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Ultimo aggiornamento: 29-10-2007
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Fallimento - Grecia

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi e scopi delle procedure di insolvenza? 1.
2. Quali sono i presupposti per l’avvio di ciascun tipo di procedura di insolvenza? 2.
3. Qual è il ruolo dei diversi partecipanti in ciascun tipo di procedura? 3.
4. Quali sono gli effetti dell’apertura di una procedura? 4.
5. Quali sono le norme specifiche applicabili a certe categorie di beni? 5.
6. Quali sono le norme applicabili alle azioni pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono i presupposti per l’iscrizione e l’ammissione dei crediti? 7.
8. Quali sono le norme relative alla procedura di ristrutturazione? 8.
9. Che cos’è una procedura di liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per concludere la procedura di liquidazione? 10.

 

1. Quali sono i diversi tipi e scopi delle procedure di insolvenza?

L’insolvenza è una situazione in cui le passività di un soggetto eccedono le sue attività e il soggetto non è più in grado di soddisfare i creditori. I procedimenti di preinsolvenza (preventivi) sono procedimenti predisposti per ottenere un decreto o una comunicazione di fallimento. Le procedure formali sono il fallimento, la liquidazione speciale, l’amministrazione provvisoria, la gestione e l’amministrazione da parte dei creditori e l’amministrazione controllata della società inadempiente per poter raggiungere un compromesso con i creditori.

2. Quali sono i presupposti per l’avvio di ciascun tipo di procedura di insolvenza?

Possono essere dichiarati falliti sia i singoli individui sia le società, ma solo le società possono essere poste in liquidazione speciale, amministrazione provvisoria da parte dei creditori o amministrazione controllata. Per poter essere dichiarato fallito, un imprenditore deve aver cessato il pagamento dei debiti dell’impresa o dichiarato la sospensione dei pagamenti; inoltre, dev’essere stata emanata una decisione da parte del giudice fallimentare. L’istanza di fallimento può essere presentata da un qualsiasi creditore che depositi una prova scritta del proprio credito. Una società può essere posta in liquidazione speciale soltanto su richiesta del 51% dei creditori che vantino crediti registrati nei libri contabili della società. Perché venga avviata una procedura di liquidazione speciale, la società deve aver sospeso o cessato le proprie attività, aver interrotto i pagamenti, essere in stato di fallimento o essere stata posta sotto la gestione e l’amministrazione dei suoi creditori oppure dev’essere stata posta in stato di amministrazione provvisoria o liquidazione, a meno che le sue attività patrimoniali e produttive non siano state vendute all’incanto e la società sia palesemente incapace di pagare i debiti scaduti. Una società può essere posta in stato di liquidazione speciale alle stesse condizioni su richiesta del 20% dei creditori, nel qual caso viene nominato un amministratore speciale. Alle stesse condizioni, i creditori i cui diritti siano registrati nei libri contabili e nel bilancio dell’ultimo esercizio finanziario, oppure la società stessa, possono chiedere che venga nominato un curatore con il compito di trovare un accordo tra i creditori e la società, saldandone o riducendone i debiti. È possibile che venga presa la decisione di porre la società sotto la gestione e l’amministrazione dei suoi creditori, e ciò quando sia appurato che i pagamenti sono stati interrotti; in tal caso, l’istanza dev’essere depositata dal 55% dei creditori iscritti nei libri contabili e dev’essere istituita una commissione speciale della Banca di Grecia. L’amministratore provvisorio compie le azioni necessarie per proseguire l’esercizio dell’impresa e convoca una riunione degli azionisti per deliberare sull’affidamento della società alla gestione e all’amministrazione dei suoi creditori.

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3. Qual è il ruolo dei diversi partecipanti in ciascun tipo di procedura?

Dopo la pubblicazione della sentenza che dichiara il fallimento, vengono nominati un giudice fallimentare, con l’incarico di supervisionare le attività e un legale in qualità di curatore fallimentare; questa nomina diviene effettiva con l’approvazione dell’assemblea dei creditori. A partire da questo momento, il curatore rappresenta il fallito e questo gruppo di soggetti. Il curatore accerta lo stato attivo e passivo del fallito e rappresenta il fallito nelle udienze in cui si discute in merito alla massa fallimentare. Una volta terminata la procedura fallimentare, il curatore vende e distribuisce le attività fallimentari ai creditori che partecipano all’assemblea generale e che vantano i propri crediti, i quali vengono iscritti in una lista. Se in base alla relazione del giudice fallimentare non risultano esserci attività, il tribunale dichiara chiuso il procedimento. Durante la procedura fallimentare, il fallito è privato del diritto di amministrare la massa attiva, ma può adottare misure di emergenza qualora il curatore fallimentare ometta di compiere qualche atto. Le società vengono poste in liquidazione speciale e i liquidatori vengono nominati dalla Corte d’appello, a cui spetta, inoltre, il compito di nominare un curatore e di ratificare l’accordo, su richiesta dei debitori. Dopo la pubblicazione della sentenza cessa l’amministrazione della società da parte degli organi a tal fine deputati ai sensi dell’atto costitutivo e dello statuto sociale. In caso di applicazione dell’articolo 46, il liquidatore vende le attività, singolarmente o in blocco, mediante asta giudiziaria per soddisfare i creditori registrati. In caso di applicazione dell’articolo 46 bis, la società viene venduta all’asta e il liquidatore redige il contratto di vendita, recupera il ricavato e lo distribuisce in base all’elenco dei creditori. Se una società viene posta in stato di amministrazione provvisoria, l’amministratore interviene per salvaguardarne le attività agendo per conto della società dinanzi a tribunali e autorità e compilando un inventario e un rendiconto finanziario; inoltre, invita i creditori a far valere i propri diritti e predispone un elenco dei creditori, chiedendo agli azionisti di autorizzare l’esercizio dell’impresa sotto la gestione e l’amministrazione dei creditori. I creditori quindi nominano un comitato di gestione che aumenta il capitale sociale emettendo azioni, le quali vengono distribuite ai creditori stessi in maniera proporzionale rispetto ai crediti vantati. Trascorso un periodo di tre anni, i creditori possono autorizzare il comitato di gestione a sciogliere la società o a porla in stato di liquidazione speciale.

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4. Quali sono gli effetti dell’apertura di una procedura?

Dopo la pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento, il fallito perde la facoltà di disporre dei suoi beni; ciò non vale per i diritti che non sono soggetti a pignoramento, per i diritti non trasferibili o per le attività prodotte successivamente al fallimento. I creditori fallimentari si distinguono in creditori chirografari, privilegiati e creditori preferenziali generali. Le azioni personali dei creditori chirografari e preferenziali generali vengono sospese, mentre proseguono quelle del gruppo dei creditori, postfallimentari e privilegiati o creditori preferenziali speciali. Il giudice di pace appone un sigillo e redige l’inventario della massa fallimentare entro 24 ore dalla dichiarazione di fallimento. I beni vengono consegnati al curatore fallimentare e gli importi in denaro vengono depositati presso la tesoreria dello Stato. Successivamente alla nomina di un curatore della società e alla pubblicazione della sentenza, vengono sospese le singole misure di esecuzione forzata. Quanto precede non si applica ad azioni o rimedi legali. Le attività vengono distribuite e l’atto costitutivo della società e il suo statuto vengono modificati, previo consenso del curatore. L’accordo ratificato dal giudice è vincolante per i creditori che non vi hanno partecipato. Se la società è posta in liquidazione speciale, a partire dal giorno successivo al deposito dell’istanza relativa sono proibiti qualsiasi misura di esecuzione, qualsiasi decreto e qualsiasi dichiarazione di fallimento. Dopo la pubblicazione della decisione riguardante la gestione e l’amministrazione della massa fallimentare, quest’ultima viene trasferita nelle mani di un liquidatore speciale. Se la società è posta in stato di amministrazione provvisoria o sotto la gestione e l’amministrazione dei creditori, successivamente al deposito della relativa istanza sono proibiti qualsiasi misura di esecuzione, qualsiasi decreto e qualsiasi dichiarazione di fallimento in relazione ai debiti maturati prima del deposito dell’istanza. L’amministrazione della società viene inizialmente affidata all’amministratore per poi passare al comitato di gestione dei creditori.

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5. Quali sono le norme specifiche applicabili a certe categorie di beni?

Se viene dichiarato il fallimento, la procedura fallimentare interessa esclusivamente la massa attiva del fallito. Qualsiasi bene in possesso del fallito può essere rivendicato dal legittimo proprietario. Le parti che abbiano sottoscritto dei contratti con il fallito non sono obbligate a portare a termine le rispettive prestazioni sinallagmatiche in via prioritaria. I contratti di lavoro non vengono risolti né i datori di lavoro falliti insolventi vengono dispensati dall’accettare i servizi resi o dal procedere al pagamento degli stipendi. Il fallimento di un locatario o di un locatore non determina la risoluzione dei contratti di locazione in essere. Il fallimento di un socio comporta lo scioglimento di una società semplice o di una società di persone, a meno che i soci rimanenti non decidano di mantenere in vita la società. Le società di capitali vengono sciolte in caso di fallimento, ma durante la liquidazione mantengono il proprio carattere commerciale e la propria personalità giuridica; invece, il fallimento di un socio non ne determina lo scioglimento. Le disposizioni vengono automaticamente cancellate, i conti correnti chiusi e i contratti di prestito risolti. Le operazioni unilaterali di compensazione in virtù di un contratto in essere sono nulle. Il fatto di porre una società in liquidazione speciale non ne determina lo scioglimento né produce effetti sui contratti in essere, tranne che non sia previsto specificamente dal venir della fiducia reciproca delle parti o pregiudizio all’immagine sociale di una di esse. La liquidazione speciale provoca la risoluzione dei contratti di lavoro in essere, ma il giudice può ordinare che alcuni dipendenti vengano mantenuti in servizio in via provvisoria, su richiesta dei creditori, se ciò è nell’interesse della società. I contratti di leasing relativi a veicoli, macchinari e altri impianti vengono sciolti, unitamente a qualsiasi altro accordo in virtù del quale una parte terza detenga, possieda o utilizzi tali veicoli o macchinari. Non vengono invece toccate le garanzie o le cauzioni di terzi. Il liquidatore può pagare i debiti scaduti e può compensare i crediti di terzi con i crediti della società o vendere questi ultimi. Se la società è posta in stato di amministrazione controllata, le garanzie, le ipoteche, i pegni o altri diritti reali accessori o che non costituiscono garanzia per la rivendicazione e i privilegi connessi vengono mantenuti. Se la società è posta in stato di amministrazione provvisoria o sotto la gestione e amministrazione dei creditori, essa continua a svolgere normalmente le proprie attività, ma i suoi beni non possono essere ceduti o il suo patrimonio non può essere gravato da ipoteche e non è possibile stipulare negozi giuridici di durata superiore a un anno, senza la previa autorizzazione del giudice. Le ipoteche, i pegni o i privilegi vengono mantenuti fino al soddisfacimento degli obblighi nei confronti dei creditori pignoratizi, dei creditori ipotecari o dei creditori preferenziali, mentre non vi sono conseguenze sulle garanzie.

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6. Quali sono le norme applicabili alle azioni pregiudizievoli?

Sono revocati gli atti del fallito che riducono la massa fallimentare nel periodo sospetto. Qualsiasi atto unilaterale che possa ridurre la massa fallimentare, qualsiasi pagamento in contanti, qualsiasi pagamento effettuato per concessione, vendita, compensazione o altro anziché in contanti ovvero una cambiale commerciale per pagamenti non ancora dovuti o scaduti e qualsiasi atto compiuto per costituire una garanzia per debiti precedenti sono nulli nei confronti del creditore se effettuati dal debitore nel periodo in cui i pagamenti sono sospesi o nei 10 giorni precedenti.

7. Quali sono i presupposti per l’iscrizione e l’ammissione dei crediti?

I creditori vengono informati del fallimento tramite la pubblicazione della sentenza, con cui vengono nominati il giudice fallimentare e il curatore fallimentare e nella quale vengono fissati il giorno e il luogo dell’assemblea generale degli azionisti. I creditori si dichiarano tali presentando certificati azionari e note di credito, inizialmente al giudice fallimentare o, in caso di nomina definitiva del curatore fallimentare, a quest’ultimo o al giudice fallimentare. I creditori che non si fanno avanti vengono invitati a far valere i propri diritti individualmente e tramite la pubblicazione di un avviso nel bollettino della cassa di previdenza degli avvocati. I crediti vengono esaminati e il giudice fallimentare redige una relazione. Se il credito viene ammesso, il creditore presta giuramento dinanzi al giudice fallimentare, dichiarando che il diritto vantato è veritiero e onesto. I creditori che non fanno valere i propri diritti possono presentare un’istanza di annullamento della sentenza contumaciale entro e non oltre la distribuzione definitiva del ricavato della liquidazione; se l’istanza è accolta, anche questi creditori vengono inclusi nell’elenco dei beneficiari della distribuzione. I crediti vantati da gruppi di creditori vengono soddisfatti prima dei crediti dei creditori fallimentari e dell’eventuale distribuzione della massa attiva, dopo quelli dei creditori preferenziali generali, dei creditori preferenziali speciali, dei creditori ipotecari e dei creditori pignoratizi. Se la società è posta in liquidazione speciale, i creditori si rivolgono al liquidatore, il quale compila un elenco dei creditori. Questa procedura comprende i crediti accumulati prima che la società venisse sottoposta a ristrutturazione da parte dell’Agenzia di ristrutturazione delle imprese, prima del deposito della richiesta di porre la società in stato di liquidazione speciale e prima che la società venisse posta in stato di amministrazione controllata. Le spese per la liquidazione speciale e i costi sostenuti per proseguire l’esercizio dell’impresa, le spese incorse per l’amministrazione prefallimentare e i costi dell’esecuzione non sono compresi e non sono registrati. Viene quindi predisposta una tabella di classificazione. I crediti dubbi o quelli classificati erroneamente vengono classificati in ordine casuale o in via condizionata. Se la società è liquidata ai sensi dell’articolo 46 bis, il liquidatore pubblica un invito ai creditori a farsi avanti; in tal caso si applicano le regole di classificazione di cui all’articolo 46. Se la società è posta in liquidazione speciale sotto la gestione e l’amministrazione dei creditori, i crediti vengono classificati conformemente agli articoli 975 e segg. del codice di procedura civile e all’articolo 61 del codice sulla riscossione delle entrate pubbliche.

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8. Quali sono le norme relative alla procedura di ristrutturazione?

La procedura di ristrutturazione riguarda la gestione e l’amministrazione di una società da parte dei suoi creditori, la ristrutturazione dell’impresa e le procedure di cui agli articoli 44 e 45. Se la società è stata posta sotto la gestione e l’amministrazione dei creditori, dopo il deposito della relativa istanza sono proibiti ogni misura di esecuzione e ogni decreto nonché qualsiasi dichiarazione di fallimento. Il comitato di gestione amministra la società, controlla i crediti, aumenta il capitale sociale e distribuisce i certificati azionari. Tre anni dopo la richiesta, una maggioranza composta dai 3/5 dei creditori può chiedere che la società venga sciolta o sia posta in liquidazione speciale. La società o i creditori possono chiedere che venga avviata la procedura di ristrutturazione della società mediante decisione del ministro, con cui l’Agenzia per la ristrutturazione delle società viene nominata amministratore provvisorio e cerca un accordo con i creditori. Sono sospesi il pagamento dei debiti scaduti, le misure di esecuzione, gli interessi e la limitazione dei diritti alla restituzione. L’accordo tra gli azionisti, i creditori e l’Agenzia per la ristrutturazione delle società non riguarda le garanzie, le ipoteche, i pegni e altri privilegi speciali che riducano i crediti o garantiscano termini per il pagamento. L’amministrazione provvisoria cessa e la sospensione dei crediti individuali e di altre misure viene revocata con l’approvazione del ministro, pubblicata nella Gazzetta dello Stato. L’accordo tra i creditori e la società è vincolante per i creditori che non vi hanno partecipato e concede un termine per la liquidazione dei crediti, riduce l’importo dei crediti (con la conseguente perdita degli importi residui), limita le cauzioni e le garanzie sull’importo concordato per il pagamento e revoca lo stato di fallimento. Quando viene pubblicata una decisione di porre la società in stato di amministrazione controllata, le misure di esecuzione, il diritto a ottenere un’ingiunzione e gli interessi sono sospesi. Compito del giudice fallimentare è quello di trovare un compromesso tra i creditori e la società che sia vincolante per i creditori che non vi hanno partecipato e che riduca le garanzie sull’importo concordato per la liquidazione.

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9. Che cos’è una procedura di liquidazione?

Quando si raggiunge un compromesso, i creditori si trovano in una condizione parificabile a quella di un sindacato: scopo dell’attività svolta è quello di liquidare la massa attiva e distribuirne il ricavato; il curatore inoltre provvede alla vendita dei beni mobili e immobili. Se la liquidazione è impossibile o non è conveniente, il tribunale decide, su richiesta del giudice fallimentare, di cessare l’esercizio dell’impresa; se la massa attiva è sufficiente, i beni mobili vengono venduti all’asta o tramite accordo, mentre i beni immobili vengono venduti con l’autorizzazione del giudice fallimentare. Le somme di denaro così ricavate vengono depositate nella Cassa depositi e prestiti. Prima che tali somme siano distribuite ai creditori chirografari, si detraggono le spese per il giudizio e la procedura di amministrazione del fallimento, l’assistenza finanziaria per il fallito e la sua famiglia, i crediti vantati da creditori preferenziali generali, i crediti collettivi e i crediti garantiti; inoltre, una certa quota viene conservata per i creditori i cui diritti siano stati accolti in via temporanea, che non abbiano fatto valere i propri diritti nei termini stabiliti e che abbiano presentato un’istanza di annullamento della sentenza contumaciale e di verifica dei crediti vantati, che vivano all’estero (se i crediti sono riportati nel rendiconto finanziario) e i cui crediti siano condizionati all’epoca della distribuzione. Il giudice fallimentare convoca un’assemblea dei creditori, durante la quale il curatore fallimentare riferisce al fallito se la distribuzione del ricavato ha pienamente soddisfatto i suoi creditori. Una società gestita e amministrata dai creditori è posta in stato di liquidazione con decisione del tribunale, il quale fissa una data per la cessazione dei pagamenti. L’amministrazione vende all’asta tutti i beni mobili e immobili. Se non c’è un aggiudicatario, l’asta viene posticipata e la procedura ripetuta fino a buon fine. Durante la distribuzione vengono privilegiati i creditori ipotecari, i creditori garantiti o preferenziali che aderiscono all’ordine di ciascuna ipoteca, pegno o privilegio. Se gli accordi di cui agli articoli 44 e 45 non vengono onorati, viene ordinata la liquidazione mediante decisione della Corte d’appello ai sensi dell’articolo 46. Il liquidatore vende le attività singolarmente o in blocco nell’ambito di un’asta giudiziaria. In caso di liquidazione speciale ai sensi dell’articolo 46 bis, il liquidatore pubblica un invito a manifestare interesse per iscritto all’acquisizione della società, redige un documento di offerta, ne consegna a ciascuno una copia e pubblica un avviso d’asta pubblica con un preavviso di almeno 35 ma non superiore a 60 giorni. Le offerte depositate non sono sigillate e il liquidatore predispone una relazione di valutazione, proponendo l’aggiudicazione all’offerente che ha offerto il prezzo più alto. Tale relazione viene sottoposta all’attenzione dei creditori per l’approvazione. In caso di mancato deposito della decisione scritta dei creditori entro un mese, la proposta si intende accettata e il contratto di cessione dei beni viene sottoscritto con l’aggiudicatario, il quale paga il prezzo concordato depositando la somma su un conto corrente di un istituto bancario legalmente operante in Grecia. A questo punto gli oneri vengono cancellati. Se non viene presentata un’offerta valida o se i creditori ritengono che le offerte presentate siano inadeguate o non convenienti, il liquidatore ripete l’asta con le stesse formalità, su richiesta dei creditori. Se la seconda asta non va a buon fine, la Corte d’appello ordina la vendita frazionata dei beni all’asta e un terzo incanto viene bandito; è possibile anche che venga presentata alla Corte d’appello la richiesta di revocare la decisione di porre la società in stato di liquidazione speciale. Dopo la cessione della massa attiva, il liquidatore ha tempo 15 giorni per pubblicare un invito a far valere diritti di credito, che vengono inseriti nell’elenco ai fini della distribuzione del ricavato.

10. Quali sono le condizioni per concludere la procedura di liquidazione?

La procedura di fallimento si conclude: a) quando vengono redatti un compromesso, le necessarie proposte di compromesso del fallito e una delibera di accettazione da parte dell’assemblea generale dei creditori, sempre che il fallito non sia accusato di bancarotta fraudolenta, e tali documenti vengono approvati dal tribunale; b) quando l’insieme dei creditori è stato individuato, nel qual caso – una volta liquidati i passivi e gli attivi del fallito – il giudice fallimentare convoca una riunione dei creditori, durante la quale il curatore fallimentare dà conto del suo operato e si decide se giustificare o meno il fallito, anche se la decisione finale spetta comunque al tribunale. Nel caso della liquidazione, la procedura si conclude: a) quando tutti i nuovi certificati azionari sono stati sottoscritti; b) quando si raggiunge un compromesso tra la società e i creditori; c) quando viene distribuito il ricavato della liquidazione. La procedura di cui alla legge 1386/83 si conclude: a) al momento dell’approvazione dell’accordo di autosufficienza dell’impresa da parte del ministro e della sua pubblicazione nella Gazzetta di Stato; b) con la liquidazione e la distribuzione del ricavato. La procedura di cui agli articoli 44 e 45 si conclude con una decisione della Corte d’appello che ratifica l’accordo raggiunto tra i creditori e la società. La liquidazione speciale si conclude con la distribuzione del ricavato della liquidazione.

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