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Ultimo aggiornamento: 06-07-2007
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Fallimento - Paesi Bassi

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INDICE

1. Quali tipi di procedure concorsuali esistono e quali fini si prefiggono? 1.
2. Quali sono le condizioni connesse a ciascuna di queste procedure? 2.
3. Quale ruolo svolgono i partecipanti in ciascun tipo di procedura? 3.
4. Quali conseguenze ha l'avvio della procedura? 4.
5. Quali norme speciali si applicano a determinati tipi di credito? 5.
6. Quali norme vengono applicate alle transazioni che danneggiano il patrimonio del creditore? 6.
7. Quali sono le condizioni applicate alla presentazione e alla verifica dei crediti? 7.
8. Quali prescrizioni si applicano alla riorganizzazione e alla ristrutturazione? 8.
9. Quali prescrizioni si applicano alla liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per la conclusione della procedura? 10.

 

1. Quali tipi di procedure concorsuali esistono e quali fini si prefiggono?

La legge sul fallimento riconosce tre diversi tipi di procedure giudiziarie in materia di insolvenza: fallimento, moratoria di pagamento e ristrutturazione del debito.

Per i Paesi Bassi tutti e tre i tipi figurano negli allegati A, B e C al regolamento sull'insolvenza (CE) n. 1346/2000, del 29 maggio 2000, GU L 160 (modificato nel gennaio 2005 in COM (2004) 827).

Tipi

Nel caso del fallimento il debitore (impresa o privato) deve trovarsi in una situazione in cui ha smesso di effettuare pagamenti, secondo quanto previsto dall'articolo 1 della legge sul fallimento (LF) (Faillissementswet).

Nel caso della moratoria di pagamento il debitore deve prevedere di non poter continuare a pagare i debiti esigibili (articolo 214 LF). La procedura di moratoria è riservata alle imprese.

Nel caso della ristrutturazione del debito per le persone fisiche cfr. l'articolo 284 della legge sul fallimento:

  • o si può ragionevolmente prevedere che la persona non potrà continuare a pagare i propri debiti,
  • o la persona si trova in una situazione di cessata effettuazione dei pagamenti.

Obiettivi

La procedura di fallimento ha come unico obiettivo la liquidazione del capitale disponibile, da distribuirsi fra i creditori.

La procedura di moratoria ha un obiettivo di ristrutturazione e non di liquidazione, al fine per l'appunto di impedire quest'ultima.

La procedura di ristrutturazione del debito presso il tribunale si prefigge un duplice obiettivo: liquidazione del capitale disponibile e risanamento dell'onere del debito.

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2. Quali sono le condizioni connesse a ciascuna di queste procedure?

Quando

  • Fallimento: il debitore deve trovarsi in una situazione di cessata effettuazione dei pagamenti. Ciò significa che si è in presenza di almeno un debito esigibile e una richiesta di credito (articolo 6 LF).

La legge sul fallimento non prescrive alcuna procedura preliminare (giudiziaria o extragiudiziale) né per la procedura di fallimento, né per quella di moratoria. Ovviamente però è richiesta una petizione ben argomentata da presentarsi alla Corte.

  • Per la moratoria il debitore deve prevedere di non poter continuare a pagare i debiti esigibili (articolo 214 LF).
  • Per la ristrutturazione del debito valgono diversi criteri:

Preliminarmente all'applicazione del regime legale di ristrutturazione del debito, la legge impone di seguire un percorso extragiudiziale. Sulla base di una dichiarazione modello rilasciata dal Comune deve risultare che si è cercato di raggiungere una composizione amichevole; si deve inoltre spiegare perché questi tentativi sono stati vani. I servizi di assistenza ai debitori organizzati a livello locale accompagnano questo cosiddetto "percorso amichevole".

In caso di applicazione della ristrutturazione del debito valgono le seguenti norme:

  1. Si deve trattare di una situazione debitoria senza prospettive di risanamento: ciò significa che non vi è alcuna prospettiva di estinzione del debito stesso.
  2. Il debitore deve allegare alla domanda di ristrutturazione del debito una dichiarazione modello compilata dal Comune e da lui firmata, nonché presentare una petizione completa al tribunale come prescritto dall'articolo 285 LF.
  3. I debiti devono essere stati contratti o lasciati impagati in buona fede. Si tratta di un criterio aperto la cui interpretazione spetterà nei singoli casi al giudice. I debiti che sono conseguenza di reati commessi sono considerati come non contratti in buona fede. Importante da questo punto di vista è poi, secondo la giurisprudenza della Corte Suprema e le direttive in materia di politica giudiziaria, che non sia stato fatto alcun tentativo di danneggiare i creditori, che i debiti contratti o lasciati impagati non siano molto recenti, e che ovunque possibile sia stata effettuata una restituzione parziale; è inoltre importante la frequenza, ossia che non ci si trovi di fronte ad un comportamento di costante ricorso all'assunzione di debiti senza dimostrabile miglioramento.

Per chi

  • Il fallimento è aperto alle persone sia fisiche che giuridiche.
  • La moratoria di pagamento non è concessa né alle persone fisiche che non hanno professione o impresa indipendente, né agli assicuratori.
  • La ristrutturazione del debito è aperta unicamente alle persone fisiche

Ciò significa che in linea di massima possono presentare istanza tutti i privati nonché le imprese che non sono gestite sotto forma di persona giuridica, come le imprese costituite da una sola persona.

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  • Il fallimento può essere chiesto dal debitore stesso (dichiarazione propria) o da un creditore, oppure dal pubblico ministero per motivi di interesse pubblico.
  • La moratoria di pagamento può essere chiesta dal debitore stesso, se non è una persona fisica. Non può essere pertanto richiesta dai creditori.
  • La persona fisica il cui indebitamento è tale che non vi è alcuna prospettiva di estinzione e che presenta una petizione completa per la ristrutturazione del debito presso la Corte e che inoltre, secondo il giudice, è in buona fede. I creditori non possono pertanto chiedere la ristrutturazione del debito.

La Cancelleria del tribunale deve pubblicare nella Gazzetta ufficiale un certo numero di elementi chiave della sentenza del tribunale che dà avvio alla procedura di fallimento, di moratoria o di ristrutturazione del debito. Si tratta fra l'altro del nome, indirizzo e luogo di residenza del debitore, nonché del nome del giudice istruttore che tratta la causa e dell'amministratore fallimentare designato.

3. Quale ruolo svolgono i partecipanti in ciascun tipo di procedura?

Il tribunale adotta le decisioni più importanti in materia di fallimento e di ristrutturazione del debito, come quella di ammettere o no alla procedura e di concedere il condono in sede di ristrutturazione del debito, oppure quella di far cessare la procedura di fallimento o di procedere ad un'eventuale cessazione provvisoria della ristrutturazione del debito. La Corte può inoltre licenziare l'amministratore fallimentare o curatore se questi non adempie compiti impostigli dalla legge.

Per le innumerevoli decisioni in materia di gestione e supervisione del patrimonio nel corso della procedura viene nominato un giudice incaricato dell'istruzione del procedimento, scelto fra quelli del tribunale. Questi provvede alla supervisione del curatore o amministratore fallimentare, concede il permesso per alcune transazioni e decide in merito a possibili reclami di parti interessate.

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Una volta avviata la procedura concorsuale, il tribunale nomina tanto un giudice istruttore quanto un curatore (per il fallimento) o un amministratore fallimentare (per la moratoria o la ristrutturazione del debito).

La legge descrive come segue i compiti del curatore e dell'amministratore fallimentare: vigilanza sul rispetto da parte del debitore degli obblighi derivanti dalla legge, gestione e liquidazione del patrimonio. Questi compiti sussistono indipendentemente dal fatto che il debitore sia un privato o un'impresa.

Nella moratoria l'amministratore fallimentare deve esercitare la gestione del patrimonio unitamente al debitore.

  • Il fallimento viene dichiarato talvolta su iniziativa del debitore, ma nella maggior parte dei casi su iniziativa di uno dei creditori. Se la richiesta viene respinta il creditore ha diritto al ricorso presso un'istanza superiore; se viene accettata, lo stesso diritto viene concesso al debitore. Il curatore può annullare per conto dei creditori certi negozi giuridici conclusi dal debitore fino ad un anno prima del fallimento e che hanno danneggiato il creditore, ad esempio la vendita di un bene pregiato ad un prezzo molto inferiore al valore di mercato. La riunione di verifica offre ai creditori la possibilità di avere voce in capitolo. I creditori possono presentare un reclamo riguardante il curatore presso il giudice istruttore (articolo 69 LF).

Obbligo di impegnarsi al risanamento del debito: il debitore ammesso a beneficiare di tale procedura deve adoperarsi al massimo per i suoi creditori nel corso di tre anni, in modo che un massimo di denaro confluisca nel suo patrimonio. Per tre anni il debitore dovrà mettere a disposizione dei creditori la sua capacità di estinzione dei debiti fino al 95% del livello di sostegno applicabile.

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Obbligo di informazione nel fallimento e nella ristrutturazione del debito: il debitore è tenuto ad informare in maniera esauriente e corretta il curatore o amministratore fallimentare in merito a tutto ciò che egli sa o gli consta possa essere importante per il buon espletamento della procedura.

  • Il creditore non può adire un'istanza di ricorso superiore contro la sentenza con la quale il debitore viene ammesso alla ristrutturazione del debito; egli però può adire la Corte per una cessazione provvisoria (articolo 350 LF), ad esempio se vengono contratti nuovi debiti durante il periodo di ristrutturazione o se vi sono indicazioni del fatto che il debitore cerca di danneggiare i creditori. Egli può inoltre far sentire la propria opinione nel corso della riunione di verifica o presentare un reclamo presso il giudice istruttore in merito alla svolgimento della procedura. I creditori possono inoltre ricorrere contro la sentenza che consente al debitore di beneficiare di un "colpo di spugna" allo scadere del termine fissato per la ristrutturazione del debito (articolo 355 LF). Il creditore deve rispettare una tale sentenza anche se non è stato coinvolto nella procedura di ristrutturazione (articolo 358 LF).

4. Quali conseguenze ha l'avvio della procedura?

Il patrimonio del debitore comprende tutti i beni in suo possesso al momento della sentenza con la quale egli viene ammesso al regime, nonché tutti i beni da lui acquisiti nel corso del fallimento o dell'applicazione della ristrutturazione del debito (articoli 20 e 295 della legge sul fallimento). Restano esclusi dal patrimonio le suppellettili, in quantità non eccessiva, nonché altri beni quali descritti all'articolo 21 e al paragrafo 4 dell'articolo 295 della legge sul fallimento.

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Tanto nel caso del fallimento come in quello della ristrutturazione del debito vale il principio della fissazione: con l'inizio del fallimento o della ristrutturazione la posizione giuridica di tutto quanto appartiene al patrimonio diventa inalterabile.

La sentenza con la quale il debitore è ammesso al regime di fallimento o di ristrutturazione del debito gli fa perdere per legge la competenza a disporre dei propri beni, che da quel momento appartengono al patrimonio gestito dal curatore o amministratore fallimentare. Il debitore perde inoltre la competenza ad effettuare e permettere transazioni reali riguardanti tali beni. Egli è tenuto a consegnare al curatore o amministratore fallimentare, su richiesta di questi, tutti i beni che appartengono al patrimonio. Per alcuni negozi giuridici, come l'avvio di una transazione di credito, il debitore deve ottenere l'autorizzazione del curatore o amministratore fallimentare.

I creditori non sono in alcun modo tenuti a presentare tutte le domande di ammissione al passivo presso il curatore o l'amministratore fallimentare. E' però nell'interesse di chiunque voglia partecipare alla suddivisione del ricavato, che viene pagato ai creditori noti tramite una cosiddetta "lista di distribuzione", presentare istanza in tal senso.

Se al termine della procedura di ristrutturazione il debitore ottiene il "colpo di spugna" (remissione dei debiti), questo vale nei confronti di tutti i creditori, anche di quelli che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo all'amministratore fallimentare. Si è qui in presenza di un'importante limitazione: il regime di ristrutturazione del debito scatta unicamente nei confronti dei crediti esistenti al momento della sentenza con la quale il creditore è ammesso al regime stesso (articolo 299 LF, principio di fissazione). I crediti che hanno origine dopo la data della sentenza sono nuovi debiti: in quanto tali essi non ricadono nell'ambito della ristrutturazione del debito, e la remissione non può dunque riguardarli.

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Nel fallimento il giudice istruttore può stabilire, su richiesta di ciascuna parte interessata, che la capacità di recupero dei terzi non può essere esercitata per un periodo massimo di un mese, prorogabile per non più di un altro mese (il cosiddetto "periodo di riflessione"). Il curatore può allora farsi un'idea del patrimonio. L'ordine relativo al periodo di riflessione può riguardare pertanto anche il creditore ipotecario o pignoratizio, o l'individuo in possesso di un privilegio sulla proprietà.

È possibile l'ammissione provvisoria al regime di ristrutturazione del debito in attesa di un giudizio definitivo. Questa possibilità offerta dalla legge viene utilizzata raramente e solo in situazioni di acuta emergenza, come in caso di minacciato sfratto.

Non appena dichiarata applicabile, provvisoriamente o definitivamente, la ristrutturazione del debito, vige una moratoria complessiva nei confronti dei creditori per quanto riguarda l'esercizio del diritto. I sequestri già effettuati perdono di efficacia e le vendite forzate già avviate vengono sospese. Anche l'interesse legale o contrattuale cessa a partire da tale momento. Anche nel caso della ristrutturazione del debito il giudice istruttore può stabilire un periodo di riflessione, mediante ordine, su richiesta di ciascuna delle parti interessate.

La registrazione di tutte le procedure concorsuali in corso si effettua nel registro centrale delle insolvenze presso il Consiglio per l'amministrazione della giustizia dell'Aia, da consultarsi al seguente sito: www.rechtspraak.nl/registers English - Nederlands.

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5. Quali norme speciali si applicano a determinati tipi di credito?

  • I beni consegnati con riserva di privilegio sulla proprietà non sono inclusi nel patrimonio interessato dal fallimento o dalla ristrutturazione del debito (cfr. articoli 20 e 295 LF), ma ad essi si può applicare eventualmente una decisione giudiziaria che proclami un periodo di riflessione (cfr. i paragrafi successivi).
  • Su richiesta di ciascuna delle parti interessate, nei casi di fallimento il giudice istruttore può stabilire mediante decisione un periodo di riflessione valevole per ogni terzo per il recupero di beni appartenenti al patrimonio.
  • In linea di principio, anche le imprese che non sono gestite sotto forma di persona giuridica possono essere ammesse al regime di ristrutturazione del debito, che prevede sempre in questi casi la liquidazione, conformemente ai principi giuridici in materia. Con la ristrutturazione del debito il proseguimento dell'impresa o della professione non avverrà dunque rapidamente come previsto dall'articolo 311 della LF. Tenendo presente il rischio di un eccesso di debiti patrimoniali, l'amministratore fallimentare o il curatore annullerà gli eventuali contratti di lavoro in corso nell'impresa del debitore.
  • Per i diritti dei creditori cfr. la risposta alla domanda 2.
  • L'ordine di preferenza accordato ai creditori privilegiati rispetto ai creditori concorrenti è diverso nel regime di ristrutturazione del debito e nel fallimento: l'articolo 349, paragrafo 2 della legge sul fallimento stabilisce infatti un rapporto di 2 a 1. Il creditore privilegiato si trova pertanto in una situazione più favorevole in caso di fallimento. Una distribuzione più specifica dell'ordine di preferenza tra le categorie dei creditori preferenziali o concorrenti, come nel fallimento, non esiste nel quadro del regime di ristrutturazione del debito.

Quest'ultimo in linea di massima non scatta nei confronti dei crediti coperti da pegno o ipoteca; anche nel fallimento il creditore ipotecario o pignoratizio può comportarsi come se non vi fosse fallimento (per il fallimento cfr. gli articoli 57, 58 e 59 della LF, che si applicano in forma corrispondente nel caso della ristrutturazione del debito).

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6. Quali norme vengono applicate alle transazioni che danneggiano il patrimonio del creditore?

Se prima del fallimento o della ristrutturazione del debito il debitore ha concluso negozi giuridici volontari di cui sapeva o avrebbe dovuto sapere che avrebbero danneggiato i creditori, il curatore o amministratore fallimentare può fare appello alla "actio pauliana" e revocare tali negozi a beneficio del patrimonio: articoli 42 e 43 LF.

Il debitore (ma anche un creditore o l'amministratore fallimentare) può sottoporre la questione della ristrutturazione del debito al tribunale e sollecitare una chiusura temporanea secondo le condizioni descritte all'articolo 350 della legge sul fallimento. Le cause più frequenti di questo tipo di chiusura sono le seguenti: che sono insorti nuovi debiti di importo eccessivo, che il debitore cerca di danneggiare i creditori o informa l'amministratore fallimentare in maniera incorretta o incompleta. Da un punto di vista giuridico la conseguenza è che il debitore viene allora posto immediatamente in stato di fallimento.

La legge non precisa la durata del fallimento. La maggior parte delle procedure di fallimento viene espletata entro diciotto mesi, generalmente in assenza di profitto e sulla base della procedura semplificata senza verifica. I grandi fallimenti di carattere complesso durano spesso più a lungo. Il giudice istruttore controlla il progresso fatto dal curatore, così che l'espletamento della procedura resti all'interno del termine ragionevole richiesto dall'EVRM.

Di regola la ristrutturazione del debito dura tre anni. In casi eccezionali questo periodo può essere più lungo, ma non può mai durare più di cinque anni. In casi eccezionali esso può anche essere più breve, fino ad un minimo di un anno, se il tribunale non vede motivo di tenere una riunione di verifica. Quest'ultima procedura viene denominata anche "ristrutturazione semplificata del debito" ed è riservata ai casi in cui è accertato che i creditori non ricupereranno praticamente nulla del loro credito.

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7. Quali sono le condizioni applicate alla presentazione e alla verifica dei crediti?

  • La Cancelleria del tribunale pubblica una sentenza di apertura della procedura di fallimento o ristrutturazione del debito nella Gazzetta ufficiale, citando il nome del curatore o amministratore fallimentare, del debitore e del giudice istruttore, nonché la data in cui si terrà l'eventuale riunione di verifica.
  • Per ogni procedura di fallimento, moratoria o ristrutturazione del debito aperta si iscrivono in un registro pubblico vari elementi di informazione fondamentali. Tale registro (Centraal Insolventieregister: CIR e Landelijk Register Schuldsanering: LRS) è consultabile per i fallimenti tramite il sito www.rechtspraak.nl/registers English - Nederlands e per la ristrutturazione del debito presso l'Ente per il patrocinio legale a Den Bosch sul sito www.wsnp.rvr.org Nederlands.
  • Nella procedura di fallimento o di ristrutturazione del debito non sempre si tiene la riunione di verifica. Il tribunale giudica - principalmente su richiesta del curatore o amministratore fallimentare - se, in considerazione della situazione patrimoniale, abbia senso seguire una tale procedura, o se basti invece la procedura di conclusione semplificata. Cfr. anche la risposta alla domanda 5.
  • Se viene programmata una riunione di verifica, il curatore o amministratore fallimentare ne dà comunicazione a tutti i creditori noti. I creditori possono presentargli i propri crediti con la relativa documentazione. La verifica di tutti i crediti si svolge, come nel caso del fallimento, conformemente agli articoli da 110 a 116 della LF. I creditori di cui viene riconosciuta l'esistenza e l'entità del credito sono posti su una lista di crediti riconosciuti.
  • Nella ristrutturazione del debito esiste unicamente una distinzione tra crediti preferenziali e concorrenti; non vi è ordine di preferenza fra queste due categorie come nel caso del fallimento (articolo 349, paragrafo 2 LF).

8. Quali prescrizioni si applicano alla riorganizzazione e alla ristrutturazione?

È possibile riavviare un'impresa nel quadro di una procedura concorsuale. Il curatore annulla i contratti di lavoro (articolo 40 LF) perché è necessario limitare al massimo i debiti patrimoniali; la normativa ordinaria di protezione contro i licenziamenti non vale in caso di transizione dell'impresa al regime di fallimento, a differenza di quanto accade nella moratoria. Il curatore può continuare l'attività del fallito, a condizione che il proseguimento sia nell'interesse del patrimonio.

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La procedura di moratoria è finalizzata alla riorganizzazione dell'impresa. La durata è di diciotto mesi al massimo, con possibilità di proroga. Per gli atti di gestione o di amministrazione il debitore deve ottenere l'autorizzazione del suo amministratore fallimentare. Nel corso della moratoria egli non può essere obbligato al pagamento dei propri debiti. I sequestri sui crediti non preferenziali perdono la loro efficacia. La moratoria del resto non scatta nei confronti dei crediti preferenziali.

L'essenza della ristrutturazione del debito è costituita dal risanamento completo della situazione debitoria esistente nei casi in cui il debitore è una persona fisica. La sentenza relativa all'accesso giudiziario implica l'interruzione dell'esercizio del diritto da parte dei creditori. I sequestri già imposti decadono e le vendite forzate già avviate sono sospese (articolo 301 LF). Anche l'interesse legale o contrattuale cessa a partire da tale momento (articolo 303 LF). Se il debitore effettua come si conviene il percorso triennale e paga al massimo i suoi debiti, i debiti restanti possono essere convertiti in obblighi naturali mediante sentenza (articolo 358 LF). Ciò significa che questi debiti restanti non possono essere più incamerati per un creditore.

Nel fallimento il curatore dirige la riorganizzazione e il riavvio dell'impresa. Nella moratoria questa attività viene esercitata congiuntamente dal debitore e dall'amministratore fallimentare. La durata del fallimento non è specificata, mentre quella della moratoria è in linea di principio pari a diciotto mesi. Nella maggior parte dei casi le riorganizzazioni hanno più probabilità di successo nel caso del fallimento, in cui non si applica la protezione legale contro i licenziamenti che vale invece nel caso della moratoria. Il tribunale approva in tutti i casi il piano di ristrutturazione.

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La durata della ristrutturazione del debito è di tre anni ed è fissata nel piano di ristrutturazione (articolo 343 LF), che viene fissato dal tribunale con l'ausilio di un modello, teoricamente sulla base di un progetto del debitore, e contiene gli obblighi ai quali deve attenersi il debitore. In pratica la maggior parte dei casi di ristrutturazione del debito procede in assenza di un piano di questo genere, perché la procedura è vissuta come macchinosa. Su questo punto la legge sarà dunque ben presto modificata (disegno di legge 29 942) così che il piano di ristrutturazione non sia più previsto nel quadro della procedura.

9. Quali prescrizioni si applicano alla liquidazione?

Tanto la procedura di fallimento che quella di ristrutturazione del debito sono dirette alla liquidazione del capitale esistente, in contrapposizione con quanto avviene nella procedura di moratoria dei pagamenti, che è orientata unicamente alla conservazione degli attivi e destinata a fungere da soluzione transitoria a quelli che in linea di principio sono problemi temporanei di pagamento dell'impresa.

Nel fallimento il curatore può fissare una scadenza ragionevole al creditore pignoratizio o ipotecario per il passaggio all'esercizio dei suoi diritti.

Nel fallimento la regola è rappresentata dalla vendita pubblica, a meno che il giudice istruttore consenta quella privata (articolo 176 LF). Il curatore è autorizzato a passare alla fase di liquidazione (articolo 68 LF). Nella ristrutturazione del debito all'amministratore fallimentare è invece, in linea di massima, sempre necessaria l'autorizzazione del giudice istruttore per passare alla liquidazione, ma di norma la vendita pubblica non è necessaria. La liquidazione dell'attivo disponibile può inoltre avvenire sotto forma di accordo di fallimento o di ristrutturazione del debito.

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Di norma il curatore o amministratore fallimentare procede alla distribuzione ai creditori un'unica volta, e cioè alla fine della procedura. La ristrutturazione del debito e il fallimento terminano ufficialmente quando la lista di distribuzione definitiva assume carattere contraente. I creditori ne vengono informati dal curatore o amministratore fallimentare e possono esprimere le proprie obiezioni (la propria opposizione) a questa lista.

Tanto nel fallimento che nella ristrutturazione del debito esiste una procedura semplificata che non prevede la riunione di verifica. Nel fallimento è richiesto che non vi siano mezzi sufficienti per soddisfare i crediti concorrenti.

10. Quali sono le condizioni per la conclusione della procedura?

La differenza essenziale tra fallimento e ristrutturazione del debito è che, una volta espletata la procedura di fallimento, i crediti rimasti impagati sopravvivono e sono dunque ancora esigibili per i creditori (articolo 195 LF). Ciò avviene al momento in cui la lista di distribuzione definitiva diventa vincolante, ossia quando non è più possibile l'opposizione da parte di un creditore. Il fallimento termina o mediante accordo, o mediante chiusura semplificata (cessazione in caso di mancanza di redditi), o mediante distribuzione ai creditori previa verifica dei crediti.

La procedura di moratoria termina o mediante ritiro su richiesta del debitore o mediante accordo approvato dal tribunale.

La ristrutturazione del debito si conclude positivamente o negativamente:

  • Se il debitore si attiene correttamente ai propri obblighi di ristrutturazione (informare in maniera esauriente l'amministratore fallimentare, apportare la massima quantità possibile di denaro al patrimonio per tre anni, iniziare un'attività lavorativa oppure restare al lavoro) il tribunale gli accorderà un "colpo di spugna" con sentenza definitiva. Ciò implica (cfr. articolo 358 LF) che il restante dei debiti non è più giuridicamente esigibile.
  • Se il debitore non si attiene ai propri obblighi di ristrutturazione del debito, tale ristrutturazione può essere provvisoriamente terminata senza il "colpo di spugna". In questo caso il debitore si troverà legalmente in stato di fallimento (cfr. articolo 350 LF). Ciò può verificarsi ad esempio se il debitore lascia che insorgano nuovi debiti di importo eccessivo nel periodo di ristrutturazione del debito o se cerca di danneggiare i propri creditori.

Il fatto che una persona abbia fatto fallimento o si sia trovata in situazione di moratoria o di ristrutturazione del debito resta documentato per un certo tempo presso l'Ufficio di registrazione del credito (BKR) a Tiel e nel Registro centrale delle insolvenze (CIR) presso il Consiglio per l'amministrazione della giustizia all'Aia (www.rechtspraak.nl/registers English - Nederlands). Per gli enti erogatori di credito si tratta pure sempre di un fattore di rischio rilevante. Non vi sono ostacoli di legge alla fondazione di una nuova impresa. Per i privati, dopo una procedura di ristrutturazione riuscita si presentano nuovamente buone prospettive finanziarie per il futuro, una volta condonati i debiti.

Un imprenditore che abbia contribuito in misura significativa al fallimento con una gestione chiaramente impropria può essere considerato responsabile dal curatore a norma del codice civile. Il codice penale contiene disposizioni in materia di bancarotta fraudolenta. Per gli imprenditori che non sono persone giuridiche non esistono specifiche sanzioni se non osservano gli obblighi loro imposti in materia di ristrutturazione del debito.

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