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Ultimo aggiornamento: 31-05-2006
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Fallimento - Belgio

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INDICE

1. Quali sono i diversi tipi di procedure di insolvenza e i loro obiettivi? 1.
2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure d’insolvenza? 2.
3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti nei diversi tipi di procedura? 3.
4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura? 4.
5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti? 5.
6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli? 6.
7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti? 7.
8. Quali sono le norme relative alle procedure di risanamento? 8.
9. Quali sono le norme relative alla procedura di liquidazione? 9.
10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura? 10.

 

1. Quali sono i diversi tipi di procedure di insolvenza e i loro obiettivi?

L’articolo 8 della Legge sulle ipoteche (Hypotheekwet - Loi hypothecaire) stabilisce quanto segue1: "I beni del debitore servono come garanzia comune per i suoi creditori, e il loro prezzo viene ripartito fra di loro proporzionalmente al loro credito, tranne se alcuni creditori possono vantare cause di prelazione."

L’insolvenza significa che un debitore non è in grado di pagare i propri debiti ai creditori. Per salvaguardare gli obblighi dei debitore nei confronti del creditore, esistono procedure legali che consentono a quest’ultimo di ottenere un (almeno parziale) pagamento.

Le principali procedure di insolvenza sono il concordato giudiziario, il fallimento e il regolamento collettivo dei debiti.

Nell’ordinamento giuridico belga viene fatta una distinzione fra commercianti e non commercianti. I primi sono coloro che svolgono atti di natura commerciale come attività professionale principale o supplementare. L’elemento fondamentale degli atti di natura commerciale è lo scopo di lucro. Solo i commercianti possono ottenere il concordato giudiziario ed essere dichiarati falliti.

La procedura relativa al fallimento è disciplinata dalla Legge dell’8 agosto 1997 [Gazzetta ufficiale belga (Belgische Staatsblad/Moniteur belge), 28 ottobre 1997, err., Belgische Staatsblad/Moniteur belge, 7 febbraio 2001] come puro meccanismo di liquidazione. La Legge del 17 luglio 1997 (Belgische Staatsblad/Moniteur belge, 28 ottobre 1997, err., Belgische Staatsblad/Moniteur belge, 4 dicembre 1997) disciplina il concordato giudiziario come procedura precedente al fallimento. Durante il periodo del concordato giudiziario il debitore è tutelato nei confronti dei suoi debitori e non è possibile dichiararne il fallimento.

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Per i non commercianti esiste la procedura del regolamento collettivo dei debiti, disciplinata dal Codice Giudiziario (Gerechtelijk Wetboek/Code Civil). Le persone fisiche residenti in Belgio e che non svolgono attività commerciale possono ottenere un regolamento collettivo dei debiti se non sono in grado, in modo durevole, di pagare i propri debiti, e se è chiaro che non hanno organizzato la loro insolvenza (art. 1675/2, 1, Cod. Giud.).

2. Quali sono le condizioni per avviare i diversi tipi di procedure d’insolvenza?

Concordato giudiziario

Il concordato giudiziario può essere concesso al commerciante-debitore che non dia prova di cattiva fede, se temporaneamente non può pagare i propri debiti oppure se la continuità della sua impresa è minacciata da difficoltà che a più o meno breve termine possono portarlo a una cessazione dei pagamenti (art. 9, § 1 della Legge sul concordato giudiziario, Wet Gerechtelijk Akkoord/Loi relative au concordat judiciaire). Una condizione supplementare è che la situazione finanziaria dell’impresa possa essere risanata e che il suo ripristino economico sembri possibile (art. 9, § 2 della Legge sul concordato giudiziario).

La richiesta di concordato deve essere presentata dal debitore al tribunale di commercio (art. 11, § 1 della L. conc. giud.). Anche il Procuratore del Re può avviare, con citazione, una procedura di concordato (art. 11, § 2 della L. conc. giud.).

Informazioni e dati utili riguardanti commercianti con difficoltà finanziarie sono conservati e aggiornati dalla cancelleria del tribunale di commercio, e sono accessibili solo al Procuratore del Re e al commerciante interessato (art. 5 della L. conc. giud.). Nella legge ciò viene chiamato “Raccolta dei dati”.

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Fallimento

Un commerciante si trova in stato di fallimento quando ricorrono simultaneamente due condizioni: deve avere cessato i pagamenti in modo duraturo e non gode più di credito (art. 2, 1 della Legge fallimentare, Faillissementswet/Loi sur les faillites).

La procedura di fallimento può essere instaurata presso il tribunale di commercio o con una dichiarazione del debitore stesso, o con citazione da uno o più creditori, dal Pubblico Ministero, dall’amministratore provvisorio designato dal tribunale, oppure da un curatore nel caso di una procedura territoriale di insolvenza internazionale nell’Unione europea (art. 6 della L. fall.). Il tribunale non può più dichiarare fallimento d’ufficio.

Il tribunale non deve dichiarare immediatamente il fallimento. Può sospendere la sua decisione per un periodo di quindici giorni per dare al commerciante o al Pubblico Ministero la possibilità di presentare una domanda di concordato giudiziario (art. 7 della L. fall.).

L’articolo 10 della Legge fallimentare stabilisce che la dichiarazione del debitore deve essere accompagnata dal bilancio, dai registri contabili, dal registro del personale e da un elenco con i nomi e gli indirizzi dei clienti e dei fornitori.

3. Qual è il ruolo dei vari partecipanti nei diversi tipi di procedura?

Concordato giudiziario

È competente il tribunale di commercio. Il tribunale territorialmente competente è quello situato nel circondario in cui il debitore ha lo stabilimento principale – oppure, se si tratta di una persona giuridica, la sede - il giorno dell’instaurazione della procedura di concordato (art. 53 della L. conc. giud.). Esso statuisce sulla richiesta di concordato (art. 14 della L. conc. giud.), accorda una sospensione temporanea dei pagamenti (art. 15, § 1, 1 della L. conc. giud.), designa uno o più commissari (art. 15, § 1, 2 della L. conc. giud.), e autorizza, se del caso, la sospensione definitiva dei pagamenti (art. 33, 1 della L. conc. giud.).

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Un ruolo cruciale è svolto dal commissario, che è incaricato di assistere il debitore nella gestione del suo patrimonio, sotto il controllo del tribunale (art. 19, 1 della L. conc. giud.). Egli riferisce in merito ogniqualvolta le circostanze lo richiedano e in ogni caso su domanda del tribunale (art. 19, 1 della L. conc. giud.). Il commissario deve offrire garanzie di imparzialità e di indipendenza, deve avere esperienza in materia di gestione di imprese e di contabilità e deve attenersi a un codice deontologico (art. 19, 2 della L. conc. giud.).

Il commissario ha inoltre i seguenti compiti specifici: assistere il debitore nell’elaborazione del piano di risanamento o di pagamento (art. 29, § 1, 2 della L. conc. giud.); esercitare sorveglianza e controllo sull’esecuzione del piano e del concordato (art. 36, 1 della L. conc. giud.); riferire al tribunale in merito all’esecuzione del piano e del concordato (art. 36, 2 della L. conc. giud.); presentare al tribunale una relazione finale (art. 40, 1 della L. conc. giud.). Il commissario deve inoltre esaminare le dichiarazioni di credito presentate, con l’assistenza del debitore (art. 26 della L. conc. giud.).

Il debitore deve elaborare un piano di risanamento o di pagamento (art. 29 della L. conc. giud.). Rischia di incorrere in sanzioni penali se intenzionalmente occulta una parte delle sue attività o delle sue passività o se amplifica le attività o minimizza le passività, e se deliberatamente fornisce dati inesatti o incompleti (art. 46 della L. conc. giud.). Il debitore non può quindi in alcun modo agire in maniera fraudolenta. Non può inoltre compiere atti di amministrazione o di disposizione senza l’autorizzazione del commissario (art. 15, § 1, 3 della L. conc. giud.).

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Il creditore ha il diritto di essere sentito dal tribunale (art. 13 della L. conc. giud.), di prendere visione gratuitamente del fascicolo e di riceverne una copia dietro pagamento dei diritti di cancelleria (art. 18, 2 della L. conc. giud.), di chiedere la revoca della sospensione dei pagamenti se i suoi crediti non sono saldati (art. 37, § 1, 2 della L. conc. giud.), e di far modificare il piano se dimostra che la sua attuazione può causargli serie difficoltà (art. 38, 2 della L. conc. giud.).

Fallimento

È competente il tribunale di commercio. Il tribunale territorialmente competente è quello situato nel circondario in cui il debitore ha lo stabilimento principale - oppure, se si tratta di una persona giuridica, la sede - il giorno della dichiarazione di insolvenza o dell’instaurazione della procedura (art. 115 della L. fall.). Con la sentenza dichiarativa di fallimento, il tribunale nomina un giudice-commissario e designa uno o più curatori fallimentari (art. 11, 1 della L. fall.).

Il giudice-commissario è in particolare incaricato di controllare l’amministrazione e la liquidazione dei beni del fallimento e di accelerarne le operazioni. Riferisce al collegio in merito a tutte le controversie nate dal fallimento (tranne le contestazioni dei crediti da ammettere al passivo); ordina le misure urgenti che sono necessarie per proteggere e preservare i beni del fallimento, e presiede le riunioni dei creditori del fallito (art. 35 della L. fall.).

I curatori sono necessariamente avvocati che abbiano seguito una formazione speciale e che offrano garanzie di competenza in materia di procedure di liquidazione (art. 27, 2 della L. fall.). Ogni anno presentano al giudice-commissario una relazione dettagliata sulla situazione del fallimento (art. 34, 1 della L. fall.). I curatori amministrano il patrimonio del fallito come un buon padre di famiglia, sotto la sorveglianza del giudice-commissario (art. 40 della L. fall.), e procedono all’inventario dei beni del fallito (art. 43, 1 della L. fall.). Essi rappresentano i creditori, ad eccezione dei cosiddetti “separatisten” (creditori pignoratizi, ipotecari e assistiti da privilegi speciali).

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Ai sensi dell’art. 9 della Legge fallimentare il debitore deve presentare alla cancelleria del tribunale di commercio una dichiarazione di cessazione dei pagamenti. Viene automaticamente sospeso dalla gestione dei beni del fallimento (art. 16, 1 della L. fall.), che passano sotto l’amministrazione del curatore. Viene tuttavia esplicitamente stabilito che certi beni non rientrano nella procedura di fallimento, come quelli assolutamente indispensabili per l’esercizio della professione e le somme e i beni impignorabili come previsto dal Codice giudiziario.

I creditori rappresentati dai curatori, cioè i chirografari e i creditori privilegiati generali, hanno diritto a una parte proporzionale dell’ammontare delle attività del fallito, previa deduzione delle spese del fallimento e dei pagamenti ai creditori privilegiati (art. 99 della L. fall.). I “separatisten” agiscono ciascuno per conto proprio per cercare di riscuotere i propri crediti (vedi infra).

4. Quali sono gli effetti dell’avvio della procedura?

5. Quali sono le norme specifiche relative a determinate categorie di crediti?

Concordato giudiziario

Il concordato giudiziario porta, in una prima fase, a una sospensione temporanea dei pagamenti per un periodo di osservazione di massimo sei mesi (art. 15, § 1 della L. conc. giud.). Di conseguenza, il debitore può essere colpito da un’incapacità relativa, la cui scala è decisa dal tribunale, tenendo conto delle necessità della situazione concreta. È comunque impossibile trasferire al commissario l’intera capacità di amministrazione e di disposizione del debitore. Al commissario può essere conferito solo un ruolo di assistenza, rappresentanza e/o sorveglianza.

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Per quanto riguarda i creditori vale la sospensione dell’esecuzione: le azioni esecutive avviate non possono essere portate avanti e nessun creditore può adottarne di nuove. Durante il periodo d’osservazione non è permesso alcun sequestro o pignoramento (art. 22 della L. conc. giud.).

La dottrina divide i creditori in gruppi. La principale suddivisione è fra i “generalisten” e i “separatisten”. I primi sono i creditori chirografari e quelli assistiti da privilegi generali. I secondi sono i creditori assistiti da privilegi speciali, i creditori ipotecari e i creditori pignoratizi.

I “generalisten” sono obbligatoriamente e definitivamente subordinati al piano di risanamento o di pagamento; i “separatisten” lo sono solo se hanno esplicitamente e individualmente manifestato il loro accordo. I “separatisten” non possono più iniziare atti esecutivi, poiché questi sono sospesi. Possono tuttavia ottenere garanzie supplementari se dimostrano che le loro garanzie esistenti potrebbero subire una consistente diminuzione di valore.

Fallimento

Dal giorno della sentenza dichiarativa di fallimento da parte del tribunale di commercio, il fallito è automaticamente privato della gestione di tutti i suoi beni (art. 16, 1 della L. fall.). I curatori assumono l’amministrazione dei beni del fallito allo scopo di liquidarli.

La liquidazione implica che le attività fallimentari vengano realizzate per pagare i creditori del fallito. Se vi sono più creditori, essi sono concorrenti. In linea di principio tutti i creditori sono trattati allo stesso modo (regola di parità, art. 8 della Legge sulle ipoteche), a meno che non vi siano legittime cause di prelazione. Tali cause legittime di prelazione sono i privilegi e le ipoteche. Anche la clausola di riserva di proprietà del venditore non pagato, e garanzie reali come il pegno, conferiscono a un creditore una posizione più forte rispetto a quella di altri creditori.

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La dottrina divide i creditori in gruppi. La principale suddivisione è fra i “generalisten” e i “separatisten”. I primi sono i creditori chirografari (vincolati dalla regola di parità e la ripartizione proporzionale delle attività) e quelli assistiti da privilegi generali, e vengono rappresentati dal curatore. Questo gruppo deve tuttavia dare la priorità ai “separatisten” nella suddivisione delle attività del fallimento. I “separatisten” agiscono per conto proprio e non devono quindi farsi rappresentare da un curatore. Si tratta dei creditori assistiti da privilegi speciali, dei creditori ipotecari e dei creditori pignoratizi.

Per garantire la parità fra i “generalisten” essi non possono, dopo che sono stati determinati i loro diritti nell’ambito del concorso dei creditori, ricorrere a delle tecniche per migliorare la propria posizione. Di conseguenza non è possibile sequestrare o pignorare i beni del fallimento (si vedano gli art. 24-25 della L. fall.).

Per i “separatisten” vale il principio della sospensione di tutte le esecuzioni per pervenire al pagamento dei crediti privilegiati (art. 26 della L. fall.).

Il venditore non pagato di un bene mobile che si trova ancora in natura nella massa fallimentare senza essere diventato immobile per incorporazione, può invocare la clausola di riserva di proprietà (art. 101 della L. fall.).

In applicazione dell’articolo 21 del regolamento relativo alle procedure d’insolvenza, quando all’estero viene avviata una procedura d’insolvenza, e se il debitore ha una dipendenza in Belgio, il contenuto essenziale della decisione di apertura della procedura di insolvenza e l’identità del curatore nominato sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale belga (art. 3, §2 della L. fall.).

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Le sentenze di dichiarazione di fallimento, di revoca del fallimento, di chiusura delle operazioni di fallimento, di dichiarazione di scusabilità o di non scusabilità del fallito e di riabilitazione sono pubblicate nel Registro centrale delle imprese (Kruispuntbank van Ondernemingen - Banque-Carrefour des Entreprises) (art. 23, § 1, 12, della Legge del 16 gennaio 2003 riguardante l’istituzione di un Registro centrale delle imprese, la modernizzazione dei registri di commercio, la creazione di sportelli abilitati per le imprese e recante disposizioni diverse - Wet 16.01.2003 tot oprichting van een Kruispuntbank van Ondernemingen, tot modernisering van het handelsregister, tot oprichting van erkende ondernemingsloketten en houdende diverse bepalingenLoi du 16 janvier 2003 portant création d'une Banque-Carrefour des Entreprises, modernisation du registre de commerce, création de guichets d'entreprises agréés et portant diverses dispositions ).

6. Quali sono le norme relative agli atti pregiudizievoli?

Concordato giudiziario

La legge non fissa alcun periodo sospetto durante il periodo del concordato giudiziario. Vi è invece un periodo d’osservazione durante la sospensione temporanea dei pagamenti (art. 15, § 1 della L. conc. giud.). Può durare in linea di principio al massimo sei mesi, ma può essere prorogato una volta al massimo per tre mesi (art. 23 della L. conc. giud.).

Fallimento

Il periodo sospetto viene definito all’articolo 12 della Legge fallimentare. Si tratta in linea di principio di un periodo di massimo sei mesi anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento. Il termine di partenza è quello in cui il commerciante non può più pagare i propri debiti; il termine ultimo è quindi quello del giorno in cui il tribunale di commercio lo dichiara fallito. Il momento della cessazione dei pagamenti può essere stabilito a una data anteriore a quella della sentenza di fallimento solo quando elementi seri e oggettivi indicano chiaramente che esso è cominciato prima di tale data.

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Un commerciante che rischia il fallimento può essere tentato di compiere degli atti che in altre circostanze non avrebbe effettuato. Il curatore può allora chiedere che tali atti siano dichiarati nulli. In questo modo può recuperare i beni che il fallito ha alienato o che ha venduto troppo a buon mercato. Lo scopo è quello di garantire al massimo la parità fra i creditori rappresentati dal curatore.

7. Quali sono le condizioni per l’insinuazione al passivo e l’ammissione dei crediti?

Concordato giudiziario

Durante il periodo d’osservazione il commissario deve anche procedere all’esame delle dichiarazioni dei crediti presentate, assistito in questo dal debitore. Nel fare ciò deve conformarsi alle norme di cui all’articolo 26 e seg. della Legge sul concordato giudiziario.

Finché non interviene alcuna decisione su un credito eventualmente contestato, questo, su richiesta del commissario, e per un importo stabilito dal tribunale, sarà provvisoriamente incluso nelle operazioni di concordato e ne sarà tenuto conto nell’elaborazione del piano (art. 27, § 3 della L. conc. giud.).

Fallimento

I creditori sono tenuti a dichiarare i loro crediti entro il giorno stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento. Sono informati di questo tramite la pubblicazione, nella Gazzetta ufficiale belga, di un estratto di tale sentenza, e da una circolare inviata dal curatore non appena tali creditori sono noti (art. 62 della L. fall.). La verifica dei crediti viene effettuata dal curatore in presenza del fallito, o almeno dopo che questi è stato debitamente convocato (art. 65 della L. fall.).

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Nella suddivisione delle attività del fallimento, i creditori chirografari e i creditori assistiti da privilegi generali devono dare la priorità ai creditori assistiti da privilegi speciali, ai creditori ipotecari e a quelli pignoratizi.

8. Quali sono le norme relative alle procedure di risanamento?

Concordato giudiziario

Durante il periodo d’osservazione non può essere portata avanti o effettuata alcuna esecuzione su beni mobili o immobili. Questa sospensione si applica a tutti i creditori, indipendentemente dalle garanzie di cui dispongono, e a tutte le rivendicazioni dei creditori-proprietari. La sospensione non riguarda i codebitori e le garanzie del debitore (art. 21, § 1, 1, della L. conc. giud.).

Tuttavia il tribunale - su richiesta dei creditori-proprietari, dei creditori ipotecari, pignoratizi e dei creditori assistiti da privilegi speciali, che dimostrino che le loro garanzie o le loro proprietà subiscono o possono subire una consistente diminuzione di valore – può concedere delle garanzie supplementari come compensazione, tenendo conto dell'importo del credito (art. 21, § 1, 2, della L. conc. giud.).

Durante il periodo d’osservazione non è permesso neanche alcun sequestro o pignoramento. I sequestri effettuati prima della sospensione mantengono tuttavia il loro carattere conservativo, ma il tribunale di commercio, secondo le circostanze, può revocarli dopo aver sentito il debitore, il creditore e il commissario (art. 22 della L. conc. giud.).

La sospensione delle esecuzioni decade, e i creditori riacquistano il pieno esercizio dei loro diritti, se non vengono pagati gli interessi e gli oneri sui crediti che decorrono dalla concessione del concordato.

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La sentenza che autorizza la sospensione provvisoria non pone fine ai contratti conclusi prima di quella data (art. 28 della L. conc. giud.).

Se la cessione dell’impresa contribuisce al pagamento dei creditori e se consente il mantenimento di un’attività economica e di occupazione, il tribunale può autorizzare il commissario a realizzare la cessione dell’impresa o di una sua parte (art. 41, 1 della L. conc. giud.).

Alla fine delle trattative – durante le quali il commissario esamina le varie proposte di rilevamento e ne discute con gli organi di gestione competenti dell’impresa e con rappresentanti dei dipendenti (art. 41, 2 della L. conc. giud.) – il commissario presenta al tribunale, per approvazione, una proposta di cessione integrale o parziale dell’impresa. Prima di pronunciarsi, il tribunale sente una delegazione della direzione dell’impresa e una delegazione dei dipendenti.

Se viene proposta la cessione totale dell’impresa, il tribunale può approvarla solo se è d’accordo più della metà dei creditori che hanno dichiarato i propri crediti, che hanno partecipato alla votazione e che rappresentano, in valore, più della metà dei crediti. Dalla consultazione dei creditori consegue che una cessione totale dell’impresa è fattibile solo dopo la verifica dei crediti presentati.

Fallimento

La procedura fallimentare ha come unico scopo la liquidazione delle attività del fallimento a favore dei creditori. L’impresa fallita scompare dal panorama economico e giuridico.

9. Quali sono le norme relative alla procedura di liquidazione?

Concordato giudiziario

Lo scopo del concordato giudiziario è quello di proteggere temporaneamente un’impresa in difficoltà e di evitare così il fallimento. Finché è in corso la procedura di concordato non si parla di liquidazione.

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Fallimento

Dalla sentenza dichiarativa di fallimento, tutta la procedura è diretta alla liquidazione delle attività del fallimento. Di conseguenza, tutto quello che viene descritto qui di seguito in relazione al fallimento si applica automaticamente e necessariamente alla liquidazione delle attività fallimentari.

Vanno menzionate in particolare alcune norme. Ogni anno, e per la prima volta dodici mesi dopo l’assunzione dell’incarico, i curatori presentano al giudice-commissario una relazione dettagliata sulla situazione del fallimento (art. 34 della L. fall.). Il giudice-commissario riferisce inoltre in merito alle contestazioni risultanti dal fallimento e ordina i provvedimenti urgenti che sono necessari per proteggere i beni del fallimento (art. 35 della L. fall.).

Il giudice-commissario convoca il fallito per sentirlo, in presenza dei curatori, sulla migliore realizzazione possibile delle attività. Viene stilato un verbale. I curatori vendono i beni immobili, le merci e i beni mobili, il tutto sotto la sorveglianza del giudice commissario e nel rispetto degli articoli 51 e 52, senza che sia più necessario convocare il fallito (art. 75, § 1 della L. fall.).

Su richiesta dei curatori il tribunale può, nell’ambito delle attività di liquidazione, omologare la cessione di un’impresa in attività alle condizioni stipulate dalle parti, e la cui esecuzione può essere seguita dai curatori o, dopo la chiusura del fallimento, da qualsiasi parte interessata (art. 75, § 4 della L. fall.).

Il giudice-commissario ordina, se del caso, una ripartizione fra i creditori e ne determina gli importi. Ogni pagamento effettuato su ordine o con l'autorizzazione del giudice-commissario esaurisce gli obblighi del curatore (art. 77 della L. fall.).

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10. Quali sono le condizioni per la chiusura della procedura?

Concordato giudiziario

Se il tribunale di commercio autorizza la sospensione definitiva dei pagamenti, l’esecuzione completa del piano di risanamento o di pagamento libera, in linea di principio, totalmente e definitivamente il debitore per tutti i debiti che in esso figurano (art. 35, 3 della L. conc. giud.). Il debitore può quindi continuare su basi sane la sua attività, e, se si tratta di un’impresa, può continuare ad esistere.

Se il tribunale non autorizza la sospensione definitiva dei pagamenti può, nella stessa sentenza, dichiarare il fallimento del debitore, dopo averlo sentito, in particolare, sulle condizioni del fallimento (art. 33, 1 della L. conc. giud.).

Fallimento

La procedura fallimentare è un puro meccanismo di liquidazione. In primo luogo il tribunale risolve le contestazioni relative al conto e, se necessario, lo rettifica. In seguito ordina, in base alla relazione del giudice-commissario, la chiusura del fallimento. Il giudice-commissario presenta al tribunale, in camera di consiglio, la deliberazione dei creditori sulla scusabilità del fallito, e una relazione sulle circostanze del fallimento (art. 80 della L. fall.).

Dopo la chiusura del fallimento, di regola viene dichiarata la scusabilità del fallito se questi è una persona fisica (quindi non una persona giuridica), se non è incorso in condanne penali e ha tenuto un comportamento corretto in materia di contabilità. Venendo dichiarato scusabile tutti i suoi debiti vengono definitivamente estinti. Inoltre, le persone fisiche che a titolo gratuito si sono portate garanti per gli impegni assunti dal fallito-persona fisica sono liberate dai loro obblighi. La liberazione concessa al fallito-persona fisica è valida anche per il coniuge che ha acconsentito di essere codebitore (art. 81-82 della L. fall.).

Un fallito dichiarato scusabile ha la possibilità di tornare all’attività commerciale e viene considerato come riabilitato (art. 110 della L. fall.). Un fallito dichiarato non scusabile, che abbia pagato tutte le somme dovute, può chiedere la riabilitazione (art. 109, 1 della L. fall.).

La sentenza di chiusura del fallimento viene notificata al fallito dal cancelliere. Il tribunale può anche decidere che un estratto della sentenza di chiusura del fallimento sia pubblicato sulla Gazzetta ufficiale belga. La sentenza deve essere pubblicata quando il tribunale dichiara il fallito scusabile (art. 80 della L. fall.).

La chiusura del fallimento mette fine all’incarico dei curatori, tranne per quanto riguarda le attività connesse alla chiusura stessa, ed esaurisce gli obblighi degli organi della procedura.

Ulteriori informazioni

1 Può essere consultata sul sito www.just.fgov.be Deutsch - français - Nederlands → Geconsolideerde wetgeving / Législation consolidée Burgerlijk Wetboek / Code Civil, dopo l’articolo 2091

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