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Ultimo aggiornamento: 28-04-2006
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Esecuzione delle decisioni giudiziarie - Belgio

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 N.B. : Tutte le norme a cui rinvia la presente scheda figurano nel sito “Servizio Pubblico Federale Giustizia (Federale Overheidsdienst Justitie - Service Public Fédéral Justice Deutsch - français - Nederlands): Legislazione consolidata (Geconsolideerde wetgeving – Législation consolidée)”



 

INDICE

1. Che cosa significa “esecuzione in materia civile e commerciale”? 1.
2. A quali condizioni può essere emesso un titolo esecutivo? 2.
2.1. Procedimento 2.1.
2.2. Condizioni principali 2.2.
3. Oggetto e natura delle misure d’esecuzione 3.
3.1. Quali tipi di beni possono essere oggetto dell’esecuzione? 3.1.
3.2. Quali sono le conseguenze delle misure d’esecuzione? 3.2.
3.3. Qual è la validità delle misure? 3.3.
4. È possibile impugnare le decisioni che impongono misure d’esecuzione? 4.

 

1. Che cosa significa “esecuzione in materia civile e commerciale”?

Quando un debitore non rispetta spontaneamente una decisione giudiziaria, il creditore può obbligarlo a farlo attraverso il tribunale: si parla in questo caso di esecuzione forzata. Essa richiede che vi sia un titolo esecutivo (art. 1386 del Gerechtelijk Wetboek/Code judiciare, Codice giudiziario1), dato che comporta un’intromissione nella sfera giuridica del debitore. Tale titolo esecutivo è nella maggior parte dei casi una sentenza o un atto notarile. Per rispetto della sfera privata del debitore l’esecuzione è esclusa in determinati momenti (art. 1387 del Cod. giud.). Essa avviene tramite un ufficiale giudiziario.

La ragione dell’esecuzione forzata è il più delle volte il recupero di somme di denaro, ma essa può anche riguardare il fare o non fare qualcosa.

Aspetto importante è anche la penale (art. 1385 bis del Cod. giud.), che costituisce un mezzo di pressione utilizzato per spingere la persona condannata a conformarsi alla decisione giudiziaria. In alcuni casi non è tuttavia possibile infliggere una penale: in caso di condanna al pagamento di una somma di denaro o all’osservanza di un contratto di lavoro, e quando un provvedimento di questo tipo è contrario alla dignità umana. L’esecuzione di una penale avviene in base al titolo che l’ha determinata. Non è quindi necessario un titolo nuovo.

Nel caso di condanna al pagamento di una somma, l’esecuzione interessa i beni del debitore. Si parla in tal caso di sequestro (beslag – saisie). A tale riguardo viene fatta una distinzione a seconda della natura dei beni, se sono mobili o immobili2 e, a seconda della natura del provvedimento, fra sequestro conservativo (bewarend beslag – saisie conservatoire) e sequestro esecutivo (uitvoerend beslag – saisie-exécution). Nel primo caso i beni vengono messi in casi urgenti sotto la custodia del tribunale: la situazione viene congelata per garantire una successiva esecuzione. Ciò significa che il debitore non può più disporre di tali beni e non può più venderli o donarli. Col sequestro esecutivo i beni del debitore vengono venduti e i proventi della vendita vanno al creditore. Questi non ha in effetti alcun diritto sui beni in sé, ma solo sul ricavato della loro vendita.

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Oltre al normale sequestro conservativo ed esecutivo su beni mobili e immobili, vi sono anche norme specifiche per le navi (art. da 1467 a 1480 e art. da 1545 a 1559 del Cod. giud.), in caso di contraffazione (art. da 1481 a 1488), di sequestro da parte di un locatore (art. 1461 del Cod. giud.), di sequestro dovuto a rivendicazione (art. da 1462 a 1466 del Cod. giud.), e per i frutti pendenti (art. da 1529 a1538 del Cod. giud.). In questa scheda verrà trattato esclusivamente il caso ordinario.

2. A quali condizioni può essere emesso un titolo esecutivo?

2.1. Procedimento
2.1.1. Sequestro conservativo

Per il sequestro conservativo è in linea di principio necessaria l’autorizzazione del giudice (art. 1413 del Cod. giud.). Tale autorizzazione deve essere richiesta tramite un ricorso (art. 1417 del Cod. giud.). Uno stesso ricorso non può servire al tempo stesso per il sequestro di beni sia mobili che immobili. Per i beni immobili è infatti sempre necessaria la presentazione di una domanda distinta.

Il giudice del sequestro decide entro otto giorni dalla presentazione del ricorso (art. 1418 del Cod. giud.). Può decidere di rifiutare l’autorizzazione oppure di concederla, in parte o interamente. La decisione del giudice del sequestro deve essere notificata al debitore tramite un ufficiale giudiziario.

Vi è un’eccezione importante in cui non è necessaria l’autorizzazione del giudice: ogni sentenza vale come autorizzazione al sequestro conservativo in relazione alla condanna pronunciata (art. 1414 del Cod. giud.). Anche in questo caso deve trattarsi di un procedimento d’urgenza. É sufficiente consegnare la sentenza all’ufficiale giudiziario affinché questi proceda a quanto necessario ai fini del sequestro.

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Il sequestro conservativo può essere convertito in sequestro esecutivo (art. da 1489 a 1493 del Cod. giud.).

2.1.2. Sequestro esecutivo

A. Principi generali

Un sequestro esecutivo può essere effettuato solo in forza di un titolo esecutivo (art. 1494 del Cod. giud.). Le sentenze3 e gli atti4 possono essere eseguiti solo su presentazione di una copia ufficiale5 o dell’originale6, accompagnati dalla formula esecutiva7 stabilita dal Re.

La sentenza del giudice viene notificata al debitore (art. 1495 del Cod. giud.). Se il titolo esecutivo è una sentenza, la notifica serve difatti a metterlo al corrente. Non è necessaria se il titolo esecutivo è un atto notarile, poiché in quel caso il debitore lo conosce già. La notifica della sentenza fa decorrere i termini per l’impugnazione. Tali termini hanno effetto sospensivo per il sequestro esecutivo (in contrapposizione al sequestro conservativo) in caso di condanna al pagamento di una somma di denaro. Un’eccezione all’effetto sospensivo dell’impugnazione è l’esecuzione provvisoria. Il secondo passo verso l’espropriazione del debitore attraverso l’esecuzione forzata è l’intimazione di pagamento (art. 1499 del Cod. giud.). Si tratta del primo atto d’esecuzione. È l’ultimo avvertimento per il debitore, che può ancora evitare il sequestro. Il termine che comincia dopo l’intimazione è di un giorno per i beni mobili (art. 1499 del Cod. giud.), e di 15 giorni per i beni immobili (art. 1566 del Cod. giud.). L’intimazione deve essere notificata al debitore, cosa che vale come una messa in mora, una richiesta di pagamento. La portata dell’esecuzione è fino a concorso delle somme indicate nell’intimazione.

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Scaduto il termine dell’intimazione di pagamento, è possibile procedere al sequestro, che deve avvenire con un atto dell’ufficiale giudiziario. L’esecuzione avviene quindi tramite un funzionario competente. Tale funzionario viene considerato come un mandatario del creditore, il cui compito è definito dalla legge e che è soggetto a controllo giudiziario8. L’ufficiale giudiziario ha responsabilità contrattuale verso il creditore, ed extracontrattuale verso terzi (per legge e per obblighi generali di diligenza).

L’ufficiale giudiziario invia, entro 24 ore dopo l’esecuzione, una nota alla cancelleria del tribunale di primo grado del luogo in cui è effettuato il sequestro (art. 1390 del Cod. giud.). Ciò è necessario sia per i beni mobili che immobili. Non vi può essere sequestro esecutivo o procedura di ripartizione senza previa consultazione delle relative note (art. 1391 del Cod. giud.). Questa norma è stata introdotta per impedire sequestri inutili, e per rafforzare la dimensione collettiva di questo provvedimento.

B. Sequestro esecutivo di beni mobili

Per il sequestro esecutivo di beni mobili è necessaria un’intimazione di pagamento. Il debitore può opporvisi. Il sequestro avviene con un atto dell’ufficiale giudiziario ed ha in primo luogo un carattere cautelare: i beni non vengono trasferiti e il possesso e il godimento dei beni non cambia. Il sequestro è possibile anche al di fuori dell’abitazione del debitore e presso un terzo.

Per i beni mobili, il sequestro esecutivo non si limita necessariamente a un’unica procedura, ma un secondo sequestro esecutivo degli stessi beni appare piuttosto inutile, visti i costi che ciò comporta. Alla ripartizione proporzionale dei proventi dei beni del debitore partecipano anche gli altri creditori, oltre a quelli che hanno fatto effettuare il provvedimento (art. 1627 e seg. del Cod. giud.).

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Del sequestro viene steso un verbale. I beni che ne sono oggetto vengono venduti come minimo 1 mese dopo la notifica o la comunicazione della copia del verbale del sequestro. Questo termine serve per dare al debitore un’ultima possibilità per evitare la vendita. La vendita deve essere annunciata al pubblico per mezzo di avvisi e di comunicazioni sulla stampa. La vendita avviene in una casa d’aste o su un mercato pubblico, a meno che non venga richiesto un luogo più appropriato, e viene condotta da un ufficiale giudiziario. Questi stila un verbale e riscuote gli importi. I proventi della vendita vengono ripartiti dall’ufficiale giudiziario entro 15 giorni in una procedura di ripartizione proporzionale (art. 1627 e seg. del Cod. giud.). Tale procedura si svolge in linea di principio in forma amichevole. Se ciò non è possibile, interviene il giudice.

C. Sequestro esecutivo di beni immobili (art. 1560 e seg. del Cod. giud.)

La prima fase dell’esecuzione è la notifica dell’intimazione di pagamento.

Il sequestro deve poi avvenire non prima di 15 giorni e al massimo entro 6 mesi, altrimenti l’intimazione perde efficacia. L’atto di sequestro deve, entro 15 giorni, essere trascritto all’ufficio delle ipoteche9, ed entro 6 mesi deve essere notificato. La trascrizione porta all’indisponibilità dei beni ed è valida al massimo 6 mesi. In mancanza di trascrizione il sequestro è nullo. Nel sequestro esecutivo di beni immobili vale, in contrapposizione a quello per i beni mobili, il principio dell’unità (un bene può essere sequestrato una volta sola).

L’ultima fase è la richiesta, al giudice, di nomina di un notaio incaricato della vendita dei beni e della determinazione dell’ordine di priorità dei creditori. Il debitore può opporsi dinanzi al giudice contro le azioni compiute dal notaio designato. Le altre norme relative alla vendita sono chiaramente definite dal legislatore (si veda l’art. 1582 e seg. del Cod. giud.). In linea di principio la vendita è pubblica, ma su iniziativa del giudice o su richiesta del creditore sequestrante è possibile una vendita a trattativa privata. I proventi della vendita vengono ripartiti fra i vari creditori secondo l’ordine di priorità (art. da 1639 a 1654 del Cod. giud.). Eventuali contestazioni relative a tale ordine di priorità vengono presentate al giudice.

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2.1.3. Sequestro presso terzi (beslag onder derden – saisie-arrêt)

Con questo termine si intende il sequestro di crediti che il debitore ha nei confronti di terzi (ad. es. del suo datore di lavoro per il suo stipendio). Tale terza parte è quindi, per il creditore sequestrante, un debitore secondario. Si tratta di una misura diversa da quella applicata in caso di sequestro di beni del debitore che si trovano concretamente presso terzi.

In questo caso, il credito all’origine del sequestro è quello che il creditore ha nei confronti del debitore sequestrato, e il credito su cui viene eseguito il sequestro è quello che il sequestrato ha nei confronti dei terzi.

Le altre disposizioni riguardanti il sequestro presso terzi figurano negli articoli da 1445 a 1640 del Codice giudiziario per il sequestro conservativo e negli articoli da 1539 a 1544 del Codice giudiziario per il sequestro esecutivo.

2.1.4. Costi

Oltre ai costi del procedimento va tenuto conto anche delle spese per gli ufficiali giudiziari. La remunerazione per i servizi degli ufficiali giudiziari è stabilita dal decreto regio del 30 novembre 1976 che fissa le tariffe degli atti svolti dagli ufficiali giudiziari in materia civile e commerciale così come certi supplementi (Koninklijk Besluit van 30 november 1976 tot vaststelling van het tarief voor akten van gerechtsdeurwaarders in burgerlijke en handelszaken en van het tarief van sommige toelagenArrêté royal du 30 novembre 1976 fixant le tarif des actes accomplis par les huissiers de justice en matière civile et commerciale ainsi que celui de certaines allocations. Si veda Federale Overheidsdienst Justitie - Service Public Fédéral Justice Deutsch - français - Nederlands).

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2.2. Condizioni principali

A. Sequestro conservativo

Il sequestro conservativo può essere chiesto da qualsiasi creditore per crediti che abbiano determinate caratteristiche, indipendentemente dal valore dei beni sequestrati e dall’importo del credito (si veda l’art. 1413 del Cod. giud.).

Per poter procedere al sequestro conservativo deve trattarsi in primo luogo di un caso d’urgenza: la solvibilità del debitore deve risultare minacciata, e l’espropriazione dei suoi beni può diventare problematica. Il giudice, sulla base di criteri oggettivi, valuta se ricorrono queste condizioni. Il carattere d’urgenza deve esistere non solo al momento del sequestro, ma anche al momento della valutazione della possibilità di mantenerlo o meno. Vi sono tuttavia alcune eccezioni a questa condizione: quando il sequestro avviene in caso di contraffazione, in relazione a debiti cambiari e all’esecuzione di una sentenza estera.

Una seconda condizione per poter procedere a un sequestro conservativo è che il creditore abbia un credito che risponda a determinate caratteristiche (art. 1415 del Cod. giud.). Esso deve essere certo (non condizionale), esigibile (ma anche a garanzia di crediti futuri), e liquido (il cui importo è determinato e determinabile). Non sono invece rilevanti la natura e l’entità del credito. Il giudice del sequestro decide se ricorrono le condizioni in questione, ma il giudice del merito non sarà vincolato da tale decisione.

In terzo luogo, il creditore che chiede il sequestro conservativo deve avere capacità a tale effetto. Si tratta di un puro atto di amministrazione (non di disposizione), che eventualmente può essere compiuto da un rappresentante legale.

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È necessaria l’autorizzazione del giudice. Essa non è tuttavia necessaria per il sequestro conservativo di terzi, per il sequestro da parte di un locatore, e per un creditore che abbia già ottenuto una sentenza (art. 1414 del Cod. giud.: ogni sentenza vale come titolo). Costituisce titolo esecutivo anche un atto notarile.

B. Sequestro esecutivo

Anche per il sequestro esecutivo è necessario un titolo esecutivo (art. 1494 del Cod. giud.). Può trattarsi di una decisione giudiziaria, di un atto autentico, un’ingiunzione fiscale, di una sentenza estera con exequatur, ecc.

La richiesta deve essere iscritta in un atto con specifiche caratteristiche. Come per il sequestro conservativo, deve trattarsi di un credito certo, liquido ed esigibile. L’articolo 1494, secondo comma, del Codice giudiziario, stabilisce che il sequestro deciso per ottenere il pagamento di redditi periodici vale anche per quelli ancora a venire, a mano a mano che questi scadono.

Il titolo deve inoltre essere attuale. Il giudice non lo riterrà più tale se il sequestrante non è più creditore o se il credito, parzialmente o totalmente, non esiste più (per prescrizione, pagamento o accordo).

3. Oggetto e natura delle misure d’esecuzione

3.1. Quali tipi di beni possono essere oggetto dell’esecuzione?

A. Principi generali

Il provvedimento può riguardare solo i beni (mobili e immobili) del debitore e non può interessare i beni di un terzo. I beni del debitore possono tuttavia trovarsi nel possesso di terzi, da cui è possibile sequestrarli previa autorizzazione del giudice (art. 1503 del Cod. giud.).

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Il creditore può in linea di principio rivalersi solo sul patrimonio attuale del debitore. È possibile sequestrare il patrimonio anteriore solo se il debitore si rende insolvibile in maniera fraudolenta. In linea di massima è anche escluso il sequestro di beni futuri, eccezion fatta per futuri crediti.

I frutti dei beni interessati restano, in linea di principio al debitore in caso di sequestro conservativo. Il sequestro esecutivo, invece, interessa anche i frutti, che vanno quindi al sequestrante.

È possibile sequestrare un bene indiviso, ma in tal caso l’espropriazione è sospesa fino alla divisione (si veda ad esempio l’art. 1561 del Cod. giud.). Per i coniugi vi sono particolari disposizioni.

B. Sequestrabilità

È necessario che i beni siano sequestrabili. Alcuni difatti non lo sono. La non sequestrabilità è stabilita per legge, oppure deriva dalla natura dei beni o dal fatto che essi sono strettamente collegati alla persona del debitore. Non è possibile ad esempio escludere beni dal sequestro basandosi sulla loro finalità. Beni non sequestrabili sono quindi:

  1. I beni enumerati all’articolo 1408 del Codice giudiziario. Si tratta di restrizioni introdotte per garantire al debitore e alla sua famiglia dignitose condizioni di vita.
  2. Beni che non hanno alcun valore commerciale e che sono quindi inutili per il creditore.
  3. Beni inalienabili poiché in strettissima relazione con la persona del debitore.
  4. Beni dichiarati non sequestrabili da specifiche leggi (ad es. il reddito e il salario di un minorenne, libri e musica non pubblicati, i redditi percepiti dai detenuti per il lavoro svolto durante la detenzione, ecc.).
  5. Lo stipendio ed entrate analoghe sono per lo più ammissibili solo in misura limitata. (si vedano gli art. 1409, 1409 bis e 1410 § 1 del Cod. giud.). Fra questi rientrano fra l’altro gli assegni alimentari attribuiti dal giudice al coniuge non colpevole. Alcune somme sono comunque escluse totalmente dal sequestro, ad esempio il reddito minimo di sussistenza (si veda l’art. 1410 § 2 del Cod. giud.). Le restrizioni alla sequestrabilità non valgono tuttavia per il creditore di assegni alimentari, che gode di un cosiddetto superprivilegio (si veda l’art. 1412 del Cod. giud.).

Una volta valeva il principio secondo il quale era escluso il sequestro di beni dello Stato, che godeva di un’immunità da azioni di esecuzione. Questo principio è stato attenuato dall’art. 1412 bis del Codice giudiziario.

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Per le navi e gli aeromobili valgono specifiche disposizioni (per il sequestro conservativo si vedano gli art. da 1467 a 1480 del Cod. giud. e per il sequestro esecutivo gli art. da 1545 a 1559).

Osservazione: per quanto riguarda il sequestro di conti bancari è stata recentemente adottata in Belgio una nuova legge: si tratta della legge relativa alla non sequestrabilità e alla non trasferibilità delle somme di cui agli articoli 1409, 1409 bis e 1410 del Codice giudiziario quando tali somme sono accreditate su un conto corrente (Wet betreffende de onvatbaarheid voor beslag en de onoverdraagbaarheid van de bedragen waarvan sprake is in de artikelen 1409, 1409 bis en 1410 van het Gerechtelijk Wetboek wanneer die bedragen op een zichtrekening gecrediteerd zijnLoi relative à l’insaisissabilité et à l’incessibilité des montants prévus aux articles 1409, 1409bis et 1410 du Code judicaire lorsque ces montants sont crédités sur un compte à vue), pubblicata sulla Gazzetta ufficiale belga (Belgisch Staatsblad/Moniteur Belge) del 2 luglio 2004. Tale legge non è ancora entrata in vigore, poiché a tal fine è necessario un decreto regio (si veda l’art. 5 della legge). La legge amplia la portata delle restrizioni ed esclusioni degli articoli del Codice giudiziario indicati nel suo titolo a somme accreditate su conti correnti.

C. Deposito

Quando un bene viene sequestrato, il provvedimento interessa tale bene nella sua totalità, anche se il suo valore supera l’entità del credito. Questo è molto svantaggioso per il debitore, poiché il bene diventa per lui totalmente indisponibile. Per attenuare le conseguenze di questa indisponibilità, le legislazione belga prevede la possibilità che il debitore depositi una certa somma (si vedano gli art. da 1403 a 1407 del Cod. giud.) per poter nuovamente disporre del suo bene.

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Ciò è possibile sia in relazione alla causa del sequestro, che in relazione all’oggetto stesso. Nel primo caso, la somma depositata sostituisce il bene sequestrato, che torna ad essere disponibile per il debitore. Nel secondo caso si tratta semplicemente dello spostamento del bene sequestrato.

3.2. Quali sono le conseguenze delle misure d’esecuzione?

A. Sequestro

Dal momento del sequestro dei beni, il debitore non può più disporne. Il creditore che ha chiesto il sequestro non ha tuttavia alcuna priorità. Indisponibilità dei beni significa che il debitore non li può più alienare o ipotecare, ma ne resta proprietario. Di fatto la situazione non cambia, ma giuridicamente vi è una differenza.

In caso di inosservanza di questa indisponibilità, le azioni compiute dal debitore interessato dal sequestro non sono opponibili nei confronti del sequestrante.

L’indisponibilità è comunque solo relativa, ciò significa che essa vale solo a vantaggio del creditore sequestrante. Gli altri creditori dovranno ancora tollerare fluttuazioni nel patrimonio dei loro debitori. Possono anche semplicemente aggregarsi al sequestro già esistente.

Questa indisponibilità è la prima fase dell’espropriazione dei beni, che vengono così a trovarsi sotto la custodia del tribunale. È così che anche il sequestro esecutivo ha in primo luogo una funzione cautelare.

B. Sequestro presso terzi

In questo caso diventa indisponibile tutto il credito sequestrato, indipendentemente dall’importo del credito che dà luogo al provvedimento. Il terzo può ricorrere al meccanismo di deposito. Le azioni che annullano il credito non sono opponibili nei confronti del creditore sequestrante. A partire dal sequestro non vi è più possibilità di compensazione fra il debitore sequestrato e il terzo.

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3.3. Qual è la validità delle misure?

A. Sequestro conservativo

Il sequestro conservativo è valido al massimo 3 anni. Per il sequestro di beni mobili e per il sequestro presso terzi questo termine decorre a partire dalla data della decisione o dell’atto (si vedano gli art. 1425 e 1458 del Cod. giud.). Per i beni immobili il termine di 3 anni decorre dalla data della trascrizione all’ufficio delle ipoteche (art. 1436 del Cod. giud.). Questo termine può essere prolungato per motivi fondati (art. 1426, 1459 e 1437 del Cod. giud.).

B. Sequestro esecutivo

L’intimazione che precede il sequestro esecutivo è soggetta a un termine di validità massimo. Per il sequestro esecutivo di beni mobili il termine è di 10 anni (termine ordinario di prescrizione poiché non vi sono disposizioni particolari). Per i beni immobili il termine è di 6 mesi (art. 1567 del Cod. giud.). Per le navi vale il termine di 1 anno (art. 1549 del Cod. giud.).

4. È possibile impugnare le decisioni che impongono misure d’esecuzione?

A. Sequestro conservativo

In caso di rifiuto d’autorizzazione di un sequestro conservativo da parte del giudice, il ricorrente (il creditore) può impugnare entro un mese la decisione in Corte d’appello. Si tratta di un procedimento inaudita altera parte. Se il giudice d’appello autorizza il sequestro, il debitore può instaurare un’opposizione di terzi (si veda l’art 1419 del Cod. giud.).

Se il giudice autorizza il sequestro conservativo il debitore od ogni altra parte interessata può instaurare contro tale decisione – entro 1 mese, al giudice che l’ha emanata – un’opposizione di terzi. Questa volta il giudice si pronuncerà in un procedimento in contraddittorio10. L’opposizione di terzi non ha in linea di principio effetto sospensivo (si vedano gli art. 1419 e 1033 del Cod. giud.).

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Un sequestro conservativo che poteva essere adottato senza autorizzazione del giudice può essere contestato dal debitore chiedendo al giudice di revocarlo (art. 1420 del Cod. giud.). Si tratta della procedura di opposizione, che viene trattata secondo le forme del procedimento cautelare, e che può eventualmente essere accompagnata dall’imposizione di una penale. La richiesta si può basare sull’assenza del carattere d’urgenza (Cass., 14 settembre 1984, sent. Cass.1984-85. 87).

In caso di cambiamento delle circostanze, sia il debitore interessato dal sequestro (con citazione di tutte la parti dinanzi al giudice del sequestro), che il ricorrente o una parte interessata (con ricorso) possono chiedere al giudice di modificare o di revocare il provvedimento.

B. Sequestro esecutivo

Il debitore può proporre opposizione contro un’intimazione di pagamento e quindi contro la sua validità giuridica. La legge non prevede in questo caso alcun termine, e l’opposizione non ha effetto sospensivo. L’opposizione può basarsi, fra l’altro, su vizi di forma e su una richiesta di rinvio (quando il titolo esecutivo è un atto notarile).

Il debitore può fare opposizione davanti al giudice del sequestro contro la vendita dei suoi beni, ma anche in questo caso non vi è effetto sospensivo.

Altri creditori, diversi dal sequestrante, possono opporsi all’assegnazione della somma ricavata dalla vendita, ma non contro la vendita stessa.

Ance un terzo, che afferma di essere proprietario dei beni sequestrati, può proporre opposizione davanti al giudice del sequestro (art. 1514 del Cod. giud.). In questo caso vi è effetto sospensivo.

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1 Abbreviato: Cod. giud.

2 Sequestro di beni mobili / sequestro di beni immobili.

3 Pronunciate da un giudice.

4 Generalmente rilasciati da un notaio.

5 La prima copia. La parte che chiede l’esecuzione della sentenza riceve una copia sola, rilasciata dalla cancelleria dietro pagamento di un diritto.

6 Solo in casi estremamente urgenti.

7 Regio decreto del 9 agosto 1993, Gazzetta ufficiale belga (Belgisch Staatsblad/Moniteur Belge) del 9 agosto 1993 (www.just.fgov.be Deutsch - français - Nederlands):

“Noi, Alberto II, Re dei Belgi,

 A tutti i presenti e a tutti coloro che saranno presenti, si rende noto quanto segue:

 Incarichiamo e ordiniamo a tutti gli ufficiali giudiziari sollecitati a tal fine di eseguire questa sentenza, questa decisione, questa ingiunzione o questo atto;

 Che i nostri Procuratori generali e i nostri Procuratori del Re nei tribunali di primo grado vi si atterranno scrupolosamente e che tutti i dirigenti e funzionari della pubblica autorità forniranno la propria assistenza quando la legge lo richiede;

 In fede di che la presente sentenza, decisione, ingiunzione o il presente atto sono stati firmati e sigillati con il sigillo della corte, del tribunale o del notaio.”

8 Per quanto riguarda il suo intervento nell’esecuzione della sentenza o dell’atto, l’ufficiale giudiziario è sotto il controllo del giudice, e per quanto riguarda la deontologia è sotto il controllo del pubblico ministero e della camera circoscrizionale degli ufficiali giudiziari.

9 L’ufficio del luogo in cui si trovano i beni (art. 1565 del Cod. giud.). Tale ufficio fornisce informazioni sui beni immobili, ad esempio sui diritti di proprietà o sulle ipoteche da cui sono gravati.

10 Ciò significa che intervengono tutte le parti.

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