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Ultimo aggiornamento: 15-02-2005
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Fallimento - Lussemburgo

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi di procedure di insolvenza e i loro obiettivi? 1.
1.a) Definizione dell’insolvenza 1.a)
1.b) Tipo di procedure 1.b)
2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure di insolvenza? 2.
2.a) Condizioni di fondo 2.a)
2.b) Pubblicità 2.b)
3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti? 3.
3.a) Fallimento 3.a)
3.b) Concordato 3.b)
3.c) Sospensione 3.c)
3.d) Gestione controllata 3.d)
3.e) Regolamento collettivo dei debiti 3.e)
4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura? 4.
5. Quali sono le norme applicabili a determinate categorie di crediti? 5.
6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti? 7.
8. Quali sono le norme relative alle procedure di ristrutturazione? 8.
8.a) Regolamento collettivo dei debiti 8.a)
8.b) Gestione controllata 8.b)
9. Quali sono le norme relative alle procedure di liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura? 10.

 

1. Quali sono i diversi tipi di procedure di insolvenza e i loro obiettivi?

1.a) Definizione dell’insolvenza

La dottrina lussemburghese, ispirata a quella belga, definisce l’insolvenza come la situazione in cui le passività del debitore superano le attività.

1.b) Tipo di procedure

Nel Granducato di Lussemburgo esistono cinque procedure di insolvenza. Tre di esse riguardano i soli commercianti (persone fisiche e giuridiche), un’altra è aperta esclusivamente alle persone fisiche che non esercitano attività di commerciante, e l’ultima si applica esclusivamente ai notai (riguardando specificamente una categoria professionale, essa non sarà presentata nella presente scheda).

Oltre a queste procedure, il diritto lussemburghese ne prevede un’altra, di cui agli articoli 593 e seguenti del Codice del commercio, che permette ai commercianti di ottenere a certe condizioni la sospensione dei pagamenti.

La procedura di gestione controllata è una procedura finalizzata alla riorganizzazione degli affari del commerciante che ne fa domanda; il suo beneficio può comunque essere richiesto anche quando il commerciante desidera ottenere una realizzazione soddisfacente dei propri cespiti.

La procedura di fallimento è finalizzata alla liquidazione del patrimonio del commerciante in stato di insolvenza.

Il concordato preventivo è una procedura aperta, a certe condizioni, al debitore che soddisfa le condizioni previste per il fallimento. Quando il concordato avviene per abbandono di attivo la procedura, sull’esempio di quella fallimentare, ha il fine di permettere la liquidazione dell’attivo del commerciante autore dell’abbandono, ma differisce da quella fallimentare per il fatto che egli non subisce gli effetti prodotti da quest’ultima.

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È stata inoltre messa a punto una procedura di risanamento per i notai grazie alla quale, quando il loro credito è compromesso, essi dovrebbero poter beneficiare di un regime speciale per la riorganizzazione dei loro affari o la realizzazione soddisfacente dei loro cespiti.

La procedura di regolamento collettivo dei debiti è aperta alle sole persone fisiche che non esercitano attività di commerciante e si trovano in situazione di insolvenza. Essa ha il fine di permettere al richiedente di risanare la propria situazione finanziaria elaborando un piano di rimborso dei debiti.

2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure di insolvenza?

2.a) Condizioni di fondo

Per la gestione controllata le condizioni riguardano la qualità del richiedente, che deve obbligatoriamente esercitare l’attività di commerciante ed essere in buona fede. Il suo credito deve essere compromesso, ma deve esistere la possibilità di riorganizzare l’attività in modo da indurre una riduzione del passivo.

Per la procedura di fallimento le condizioni riguardano, oltre alla qualità di commerciante del debitore, il fatto che egli deve aver cessato i pagamenti e trovarsi in una situazione in cui il credito risulta compromesso.

Per la procedura di concordato le condizioni sono identiche a quelle stabilite per il fallimento, con la differenza che il debitore che ne fa domanda deve essere “malheureux et de bonne foi” (in grave difficoltà e in buona fede) (articolo 2 della legge del 14 aprile 1886 riguardante il concordato preventivo di fallimento).

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Il commerciante che a seguito di circostanze eccezionali non può pagare i propri debiti è autorizzato a chiedere una sospensione dei pagamenti al tribunale del commercio. Tale sospensione è accordata unicamente a condizione che la situazione del commerciante comporti elementi atti a ristabilire l’equilibrio fra passivo e attivo.

La procedura di regolamento collettivo dei debiti è aperta alle sole persone fisiche che non esercitano l’attività di commercianti, a condizione che esse non abbiano orchestrato la propria insolvenza e che il debitore che chiede di poter beneficiare della procedura sia autorizzato a risiedere nel Granducato di Lussemburgo.

Le procedure di gestione controllata (articolo primo del Decreto granducale 25 maggio 1935 che completa la legislazione relativa alla sospensione dei pagamenti, al concordato preventivo di fallimento e al fallimento mediante l’istituzione del regime di gestione controllata), di concordato (articolo 3 della legge del 14 aprile 1886 riguardante il concordato preventivo di fallimento), di regolamento collettivo dei debiti in caso di indebitamento eccessivo (articolo 3 della legge dell’8 dicembre 2000 relativa alla prevenzione dell’indebitamento eccessivo e recante introduzione di una procedura di regolamento collettivo dei debiti da applicarsi in tal caso) e di sospensione del pagamento sono messe in atto su richiesta del solo debitore.

In quanto alla procedura di fallimento, essa può avere inizio in modi diversi.

La legge ad esempio obbliga il debitore in stato di fallimento a farne ammissione davanti al tribunale del commercio territorialmente competente (articolo 4440 del Codice del Commercio).

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Tuttavia l’articolo 442 dello stesso Codice permette anche ai creditori del commerciante di presentare istanza di fallimento. Lo stesso articolo permette inoltre al tribunale del commercio di pronunciare d’ufficio il fallimento del commerciante (segnatamente in caso di insuccesso della procedura di concordato preventivo di fallimento).

2.b) Pubblicità

Nel quadro delle procedure di fallimento, di concordato, di sospensione dei pagamenti e di gestione controllata sono previste misure attinenti la pubblicità. Esse riguardano la pubblicazione tramite affissione e/o a mezzo stampa.

3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti?

3.a) Fallimento

Come per tutte le procedure citate nella presentazione e riguardanti i commercianti, la competenza in materia di fallimento spetta al tribunale della circoscrizione giudiziaria (arrondissement) territorialmente competente in materia (in appresso “il tribunale del commercio”).

Sarà questo a pronunciare la sentenza di dichiarazione del fallimento, a determinare la data di cessazione dei pagamenti, a designare le varie parti in causa (“juge-commissaire”, curatore), a fissare la data della dichiarazione di credito e quella di chiusura del verbale di verifica dei crediti, nonché a pronunciare la chiusura della procedura di fallimento.

L’amministrazione dei beni è affidata ad un curatore designato dal tribunale che sarà incaricato di realizzare i beni del debitore e ripartire il prodotto della realizzazione tra i diversi creditori nel rispetto delle norme relative ai privilegi e alle garanzie reali.

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Questi eserciterà le proprie funzioni sotto il controllo di un “juge commissaire” designato dal tribunale del commercio.

A partire dal momento in cui viene pronunciato il fallimento il commerciante fallito è privato della facoltà di amministrare i propri beni e non può più effettuare pagamenti, operazioni e altri atti su questi ultimi.

3.b) Concordato

Successivamente alla presentazione della domanda il tribunale del commercio delega uno dei propri giudici a verificare la situazione del richiedente e predisporre una relazione. Sulla base di quest’ultima il tribunale può accordare al commerciante un lasso di tempo destinato a permettergli di inoltrare le sue proposte di concordato ai creditori e, successivamente, decidere se omologare o no il concordato.

Nell’ambito di questa procedura il tribunale affida ad uno dei suoi membri l’incarico, da un lato, di presentare una relazione sulla situazione del debitore e, dall’altro, di verificare il corretto svolgimento delle operazioni di concordato.

Come avviene nel quadro del fallimento, il debitore non può più alienare, ipotecare o sottoscrivere impegni senza l’autorizzazione del giudice delegato (articolo 6 della legge del 14 aprile 1886).

3.c) Sospensione

Il tribunale del commercio designa un “juge commissaire” incaricato di riferire in merito alla situazione del debitore e può accordare la sospensione dei pagamenti. In tale caso esso designa uno o più commissari incaricati di controllare le operazioni effettuate dal debitore per la durata della sospensione.

In tale periodo il debitore non può più alienare, ipotecare o impegnare i propri beni.

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3.d) Gestione controllata

La domanda è presentata dinanzi al tribunale del commercio dell’“arrondissement” in cui si trova lo stabilimento principale del commerciante o la sede sociale della società interessata.

Se sussistono le condizioni il tribunale delega uno dei suoi giudici a riferire in merito alla situazione del commerciante.

Da questo momento il commerciante perde il diritto di disporre dei propri beni (ad esempio vendendoli o dandoli in pegno) salvo dietro autorizzazione scritta del giudice delegato dal tribunale.

Quando viene presentata la relazione il tribunale può respingere o accettare la richiesta. Nel primo caso può pronunciare con la stessa sentenza il fallimento del commerciante. Nel secondo la gestione del patrimonio del richiedente è posta sotto il controllo di uno o più commissari designati dal tribunale (non necessariamente giudici del tribunale stesso) che dovranno realizzare l’inventario dei beni del commerciante e redigere un bilancio per determinare lo stato del passivo e dell’attivo di quest’ultimo.

Il commissario o i commissari redigono poi un progetto di riorganizzazione dell’impresa o di realizzazione dell’attivo.

Il progetto è successivamente comunicato ai creditori del commerciante nonché ai codebitori e garanti.

Quando il piano gli viene presentato, il tribunale può respingerlo (potrà allora pronunciare il fallimento del debitore) o accettarlo (rendendolo così obbligatorio per il commerciante, i suoi garanti e codebitori nei confronti dei suoi creditori).

3.e) Regolamento collettivo dei debiti

Intervengono due tipi di istanza a seconda che ci si trovi nella fase convenzionale o in quella giudiziaria.

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Nel primo caso interviene il “Service d’information et de Conseil en surendettement” (“SIC”) che istruisce il fascicolo e redige un progetto di piano di risanamento con il debitore e i suoi creditori.

Una volta elaborato, il progetto è presentato alla Commissione di mediazione che, a sua volta, propone agli interessati (debitore, creditori) un piano di risanamento comportante una serie di misure che possono andare dal semplice rinvio o riscaglionamento del pagamento dei debiti fino alla remissione parziale o totale degli stessi.

In caso di insuccesso della fase convenzionale potrà avere inizio quella giudiziaria, che sarà avviata davanti al giudice di pace al quale fa capo il domicilio del debitore.

Le parti sono allora convocate dal giudice di pace, che può esigere la trasmissione di tutti i documenti od elementi che permettono di stabilire l’entità del patrimonio del debitore (attivo e passivo).

Sulla base degli elementi presentatigli il giudice stabilisce un piano di risanamento contenente misure atte a consentire al debitore di far fronte ai suoi impegni. Il piano ha durata massima di sette anni e può essere reso caduco in una serie limitata di casi (segnatamente quando il debitore non ha rispettato gli obblighi impostigli dal piano di risanamento).

4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura?

Nelle procedure di concordato, di fallimento, di sospensione dei pagamenti e di gestione controllata sono sospesi gli atti di esecuzione forzata contro il commerciante e contro i suoi beni. Nessuno dei testi di legge in vigore nel Granducato impedisce invece ai creditori di compiere atti destinati a salvaguardare l’integrità del patrimonio del debitore.

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In tutte queste procedure il debitore non può più disporre liberamente dei suoi beni. In certi casi, però, gli atti di disposizione possono ancora essere effettuati con il consenso della persona delegata dal tribunale del commercio (in materia di sospensione dei pagamenti o di gestione controllata).

In materia di regolamento collettivo dei debiti, la presentazione della domanda del debitore al SIC comporta di pieno diritto la sospensione dei provvedimenti esecutivi sui beni di quest’ultimo, ad eccezione di quelli relativi agli obblighi alimentari (articolo 3 della legge dell’8 dicembre 2000).

In caso di insuccesso della fase convenzionale, il giudice di pace davanti al quale viene esperita la fase giudiziaria può sospendere i provvedimenti esecutivi a condizioni identiche a quelle sopra citate.

5. Quali sono le norme applicabili a determinate categorie di crediti?

In linea di massima le diverse procedure esaminate nella presente scheda non mettono fine ai contratti del debitore.

Sono tuttavia previste eccezioni a questa norma nei casi di fallimento: la decisione del tribunale che pronuncia il fallimento pone infatti fine ai contratti di lavoro (articolo 30 della legge del 24 maggio 1989 sul contratto di lavoro).

Le diverse procedure sopra citate non pongono fine ai privilegi dei creditori, con l’eccezione rappresentata dalla procedura di concordato.

La partecipazione al voto sul concordato fa infatti perdere la posizione di creditore privilegiato ai creditori che beneficiano di garanzie reali (articolo 10 della legge del 14 aprile 1886).

Le norme in materia di fallimento e di gestione controllata prevedono la possibilità di procedere alla compensazione di due debiti, a condizione che questi siano liquidi ed esigibili prima della sentenza di pronuncia del fallimento o della gestione controllata, oppure che siano connessi e derivino quindi dalla stessa fonte (“Tribunal d’arrondissement” di Lussemburgo, 14 maggio 1986, n. 32046 del ruolo).

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Le compensazioni convenzionali sono nulle se sono state effettuate nel caso di fallimenti in periodo sospetto.

Nel quadro della gestione controllata, del concordato o della sospensione dei pagamenti, tali compensazioni sono impossibili quando sono state realizzate a partire dal momento in cui il debitore ha perduto la facoltà di disporre liberamente dei suoi diritti e dei suoi beni.

6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli?

Nelle procedure di fallimento, di gestione controllata, di sospensione del pagamento e di concordato, il debitore perde la libertà di eseguire certi tipi di atti, in particolare gli atti di pagamento.

Tranne nel caso del fallimento, il divieto vale unicamente se il debitore non ha ricevuto l’autorizzazione della persona delegata dal tribunale.

Ogni atto eseguito in violazione di tale divieto è nullo.

Nel diritto fallimentare, inoltre, il tribunale ha facoltà di annullare gli atti eseguiti dal debitore nel corso del periodo sospetto.

Il periodo sospetto è definito come il periodo che decorre dalla data alla quale il debitore ha cessato i pagamenti. Durante questo periodo tutti gli atti effettuati dal debitore possono essere annullati; se essi sono stati effettuati a titolo oneroso occorre provare che i terzi contraenti del debitore sapevano che questi si trovava in stato di cessazione dei pagamenti.

7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti?

Nella procedura di fallimento la relativa sentenza è pubblicata con diversi mezzi (stampa, iscrizione al tribunale del commercio) così da permettere ai creditori del debitore fallito di essere informati della situazione e rendere nota la loro esistenza (articolo 472 del Codice di Commercio).

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I creditori dovranno allora sottoscrivere una dichiarazione di credito presso la cancelleria del tribunale del commercio e depositare i propri titoli giustificativi (articolo 496 del Codice di Commercio).

I crediti sono verificati dal curatore incaricato della liquidazione del fallimento e potranno da lui essere respinti (articolo 500 del Codice del Commercio). Le norme in materia di concordato fanno obbligo al debitore che presenta la relativa domanda di precisare l’identità e il domicilio dei creditori nonché l’importo dei rispettivi crediti (articolo 3 della legge del 14 aprile 1886).

La notifica ai creditori avviene con lettera raccomandata (articolo 8 della legge del 14 aprile 1886) contenente invito a partecipare all’adunanza dei creditori concordatari.

La convocazione è pubblicata anche a mezzo stampa.

Nel corso dell’assemblea i creditori dichiarano l’importo dei loro crediti.

Come già ricordato, la partecipazione al voto fa perdere la qualità di credito privilegiato a tutti i crediti accompagnati da garanzia reale (articolo 10 della legge del 14 aprile 1886).

In tema di sospensione dell’esecuzione, il debitore è inoltre tenuto ad accludere un elenco contenente il nome e domicilio dei suoi creditori e l’importo dei crediti loro dovuti.

I creditori sono convocati mediante lettera raccomandata (articolo 596 del Codice del Commercio) e a mezzo stampa.

Nel corso della riunione i creditori devono dichiarare l’importo dei loro crediti (articolo 597 del Codice del Commercio).

In materia di gestione controllata non vi è procedura di dichiarazione di credito e di ammissione. Nella sua richiesta il debitore indica al tribunale l’identità dei creditori, che vengono successivamente avvertiti in merito al piano di riorganizzazione o di realizzazione dell’attivo elaborato dai commissari designati dal tribunale.

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8. Quali sono le norme relative alle procedure di ristrutturazione?

8.a) Regolamento collettivo dei debiti

Il SIC istruisce allora la pratica ed elabora un progetto di piano di risanamento in collaborazione con il debitore e i creditori di quest’ultimo.

Una volta elaborato, il progetto è presentato alla commissione di mediazione che, a sua volta, propone agli interessati (debitore, creditori) un piano di risanamento contenente un insieme di misure che possono andare dal semplice rinvio o riscaglionamento del pagamento fino alla remissione parziale o totale dei debiti.

In caso di accordo sulle modalità di risanamento il piano viene firmato da tutte le parti in causa e dal presidente della commissione ed accettato; salvo eccezioni le sue modalità non cambiano.

Allo scadere di sei mesi dalla presentazione della domanda del debitore, se non è stato accettato alcun piano di risanamento il SIC informa il debitore in merito all’insuccesso della procedura amichevole.

Nel quadro della fase giudiziaria il giudice elabora un piano di risanamento comprendente misure che permettano al debitore di far fronte ai suoi impegni. Il piano così elaborato ha durata massima di sette anni e può essere reso nullo in una serie limitata di casi, segnatamente quando il debitore non rispetta gli obblighi che esso gli impone.

8.b) Gestione controllata

Il commissario o i commissari provvedono a realizzare un inventario dei beni del commerciante e a redigere un bilancio per determinare lo stato del passivo e dell’attivo di quest’ultimo e elaborare successivamente un progetto di riorganizzazione dell’impresa o di realizzazione e ripartizione dell’attivo.

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Il progetto di realizzazione deve rispettare l’ordine di priorità riservato dalla legge ai privilegi e alle ipoteche.

Il progetto è in seguito comunicato ai creditori del commerciante e ai suoi debitori e garanti.

Quando il piano gli viene presentato, il tribunale può respingerlo (potrà allora pronunciare il fallimento del debitore) o accettarlo (rendendolo così obbligatorio per il commerciante, i suoi garanti e codebitori nei confronti dei suoi creditori). Deve tuttavia respingerlo se si oppone ad esso una maggioranza di creditori (che deve rappresentare obbligatoriamente il 50 % della massa totale del debito).

Se il piano di riorganizzazione o di realizzazione dell’attivo è accettato il commerciante ritrova il libero esercizio dei propri diritti.

9. Quali sono le norme relative alle procedure di liquidazione?

Le norme relative alla liquidazione riguardano essenzialmente il caso della liquidazione dell’attivo in caso di fallimento. Tuttavia la legge sul concordato prevede che in caso di concordato per abbandono di attivo si applichino le norme di liquidazione riguardanti il fallimento.

In caso di fallimento il curatore procede alla liquidazione dell’attivo e del passivo del debitore, nonché alla vendita dei diversi beni di cui il fallito è titolare.

In seguito il curatore è tenuto a stabilire l’ordine di priorità dei creditori privilegiati e fissare la somma residua da ripartire fra i creditori non privilegiati o non muniti di garanzie. Il curatore convoca tutte le parti interessate alla resa dei conti e presenta loro i conti del fallimento.

A seguito della resa dei conti il curatore può procedere all’indennizzo dei creditori rispettando l’ordine risultante dal verbale da lui redatto e firmato dal “juge commissaire” e dal cancelliere del tribunale del commercio.

10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura?

In caso di fallimento, una volta effettuati i pagamenti il curatore può presentare richiesta di chiusura: a questa fa seguito la sentenza di chiusura che, come indica il termine, mette fine alla procedura di fallimento.

In materia di concordato, di sospensione del pagamento e di gestione controllata la decisione con la quale il tribunale accorda la misura richiesta pone fine alla procedura.

La sentenza di dichiarazione del fallimento può pronunciare due tipi di sanzioni contro il debitore fallito: di tipo penale e di tipo civile.

Il tribunale può adottare sanzioni di ordine sia civile che penale nei confronti del debitore fallito.

Se il tribunale constata che il fallimento è dovuto ad errori gravi e caratterizzati commessi dal fallito, può pronunciare il divieto di esercizio dell’attività commerciale, sia direttamente che tramite terzi. Nel divieto è compreso anche quello di esercitare una funzione che comporti potere decisionale all’interno di una società.

Tra le altre sanzioni civili è prevista, per i fallimenti delle società commerciali, la possibilità che il fallimento sia esteso ai dirigenti della società, nonché la possibilità di procedere sulla base degli articoli 1382 e 1383 del codice civile (responsabilità di diritto comune) e degli articoli 59 e 192 della legge sulle società commerciali.

Nei confronti del fallito possono essere inoltre adottate sanzioni di ordine penale (bancarotta)

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