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Ultimo aggiornamento: 09-01-2009
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Fallimento - Portogallo

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi di procedura che conseguono all’insolvenza? 1.
2. Quali sono i presupposti per l’avvio di ciascun tipo di procedura ? 2.
3. Qual è il ruolo dei diversi partecipanti che intervengono in ciascun tipo di procedura? 3.
4. Quali sono gli effetti dell’apertura della procedura? 4.
5. Quali sono le regole particolari applicabili a certe categorie di beni? 5.
6. Quali sono le regole applicabili agli atti pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono i presupposti per il conferimento e l’ammissione dei crediti? 7.
8. Quali sono le regole della procedura di ristrutturazione? 8.
9. Quali sono le norme relative alla procedura di liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura? 10.

 

1. Quali sono i diversi tipi di procedura che conseguono all’insolvenza?

Il legislatore portoghese ha definito “insolvenza” impossibilità del debitore di adempiere alle proprie obbligazioni scadute.

Le persone giuridiche e i patrimoni autonomi dei cui debiti nessuna persona fisica risponde personalmente e illimitatamente sono anch'essi considerati insolventi, qualora il loro passivo sia manifestatamene superiore al loro attivo.

L'insolvenza imminente è equiparata all'insolvenza attuale nei casi in cui il debitore ne richieda la dichiarazione in tribunale.

La legge prevede una procedura stragiudiziale di conciliazione tramite il risanamento di imprese in situazione di insolvenza o in circostanze economiche difficili. Tale procedura è condotta da un ente pubblico: l'Instituto de Apoio às Pequenas e Médias Empresas e ao Investimento (IAPMEI) (Istituto di sostegno alle piccole e medie imprese e all'investimento).

Questa procedura è tesa a conseguire un accordo tra l'impresa e tutti o parte dei suoi creditori, in modo da permettere il salvataggio dell'impresa stessa.

La pendenza del procedimento giudiziario non osta alla procedura di conciliazione. In tal caso, se non è ancora stato dichiarato il fallimento, la causa può essere sospesa su istanza dell'impresa o di qualsiasi parte interessata.

L'accordo conseguito durante la conciliazione deve essere messo per iscritto, eventualmente tramite atto pubblico nei casi per cui la legge prescrive tale formalità.

Il Código da Insolvência e da Recuperação de Empresas (Codice in materia d’insolvenza e salvataggio d’imprese) prevede un'unica forma processuale, senza distinzione tra concordato preventivo e procedura fallimentare. Spetta ai creditori valutare lo stato economico dell'impresa e decidere, collegialmente, se debba essere risanata o liquidata e in che termini. Inoltre, è prevista una procedura supplementare in relazione alla liquidazione del patrimonio del debitore e all'attribuzione ai creditori della facoltà di approvare un piano che eviti detta liquidazione.

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2. Quali sono i presupposti per l’avvio di ciascun tipo di procedura ?

Esiste un unico tipo di procedura di fallimento.

Perché possa essere avviata, è necessario che si verifichi l'incapacità, del debitore, di soddisfare le proprie obbligazioni scadute o, in caso di persone giuridiche e patrimoni collettivi, l'esistenza di un passivo manifestamente superiore all'attivo.

La procedura può essere avviata quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:

  1. sospensione generalizzata del pagamento delle obbligazioni scadute;
  2. inadempimento di una o più obbligazioni che, per il loro importo o per le circostanze dell'inadempimento, riveli l'impossibilità del debitore di adempiere puntualmente all'insieme delle sue obbligazioni;
  3. fuga del titolare dell'impresa o degli amministratori del debitore, o abbandono del locale in cui l'impresa aveva sede o svolgeva la propria attività principale, in relazione con la mancanza di solvibilità del debitore e di nomina di un sostituto idoneo;
  4. dissipazione, abbandono, liquidazione precipitosa o rovinosa di beni e costituzione fittizia di crediti;
  5. insufficienza di beni pignorabili a garanzia del credito del creditore procedente, verificata nella procedura esecutiva intentata contro il debitore;
  6. inadempimento di obbligazioni previste nel piano di ristrutturazione o in un piano di pagamento approvato dai creditori nella procedura fallimentare già avviata;
  7. inadempimento generalizzato, negli ultimi sei mesi, di debiti fiscali, contributi previdenziali, di obbligazioni derivanti da contratto di lavoro o da violazione o cessazione di detto contratto, di canoni derivanti da qualsiasi tipo di locazione inclusa quella finanziaria, anticipi sul prezzo d'acquisto o sul prestito garantito dalla rispettiva ipoteca, in relazione al locale in cui il debitore svolge la propria attività o abbia la propria sede o residenza;
  8. manifesta superiorità del passivo rispetto all'attivo in relazione all'ultimo bilancio approvato, o ritardo superiore ai nove mesi nell'approvazione e nel deposito dei conti, laddove esista un'obbligazione legale in questo senso, nel caso in cui il debitore sia una persona giuridica o un patrimonio autonomo.

3. Qual è il ruolo dei diversi partecipanti che intervengono in ciascun tipo di procedura?

Il tribunale

La procedura fallimentare deve essere avviata presso il tribunale della sede o della residenza del debitore oppure, laddove si tratti di una dichiarazione di fallimento di uneredità giacente, presso il tribunale della residenza del de cuius al momento della morte.

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La dichiarazione di fallimento può, inoltre, essere richiesta presso il tribunale del luogo in cui il debitore ha il proprio centro principale di interessi, inteso come quello in cui il debitore amministra i propri interessi abitualmente e pubblicamente.

Il tribunale verifica l'osservanza delle norme giuridiche che regolano la procedura in esame ed è competente, in particolare, ad effettuare una valutazione preventiva dell'istanza di dichiarazione di fallimento e della valutazione della legalità, a fini dell'omologazione, dei piani di insolvenza e di pagamento.

Spetta altresì al tribunale valutare la presunta situazione di insolvenza di un debitore sulla base dei fatti raccolti nel corso della procedura e qualora tali fatti lo confermassero, emanare la sentenza dichiarativa di fallimento, senza con essa pronunciarsi sulla possibile ristrutturazione dell'impresa.

Spetta al giudice pronunciarsi relativamente alla verifica e al grado dei crediti, ed altresì nominare un curatore per gli incapaci, decretare la sospensione della liquidazione della massa fallimentare e della ripartizione del ricavato tra i creditori.

Analogamente, al tribunale spetta dichiarare la chiusura della procedura.

Il curatore

Il curatore è nominato dal giudice che dovrà, a tale effetto, tener conto delle indicazioni del debitore o del comitato dei creditori, laddove esso esista. I creditori possono, tuttavia, deliberare in assemblea la revoca del curatore nominato.

Il curatore, con la cooperazione e sotto il controllo del comitato dei creditori, è tenuto a:

  1. provvedere al pagamento dei debiti del debitore insolvente attingendo ai fondi esistenti nel patrimonio del debitore, in particolare a quelli che costituiscono il ricavato della vendita, che è tenuto a promuovere, dei beni che lo costituiscono;
  2. provvedere, nel frattempo, alla conservazione e allo sfruttamento dei diritti dell'insolvente e, se del caso, al mantenimento delle attività dell'impresa, evitando per quanto possibile l'aggravamento della sua situazione economica.
Il comitato dei creditori

Il comitato dei creditori è un organo facoltativo subordinato, quanto alla propria esistenza e composizione, alla volontà dell'assemblea dei creditori. Quest'ultima può prescindere dal comitato nominato dal giudice, nominarne uno qualora il giudice non l'abbia fatto, nonché modificarne, in qualsiasi caso, la composizione.

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Il tribunale può decidere di non procedere alla nomina di tale comitato, quando lo ritenga giustificato dalle limitate dimensioni della massa fallimentare, dalla semplicità della liquidazione o dal numero ridotto di creditori.

In caso di nomina di tale comitato, il suo consenso è necessario per l'esecuzione di atti giuridici di particolare rilievo per la procedura.

Il debitore

Il debitore è tenuto a richiedere la dichiarazione di fallimento entro i sessanta giorni successivi alla data in cui ne ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto averne conoscenza, salvo nel caso di persona fisica che, alla data dell'insolvenza, non era titolare d'impresa.

Nel caso in cui il debitore sia titolare d'impresa, la legge presume la conoscenza della situazione di insolvenza dopo tre mesi dall'inadempimento generalizzato di obblighi fiscali, previdenziali o relativi a contratti di lavoro o di locazione.

Durante la procedura, il debitore insolvente è tenuto a:

  1. fornire tutte le informazioni rilevanti che gli siano richieste dal curatore fallimentare, dall'assemblea dei creditori, dal comitato dei creditori o dal tribunale;
  2. presentarsi personalmente al giudice o al curatore, salvo in caso di legittimo impedimento o per espressa autorizzazione a farsi rappresentare da un mandatario;
  3. offrire la collaborazione richiestagli dal curatore nello svolgimento delle sue funzioni.
Il creditore

Il creditore prevale nella procedura in esame.

Ha il diritto di richiedere la dichiarazione giudiziale di fallimento, del debitore nonché di revocare la richiesta o l'istanza, qualora la sentenza non sia stata ancora pronunciata.

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Se il tribunale dichiara irricevibile la richiesta di dichiarazione giudiziale di fallimento, il creditore può, sempre che ne sia stato l'attore, impugnare tale decisione.

Il creditore può partecipare all'assemblea dei creditori, nel cui ambito contribuisce a decidere, con una certa discrezionalità, in merito al futuro dell'impresa, nella fattispecie se essa debba essere risanata o liquidata, e in che termini.

Può accettare o rifiutare il piano di pagamento, qualora sia presentato dal debitore.

Ha il diritto di chiedere la sostituzione del curatore nominato dal giudice, avendo in seno al comitato dei creditori, i poteri già ricordati.

La facoltà d'impugnazione è limitata a un solo grado di giudizio, ovvero, è possibile ricorrere soltanto in Corte d'Appello (Tribunal da Relação), salvo nel caso di appelli in relazione a sentenze opposte in materie per le quali non esiste ancora un'uniformazione giurisprudenziale.

4. Quali sono gli effetti dell’apertura della procedura?

La definizione della massa fallimentare

La massa fallimentare copre, salvo disposizione contraria, tutto il patrimonio del debitore alla data della dichiarazione giudiziale di fallimento nonché i beni e i diritti acquisiti dal debitore durante la procedura.

I beni non pignorabili sono integrati nella massa fallimentare solo se il debitore li presenta volontariamente e la loro impignorabilità non è assoluta.

Il legislatore fa distinzione tra debiti fallimentari e debiti della massa fallimentare.

I primi corrispondono ai crediti nei confronti del debitore insolvente costituiti prima della dichiarazione di fallimento. Ad essi sono equiparati anche i crediti che il creditore dimostri di aver acquisito durante la procedura.

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I debiti della massa fallimentare sono quelli contratti durante la procedura, inclusi, ad esempio, le spese processuali e l'onorario del curatore.

Gli effetti sul patrimonio del debitore

In relazione al patrimonio del debitore, la sentenza relativa alla dichiarazione di fallimento determina che il debitore stesso sia immediatamente privato, personalmente o tramite i suoi amministratori, dell'amministrazione e della disponibilità dei beni che costituiscono la massa fallimentare. A partire da questo momento procedurale, è il curatore ad essere investito di tali poteri, assumendo la rappresentanza del debitore per tutti gli effetti di carattere patrimoniale che interessino il fallimento.

Di norma, gli atti realizzati dal debitore insolvente in violazione di detto regime non producono alcun effetto.

La dichiarazione di fallimento determina il decadere di tutte le obbligazioni del debitore insolvente che non sono subordinate a condizione sospensiva.

I crediti esigibili

Nella procedura di fallimento vi sono quattro categorie di crediti: garantiti, privilegiati, subordinati e comuni.

I crediti garantiti sono quelli che beneficiano di garanzie reali su beni facenti parte della massa fallimentare fino a concorrenza dell'importo corrispondente al valore dei beni oggetto di garanzia. In essi sono anche inclusi i privilegi creditizi speciali. Tale categoria non copre soltanto i crediti ma anche gli interessi rispettivi.

I crediti privilegiati sono quelli che godono di privilegi creditizi generali su beni facenti parte della massa fallimentare fino a concorrenza dell'importo corrispondente al valore dei beni oggetto di tali privilegi, quando non sono estinti per effetto della dichiarazione di fallimento.

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I crediti subordinati sono quelli il cui pagamento avviene soltanto dopo il pagamento integrale dei crediti comuni.

Sono crediti subordinati, tranne quando beneficiano di privilegi creditizi, generali o speciali, o di ipoteche legali, che non si estinguono per effetto della dichiarazione di fallimento:

  1. i crediti detenuti da persone aventi relazioni speciali con il debitore - ad esempio: coniuge, ascendenti, discendenti o fratelli del debitore, quando si tratti di persona fisica, oppure soci, associati o persone che siano state in rapporti di dominio o di gruppo con il debitore, quando si tratti di una persona giuridica - e per coloro cui tali crediti sono stati trasmessi nei due anni precedenti l'inizio della procedura fallimentare;
  2. gli interessi di crediti non subordinati costituiti dopo la dichiarazione di fallimento, fatti salvi quelli coperti da garanzia reale e da privilegi creditizi generali, fino all'ammontare dei rispettivi beni;
  3. i crediti la cui subordinazione sia stata concordata tra le parti;
  4. i crediti che abbiano per oggetto prestazioni del debitore a titolo gratuito;
  5. i crediti fallimentari che, per effetto della decisione a vantaggio della massa fallimentare, risultino a favore di terzi in mala fede;
  6. gli interessi di crediti subordinati costituiti dopo la dichiarazione di fallimento;
  7. i crediti di un socio per il rimborso di un prestito fatto alla società .

Sono crediti comuni quelli non contemplati nelle categorie precedenti.

Misure provvisorie

Qualora vi siano giustificati motivi che facciano temere una cattiva gestione il giudice, d'ufficio o su istanza del creditore procedente, può emanare i provvedimenti cautelari necessari a impedire un aggravamento della situazione patrimoniale del debitore fino alla pronuncia della sentenza.

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Tali misure possono consistere, nella fattispecie, nella nomina di un amministratore giudiziario provvisorio con poteri esclusivamente in materia di amministrazione del patrimonio del debitore, o di assistenza dello stesso in tale gestione.

5. Quali sono le regole particolari applicabili a certe categorie di beni?

Con la dichiarazione di fallimento si estinguono:

  1. i privilegi creditizi generali accessori verso i crediti fallimentari, di cui sono titolari lo Stato, gli enti locali e gli istituti previdenziali, costituiti da oltre dodici mesi dalla data di avvio della procedura fallimentare;
  2. i privilegi creditizi speciali accessori verso i crediti fallimentari, di cui sono titolari lo Stato, gli enti locali e gli istituti previdenziali, scaduti da oltre dodici mesi dalla data di avvio della procedura fallimentare;
  3. le ipoteche legali la cui registrazione sia stata richiesta entro i due mesi precedenti la data di avvio della procedura fallimentare e che risultino accessorie rispetto ai crediti fallimentari dello Stato, degli enti locali e degli istituti previdenziali;
  4. laddove siano subordinate a registrazione, le garanzie reali su beni immobili e mobili soggette a registrazione e facenti parte della massa fallimentare, accessorie rispetto ai crediti fallimentari e già costituite ma non ancora registrate né oggetto di richiesta di registrazione;
  5. le garanzie reali su beni facenti parte della massa fallimentare accessorie dei crediti contratti come subordinati.

6. Quali sono le regole applicabili agli atti pregiudizievoli?

La legge prevede, come regola generale, che tutti gli atti perfezionati nei quattro anni precedenti la data d’inizio della procedura fallimentare possano essere annullati qualora riducano, intralcino, ostacolino, mettano in pericolo o ritardino la soddisfazione dei creditori.

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Di norma, l’annullamento presuppone la mala fede del terzo in relazione ad atti il cui compimento, od omissione, sia avvenuto entro i due anni antecedenti l’avvio della procedura di fallimento e ai quali abbia partecipato o, dei quali abbia approfittato, una persona particolarmente legata al debitore insolvente, anche se tale rapporto speciale ha cessato di esistere al momento del compimento o dell’omissione di tali atti.

Una volta annullati, con effetto retroattivo, gli atti pregiudizievoli alla massa fallimentare, si deve procedere al ripristino della situazione precedente il compimento o l’omissione dell’atto annullato.

7. Quali sono i presupposti per il conferimento e l’ammissione dei crediti?

La sentenza che dichiara il fallimento stabilisce un termine, fino a trenta giorni, durante il quale i creditori sono tenuti a richiedere la verifica dei loro crediti. Tale termine decorre, per i creditori noti, dalla data della loro citazione o della notifica. Per i restanti, il termine è prorogato di cinque giorni e decorre dalla pubblicazione dell’ultimo annuncio nella Gazzetta Ufficiale o in un quotidiano a distribuzione nazionale.

8. Quali sono le regole della procedura di ristrutturazione?

Nel regime portoghese spetta ai creditori decidere se il pagamento dei loro crediti avverrà tramite la liquidazione totale dell'attivo del debitore o tramite il risanamento dell’impresa e il mantenimento in attività della stessa sotto il controllo del debitore o di un terzo. Tali intenzioni dovranno figurare in un piano di ristrutturazione approvato dall’assemblea dei creditori.

Ai creditori è permesso, in caso optassero per il risanamento, scegliere liberamente le misure adeguate al raggiungimento di tale obiettivo.

9. Quali sono le norme relative alla procedura di liquidazione?

Durante l’assemblea dei creditori volta a valutare la relazione presentata dal curatore, che si svolge dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, si decide altresì se lo stabilimento, o gli stabilimenti, del debitore inclusi nella massa fallimentare debbano essere mantenuti in attività o chiusi.

Tuttavia, se il comitato dei creditori lo autorizza o il debitore non si oppone, oppure opponendosi il debitore vi è l'autorizzazione del giudice, il curatore fallimentare può procedere alla chiusura degli stabilimenti del debitore prima dell’assemblea in cui si valuterà la relazione.

Se l’assemblea incarica il curatore di elaborare un piano di ristrutturazione, può essere ordinata la sospensione della liquidazione e della ripartizione della massa fallimentare. Tale sospensione decade nel caso in cui il piano non sia presentato entro i sessanta giorni successivi o non sia approvato.

10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura?

La procedura fallimentare può essere chiusa immediatamente con la sentenza relativa alla dichiarazione di fallimento, qualora vi siano indizi che l’attivo dell’impresa è insufficiente a coprire le spese procedurali e i debiti prevedibili della massa fallimentare.

Ulteriori informazioni

E' possibile ottenere chiarimenti complementari nei seguenti siti Internet:

  • http://www.gddc.pt/siii/tratados.html português - Gabinetto di Documentazione e Diritto Comparato;
  • http://www.stj.pt English - français - português - Corte Suprema;
  • http://www.tribunalconstitucional.pt/ português - Corte Costituzionale;
  • http://www.mj.gov.pt/ English - português - Ministero della Giustizia;
  • http://trl.pt/ português - Corte di appello di Lisbona;
  • http://www.trc.pt/ português - Corte di appello di Coimbra;
  • http://www.tre.pt English - français - português - Corte di appello di Evora;
  • http://www.trp.pt português - Corte di appello di Oporto;
  • http://www.pgr.pt/ português - Procura Generale della Repubblica;
  • http://www.itij.mj.pt português - Banca dati giuridica;
  • http://www.cej.pt/ English - français - português - Centro di studi giudiziari (ente responsabile della formazione dei magistrati portoghesi);
  • http://www.dgsj.pt português - Direzione generale dell'amministrazione della Giustizia (mette a disposizione, inter alia, informazioni sui contatti dei tribunali e sulla giurisdizione territoriale e l'accesso alla Pagina degli ufficiali giudiziari);
  • http://www.gplp.mj.pt/ English - português - Gabinetto di politica legislativa e pianificazione del Ministero della Giustizia;
  • http://www.dgrn.mj.pt português - Direzione generale dei registri e del notariato;
  • http://www.asjp.pt/ português - Associazione sindacale dei giudici portoghesi;
  • http://www.smmp.pt/ português - Sindacato dei magistrati della Procura;
  • http://www.oa.pt/ português - Ordine degli avvocati;
  • http://www.dr.incm.pt/dr/ português - Banca dati sulla legislazione «on-line» (contiene i diplomi legislativi e gli atti pubblicati nella I Serie del Diário da República (Gazzetta ufficiale) dal 01-01-1970; permette l'accesso gratuito alla legislazione pubblicata nella I Serie dal 01-01-2000);
  • http://www.solicitador.net/ português - Camera dei procuratori legali.

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