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Ultimo aggiornamento: 30-10-2007
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Esecuzione delle decisioni giudiziarie - Grecia

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INDICE

1. Che cosa significa “esecuzione in materia civile e commerciale”? 1.
2. A quali condizioni può essere emesso un titolo esecutivo o una decisione esecutiva? 2.
2.1. Procedimento 2.1.
2.2. Presupposti fondamentali 2.2.
3. Oggetto e natura delle misure di esecuzione 3.
3.1. Quali sono le conseguenze delle misure di esecuzione? 3.1.
3.2. Che validità hanno tali misure? 3.2.
4. È possibile impugnare le decisioni che impongono misure di esecuzione? 4.

 

1. Che cosa significa “esecuzione in materia civile e commerciale”?

Con il termine “esecuzione” si intende un’azione volta a soddisfare un diritto sostanziale incorporato in un titolo esecutivo con l'assistenza delle autorità pubbliche. Il processo di esecuzione utilizza i seguenti mezzi:

  • espropriazione di beni con l’impiego della forza;
  • sfratto da un immobile con l’uso della forza;
  • pignoramento;
  • detenzione;
  • ammende;
  • amministrazione coatta;
  • dichiarazioni da rendere sotto giuramento.

2. A quali condizioni può essere emesso un titolo esecutivo o una decisione esecutiva?

Un titolo esecutivo è un atto pubblico che certifica il diritto di credito e conferisce al creditore il diritto di pretendere che il debitore si attenga al contenuto del titolo stesso. I suoi presupposti sono la sussistenza del titolo e la validità del diritto di credito.

2.1. Procedimento

L’esecuzione è considerata una fase del processo fallimentare, piuttosto che una questione amministrativa, il suo scopo è fornire una tutela giuridica. Le istanze presentate alle autorità dell’esecuzione e ogni titolo esecutivo emesso sono atti processuali. Le condizioni che devono essere soddisfatte ai fini dell’esecuzione sono le seguenti:

  • competenza degli organi dell’esecuzione;
  • capacità di essere parte;
  • capacità processuale;
  • capacità di agire per conto del cliente;
  • sussistenza di un interesse legittimo;
  • capacità di citare in giudizio e di essere citati;
  • sussistenza di un titolo esecutivo;
  • sussistenza di un diritto che può essere soddisfatto con l’esecuzione forzata.

Hanno carattere esecutivo le decisioni giudiziarie ed extragiudiziarie. Non sempre è necessario richiedere un provvedimento giudiziario che autorizzi l’esecuzione. Sono titoli esecutivi i seguenti:

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  • sentenze definitive pronunciate da giudici greci;
  • decisioni di giudici greci dichiarate provvisoriamente esecutive;
  • lodi arbitrali;
  • atti di tribunali greci contenenti una transazione o determinanti le spese giudiziarie;
  • atti notarili;
  • ingiunzioni di pagamento pronunciate da giudici greci;
  • intimazione di sfratto di inquilini/affittuari;
  • titoli esteri dichiarati esecutivi;
  • provvedimenti e atti dichiarati per legge titoli esecutivi.

Le autorità responsabili dell’esecuzione possono essere dirette o indirette. Le autorità dirette vengono nominate dal creditore istante. Può trattarsi di a) ufficiali giudiziari, ossia funzionari pubblici non retribuiti investiti dell’autorità di intervenire per pignorare beni in possesso del debitore, sequestrare beni, imbarcazioni o aeromobili appartenenti al debitore, dar corso all’esecuzione diretta, arrestare debitori di cui è stata ordinata la carcerazione e preparare la vendita all’incanto; b) notai, o giudici di pace in loro vece, investiti dell’autorità di condurre la vendita all’incanto volontaria o forzata dei beni espropriati al debitore e di distribuire i proventi dopo aver stilato una graduatoria dei creditori. Le autorità indirette sono la polizia, le forze armate e i testimoni dell’ufficiale giudiziario che collaborano quando viene opposta o minacciata resistenza all’esecuzione. Tutti questi ufficiali sono responsabili di qualsiasi violazione colposa dei loro obblighi nello svolgimento delle proprie funzioni.

Il provvedimento di esecuzione in sé viene emanato dalla persona che ha il diritto di effettuarlo, vale a dire il creditore o un suo rappresentante, che non necessariamente dev’essere un avvocato. Le spese di base dell’esecuzione sono le seguenti:

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  • compenso per l’ufficiale giudiziario per il sequestro, per crediti fino a 587 EUR: 44 EUR, per crediti di valore compreso tra 589,87 EUR e 5 869,40 EUR: 2,5%; per crediti a partire da 5 872,34 EUR: 1% (arrotondato a 352 EUR) per ciascun bene, ciascuna imbarcazione e ciascun aeromobile sequestrato;
  • compenso per l’ufficiale giudiziario per la preparazione di ciascuna vendita all’incanto o di un programma di vendita ripetuto o della sintesi della relazione di sequestro per crediti fino a 587 EUR: 44 EUR, per crediti di valore compreso tra 589,87 EUR e 5 869,40 EUR: 2%; per crediti a partire da 5 872,34 EUR: 1% (arrotondato a 176 EUR);
  • compenso per il banditore d’asta: 25 EUR;
  • compenso per l’ufficiale giudiziario per qualsiasi altro atto d’esecuzione: tra 175 EUR e 295 EUR, a seconda dell’accordo preso dall’ufficiale giudiziario e dal suo cliente;
  • compenso per il testimone dell’ufficiale giudiziario: 22 EUR a testa;
  • se l’esecuzione è annullata, il compenso per l’ufficiale giudiziario è ridotto del 50%;
  • 0,30 EUR per ogni chilometro percorso dall’ufficiale giudiziario e dai suoi testimoni per poter compiere il tragitto dalla loro sede per poter dar corso all’esecuzione;
  • un onorario specifico per l’ufficiale giudiziario, a seconda del grado di complessità dell’esecuzione: pattuito tra l’ufficiale e il suo cliente (e mai a carico del debitore).
2.2. Presupposti fondamentali

Sono presupposti fondamentali dell’esecuzione:

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  • la sussistenza di un interesse legittimo, ossia la necessità dell’esecuzione e la tutela giuridica che essa offre;
  • la validità del diritto.

Scopo della legge sull’esecuzione è quello di equilibrare gli interessi contrastanti dei creditori, da un lato, e dei debitori o terzi, dall’altro lato, nelle circostanze di specie. I criteri che i giudici applicano per garantire un provvedimento esecutivo sono:

  • dare soddisfazione ai creditori a costi ridotti;
  • tutelare i diritti di personalità del debitore e gli interessi legittimi del debitore in generale;
  • far coincidere gli interessi del creditore e del debitore per quanto concerne la necessità di ottenere il miglior prezzo possibile all’asta;
  • proteggere gli interessi di terzi.

3. Oggetto e natura delle misure di esecuzione

Le misure di esecuzione possono essere mirate ai beni del debitore e/o al debitore in persona. Le misure di esecuzione sono atti materiali di ufficiali giudiziari che sono stati investiti dell’autorità necessaria allo scopo; tali misure si concludono, direttamente o indirettamente, con la soddisfazione dei diritti di credito tramite l’impiego della forza da parte delle autorità statali. L’atto esecutivo può avere ad oggetto i seguenti beni:

  • beni mobili posseduti dal debitore o dal creditore o da terzi disposti a cederli;
  • diritti di proprietà del debitore su beni di terzi;
  • denaro;
  • crediti pecuniari contro terzi vantati dalla persona destinataria dell’esecuzione;
  • beni immobili di proprietà del debitore o il diritto di proprietà del debitore;
  • imbarcazioni;
  • aeromobili;
  • diritti di proprietà intellettuale, brevetti, diritti cinematografici.

L’atto esecutivo non può avere ad oggetto:

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  • i beni personali del debitore e della sua famiglia;
  • gli alimenti e il combustibile necessari per il debitore e la sua famiglia;
  • medaglie, cimeli, manoscritti, corrispondenza, documenti di famiglia e libri contabili;
  • libri, strumenti musicali, opere d’arte;
  • utensili, macchinari, libri o altri oggetti necessari per potersi guadagnare da vivere;
  • beni deperibili;
  • quote sociali;
  • assegni di mantenimento garantiti dalla legge;
  • stipendio, pensione o polizze assicurative.
3.1. Quali sono le conseguenze delle misure di esecuzione?

Il debitore deve uniformarsi alla decisione che ordina la misura di esecuzione, e parimenti dicasi per tutti i terzi coinvolti. Qualora venga opposta resistenza nel corso dell’esecuzione, l’ufficiale giudiziario può impiegare la forza e, al tempo stesso, chiamare le forze dell’ordine. L’ufficiale giudiziario può nominare due testimoni adulti o un secondo ufficiale giudiziario. In caso di non ottemperanza del debitore:

  • se il debitore non onora il proprio obbligo di porre in essere un atto che può essere compiuto anche da terzi, il creditore è autorizzato a compiere l’atto a spese del debitore;
  • se il debitore non onora il proprio obbligo di porre in essere un atto che non può essere compiuto da terzi e la cui realizzazione dipende esclusivamente dalla sua disponibilità, il giudice ordina al debitore di compiere l’atto e, in caso contrario, condanna il debitore al pagamento di un’ammenda in favore del creditore oltre che a una pena detentiva;
  • se il debitore è obbligato ad astenersi dal compiere un atto o ad acconsentire il suo compimento, il giudice, in caso di violazione a tale obbligo, gli applica un'ammenda e una pena detentiva.

Nessuno dei casi sopradescritti pregiudica il diritto del creditore di chiedere un risarcimento previsto dal diritto sostanziale per perdite subite a seguito di mancata osservanza di obblighi da parte del debitore. È possibile, in linea di principio, che un debitore provveda alla vendita di un bene; se, tuttavia, questo bene viene pignorato o sequestrato, la vendita è vietata e risulta nulla nei confronti della persona che l’ha fatta pignorare o sequestrare e dei creditori che hanno fatto valere i propri diritti.

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Se l’esecuzione è diretta ai conti correnti del debitore, la banca non è obbligata a rendere noti i particolari esatti dei conti correnti al richiedente; se, tuttavia, viene notificato alla banca un atto di pignoramento di crediti pecuniari del debitore, la cessione dell’importo pignorato è vietata ed è nulla nei confronti della persona che ha richiesto il pignoramento, e la banca deve dichiarare, entro otto giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, se il diritto pignorato (denaro versato nel conto bancario) esiste e, qualora tale diritto sia sufficiente a soddisfare la persona che l’ha fatto pignorare, essa è tenuta a versare a questa persona l’importo di denaro corrispondente.

3.2. Che validità hanno tali misure?

Non esiste, in via di principio, una disposizione di legge che imponga termini al creditore; esistono talune restrizioni temporali, ma si tratta di termini entro i quali taluni atti specifici non possono essere validamente eseguiti piuttosto che di termini vincolanti, e comunque non si tratta di termini che fissano una data ultima oltre la quale il creditore non può più intraprendere un’azione. La disposizione per cui singoli atti diversi devono essere effettuati entro un determinato periodo di tempo dopo il pignoramento o il sequestro o prima di una vendita all’incanto non cambia il fondamento del sistema. Per evitare che la procedura si protragga ad infinitum, esiste semplicemente un termine ultimo di un anno, decorso il quale il sequestro o altri atti non possono essere effettuati in forza dello stesso provvedimento e aver luogo sulla base di un sequestro che è stato revocato con decisione del giudice per decorrenza dei termini.

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4. È possibile impugnare le decisioni che impongono misure di esecuzione?

L’unico rimedio contro un procedimento di esecuzione è l’istanza di annullamento della sentenza contumaciale, che può essere presentata dalla persona contro cui è diretta l’esecuzione o da qualsiasi creditore avente un interesse legittimo entro 15 giorni dall’atto di esecuzione, se relativa alla validità del titolo o al procedimento precontenzioso; fino all’ultimo atto di esecuzione, se relativa alla validità di un qualsiasi atto di esecuzione, dal primo all’ultimo; sei mesi dopo il compimento dell’atto definitivo di esecuzione, se relativa alla validità di tale atto. Le istanze di annullamento della sentenza contumaciale possono inoltre essere presentate in qualsiasi momento da terzi aventi un diritto nei confronti dell’oggetto dell’esecuzione che è stata contestata e legittimati a chiamare in causa la persona destinataria dell’esecuzione. Il tribunale competente è il tribunale nel cui distretto si trova il luogo dell’esecuzione, e cioè il giudice di pace se il titolo esecutivo è una decisione del giudice di pace e il tribunale di primo grado (Monomeles Protodikeio) in tutti gli altri casi. Il fatto che un’istanza di annullamento della sentenza contumaciale sia stata presentata non costituisce un motivo sufficiente per sospendere l’esecuzione; tuttavia, la sospensione del procedimento di esecuzione può essere ordinata con decisione del giudice su richiesta dell’istante, con o senza garanzia. Questa decisione è notificata alle autorità responsabili dell’esecuzione, che non possono dar corso ad alcun atto di esecuzione, se non specificatamente autorizzate in tal senso dalla decisione.

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