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Ultimo aggiornamento: 09-05-2005
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Divorzio - Grecia

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INDICE

1. Quali sono i presupposti per divorziare? 1.
2. Per quali motivi si può divorziare? 2.
3. Quali sono gli effetti giuridici del divorzio? 3.
a) Sulle relazioni personali tra i coniugi a)
b) Per la divisione dei beni tra i coniugi b)
c) Per i figli minori dei coniugi c)
d) Per quanto riguarda l’obbligo di corrispondere gli alimenti all’ex coniuge d)
4. Qual è il significato concreto della nozione giuridica di “separazione personale”? 4.
5. Quali sono i presupposti per la separazione personale? 5.
6. Quali sono gli effetti giuridici della separazione personale? 6.
7. Qual è il significato concreto della nozione giuridica di “annullamento del matrimonio”? 7.
8. Quali sono i motivi per annullare un matrimonio? 8.
9. Quali sono gli effetti giuridici dell'annullamento del matrimonio? 9.
10. Vi sono procedimenti alternativi, non giudiziali, per risolvere le questioni relative al divorzio? 10.
11. Dove si deve presentare la domanda di divorzio, di separazione personale o di annullamento del matrimonio? Quali sono le formalità da seguire e quali documenti si devono allegare alla domanda? 11.
12. Per le spese processuali, è possibile ottenere il gratuito patrocinio? 12.
13. È possibile impugnare la sentenza di divorzio, di separazione o di annullamento del matrimonio? 13.
14. Quale procedura si deve seguire per far riconoscere in Grecia una sentenza di divorzio o di annullamento del matrimonio, pronunciata da un tribunale di un altro Stato membro dell’Unione europea? 14.
15. Quale tribunale si deve adire per impugnare in Grecia il riconoscimento della sentenza di divorzio o di annullamento del matrimonio pronunciato in un altro Stato membro? Qual è la procedura da seguire? 15.
16. Quale diritto si applica nelle cause di divorzio se i coniugi non sono residenti in Grecia oppure sono cittadini di un altro Stato? 16.

 

1. Quali sono i presupposti per divorziare?

Per ottenere lo scioglimento del matrimonio è necessaria una sentenza giudiziaria definitiva. In concreto, il matrimonio si scioglie:

  1. per mutuo consenso, purché sia trascorso almeno un anno dalle nozze, quando i coniugi sono d’accordo di sciogliere il loro vincolo coniugale e presentano domanda congiunta al tribunale monocratico di primo grado competente per territorio, secondo la giurisdizione volontaria;
  2. tramite giurisdizione contenziosa, quando uno dei coniugi o separatamente entrambi i coniugi presentano al tribunale collegiale di primo grado competente per territorio la domanda di divorzio per determinati motivi.

2. Per quali motivi si può divorziare?

Oltre al mutuo consenso, i motivi validi per divorziare sono i seguenti:

  1. un grave deterioramento delle relazioni tra i coniugi, causato dal convenuto o da entrambi i coniugi, tale da rendere fondatamente intollerabile per l'attore il proseguimento del vincolo coniugale. Il sussistere del grave deterioramento è presunto, a meno che il convenuto non dimostri il contrario, in caso di bigamia, adulterio, abbandono o attentato alla vita dell’attore da parte del convenuto. Il deterioramento è presunto inconfutabilmente anche nel caso che i coniugi siano separati da almeno quattro anni. In tal caso, può chiedere il divorzio anche il coniuge che ha causato il deteriorarsi delle relazioni coniugali;
  2. l’irreperibilità di uno dei coniugi, nel qual caso può chiedere il divorzio l’altro coniuge.

3. Quali sono gli effetti giuridici del divorzio?

a) Sulle relazioni personali tra i coniugi

In caso di scioglimento del matrimonio mediante divorzio, cessa l’obbligo di coabitare e di prendere decisioni in comune. Se uno dei coniugi aveva assunto il cognome dell’altro, di norma riprende il proprio cognome, a meno che non desideri conservare quello del coniuge, avendo acquisito notorietà professionale o artistica sotto tale cognome. Cessa ogni responsabilità dei coniugi di adempiere ai loro obblighi reciproci, perde validità l’impedimento costituito dalla bigamia e termina la sospensione della prescrizione dei diritti esigibili da un coniuge nei confronti dell’altro. Il legame di affinità costituitosi mediante il matrimonio tra i parenti dei coniugi continua a sussistere anche dopo lo scioglimento del matrimonio.

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b) Per la divisione dei beni tra i coniugi

In caso di divorzio, ciascuno dei coniugi ha il diritto di recuperare i beni mobili che gli appartengono o si presume gli appartengano - anche se tali beni sono stati utilizzati da entrambi i coniugi o soltanto da uno dei due - salvo se l’altro coniuge dimostri che la presunzione non è esatta. Non costituisce ostacolo a tale riguardo il fatto che il bene in questione sia indispensabile per le necessità dell’altro coniuge. Se il coniuge che ha in possesso il bene rifiuta di restituirlo all’altro coniuge che ne è proprietario, questi può far valere legalmente il suo diritto di proprietà, esigere l’usufrutto e l’adempimento delle relative obbligazioni. Per quanto riguarda la casa familiare, dopo lo scioglimento del matrimonio il proprietario dell’alloggio può far valere nei confronti dell’altro coniuge che ne fa uso tutti i suoi diritti di proprietario ed esigere l’adempimento delle relative obbligazioni. Se i coniugi sono proprietari in comune dell’alloggio, il divorzio comporta la cessazione di tale situazione (comproprietà) e ciascuno dei coniugi resta con la parte che gli spetta secondo le disposizioni relative allo scioglimento della comunione dei beni e alla divisione dei beni comuni. Per quanto riguarda i beni acquistati da uno dei coniugi nel corso della vita matrimoniale, l’altro coniuge ha diritto a una parte di ciascuno di essi.

c) Per i figli minori dei coniugi

Dopo lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio, il tribunale conferisce l’esercizio della potestà genitoriale secondo una delle seguenti formule:

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a) a uno dei genitori;

b) a entrambi i genitori, in comune;

c) a entrambi i genitori, separatamente;

d) a un terzo.

Per quanto riguarda l’obbligo dei genitori di mantenere i figli minori che non dispongono di redditi di lavoro o di rendite patrimoniali o le cui risorse non sono sufficienti per il loro sostentamento, tale obbligo perdura anche dopo lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio.

d) Per quanto riguarda l’obbligo di corrispondere gli alimenti all’ex coniuge

Dopo lo scioglimento del matrimonio mediante divorzio, se uno degli ex coniugi non è in grado di assicurare il proprio sostentamento con i suoi redditi o rendite, ha diritto a chiedere che l’altro ex coniuge gli corrisponda regolarmente gli alimenti nei seguenti casi:

  1. se, al momento della sentenza di divorzio e dopo il divorzio, l’età e le condizioni di salute del richiedente non consentono di costringerlo a iniziare o proseguire l’esercizio di un’attività lavorativa tale da assicurargli(-le) il sostentamento;
  2. se al richiedente è affidata la custodia di un figlio minore e per tale motivo gli è impossibile esercitare un’attività lavorativa;
  3. se il richiedente non trova un lavoro stabile e adeguato oppure ha bisogno di acquisire una formazione professionale; in entrambi i casi, tuttavia, il diritto agli alimenti vale per un lasso di tempo non superiore a tre anni dopo la sentenza di divorzio;
  4. in ogni altro caso in cui nella sentenza di divorzio viene riconosciuto il diritto agli alimenti per ragioni di equità.

Il diritto agli alimenti può essere abrogato o limitato nel tempo, se lo impongono seri motivi, in particolare se il matrimonio ha avuto breve durata oppure se l’avente diritto è colpevole del divorzio o ha provocato deliberatamente le difficoltà del matrimonio. Il diritto agli alimenti decade in caso di decesso dell’avente diritto o di sue nuove nozze o convivenza stabile, in unione libera, con un’altra persona.

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4. Qual è il significato concreto della nozione giuridica di “separazione personale”?

In concreto significa che, sebbene non vi sia stato scioglimento del matrimonio mediante divorzio, i coniugi non coabitano più. Secondo il diritto greco, ciò costituisce motivo per divorziare, in quanto si configura come grave deterioramento del vincolo matrimoniale.

5. Quali sono i presupposti per la separazione personale?

Sussistono tali presupposti quando i coniugi vivono separati e non intendono più coabitare come moglie e marito, oppure abitano sotto lo stesso tetto e almeno uno di loro si trova nella situazione psicologica di voler porre fine alla coabitazione coniugale e smettere di comportarsi come membro della coppia, interrompendo i vincoli d’intimità psicologica che lo legavano sino a quel momento al suo consorte, con conseguente distanziamento tra i coniugi.

6. Quali sono gli effetti giuridici della separazione personale?

Una volta cessata la coabitazione coniugale, in caso di urgenza o di imminente pericolo ciascuno dei coniugi ha la facoltà di chiedere al tribunale monocratico di primo grado competente per territorio di applicare la procedura dei provvedimenti cautelari per decidere quale dei coniugi possa fare uso dell’abitazione coniugale, per ordinare all’altro di lasciare tale abitazione e determinare quali beni mobili possa portare con sé per installarsi nel suo nuovo domicilio, per decidere a titolo temporaneo a quale dei coniugi sono affidati i figli minori e quali saranno i contatti tra questi e l’altro genitore, per determinare a titolo temporaneo gli alimenti da corrispondere ai figli minori e, a certe condizioni, ai figli maggiorenni e al coniuge non in grado di mantenersi da solo con il proprio lavoro o i propri beni. Ciascuno dei coniugi può anche chiedere al tribunale monocratico di primo grado, competente per territorio, di regolare le medesime questioni mediante sentenza giudiziale, secondo la procedura prevista all’articolo 681 Β del Codice civile.

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7. Qual è il significato concreto della nozione giuridica di “annullamento del matrimonio”?

Annullamento del matrimonio significa che un matrimonio che aveva prodotto tutti i suoi effetti civili cessa di averli quando, a causa di un vizio, viene annullato mediante sentenza giudiziale definitiva. L’unica eccezione alla cessazione degli effetti civili è che i figli nati dal matrimonio dichiarato nullo continuano ad essere considerati figli nati da un matrimonio.

8. Quali sono i motivi per annullare un matrimonio?

L’annullamento di un matrimonio presuppone che esso è nullo a causa della mancanza di uno dei requisiti positivi o della presenza di un impedimento dirimente, oppure è annullabile a causa di un errore o di una minaccia.

Manca un requisito positivo quando le dichiarazioni dei futuri sposi non vengono pronunciate personalmente da essi stessi oppure sono pronunciate con la riserva di condizioni o di termini temporali, quando gli sposi sono minorenni e non hanno ottenuto la dispensa dal tribunale, quando uno degli sposi si trova nella situazione giuridica d’interdizione e non ha ottenuto il consenso del tutore o l’autorizzazione del tribunale, oppure quando uno degli sposi, al momento del matrimonio, non si rende conto di che cosa sta accadendo o è privo dell’uso della ragione a causa di una malattia psichica. Vi è impedimento dirimente in caso di consanguineità in linea diretta, senza limitazione di grado, e in caso di consanguineità collaterale sino al quarto grado incluso, oppure in caso di affinità in linea diretta, senza limitazione di grado, e in caso di affinità in linea collaterale sino al terzo grado incluso. Sono impedimenti dirimenti anche la bigamia e il vincolo di adozione.

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La nullità decade dopo il matrimonio se gli sposi esprimono pieno e libero consenso, se il tribunale accorda l’autorizzazione ai minorenni o se il coniuge minorenne, compiuti i 18 anni, riconosce il matrimonio, se il coniuge interdetto riacquista la capacità e riconosce il matrimonio, se il matrimonio viene approvato dall’assistente giudiziario o dal tribunale o dal coniuge prima sottoposto ad assistenza giudiziaria e ridivenuto capace. La nullità decade anche se il coniuge indotto in errore o costretto sotto minaccia riconosce il matrimonio dopo aver scoperto l’errore o dopo la cessazione delle minacce. Il matrimonio è nullo anche se manca la relativa dichiarazione dinanzi al sindaco o da parte dei testimoni nel matrimonio civile, oppure se il matrimonio religioso non è stato celebrato da un ministro della chiesa ortodossa orientale o di un altro dogma o culto noto in Grecia. In tal caso, il matrimonio non ha effetti civili e la sua nullità può essere riconosciuta mediante atto ricognitivo da chiunque abbia un interesse legittimo al riguardo.

9. Quali sono gli effetti giuridici dell'annullamento del matrimonio?

Di norma, gli effetti del matrimonio sono soppressi con valore retroattivo. La retroattività riguarda tutte le relazioni tra i coniugi, di carattere personale, familiare o patrimoniale senza distinzione. Quindi, l’annullamento del matrimonio comporta principalmente la decadenza ex tunc del diritto di successione ereditaria di ciascuno dei due coniugi nei confronti del patrimonio dell’altro, in caso di eredità testamentaria. Decadono anche tutte le transazioni legali con terzi che i coniugi avevano intrapreso in comune, per le esigenze della loro vita coniugale o ai fini della gestione dei beni dell’uno o dell’altro, ma senza pregiudizio dei diritti dei terzi in caso di buona fede. Inoltre, tutto quanto vale in caso di divorzio per quanto riguarda i beni mobili ed i beni acquisiti nel corso del matrimonio da ciascuno dei coniugi vale anche in caso di annullamento del matrimonio. Se al momento della celebrazione del matrimonio entrambi i coniugi o uno dei due ignoravano che il matrimonio era nullo, la nullità produce i suoi effetti soltanto per il futuro, e il coniuge che ignorava la nullità al momento della celebrazione del matrimonio ha diritto agli alimenti - secondo le disposizioni previste in caso di divorzio, che si applicano per analogia - da parte dell’altro coniuge che sapeva sin dall’inizio che il matrimonio era nullo. Il medesimo diritto spetta al coniuge che è stato costretto a contrarre il matrimonio sotto minaccia, o in contrasto alla legge o ai buoni costumi, nel caso che il matrimonio sia annullato oppure abbia termine con il decesso dell’altro coniuge.

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10. Vi sono procedimenti alternativi, non giudiziali, per risolvere le questioni relative al divorzio?

No.

11. Dove si deve presentare la domanda di divorzio, di separazione personale o di annullamento del matrimonio? Quali sono le formalità da seguire e quali documenti si devono allegare alla domanda?

Per dichiarare lo scioglimento di un matrimonio mediante divorzio per colpa di uno o di entrambi i coniugi o per irreperibilità, per annullare un matrimonio nullo a annullabile o per riconoscere la nullità di un matrimonio è competente per materia il tribunale collegiale di primo grado, che agisce secondo la giurisdizione contenziosa.

In caso di divorzio consensuale, è competente il tribunale monocratico di primo grado, che agisce secondo la giurisdizione volontaria. Per territorio, è competente il tribunale della località di residenza abituale delle parti, oppure dell’ultima residenza abituale dei coniugi se uno dei due vi risiede ancora, oppure della residenza abituale del convenuto o, in caso di domanda congiunta, della residenza abituale dell’uno o dell’altro coniuge, oppure della residenza abituale dell’attore se vi risiedeva da almeno un anno prima della presentazione della domanda o da almeno sei mesi prima della presentazione della domanda se è cittadino greco o se entrambi i coniugi sono cittadini greci. Anche la replica va presentata presso il medesimo tribunale. Inoltre, le azioni intese ad ottenere la corresponsione degli alimenti possono essere riunite e giudicate in contemporanea con le azioni ai fini di divorzio, di annullamento o di riconoscimento della nullità di un matrimonio da parte del tribunale collegiale di primo grado competente per territorio, che agisce secondo la giurisdizione contenziosa, con le limitazioni imposte da tale giurisdizione. Anche le azioni ai fini dell’attribuzione della potestà genitoriale e per la regolamentazione dei contatti tra figli e genitori possono essere intentate nel medesimo contesto della domanda di divorzio introdotta presso il tribunale monocratico di primo grado, e vengono trattate secondo la giurisdizione volontaria.

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La domanda va depositata presso la cancelleria del tribunale, dopo di che il cancelliere competente fissa la data dell’udienza, che viene annotata sulle copie della domanda. L’avvocato dell’attore deve disporre perché l’ufficiale giudiziario faccia pervenire al convenuto copia della domanda, con indicazione della data e della sede dell’udienza e la citazione a comparire. Se il convenuto è residente o domiciliato in Grecia, la domanda e citazione devono essergli notificate entro 60 giorni dalla data dell’udienza. Il termine è invece di 90 giorni se il convenuto è residente o domiciliato all’estero o se il suo domicilio è ignoto. Se la copia e citazione vanno notificate all’estero a una persona il cui domicilio è ignoto, si applicano per analogia, tra gli Stati membri dell’Unione europea, le disposizioni sulla notifica delle citazioni previste dal regolamento n. 1348/2000 oppure quelle previste nella convenzione dell’Aia del 15 novembre 1965, là dove è in vigore, oppure convenzioni bilaterali o multilaterali in materia di notifica.

Il diritto sostanziale da applicare per le relazioni personali e patrimoniali tra i coniugi, per il divorzio e per la separazione personale è, in ordine di prevalenza:

  1. il diritto del paese di cui i coniugi avevano l’ultima cittadinanza comune nel corso del matrimonio, se uno dei due la conserva;
  2. il diritto corrispondente alla località dell’ultima residenza abituale dei coniugi nel corso del matrimonio;
  3. il diritto del paese con il quale i coniugi hanno i legami più stretti.

Le relazioni tra genitori e figli vengono disciplinate, in ordine di prevalenza:

  1. dal diritto del paese di cui avevano l’ultima cittadinanza comune;
  2. dal diritto corrispondente alla località della loro ultima residenza abituale;
  3. dal diritto del paese di cui è cittadino il figlio. Se questi ha doppia cittadinanza greca e straniera, si applica il diritto greco; se ha doppia cittadinanza straniera, si applica il diritto del paese con il quale ha legami più stretti.

Il diritto processuale da applicare è, secondo la lex fori, quello greco, sul quale prevalgono peraltro, a norma dell’articolo 28 della Costituzione greca, le disposizioni del diritto comunitario europeo e delle altre convenzioni internazionali. Gli avvocati che rappresentano ciascuna delle parti devono essere muniti di procura speciale o devono comparire in tribunale con la parte che rappresentano. Si devono produrre in tribunale il certificato di matrimonio, il certificato di stato civile e gli altri documenti probatori. L’audizione dei testimoni e la presentazione delle conclusioni avvengono in aula. In caso di divorzio consensuale, le parti devono dichiarare in due udienze, ad almeno sei mesi d’intervallo, che intendono sciogliere il loro matrimonio e devono presentare un accordo scritto riguardante l’affidamento dei figli ed i contatti tra i figli stessi e il genitore a cui non sono affidati. Le deposizioni delle parti vengono esaminate liberamente. Sono vietati, come elementi probatori, il giuramento, l’audizione dei figli quali testimoni e la rinuncia alla prestazione di giuramento da parte dei testimoni e dei periti. Nell’esaminare la domanda di divorzio, il tribunale tenta di conciliare le parti. Se il convenuto non compare in giudizio, ciò non influisce sulla pronuncia della sentenza. In caso di decesso di una delle parti prima della sentenza definitiva, l’azione legale decade. In caso di azione ai fini dell’annullamento di un matrimonio, che può essere intentata anche dal pubblico ministero, è questo che deve comparire in tribunale. In caso di decesso di una delle parti, l’azione legale viene interrotta, ma può essere proseguita dagli eredi. Un’azione ai fini dell’annullamento o del riconoscimento della nullità di un matrimonio intentata dal pubblico ministero è diretta contro entrambi i coniugi e, in caso di decesso di uno di essi, contro i loro eredi.

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12. Per le spese processuali, è possibile ottenere il gratuito patrocinio?

Sì, a determinate condizioni. In particolare, il patrocinio a spese dello Stato è accordato a chi può dimostrare di non essere in grado di pagare le spese processuali senza che ne risultino ridotti i mezzi necessari per sostentare se stesso e la sua famiglia, purché nel corso del giudizio non si dimostri che tale richiesta è ingiustificata o inopportuna. La richiesta va presentata al giudice che sta esaminando il caso o che dovrà pronunciare la sentenza. Se il procedimento viene discusso presso un tribunale collegiale di primo grado, la richiesta va presentata al suo presidente. In caso di azioni non processuali, la richiesta va presentata al giudice conciliatore della località di residenza del richiedente.

Nella richiesta si devono indicare brevemente l’oggetto del procedimento o dell’azione, le prove al riguardo e gli elementi addotti per attestare che la richiesta risponde alle condizioni previste. Si devono allegare alla richiesta:

  1. un certificato rilasciato su carta libera dal sindaco o dal presidente del consiglio comunale della località in cui il richiedente è domiciliato o ha la sua residenza permanente, che ne attesti la situazione professionale, economica e familiare;
  2. un certificato rilasciato su carta libera dall’ispettore fiscale della località in cui il richiedente è domiciliato o ha la sua residenza permanente, che attesti che negli ultimi tre anni il richiedente ha presentato la dichiarazione ai fini dell’imposta sul reddito o di ogni altra imposta diretta e che tale dichiarazione è stata approvata previo accertamento;
  3. nel caso di un cittadino straniero, un certificato rilasciato su carta libera dal ministero greco della Giustizia, che attesti la reciprocità di trattamento tra i due Stati.

Il tribunale decide al riguardo, a titolo gratuito, dopo aver citato l’altra parte a comparire. Non è necessaria la presenza di avvocati. Dopo aver appurato che le condizioni suddette sono soddisfatte, il tribunale accorda il beneficio del riconoscimento d’indigenza, che viene concesso separatamente per ogni azione giudiziale, è valido per ogni grado di giurisdizione per ogni tribunale e si estende anche all’esecuzione forzata della sentenza. La parte che ha ottenuto tale beneficio è esentata provvisoriamente dall’obbligo di pagare le spese processuali e, in generale, le spese procedurali, ossia gli onorari dei notai e degli ufficiali giudiziari, dei testimoni e dei periti, degli avvocati e degli altri rappresentanti giudiziali, nonché di versare una cauzione per tali spese. L’esenzione provvisoria può eventualmente essere concessa solo per una parte di tali spese.

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La concessione del suddetto beneficio non incide sull’obbligo di versare alla controparte le somme accordategli dal tribunale. Se l’obbligato glielo chiede, nella sentenza o con una decisione successiva il tribunale può incaricare un avvocato, un notaio o un ufficiale giudiziario di assistere l’indigente. Tali persone sono tenute ad accettare l’incarico, e la decisione del tribunale vale come conferimento del mandato di rappresentante legale.

Il patrocinio a spese dello Stato cessa con la morte del beneficiario, con un’eccezione: sotto la copertura di tale beneficio possono essere effettuati anche successivamente atti che non ammettono dilazione. Inoltre, tale beneficio può essere revocato o limitato con decisione autonoma del tribunale oppure per proposta del pubblico ministero, se si dimostra che le condizioni per concederlo non sussistevano sin dall’inizio oppure non sono più valide o sono mutate. Il pagamento dei costi è disciplinato dagli articoli 190-193 del Codice di procedura civile.

Se la sentenza impone che le spese sono a carico della parte avversa all’indigente, le somme dovute all’indigente stesso, agli avvocati o altri rappresentanti legali e agli altri ufficiali giudiziari vengono assegnate a queste persone e vengono riscosse mediante esecuzione forzata. Le spese vengono riscosse allo stesso modo anche se sono state imputate all’indigente, non appena cessino di sussistere tutte o alcune delle condizioni per la concessione del gratuito patrocinio e che tale cessazione sia stata accertata. Se le parti hanno ottenuto il beneficio mediante dichiarazioni menzognere o false informazioni, il giudice che decide la revoca del beneficio le condanna a una pena pecuniaria a favore della cassa dei giuristi, fermo restando il loro obbligo di pagare le somme dalle quali erano state esentate e senza escludere un’azione penale nei loro confronti.

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13. È possibile impugnare la sentenza di divorzio, di separazione o di annullamento del matrimonio?

Sì. La parte perdente può ricorrere presso la Corte d’appello competente per territorio per impugnare una sentenza di divorzio, di annullamento di un matrimonio nullo o annullabile o di riconoscimento della nullità di un matrimonio entro trenta giorni dalla data alla quale le è stata notificata la sentenza, se la parte è residente o domiciliata in Grecia, o entro sessanta giorni se la parte è residente o domiciliata all’estero o se il suo domicilio è ignoto. Se la sentenza non è stata notificata alla parte, il termine per interporre appello è di tre anni a decorrere dalla pubblicazione della sentenza. In caso di decesso della parte avente diritto a impugnare la sentenza, il termine per interporre appello decorre dalla data alla quale la sentenza viene notificata ai suoi eredi universali o ai suoi legatari.

14. Quale procedura si deve seguire per far riconoscere in Grecia una sentenza di divorzio o di annullamento del matrimonio, pronunciata da un tribunale di un altro Stato membro dell’Unione europea?

A norma del regolamento n. 1347/2000 del Consiglio, le sentenze pronunciate in uno Stato membro dell’Unione europea sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessaria una procedura speciale. Chi vuole far riconoscere in Grecia una sentenza di divorzio, di separazione o di annullamento del matrimonio deve presentarne domanda al tribunale monocratico di primo grado della località in cui risiede abitualmente la persona contro la quale si chiede l’esecuzione della sentenza o della località nella quale la sentenza deve essere eseguita. Si devono allegare alla domanda:

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  1. una copia della sentenza, che soddisfi le condizioni necessarie per stabilirne l’autenticità;
  2. il certificato di cui all’articolo 33 del regolamento, nel quale devono figurare le indicazioni relative al tribunale che ha pronunciato la sentenza, i dati inerenti al matrimonio e, per quanto riguarda la sentenza, se essa è stata pronunciata in contumacia o in presenza di entrambe le parti, se essa è soggetta ad appello, se è stato concesso il patrocinio a spese dello Stato ecc.;
  3. in caso di sentenza contumaciale, l’originale o una copia autenticata del documento comprovante che la domanda giudiziale o un altro atto equivalente è stato notificato al contumace, oppure ogni altro documento indicante che il convenuto ha inequivocabilmente accettato la sentenza.

Una volta fissata la data dell’udienza, una copia della domanda viene notificata alla controparte, con la citazione a comparire. Il tribunale, che non può verificare la competenza del tribunale dello stato membro dell’UE che ha pronunciato la sentenza, riconosce la sentenza dopo aver accertato che il suo riconoscimento non sia contrario all’ordine pubblico greco, che la domanda sia stata notificata al convenuto, nel caso che questi sia contumace, in tempo utile perché potesse difendersi o che il convenuto aveva inequivocabilmente accettato la sentenza, che la sentenza stessa non sia in contrasto con nessun’altra pronunciata in precedenza, in una causa tra le medesime controparti, in Grecia o in un altro Stato membro o in un paese terzo e, infine, che risultino soddisfatte le condizioni per concedere il riconoscimento in Grecia.

15. Quale tribunale si deve adire per impugnare in Grecia il riconoscimento della sentenza di divorzio o di annullamento del matrimonio pronunciato in un altro Stato membro? Qual è la procedura da seguire?

Per impugnare la sentenza con la quale è stata riconosciuta la sentenza del tribunale di uno Stato membro dell’Unione europea, si deve adire in Grecia la Corte d’appello, che statuisce secondo la giurisdizione contenziosa. Si deve interporre appello entro un mese dalla notifica della sentenza di riconoscimento, o entro due mesi se la parte contro la quale si agisce ha la sua residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello in cui la sentenza è stata dichiarata esecutiva. Il termine non può essere prorogato per motivi di distanza. Se il convenuto non compare, il tribunale è tenuto a sospendere il procedimento sinché non sia accertato che il convenuto è stato citato a norma di legge ed entro il termine previsto o che si è compiuto ogni tentativo in tal senso. Contro la decisione della Corte d’appello si può adire la Corte di cassazione (l’Areopago).

16. Quale diritto si applica nelle cause di divorzio se i coniugi non sono residenti in Grecia oppure sono cittadini di un altro Stato?

Il diritto sostanziale da applicare ai fini del divorzio è, in ordine di prevalenza:

  1. il diritto del paese del quale i coniugi avevano l’ultima cittadinanza comune, se uno di loro la conserva;
  2. il diritto del paese nel quale i coniugi avevano l’ultima residenza abituale, nel corso del matrimonio;
  3. il diritto del paese con il quale i coniugi hanno legami più stretti.

Per quanto riguarda il diritto processuale da applicare, si tratta, secondo la lex fori, di quello greco e del diritto comunitario, il quale prevale sul diritto nazionale a norma dell’articolo 28 della Costituzione.

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