del debitore o dei suoi familiari, se un appartamento o una casa di abitazione sono stati pignorati per soddisfare un credito derivante dal mancato pagamento delle fatture relative alla fornitura di energia o di servizi comunali o di altra natura, il giudice può ordinare che siano esclusi dall’esecuzione forzata l’appartamento, la casa di abitazione o la loro parte che rappresentano l’ultimo tetto sotto il quale essi possono dimorare. Il giudice decide tenendo conto della situazione materiale e degli interessi di eventuali figli, persone disabili e beneficiari dell’assistenza sociale coinvolti.

Il pignoramento dei beni del debitore è la temporanea sospensione o limitazione forzata del diritto di proprietà del debitore sui beni stessi o di una delle componenti di tale diritto – ossia il diritto di amministrare, di usare e di disporre dei beni in questione.

I beni possono essere pignorati da un tribunale o da un ufficiale giudiziario.

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Il tribunale pignora i beni mediante ordinanza, a titolo di misure cautelari provvisorie. Non possono essere pignorati importi di denaro o beni di valore superiore alla somma oggetto della domanda in causa. Il giudice può revocare l’ordinanza su istanza delle persone interessate o, in determinati casi, di propria iniziativa. Se il giudice, nella sua decisione sulla causa, respinge la domanda, le misure cautelari provvisorie rimangono in vigore fino al momento in cui la decisione giudiziaria diventa efficace; se invece, dopo che sono state applicate misure cautelari provvisorie, la domanda viene accolta, le misure cautelari applicate rimangono in vigore fino all’esecuzione della decisione giudiziaria. 

L’ufficiale giudiziario che procede all'esecuzione forzata di una decisione pignora i beni del debitore redigendo un atto di pignoramento. Un ufficiale giudiziario ha il potere di revocare un pignoramento soltanto se esso è stato disposto da un ufficiale giudiziario. Un ufficiale giudiziario non può in linea di principio pignorare beni del debitore in misura superiore a quella necessaria per recuperare la somma dovuta e le spese di esecuzione.

Realizzazione dei beni – può assumere le seguenti forme: la vendita forzata all’incanto, tramite imprese che svolgono attività di vendita o di lavorazione di beni, di beni pignorati di proprietà del debitore o del prestatore di una garanzia a suo favore; il trasferimento di tali beni al creditore, la loro vendita a un compratore proposto dal debitore o la loro realizzazione in un altro modo previsto dalla legge. I beni pignorati, a seconda dei motivi del pignoramento e della natura dei beni stessi, sono realizzati secondo le modalità previste dalla legge da un ufficiale giudiziario, da un ufficio dell'ispettorato statale delle imposte, da un intermediario di valori mobiliari offerti al pubblico o da un’impresa commerciale.

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I beni immobili appartenenti al debitore e gli altri beni soggetti per legge a registrazione, come pure gli altri beni mobili il cui valore unitario supera i centomila LTL vanno realizzati mediante vendita all’incanto. Gli altri beni possono essere realizzati anche in altri modi.

Fino all’inizio dell’asta il debitore ha il diritto di cercare egli stesso un compratore. Se il debitore trova un compratore per i beni da vendere all’incanto, i beni sono venduti a tale compratore. I beni possono essere venduti al compratore trovato dal debitore per un prezzo non inferiore al valore da realizzare indicato nell’atto di pignoramento stessi, ovvero anche ad un prezzo più basso, purché si tratti di una somma sufficiente a coprire interamente il debito e le spese di esecuzione.

La realizzazione dei beni pignorati comporta l’annullamento di tutti i provvedimenti di pignoramento.

Se vengono presentati per l’esecuzione titoli esecutivi relativi a somme pretese reciprocamente da due creditori/debitori, l’ufficiale giudiziario procede, secondo le modalità prescritte dalla legge, alla compensazione reciproca delle due somme. Se vi è la possibilità di procedere alla riscossione dell’intera somma, secondo le modalità previste dalla legge, mediante compensazione reciproca dei crediti pecuniari, non vengono applicate altre misure di esecuzione forzata. Non si può procedere a compensazione se un avente diritto ha chiesto la riscossione forzata di un assegno alimentare.

Le leggi stabiliscono modalità particolari di esecuzione forzata per gli obblighi di natura non pecuniaria.

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Quando deve far eseguire una decisione giudiziaria sul trasferimento dell’affidamento di minori, l’ufficiale giudiziario provvede agli atti di esecuzione con la partecipazione della persona alla quale il minore è stato affidato e di un rappresentante dell’ente statale di protezione dei diritti dei minori. Deve essere assicurato il rispetto dei diritti dei minori.

Quando all’avente diritto sono stati assegnati determinati oggetti indicati nella decisione giudiziaria, l’ufficiale giudiziario preleva tali oggetti dal debitore e li dà al creditore.

Possono essere fatte entrare a forza in locali di abitazione (o espulse dai medesimi) solo le persone indicate nel titolo esecutivo. In caso di necessità si chiama la polizia.

Se non viene eseguita una decisione che fa obbligo ad una parte di compiere o di cessare di compiere determinati atti che non consistono nel trasferimento di beni o di denaro, l’ufficiale giudiziario lo constata in un atto da lui redatto. L’atto è presentato al tribunale distrettuale del luogo di esecuzione, che emana una decisione che fa scattare le conseguenze previste dalla decisione giudiziaria originaria (ossia, se l’obbligato non ha dato esecuzione alla decisione entro il termine stabilito, l’avente diritto può compiere egli stesso gli atti indicati o prendere le disposizioni necessarie per farli cessare a spese dell’obbligato, esigendo contemporaneamente da questi il pagamento della somma necessaria a tal fine); se nella decisione non erano specificate le conseguenze della mancata esecuzione, il tribunale provvede all’eventuale modifica delle modalità di esecuzione della decisione.

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Se gli atti indicati nella decisione possono essere compiuti o cessati unicamente dall’obbligato, e questi non dà esecuzione alla decisione, è possibile imporre all’obbligato il pagamento di una penale a beneficio dell’avente diritto e stabilire un nuovo termine per l’esecuzione. Il pagamento della penale non libera l’obbligato dall’obbligo di compiere o di cessare di compiere gli atti indicati nella decisione giudiziaria.

3.3. Qual è la durata di validità di tali misure?

I titoli esecutivi di una decisione giudiziaria possono essere presentati per l’esecuzione nei dieci anni successivi alla data di efficacia della decisione stessa. Il termine per la presentazione per l’esecuzione dei titoli esecutivi emessi a seguito di una decisione giudiziaria immediatamente esecutiva è calcolato a decorrere dal primo giorno successivo alla decisione. I titoli esecutivi relativi alla reintegrazione nel posto di lavoro vanno presentati per l'esecuzione entro un mese a decorrere dal primo giorno successivo alla decisione.

Se la decisione giudiziaria ordina che siano effettuati pagamenti periodici, allora i titoli esecutivi sono validi per tutto il periodo nel quale sono previsti i pagamenti e il termine per la presentazione per l’esecuzione decorre da ciascuna delle date di scadenza dell’obbligo di pagamento.

Per la presentazione per l’esecuzione di atti di altri funzionari o organismi, di cui può essere disposta l’esecuzione forzata, sono previsti termini specifici.

Se il termine per la presentazione per l’esecuzione dei titoli esecutivi è stato oltrepassato per motivi che il tribunale riconosce come fondati, il tribunale stesso può prorogare il termine; fanno eccezione alcuni casi, espressamente previsti dalla legge, in cui il termine non può essere mai prorogato.

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Le misure di esecuzione prese da un ufficiale giudiziario rimangono valide finché non vengano revocate dallo stesso ufficiale giudiziario. Se la legittimità degli atti dell’ufficiale giudiziario è contestata e il tribunale riconosce la fondatezza del ricorso, o la sua fondatezza parziale, le misure disposte possono essere annullate in tutto o in parte dal tribunale che ha esaminato il ricorso.

Il pignoramento di beni e le altre misure cautelari provvisorie disposte da un tribunale sono validi finché non vengano revocati (o sostituiti con altre misure) dal tribunale che li ha decise o, in caso di ricorso, da un tribunale di grado superiore.

La realizzazione dei beni pignorati comporta l’annullamento di tutti i provvedimenti di pignoramento.

A complemento si veda la risposta al punto 3.2.

4. È possibile ricorrere contro una decisione che dispone misure di esecuzione?

Un ricorso contro gli atti compiuti da un ufficiale giudiziario può essere proposto entro 10 giorni dal giorno in cui la persona che presenta ricorso ha avuto notizia o doveva essere al corrente del compimento degli atti contestati o del rifiuto di compierli, ma in ogni caso non più tardi di 30 giorni a decorrere dal compimento degli atti contestati. Il ricorso va presentato al tribunale distrettuale nel cui territorio di competenza opera l’ufficiale giudiziario.

Le misure disposte da un tribunale possono essere revocate o modificate dallo stesso tribunale o, in caso di ricorso a un tribunale di grado superiore, da una decisione di quest’ultimo.

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