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Ultimo aggiornamento: 30-07-2004
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Fallimento - Germania

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi di procedure concorsuali? 1.
2. Quali sono i presupposti per l’avvio delle procedure concorsuali? 2.
3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti? 3.
4. Quali sono gli effetti dell’avvio di una procedura? 4.
5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti? 5.
6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono le condizioni per la domanda di ammissione al passivo e per l’ammissione dei crediti? 7.
8. Qual è l’importanza della procedura di risanamento? 8.
9. Cosa è una procedura di liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura? 10.

 

1. Quali sono i diversi tipi di procedure concorsuali?

Il diritto fallimentare tedesco prevede un’unica procedura concorsuale (procedura fallimentare) il cui obiettivo è di giungere alla migliore soddisfazione dei creditori in modo paritario (articolo 1, primo periodo della legge fallimentare tedesca – “Insolvenzordnung” [InsO]). La procedura fallimentare può, secondo le disposizioni di legge, essere eseguita mediante l’amministrazione, la liquidazione e il riparto dell’attivo (“Regelinsolvenzverfahren”). I partecipanti alla procedura possono tuttavia anche, nell’ambito di un concordato fallimentare, adottare altre disposizioni, in particolare per la conservazione dell’impresa.

La procedura fallimentare deve inoltre permette alle persone fisiche di iniziare nuovamente l’attività economica (“fresh start”). Ciò è possibile con una remissione del debito residuo successivo alla conclusione della procedura concorsuale (“Restschuldbefreiung”).

2. Quali sono i presupposti per l’avvio delle procedure concorsuali?

La procedura fallimentare può avere ad oggetto i beni di ogni persona fisica o giuridica, anche nel caso in cui non eserciti un’attività imprenditoriale (“Verbraucher”).

La procedura fallimentare è aperta su istanza di parte, presentata dal debitore o da un creditore. Gli organismi statali non possono presentare tale istanza. Per le società di capitali in stato di insolvenza la presentazione dell’istanza di apertura della procedura fallimentare è obbligatoria. Il debitore che viola tale norma sarà punibile secondo la legge penale e i creditori avranno diritto al risarcimento dei danni.

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I presupposti per l’apertura di una procedura fallimentare sono l’insolvenza e/o l’indebitamento eccessivo. Si parla di insolvenza quando un debitore è incapace di far fronte al pagamento dei propri debiti (art. 17, comma 2 InsO). Si parla di indebitamento eccessivo quando il patrimonio del debitore non è sufficiente a coprire l’ammontare dei suoi debiti (art. 18, comma 2 InsO). La valutazione del patrimonio del debitore deve essere effettuata presupponendo la continuazione dell’attività di impresa, se le circostanze del caso la rendono altamente probabile. Affinché l’istanza di fallimento sia ricevibile è sufficiente l’esistenza del pericolo di insolvenza (art. 18, comma 1 InsO).

Per evitare che i Tribunali e i debitori debbano occuparsi delle istanze prive di fondamento o pregiudizievoli, all’atto della presentazione dell’istanza il creditore deve provare la credibilità del presupposto oggettivo dell’insolvenza e l’esistenza di un credito nei confronti del debitore.

Da ultimo deve essere assicurato il finanziamento della procedura concorsuale. L’istanza di fallimento sarà rigettata se il patrimonio del debitore non è presumibilmente sufficiente a coprire le spese della procedura (art. 26, comma 1, primo periodo InsO).

Verificate le condizioni di cui sopra, il giudice fallimentare emette una sentenza dichiarativa di fallimento che costituisce oggetto di pubblicazione. La pubblicazione ufficiale della sentenza è effettuata su iniziativa del Tribunale su Internet www.insolvenzbekanntmachungen.de Deutsch) o nel bollettino degli annunci ufficiali del Tribunale. Un progetto di legge prevede che in futuro le pubblicazioni ufficiali saranno fatte solo su Internet.

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3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti?

Il compito dei Tribunali fallimentari (Insolvenzgerichts) è di istruire e controllare il regolare svolgimento della procedura fallimentare. Devono inoltre cooperare in qualità di mediatori e di arbitri nel corso delle trattative delle parti, promuovendo il tal modo la possibilità di una composizione amichevole della controversia. Apertasi la procedura fallimentare, le decisioni fondamentali sono rimesse ai creditori (ad esempio realizzazione degli attivi, liquidazione, risanamento e concordato fallimentare). Nella fase di apertura della procedura il Tribunale esercita tuttavia poteri e compiti ben precisi. Spetta al Tribunale, tra l’altro, la decisione sull’avviamento della procedura fallimentare, sulle misure conservative e sulla nomina di un curatore fallimentare, il cui operato è soggetto al controllo del Tribunale stesso. Tale controllo da parte del Tribunale si configura però soltanto come sindacato di legittimità, ma non di merito; il Tribunale inoltre non può impartire direttive.

La figura centrale della procedura fallimentare è il curatore fallimentare (Insolvenzverwalter). Possono essere nominati curatori fallimentari avvocati, commercianti, commercialisti o consulenti fiscali. Con l’apertura della procedura fallimentare il curatore acquista il potere di gestire il patrimonio del debitore e di disporne. Il suo compito principale consiste nell’eliminare dal patrimonio esistente all’apertura della procedura i beni che non appartengono al debitore. Deve poi trasferire nel patrimonio del debitore i beni che giuridicamente si iscrivono nello stato attivo ma che al momento dell’apertura della procedura non sono ancora nel patrimonio del debitore. Il patrimonio del debitore così determinato costituisce il cosiddetto attivo fallimentare (art. 35 InsO) sul quale i creditori potranno essere soddisfatti. Tra gli ulteriori compiti del curatore fallimentare si menzionano:

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  • il pagamento dei salari ai dipendenti del fallito;
  • la decisione sui rapporti contrattuali in corso (art. 103 InsO);
  • l’elaborazione di un progetto di un bilancio finanziario (art. 153, comma 1, primo periodo InsO);
  • la realizzazione dell’attivo (art. 159 InsO);
  • il riparto dell’attivo (art. 187 InsO).

Il diritto fallimentare tedesco accorda un’importanza considerevole al ruolo dei creditori nell’ambito della procedura fallimentare. È sempre prevista un’assemblea dei creditori (Gläubigerversammlung) ed è possibile anche costituire un comitato dei creditori (Gläubigerausschuss). Mentre l’assemblea dei creditori costituisce l’organo di base di autogestione dei creditori, il comitato dei creditori è l’organo centrale di controllo dei creditori, che nell’esercizio delle sue funzioni ha un ruolo simile a quello del collegio sindacale di una società commerciale.

L’assemblea dei creditori è convocata (art. 74, comma 1, primo periodo InsO) e diretta (art. 76, comma 1 InsO) dal giudice fallimentare. Legittimati a partecipare sono tutti i creditori che dispongono di un credito privilegiato, i creditori chirografari, il curatore fallimentare e il fallito (art. 74, comma 1, secondo periodo InsO). Una deliberazione dell’assemblea dei creditori è valida se il totale dei crediti dei creditori che la approvano è superiore alla metà del totale dei crediti dei creditori votanti (maggioranza in relazione al totale).

La composizione del comitato dei creditori è decisa dall’assemblea dei creditori (art. 68 InsO). Se il Tribunale fallimentare istituisce un comitato dei creditori prima che l’assemblea dei creditori si riunisca per la prima volta, la sua composizione è definita secondo quanto disposto dall’articolo 67, comma 2 InsO, fermo restando il diritto dell’assemblea dei creditori di deliberarne lo scioglimento.

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L’importanza dell’assemblea dei creditori si evince dal fatto che ad essa spetta la decisione sull’iter della procedura, in particolare essa può stabilire come si procederà alla realizzazione dell’attivo. Tra le altre funzioni dell’assemblea e del comitato dei creditori sono comprese:

  • l’elezione di un altro curatore fallimentare (art. 57, primo periodo InsO);
  • il controllo del curatore fallimentare (artt. 66, 79, 197, comma 1, primo periodo InsO);
  • l’approvazione di atti giuridici particolarmente importanti del curatore fallimentare (art. 160, primo periodo InsO);
  • la partecipazione all’elaborazione e all’attuazione del concordato fallimentare (artt. 218, comma 2, 231, comma 2, 232, comma 1 n. 1, 233, secondo periodo, 248, comma 2, 258, comma 2, terzo periodo, 261, comma 2 secondo periodo, 262 InsO).

Il fallito è titolare del patrimonio che dovrà essere venduto e sul quale devono soddisfarsi i creditori (artt. 38 e 39 InsO). Fondamentalmente egli risponde con tutto il suo patrimonio. Con l’apertura della procedura concorsuale egli rimane formalmente titolare del suo patrimonio e tenuto a rispondere delle obbligazioni contratte. Ad ogni modo, la gestione e il potere di disporre dei beni del patrimonio del fallito sono trasferiti al curatore fallimentare (eccezione: l’amministrazione diretta prevista dagli articoli 270 e seguenti InsO). L’apertura della procedura fallimentare comporta del resto numerosi obblighi di informazione e di collaborazione e il debitore insolvente ha diritto di parteciparvi.

Per garantire un rapido svolgimento della procedura fallimentare il ricorso contro le decisioni del Tribunale fallimentare è ammesso solo nel caso in cui la legge prevede il ricorso immediato (sofortige Beschwerde) (cfr. art. 6, comma 1 InsO). Il ricorso immediato può essere presentato per iscritto al Tribunale fallimentare o alla Corte d’appello (il Landgericht, giudice di secondo grado) o anche mediante deposito per iscritto nella cancelleria. Il ricorso non ha effetto sospensivo, tuttavia la Corte d’appello e il Tribunale fallimentare, successivamente alla presentazione del ricorso, possono ordinare la provvisoria sospensione dell’esecuzione.

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4. Quali sono gli effetti dell’avvio di una procedura?

Con l’avvio di una procedura concorsuale si trasferisce al curatore fallimentare il diritto del debitore di amministrare e di disporre del patrimonio dell’attivo fallimentare. Esso non comprende solo il patrimonio del debitore al momento dell’apertura della procedura fallimentare, ma anche quello che acquisirà nel corso della procedura. Tuttavia, questo cosiddetto “sequestro” non si applica ai beni mobili necessari al debitore per far fronte ai suoi bisogni quotidiani. I redditi da lavoro fanno parte dell’attivo solo per la parte che eccede il minimo vitale del debitore.

Per proteggere l’attivo – contro gli interventi abusivi del debitore o dei singoli creditori – il curatore fallimentare ha il dovere di entrarne subito in possesso. Se il debitore rifiuta l’immissione nel possesso al curatore, quest’ultimo può procedere in via esecutiva nei suoi confronti. La sentenza di fallimento costituisce titolo esecutivo. Il curatore fallimentare deve predisporre anche un progetto di bilancio finanziario nel quale si accerta la consistenza dello stato attivo e passivo del fallimento (art. 153 InsO). Dopodiché deve redigere un elenco dei creditori nel quale vengono specificati i crediti e i creditori vengono suddivisi in creditori privilegiati e creditori chirografari (art. 152 InsO).

Poiché la procedura fallimentare è finalizzata all’equo soddisfacimento di tutti i creditori, il suo avvio determina il divieto di ogni provvedimento di esecuzione forzata sull’attivo da parte dei singoli creditori. In altre parole, durante tutta la durata della procedura il creditore non può promuovere azioni esecutive sull’attivo fallimentare o sul patrimonio del debitore.

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5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti?

I creditori detti creditori della massa fallimentare (Massegläubiger) hanno precedenza nella soddisfazione del loro credito (art. 53 InsO). Si tratta dei creditori i cui diritti successivamente all’avvio della procedura sono giustificati dal curatore fallimentare perché connessi alla liquidazione dell’attivo (come ad esempio le rivendicazioni salariali dei dipendenti che continuano il loro rapporto di lavoro con l’impresa o i crediti di un avvocato incaricato dal curatore fallimentare di far valere in via giudiziaria i diritti contro il fallito). La loro soddisfazione privilegiata si spiega con il fatto che il curatore fallimentare può dar seguito alla procedura fallimentare anche contraendo nuove obbligazioni purché disponga dei mezzi finanziari per adempierle.

I creditori che abbiano ricevuto in garanzia beni appartenenti all’attivo hanno un diritto di soddisfazione preferenziale sul ricavato della loro vendita. Il ricavato ottenuto dalla realizzazione di un tal bene è distribuito al creditore beneficiario della garanzia fino a concorrenza del credito garantito. Un’eventuale eccedenza è trasferita nell’attivo e in modo da poter soddisfare gli altri creditori. Un diritto preferenziale speciale di questo tipo può basarsi su diritti di ipoteca, pegno, o sulla costituzione in garanzia di una proprietà (artt. 50, 51 InsO).

I creditori con diritto a trattamento preferenziale speciale non fanno parte dei creditori fallimentari chirografari (art. 47 InsO).

Poiché infatti il sequestro dei beni si applica solo al patrimonio del debitore, se al momento dell’avvio della procedura il debitore possiede beni sui quali i terzi hanno un diritto reale o personale, questi ultimi possono far valere integralmente il loro diritto (diritto alla separazione dei crediti privilegiati – Aussonderungsrecht). Pertanto, anche al di fuori della procedura fallimentare, essi possono agire in giudizio contro il curatore fallimentare per ottenerne la restituzione. Costituiscono titolo per la domanda di separazione la proprietà e la semplice riserva di proprietà e ogni diritto di restituzione (per esempio il diritto del proprietario nei confronti del locatario).

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6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli?

L’azione revocatoria di cui agli articoli 129 e seguenti InsO serve a evitare che il debitore insolvente possa sottrarre beni dal sequestro o che singoli creditori possano procurarsi vantaggi specifici prima dell’avvio della procedura fallimentare. Se il curatore esercita l’azione revocatoria, il beneficiario dell’atto impugnato deve restituire tutto ciò che è stato sottratto al patrimonio del debitore insolvente in base all’atto de quo. Se la restituzione in forma specifica è impossibile, egli dovrà risarcire i danni. Tuttavia il beneficiario può proporre ogni eventuale controdeduzione nella misura in cui abbia restituito ciò che aveva acquisito mediante il negozio annullato (art. 144 InsO).

Affinché sia possibile proporre l’azione revocatoria, è necessario che un atto posto in essere prima dell’apertura della procedura fallimentare abbia comportato un pregiudizio per i creditori (art. 129 InsO) e che sussista uno dei motivi di annullamento di cui agli articoli 130-136 InsO. Tra i motivi dell’azione revocatoria si menzionano in particolare:

  • gli atti a titolo gratuito, tranne quelli compiuti dal fallito nei 4 anni anteriori all’istanza di apertura della procedura fallimentare (art. 134 InsO);
  • tutti gli atti compiuti dal fallito nei 10 anni anteriori all’istanza di apertura della procedura con l’intenzione di pregiudicare i creditori, se il beneficiario ne conosceva le intenzioni (art. 133 InsO);
  • i negozi giuridici conclusi dal debitore negli ultimi tre mesi prima dell’istanza di apertura della procedura concorsuale, quando già era insolvente e il terzo ne era a conoscenza (art. 132, comma 1 n. 1 InsO);
  • gli atti giuridici che conferiscono a un creditore chirografario una garanzia cui non ha diritto, se l’atto è stato redatto nel mese anteriore all’istanza di apertura (art. 131, comma 1, primo periodo InsO).

In questi casi è prevista anche una responsabilità penale del debitore e del creditore che ne traesse benefizio (artt. 283 – 283, lettera d) del codice penale tedesco StGB).

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7. Quali sono le condizioni per la domanda di ammissione al passivo e per l’ammissione dei crediti?

I crediti fallimentari non sono riconosciuti d’ufficio, ma solo se il creditore esercita il suo diritto rivendicando il credito. Con la sentenza di apertura del fallimento il Tribunale fallimentare invita i creditori a dichiarare l’esistenza dei loro crediti al curatore fallimentare, entro un termine non inferiore a 2 settimane e non superiore a 3 mesi (art. 28, comma 1, periodi primo e secondo InsO). Esso non è perentorio ed è quindi possibile dichiarare l’esistenza del credito al curatore fallimentare anche una volta scaduto il termine (cfr. art. 177, comma 1, primo periodo InsO).

Anche i crediti già accertati giudizialmente (titulierte Forderungen) devono essere dichiarati per iscritto. Nella dichiarazione occorre indicare la causa del credito cioè la fattispecie che ne costituisce il fondamento. Questo aspetto è particolarmente importante in quanto la dichiarazione deve sospendere il decorso di un termine di prescrizione. Alla dichiarazione devono essere allegati i documenti dai quali si può ricavare l’esistenza del credito (art. 174, comma 1, secondo periodo InsO), ad esempio contratti e fatture.

Il curatore fallimentare iscrive i crediti dichiarati nell’elenco dei creditori (Insolvenztabelle) (art. 175 comma 1, primo periodo InsO). Decorso il termine fissato per la dichiarazione dei crediti, l’elenco dei creditori viene esposto in Tribunale affinché le parti possano prenderne visione.

Nel corso dell’udienza denominata udienza di verifica (Prüfungstermin) il giudice fallimentare procede una verifica puramente formale dei crediti dichiarati. La data dell’udienza è già fissata al momento di apertura della procedura fallimentare, ad essa sono citati a comparire i creditori che hanno dichiarato l’esistenza di un credito, il curatore fallimentare e il fallito. Il Tribunale fallimentare non effettua alcuna verifica materiale della fondatezza dei crediti dichiarati, ma accerta solo se il curatore fallimentare, il fallito o un creditore ne contesta l’esistenza. Il risultato della verifica viene iscritto nell’elenco dei creditori (art. 178 comma 2 InsO).

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Un credito non contestato né dal curatore fallimentare né da un creditore è ritenuto esistente e figurerà tra i crediti che saranno presi in considerazione al momento del riparto dell’attivo. L’iscrizione dei crediti accertati nell’elenco dei creditori nel corso della procedura ha l’efficacia di una sentenza passata in giudicato (art. 178 comma 3 InsO). In caso di opposizione il creditore deve esperire un’azione di accertamento affinché venga provata l’esistenza del credito. Ottenuta una sentenza che dichiara l’esistenza del credito, deve chiedere la rettifica dell’elenco dei creditori al Tribunale fallimentare competente (art. 183, comma 2 InsO). Qualora il creditore disponga già di un titolo nei confronti del debitore ottenuto prima dell’avvio della procedura fallimentare, la contestazione del credito è sostanzialmente inefficace.

Un’opposizione del fallito contro un credito dichiarato nel corso della procedura di fallimento è irrilevante. Tuttavia, se il fallito non ha contestato un credito, il creditore può avviare l’esecuzione forzata nei suoi confronti, dopo la chiusura della procedura fallimentare, sulla base dell’elenco dei creditori (articolo 201 comma 2 InsO). Se il fallito presenta opposizione il creditore dovrà instaurare un preventivo giudizio di cognizione.

8. Qual è l’importanza della procedura di risanamento?

L’assemblea dei creditori determina l’andamento della procedura, decidendo se un’impresa del fallito debba essere chiusa o se possa continuare provvisoriamente la sua attività. Può inoltre incaricare il curatore fallimentare di predisporre un concordato fallimentare e definirne l’obiettivo (art. 218, comma 2 InsO). Possono presentare un concordato fallimentare anche il fallito e il curatore fallimentare (art. 218, comma 1 InsO). Esso può contenere norme derogatorie alle disposizioni di legge, in particolare per la salvaguardia dell’impresa.

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Il concordato fallimentare si compone di due parti: una descrittiva e una normativa. La parte descrittiva è destinata ad informare le parti e descrive le misure adottate successivamente all’apertura della procedura fallimentare o quelle che ancora devono esserlo (art. 220 InsO). La parte normativa stabilisce le ripercussioni che il concordato avrà sui diritti dei partecipanti alla procedura (art. 221 InsO).

L’assemblea dei creditori non dispone di alcun diritto di iniziativa, ma può incaricare il curatore fallimentare dell’elaborazione del concordato fallimentare. Una volta presentato, il concordato è sottoposto a una preliminare verifica del Tribunale (art. 231 InsO), al fine di evitare che le parti lavorino su un concordato fallimentare illecito o privo di possibilità di successo e che ritarderebbe la procedura fallimentare. Se l’esame preliminare del Tribunale ha esito positivo il Tribunale fallimentare trasmette il concordato al comitato dei creditori, al fallito, al curatore fallimentare e al consiglio aziendale e fissa un termine per la presentazione del relativo parere (art. 232 InsO). Inoltre fissa e pubblica la data dell’udienza di discussione e di votazione cui sono invitati a comparire i creditori del fallimento che hanno dichiarato i loro crediti, i creditori con diritto a trattamento preferenziale, il curatore fallimentare, il fallito e il consiglio aziendale (art. 235, comma 3 InsO). Le parti presenti all’udienza possono esprimere il loro avviso sulle disposizioni del concordato che verrà successivamente approvato dai creditori (artt. 243-246 InsO). Il fallito deve approvare in linea di massima il concordato, il suo rifiuto è ad ogni modo privo di importanza se il piano non peggiora la sua situazione e se nessuno dei creditori risulta soddisfatto con una somma superiore all’ammontare del suoi credito (art. 247, comma 2 InsO). Una volta approvato dai creditori con la maggioranza richiesta, esso è trasmesso per l’approvazione al giudice fallimentare (art. 248 comma 1 InsO).

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Tutti gli effetti previsti nella parte normativa del piano di riparto, siano essi favorevoli o sfavorevoli per gli interessati, avranno forza di cosa giudicata (art. 254, comma 1, primo periodo InsO). Il Tribunale fallimentare pronuncia allora la chiusura del fallimento (art. 258, comma 1 InsO), con la quale terminano le funzioni del curatore fallimentare, dei membri del comitato dei creditori e il fallito ottiene nuovamente il diritto di disporre liberamente dell’attivo (articolo 259, comma 1 InsO). Dopo la chiusura del fallimento incombe all’ex debitore (cioè al fallito) l’obbligo di soddisfare i crediti dell’attivo previsti nel concordato fallimentare. È tuttavia possibile prevedere nella parte normativa del concordato che il curatore fallimentare controlli l’adempimento delle obbligazioni da parte del debitore (art. 261, comma 1, primo periodo InsO).

9. Cosa è una procedura di liquidazione?

In assenza di un concordato il curatore fallimentare procede alla realizzazione dei beni dell’attivo per convertirli in danaro ai fini del soddisfacimento dei creditori. Cercando di ottenere il massimo risultato possibile, il curatore fallimentare decide discrezionalmente le modalità concrete della liquidazione. Egli può optare tra diverse possibilità: vendita dell’impresa del debitore o di alcune sue aziende o smembramento dell’impresa con separata vendita dei beni facenti parte del patrimonio.

L’attribuzione del ricavato ottenuto dal curatore fallimentare si effettua sulla base di un piano di riparto che il curatore fallimentare deve redigere sulla base dell’elenco dei creditori (art. 175 InsO). Questo elenco deve comprendere tutti i crediti dell’attivo che devono partecipare al riparto. Il ricavato ottenuto dalla liquidazione dell’attivo viene successivamente attribuito ai creditori in misura proporzionale all’ammontare dei crediti ammessi al passivo.

Di regola la ripartizione non inizia prima che sia conclusa la liquidazione dell’attivo, ma inizia nel momento in cui il ricavato della liquidazione dell’attivo consente di effettuare il versamento degli acconti (art. 187, comma 2, primo periodo InsO). Terminata la liquidazione dell’attivo fallimentare si procede al riparto finale (art. 188, primo periodo InsO), che deve essere approvato dal giudice fallimentare (art. 196, comma 2 InsO). Se il ricavato è sufficiente a pagare tutti i creditori, l’eccedenza deve essere restituita al fallito (art. 199, primo periodo InsO).

10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura?

Effettuato il riparto finale, la procedura fallimentare viene chiusa d’ufficio. La decisione di chiusura della procedura fallimentare è resa pubblica. Chiuso il fallimento, i creditori possono agire senza riserve contro il debitore per ottenere il pagamento dei crediti residui. Nel caso in cui il debitore sia una persona fisica e abbia chiesto di essere liberato dal pagamento del credito residuo, si applicano regole diverse. Se la liberazione del credito residuo è accettata, i creditori non hanno più nessun possibilità di pretenderne il pagamento (fanno eccezione i crediti di cui all’articolo 302 InsO). Chiuso il fallimento, in linea di principio il fallito è nuovamente abilitato a gestire e a disporre dei beni che costituivano parte dell’attivo.

Se è stato fissato un piano di riparto la procedura fallimentare è sospesa fino al momento in cui il piano riceve un’approvazione definitiva (art. 258 I 2 InsO).

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