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Ultimo aggiornamento: 22-05-2006
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Fallimento - Finlandia

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi di procedure concorsuali per insolvenza e i loro obiettivi? 1.
2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure concorsuali? 2.
2.1. Fallimento 2.1.
2.2. Risanamento dell’impresa 2.2.
2.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 2.3.
3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti nei diversi tipi di procedura? 3.
3.1. Fallimento 3.1.
3.2. Risanamento dell’impresa 3.2.
3.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 3.3.
4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura? 4.
4.1. Fallimento 4.1.
4.2. Risanamento dell’impresa 4.2.
4.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 4.3.
5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti? 5.
5.1. Fallimento 5.1.
5.2. Risanamento dell’impresa 5.2.
5.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 5.3.
6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti? 7.
7.1. Fallimento 7.1.
7.2. Risanamento dell’impresa 7.2.
7.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 7.3.
8. Quali sono le norme relative alle procedure di risanamento? 8.
9. Quali sono le norme relative alle procedure di liquidazione (realizzazione delle attività e distribuzione delle somme ricavate) ? 9.
10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura? 10.
10.1. Fallimento 10.1.
10.2. Risanamento dell’impresa 10.2.
10.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche 10.3.

 

1. Quali sono i diversi tipi di procedure concorsuali per insolvenza e i loro obiettivi?

L’insolvenza è l’incapacità non temporanea del debitore di pagare i propri debiti alla scadenza. Essa comporta l’avvio delle procedure concorsuali, procedure esecutive che si applicano contemporaneamente a tutti i debiti del debitore.

In Finlandia esistono tre diversi tipi di procedure concorsuali: il fallimento, il risanamento dell’impresa e l’adeguamento dei debiti delle persone fisiche. La disciplina del fallimento si fonda sulle disposizioni della legge fallimentare (120/2004) , entrata in vigore il 1º settembre 2004. La legge sul risanamento delle imprese (47/1993) e la legge sull’adeguamento dei debiti delle persone fisiche (57/1993) sono entrate in vigore l’8 febbraio 1993.

Il fallimento è una procedura di liquidazione, diretta a realizzare le attività del debitore e a distribuire le somme ricavate ai creditori. Il risanamento delle imprese e l’adeguamento dei debiti delle persone fisiche sono procedure di riabilitazione, dirette a ripristinare la solidità finanziaria e a permettere al debitore di superare le relative difficoltà.

Oltre a tali procedure, il debitore può raggiungere un accordo con i creditori circa il pagamento dei debiti o altri accordi al di fuori delle procedure concorsuali ufficiali. Gli accordi conclusi su base volontaria non sono disciplinati giuridicamente.

2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure concorsuali?

Il presupposto generale per l’avvio di tutti e tre i tipi di procedure concorsuali è l’insolvenza del debitore.

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2.1. Fallimento

Il fallimento ha un’applicazione generale, pertanto possono essere dichiarate fallite sia le persone fisiche che le persone giuridiche. Sia il debitore che il creditore possono presentare istanza di fallimento.

Presupposto generale per la pronuncia della dichiarazione di fallimento è l’insolvenza del debitore. Per agevolare il riconoscimento dell’insolvenza, la normativa fallimentare prevede che in presenza di determinati fatti il debitore sia considerato insolvente, salvo indicazione contraria.

Sono indice di insolvenza:

- la dichiarazione con cui il debitore denuncia la propria insolvenza, sempre che non sussistano motivi speciali per respingerla;

- il mancato rispetto delle scadenze di pagamento da parte del debitore;

- il fatto che nelle procedure di recupero, durante il periodo di sei mesi prima della presentazione di un’istanza di fallimento, sia divenuto chiaro che non sarà possibile riunire fondi del debitore sufficienti per estinguere completamente il debito; oppure

- il fatto che il debitore, tenuto per legge durante l’anno precedente l’istanza di fallimento a tenere le scritture contabili dell’attività commerciale, non paghi una determinata somma ancora dovuta entro una settimana dal ricevimento della richiesta di pagamento del creditore. Il creditore deve presentare l’istanza di fallimento entro tre mesi dalla scadenza del termine di pagamento fissato nella richiesta di pagamento.

Se l’istanza di fallimento è presentata da un creditore, la somma richiesta deve fondarsi su una sentenza o altro titolo esecutivo o deve risultare in altro modo. Non è necessario che il termine di pagamento di detta somma sia scaduto. Vi sono limitazioni per le istanze di fallimento basate su piccoli crediti.

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Il tribunale provvede affinché l’avviso dell’avvio della procedura fallimentare venga pubblicato prontamente nella Gazzetta ufficiale. L’avviso può essere inoltre pubblicato su quotidiani. Spetta al curatore informare i creditori dell’avvio della procedura fallimentare, che viene inoltre annotato, tra l’altro, nel registro dei fallimenti e delle procedure di risanamento, nel registro del commercio, nel registro degli immobili e delle ipoteche, nel registro navale, nel registro di manutenzione navale, nel registro degli aeromobili, nel registro delle ipoteche commerciali, nel registro automobilistico e nel registro dei valori mobiliari.

2.2. Risanamento dell’impresa

Possono essere sottoposti a risanamento gli operatori commerciali privati e le imprese in generale. Sono tuttavia escluse da tale procedura determinate categorie di imprese soggette a disciplina e controllo speciali, quali gli istituti di credito e gli istituti di assicurazione. L’istanza di risanamento può essere presentata sia dal debitore che dal creditore. Nella maggior parte dei casi essa è proposta dal debitore.

La procedura di risanamento dell’impresa può essere avviata quando il debitore non è in grado di effettuare un pagamento e non sussistono impedimenti giuridici all’avvio della procedura, quali l’impossibilità di eliminare l’insolvenza attraverso un piano di risanamento o l’insufficienza del patrimonio del debitore a coprire le spese della procedura. La procedura di risanamento può inoltre essere avviata quando sussiste il pericolo che il debitore diventi insolvente. In tal caso il creditore può chiedere l’avvio della procedura solo a determinate condizioni. La procedura di risanamento può infine essere avviata quando ne fanno richiesta congiunta il debitore e due creditori. In tal caso l’istanza congiunta dei creditori deve rappresentare almeno un quinto dei debiti noti del debitore.

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Il tribunale pubblica un avviso della decisione di avvio della procedura di risanamento nella Gazzetta ufficiale. Il liquidatore provvede a darne notizia ai creditori. L’avvio della procedura di risanamento viene inoltre annotato, tra l’altro, nel registro dei fallimenti e delle procedure di risanamento, nel registro del commercio, nel registro degli immobili e delle ipoteche e nel registro dei valori mobiliari.

2.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

L’adeguamento dei debiti può essere chiesto solo da persone fisiche. La procedura di adeguamento dei debiti può riguardare anche debiti relativi ad un’attività commerciale già cessata.

L’avvio della procedura di adeguamento dei debiti presuppone che il debitore sia insolvente e verosimilmente incapace di migliorare la sua solvibilità. Sono inoltre rilevanti i motivi dell’insolvenza (tra cui la malattia e la disoccupazione) , la somma totale dovuta e la capacità di pagare del debitore. Salvo il rispetto di determinati requisiti, anche una persona fisica che esercita un’attività commerciale può chiedere l’adeguamento dei debiti. Non devono sussistere impedimenti giuridici alla procedura di adeguamento dei debiti (ad esempio, debiti contratti nell’esercizio di attività criminose o scaduti per manifesta negligenza).

Il tribunale o, su suo incarico, il liquidatore comunica al debitore e ai creditori l’avvio della procedura di adeguamento dei debiti. Il tribunale deve inoltre dare notizia dell’avvio della procedura alle autorità che si occupano del pignoramento, sia a quelle del luogo di residenza del debitore che a quelle del luogo in cui si trovano eventuali beni immobili.

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3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti nei diversi tipi di procedura?

3.1. Fallimento

Il fallimento è dichiarato dal tribunale. La competenza spetta al tribunale generale di primo grado (käräjäoikeus (tribunale distrettuale) ). Il tribunale, inoltre, dichiara l’estinzione o qualsiasi altra cessazione anticipata della procedura fallimentare. Esso nomina il curatore, omologa il piano di ripartizione e provvede in merito alle controversie sui crediti. Le decisioni del tribunale possono essere impugnate, salvo alcune eccezioni.

I creditori dispongono dei più ampi poteri sui beni compresi nel fallimento. L’organo decisionale più importante è l’assemblea dei creditori. I voti dei creditori sono ponderati in base all’importo dei rispettivi crediti. Le decisioni dei creditori possono essere impugnate davanti al tribunale.

Il curatore svolge un ruolo fondamentale nell’amministrazione dei beni compresi nel fallimento. Egli, tra le altre cose, rappresenta tali beni e ne cura l’amministrazione ordinaria, redige il relativo inventario e una relazione sul debitore, riceve le istanze e presenta una proposta di piano di ripartizione. Il curatore inoltre provvede alla conservazione e alla vendita dell’attivo fallimentare e alla ripartizione delle somme ricavate. Per la nomina a curatore devono sussistere i requisiti di competenza previsti dalla legge nonché l’indipendenza dal debitore e dai creditori.

Il debitore è tenuto a cooperare alla liquidazione dei beni compresi nel fallimento. Egli deve fornire al curatore le informazioni necessarie per redigere il relativo inventario e confermarne l’esattezza. Il debitore ha il diritto di ricevere informazioni su detti beni e di partecipare ed esprimere il proprio parere nelle assemblee dei creditori in cui si devono adottare decisioni.

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3.2. Risanamento dell’impresa

L’avvio della procedura di risanamento dell’impresa è dichiarato dal tribunale. Esso inoltre nomina il liquidatore e se necessario un comitato dei creditori e omologa il piano di risanamento. Le questioni relative al risanamento dell’impresa sono trattate da specifici tribunali di primo grado. Le decisioni del tribunale possono essere impugnate, salvo alcune eccezioni.

Il liquidatore redige una relazione sulle attività e passività del debitore e una proposta di piano di risanamento. Egli inoltre vigila sull’esercizio dell’impresa da parte del debitore. Per la nomina a liquidatore devono sussistere i requisiti di competenza previsti dalla legge nonché l’indipendenza dal debitore e dai creditori.

Il comitato dei creditori rappresenta i creditori e assiste il liquidatore in qualità di organo consultivo. La nomina di un comitato non è necessaria quando il numero di creditori è esiguo.

I creditori hanno il diritto di essere sentiti in varie fasi della procedura. Ad essi deve essere trasmessa la proposta di piano di risanamento perché esprimano le proprie osservazioni. Se i creditori non acconsentono tutti all’approvazione del piano, il piano finale viene sottoposto a votazione. Ai fini del voto, i creditori sono divisi in gruppi e il piano può essere approvato con l’appoggio di maggioranze di gruppo.

Il debitore è tenuto a fornire informazioni al tribunale e al liquidatore e a collaborare per attuare la procedura di risanamento. Il debitore ha il diritto di presentare le proprie proposte in merito al piano di risanamento.

3.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

L’avvio della procedura di adeguamento dei debiti delle persone fisiche è dichiarato dal tribunale. Se necessario quest’ultimo nomina un liquidatore. Il tribunale inoltre omologa il piano di pagamento. Le decisioni del tribunale possono essere impugnate, salvo alcune eccezioni.

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Il liquidatore è incaricato di redigere una proposta di piano di pagamento e di svolgere le mansioni affidategli dal tribunale, ad esempio la realizzazione delle attività del debitore. Per la nomina a liquidatore devono sussistere i requisiti di competenza previsti dalla legge nonché l’indipendenza dal debitore e dai creditori.

Se non è stato nominato un liquidatore, la proposta di piano di pagamento viene presentata dal debitore. Il debitore è tenuto a fornire informazioni al tribunale, al liquidatore e ai creditori e a collaborare affinché la procedura di adeguamento dei debiti si svolga come stabilito. Egli è assistito dall’autorità finanziaria locale e dal servizio di consulenza per i debitori.

I creditori possono presentare osservazioni in merito alla domanda del debitore e alla proposta di piano di pagamento.

4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura?

4.1. Fallimento

Sono compresi nel fallimento tutti i beni che al momento dell’avvio della procedura fallimentare sono di proprietà del debitore e quelli che gli pervengono prima della chiusura della procedura. Tuttavia, se il fallito è una persona fisica sono esclusi dal fallimento i beni e i redditi da capitale che gli pervengono dopo l’avvio della procedura fallimentare.

Con l’avvio della procedura fallimentare il debitore perde i poteri sui beni compresi nel fallimento. Detti poteri sono trasferiti alla massa dei creditori.

Durante la procedura fallimentare, in determinati casi il debitore può essere sottoposto a limitazioni della libertà personale (ad esempio divieto di lasciare il paese). Sotto certi aspetti, anche la sua capacità di agire può essere limitata; durante la procedura fallimentare, ad esempio, il debitore non può costituire una società o diventarne socio. Queste limitazioni rilevano principalmente quando il debitore è una persona fisica.

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Il fallimento non libera il debitore dall’adempimento dei debiti. Egli rimane responsabile dei debiti non pagati durante la procedura fallimentare. Nella prassi, la responsabilità per i debiti rileva solo quando il debitore è una persona fisica, in quanto di norma il fallimento comporta la liquidazione della persona giuridica. Il debitore tuttavia può essere liberato da quei debiti che, secondo la procedura di adeguamento dei debiti delle persone fisiche, eccedono la sua capacità di pagare.

L’avvio della procedura fallimentare impedisce l’esecuzione separata di un credito ammesso al passivo fallimentare, come nel caso del pignoramento, salvo poche eccezioni quali i crediti garantiti.

Ai sensi del regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, il curatore può chiedere che l’avvio delle procedure concorsuali sia reso pubblico negli altri Stati membri (articolo 21) e sia iscritto nei registri tenuti negli altri Stati membri (articolo 22). In Finlandia le procedure fallimentari avviate in altri Stati membri sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale su richiesta del curatore. Responsabile della pubblicazione è l’Oikeusrekisterikeskus (Centro dei registri legali - www.oikeus.fi/oikeusrekisterikeskus/).

In Finlandia le procedure fallimentari avviate in altri Stati membri sono inoltre registrate, su richiesta del curatore, nel registro degli immobili e delle ipoteche, nel registro del commercio, nel registro delle ipoteche commerciali, nel registro navale, nel registro di manutenzione navale, nel registro degli aeromobili, nel registro automobilistico e nel registro dei valori mobiliari. La registrazione è a cura del conservatore del registro interessato.

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La domanda di iscrizione nel registro degli immobili e delle ipoteche va presentata al tribunale distrettuale del distretto in cui è situato il bene immobile (www.oikeus.fi/).

Conservatore del registro del commercio e del registro delle ipoteche commerciali è il Consiglio nazionale per i brevetti e la registrazione (www.oikeus.fi/).

Conservatore del registro navale e del registro di manutenzione navale è l’amministrazione marittima finlandese (www.fma.fi/palvelut/alusrekisteri/).

Conservatore del registro degli aeromobili è l’amministrazione dell’aviazione civile (www.ilmailulaitos.fi/ilma_alusrekisteri/).

Conservatore del registro automobilistico è la motorizzazione finlandese (www.ake.fi/).

Conservatore del registro dei valori mobiliari è l’istituto centrale depositario dei titoli finlandese (www.apk.fi/).

La pubblicazione e la registrazione non sono prescritte per legge quando il centro dell’attività del debitore si trova in Finlandia.

4.2. Risanamento dell’impresa

Il debitore nei cui confronti è in corso una procedura di risanamento dell’impresa non può essere dichiarato fallito. Anche prima dell’avvio della procedura, il tribunale presso cui è stata proposta l’istanza può disporre un divieto temporaneo di pagamento, incasso ed esecuzione.

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Durante la procedura di risanamento dell’impresa vige un divieto di pagamento, incasso ed esecuzione. Esso concerne tutti i debiti contratti prima dell’avvio della procedura, compresi quelli garantiti.

Durante la procedura di risanamento dell’impresa il debitore non perde i propri poteri. La gestione dell’impresa continua sotto la sorveglianza del liquidatore, il cui consenso è necessario per il compimento di determinati atti.

Durante la procedura di risanamento viene omologato il piano di risanamento per il debitore. Il piano può prevedere varie misure dirette a ripristinare la solidità finanziaria delle attività del debitore. Esso può includere l’adeguamento dei debiti, che può influire sui termini dei debiti, compresi quelli garantiti, contratti prima dell’avvio della procedura. Le misure possono inoltre concernere il trasferimento, il funzionamento, la gestione, l’organizzazione, il personale o il capitale dell’impresa. Il debitore che adempie le obbligazioni di pagamento conformemente al piano di risanamento omologato è liberato dal pagamento dell’importo del debito che eccede l’importo approvato nel piano.

Per quanto riguarda la pubblicazione in Finlandia e l’iscrizione nei registri finlandesi delle procedure di risanamento avviate in altri Stati membri dell’Unione europea, si vedano i punti 2.2 e 4.1.

4.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

Il debitore nei cui confronti è stata presentata un’istanza di avvio di una procedura di adeguamento dei debiti non può essere dichiarato fallito. Anche prima dell’avvio della procedura, il tribunale può disporre un divieto temporaneo di pagamento, incasso ed esecuzione.

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Durante la procedura di adeguamento dei debiti delle persone fisiche vige un divieto di pagamento, incasso ed esecuzione. Esso concerne tutti i debiti contratti prima dell’avvio della procedura, compresi quelli garantiti.

La procedura di adeguamento prevede l’omologazione, in favore del debitore, di un piano di pagamento basato sull’effettiva capacità di pagare del debitore. Detto piano ha durata determinata, generalmente di cinque anni, e riguarda tutti i debiti contratti prima dell’avvio della procedura, compresi quelli garantiti. Il debitore che adempie le obbligazioni di pagamento conformemente al piano di pagamento è liberato dai debiti residui.

Nella procedura di adeguamento dei debiti vengono realizzate le attività non essenziali del debitore. In determinate circostanze il debitore può conservare l’abitazione di sua proprietà.

5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti?

5.1. Fallimento

Il fallimento non pregiudica nella sostanza il diritto dei creditori privilegiati di realizzare la loro garanzia. Tuttavia, al fine di tutelare gli interessi del patrimonio fallimentare, la massa dei creditori ha il diritto di vietare per un determinato periodo la vendita dei beni garantiti (ad esempio beni immobili). Inoltre, in determinate circostanze e con il consenso del tribunale, la massa dei creditori ha il diritto di vendere i beni garantiti. Il creditore privilegiato deve quindi notificare il suo credito garantito al curatore. Lo scopo è di facilitare la liquidazione del patrimonio fallimentare. I beni mobili appartenenti all’impresa del debitore possono essere sottoposti a ipoteca commerciale. Tale ipoteca dà luogo a speciali diritti privilegiati rispetto al ricevimento dei pagamenti. Il cinquanta per cento del valore dei beni ipotecati è corrisposto a fronte della richiesta di pagamento del creditore. Le richieste di pagamento finali non sono privilegiate, a prescindere da eventuali ipoteche commerciali registrate come garantite nei confronti di tali beni.

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Se un debitore ha acquisito beni a tutela dei termini di un titolo, tali termini sono vincolanti, a determinate condizioni, anche per la massa dei creditori. La massa dei creditori è autorizzata a diventare parte di un accordo in luogo del debitore, mantenendo così i beni sotto la propria amministrazione.

Il creditore ha il diritto di compensare l’importo del proprio credito verso il debitore con gli obblighi che egli ha verso il debitore al momento dell’avvio della procedura fallimentare. Il diritto di un istituto di credito di ricorrere alla compensazione è limitato qualora il debitore abbia un conto corrente presso l’istituto di credito e detto conto possa essere usato per operazioni di pagamento. Negli altri casi il diritto di effettuare compensazioni è limitato principalmente per motivi diretti ad evitarne l’abuso.

Di norma ai dipendenti dell’impresa del debitore viene dato avviso dell’avvio della procedura fallimentare. Il curatore deve stabilire gli importi dovuti ai dipendenti e la misura in cui tali importi possono essere pagati sotto forma di garanzia salariale.

5.2. Risanamento dell’impresa

L’impresa sottoposta a risanamento continua a svolgere attività commerciale. L’avvio della procedura di risanamento non ha effetti sugli impegni già assunti dal debitore, salvo diversamente disposto dalla legge.

Per garantire l’esito positivo della procedura di risanamento, il risanamento produce effetti sullo status dei creditori privilegiati. Il divieto di pagamento, incasso ed esecuzione vale anche nei confronti dei creditori privilegiati. Salvo alcune limitazioni, il piano di risanamento può altresì produrre effetti sui termini dei debiti garantiti.

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Salvo alcune eccezioni, nella procedura di risanamento il creditore non ha il diritto di effettuare compensazioni.

Come misura di risanamento possono essere adottati accordi relativi al personale.

5.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

Pur con alcune restrizioni, anche i debiti garantiti possono essere adeguati nel corso della procedura di adeguamento dei debiti. Anche ad essi si applica il divieto di pagamento, incasso ed esecuzione.

6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli?

La legge sul recupero nella massa attiva fallimentare, entrata in vigore nel 1992, disciplina l’annullamento degli atti. L’annullamento può aver luogo sia nella procedura fallimentare che in quella di risanamento dell’impresa o di adeguamento dei debiti delle persone fisiche.

Come parte della procedura di recupero, un atto legittimamente concluso dal debitore prima dell’avvio della procedura fallimentare viene annullato. Il recupero è pertanto diverso dai mezzi previsti dal diritto civile per dichiarare un atto nullo o inefficace.

Le cause di recupero possono avere carattere soggettivo o oggettivo. Appartiene al primo tipo il fatto che il debitore abbia tenuto una condotta scorretta nei confronti dei creditori e che la controparte abbia agito in mala fede. Questa causa vale per tutti i tipi di atti.

Le cause di recupero di tipo oggettivo consentono di annullare atti di norma inopportuni o pregiudizievoli ai creditori. Non è quindi necessaria la sussistenza di una volontà fraudolenta. Le cause di tipo oggettivo si applicano a determinati atti, quali il pagamento di un debito e la costituzione di una garanzia durante il periodo di recupero, ossia, di norma, durante il periodo di tre mesi prima della data fissata. Nella procedura fallimentare, ad esempio, la data fissata è la data in cui l’istanza di fallimento è stata presentata al tribunale.

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7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti?

7.1. Fallimento

Nella procedura fallimentare i creditori che vantano nei confronti del debitore un credito anteriore all’avvio del fallimento (credito ammesso al passivo fallimentare) possono concorrere alla ripartizione dell’attivo. Essi devono presentare una domanda di ammissione al passivo. La domanda tuttavia non è necessaria se il curatore ritiene che il credito sia già manifesto.

La domanda va presentata per iscritto e deve indicare, tra l’altro, la somma, il titolo da cui il credito deriva, lo status privilegiato e le ragioni di tale status. La domanda deve inoltre indicare i documenti giustificativi, a meno che detti documenti siano stati trasmessi al curatore.

Il creditore deve trasmettere al curatore la domanda di ammissione al passivo entro la data all’uopo fissata dal curatore, che provvede a pubblicare l’avviso di ammissione e a notificarlo ai creditori. Il creditore può presentare la propria domanda anche dopo la scadenza dell’apposita data; in tal caso tuttavia deve pagare un diritto al patrimonio fallimentare.

Il curatore esamina le domande e propone un piano di ripartizione dell’attivo tra i creditori (proposta di piano di ripartizione) , che viene omologato dal tribunale. Le domande di ammissione non contestate sono considerate ammesse.

I creditori sono pagati con i fondi del debitore in conformità della legge sugli accordi di pagamento dei creditori. I crediti privilegiati non sono molti. Essi sono principalmente crediti garantiti, crediti sorti in relazione al risanamento dell’impresa e crediti alimentari. In mancanza di crediti privilegiati i beni del debitore sono divisi in proporzione all’ammontare dei crediti.

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7.2. Risanamento dell’impresa

Il risanamento dell’impresa concerne tutti i debiti contratti prima dell’avvio della procedura. Al liquidatore spetta l’accertamento dei creditori e dei debiti del debitore. I creditori possono rettificare le informazioni sui crediti entro una data prestabilita e ricevono i pagamenti conformemente al piano di risanamento omologato dal tribunale.

L’omologazione del piano di risanamento comporta, salvo alcune eccezioni, l’estinzione dei debiti di risanamento che erano sconosciuti ai fini del risanamento.

7.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

L’adeguamento dei debiti concerne tutti i debiti contratti prima dell’avvio della procedura. Il debitore deve rendere noti tutti i suoi debiti. Non è necessario presentare domande di ammissione al passivo. Il debitore o il liquidatore redige una proposta di piano di pagamento, su cui i creditori possono presentare le proprie osservazioni. Il debitore paga i creditori conformemente al piano di pagamento omologato dal tribunale.

8. Quali sono le norme relative alle procedure di risanamento?

Si vedano le risposte ai punti 3.2, 3.3, 4.2, 4.3, 5.2, 5.3, 7.2 e 7.3.

9. Quali sono le norme relative alle procedure di liquidazione (realizzazione delle attività e distribuzione delle somme ricavate) ?

Nella procedura fallimentare l’attivo fallimentare è realizzato nel modo più vantaggioso per il patrimonio fallimentare, in modo da ottenere il maggiore ricavo possibile. Il metodo di vendita non è previsto; esso è deciso dai creditori fallimentari. Disposizioni specifiche disciplinano i crediti garantiti (cfr. punto 5.1). Una volta liquidati i beni compresi nel fallimento e realizzato l’attivo, le somme ricavate sono ripartite prontamente tra i creditori in conformità del piano di ripartizione omologato dal tribunale.

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10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura?

10.1. Fallimento

Una volta liquidati i beni compresi nel fallimento e realizzato l’attivo, il curatore redige un resoconto finale. Con l’approvazione del resoconto da parte dei creditori la procedura fallimentare si considera chiusa.

La procedura fallimentare può inoltre essere chiusa mediante decisione di estinzione del tribunale quando le attività della massa fallimentare sono insufficienti a coprire i costi della procedura o quando la procedura risulta comunque inopportuna. La procedura fallimentare non può tuttavia essere estinta quando essa è eseguita sotto forma di liquidazione amministrata pubblicamente. Su proposta dell’avvocato fallimentare il tribunale può disporre che la procedura fallimentare sia eseguita sotto forma di liquidazione amministrata pubblicamente. Le ragioni sottostanti a tale decisione possono dipendere dal debitore o dall’insufficienza dell’attivo fallimentare. In tal caso le spese procedurali sono sostenute dall’erario nella misura in cui l’attivo fallimentare non è in grado di sopportarle.

La procedura fallimentare può inoltre essere chiusa tramite un “concordato coatto” con cui il debitore e i creditori raggiungono un accordo circa il pagamento dei debiti.

La procedura fallimentare può inoltre essere chiusa per un valido motivo entro otto giorni dal suo avvio.

A seguito del fallimento la capacità di agire del debitore subisce limitazioni (cfr. punto 4.1) fintantoché il debitore ha convalidato l’inventario dei suoi beni, per un massimo di quattro mesi dall’avvio della procedura fallimentare. Dopo tale periodo il debitore può, ad esempio, avviare un’altra attività.

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La negligenza che può essere connessa con l’attività che provoca la procedura fallimentare nei confronti del debitore può costituire un reato (ad esempio reati contabili, attività fraudolenta). Il debitore o il suo rappresentante può inoltre venire condannato per reati commessi durante la procedura fallimentare (ad esempio frode da parte del debitore). Al debitore o al suo rappresentante può inoltre essere vietato l’esercizio di un’attività commerciale. Presupposto di tale divieto è che la persona interessata non abbia adempiuto le obbligazioni prescritte dalla legge in materia di gestione dell’attività commerciale o abbia svolto, nel corso della sua attività commerciale, attività criminosa di entità non lieve. Il divieto di esercitare un’attività commerciale ha durata determinata (da tre a sette anni) ed è iscritto nel pubblico registro. La persona a cui è vietato l’esercizio di un’attività commerciale non può tra l’altro esercitare, per proprio conto o tramite un agente, attività commerciale che richieda la tenuta di scritture contabili, né fondare o rappresentare una società.

10.2. Risanamento dell’impresa

Il piano di risanamento resta in vigore fino all’adempimento delle obbligazioni ivi previste. Esso può essere estinto con decisione giudiziale quando il debitore non lo rispetta e l’inosservanza non è irrilevante. Esso si estingue altresì quando il debitore è dichiarato fallito prima che il piano sia stato completato. Il tribunale può inoltre porre termine a singole parti del piano relative a determinati creditori quando, ad esempio, il debitore non ha adempiuto alle obbligazioni di pagamento relative a tali creditori.

10.3. Adeguamento dei debiti delle persone fisiche

Una volta adempiute le obbligazioni previste nel piano di pagamento, il debitore è liberato dalla restante parte dei debiti. Se tuttavia egli non rispetta il piano per un motivo non accettabile o non adempie l’obbligazione di cooperare, il tribunale può porre fine al piano di pagamento. Lo stesso accade quando il debitore è dichiarato fallito o muore durante l’esecuzione del piano di pagamento. Con l’estinzione del piano vengono ripristinati i termini originali dei creditori.



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