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Ultimo aggiornamento: 08-05-2007
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Modi alternativi di risoluzione delle controversie - Italia

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Avrete una panoramica dei metodi di risoluzione alternativa delle controversie leggendo le informazioni contenute nella scheda "ADR - general information".

I diversi tipi di ADR in Italia

La legislazione italiana prevede diverse forme di ADR. In linea molto generale, possono essere illustrate come segue:

  1. accordi consensuali di transazione di cui all’articolo 1956 del codice civile;
  2. mediazione, quando le parti si rivolgono ad una terza parte indipendente per risolvere la loro controversia, giungendo così ad un accordo;
  3. Conciliazione giudiziaria o extragiudiziaria (ad esempio quella prevista dagli articoli 183, 320 e 322 del codice di procedura civile);
  4. Arbitrato come mezzo di risoluzione delle controversie in alternativa alla decisione giudiziaria, previsto dall’articolo 806 del codice di procedura civile.

Tra le forme di conciliazione non contenziosa vi sono quelle perlopiù spontanee e non regolate dallo Stato. A titolo di esempio si citano i Consigli di Conciliazione e arbitrato Telecom-Italia e l’Ombusdman bancario.

Altre forme di conciliazione non contenziosa previste da leggi speciali sono:

  • Legge 11 maggio 1990 n. 108 recante conciliazione extragiudiziale sulle controversie in materia di diritto del lavoro (sindacali o amministrative) quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale nella disciplina dei licenziamenti;
  • Legge 29 dicembre 1993, n. 580 concernente l’istituzione di commissioni arbitrali e conciliative presso le Camere di Commercio;
  • Legge 18 giugno 1998, n. 192 sulla conciliazione e l’arbitrato in materia di subfornitura nelle attività produttive;
  • Legge 2 marzo 1963, n. 320 recante in materia agraria un tentativo obbligatorio di conciliazione precedente al giudizio.

Le forme giudiziarie di conciliazione giudiziaria sono:

  • Articolo 185 del codice di procedura civile: prevede il tentativo facoltativo di conciliazione che può essere rinnovato nel corso del giudizio (che può essere tentato dal giudice nella prima udienza di comparizione delle parti “quando la natura della causa lo consenta”, art. 183 del codice di procedura civile). Il giudice quando tenta di conciliare le parti non deve in alcun modo condizionare la loro volontà, né deve anticipare il proprio convincimento, deve invece prospettare alle parti l’opportunità e la possibilità di addivenire ad un accordo senza però svolgere un ruolo attivo (per salvaguardare il proprio ruolo di terzietà ed imparzialità). Se le parti raggiungono l’accordo firmano il verbale di conciliazione davanti al giudice. Tale verbale costituisce titolo esecutivo e determina la cancellazione della causa dal ruolo.
  • Articolo 420 del codice di procedura civile: il giudice del lavoro può tentare sempre la conciliazione nell’ambito del processo del lavoro, sia se la natura del diritto è disponibile che indisponibile.
  • Articolo 447 bis del codice di procedura civile: è previsto un tentativo di conciliazione in materia di locazione.
  • Legge 320 del 1963: è previsto un tentativo di conciliazione in materia agraria.
  • Articoli 707 e 708 del codice di procedura civile: in materia di controversie relative alla separazione personale tra coniugi è previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione dei coniugi da parte del Presidente del Tribunale.
  • Legge 1766 del 1927: è previsto un tentativo di conciliazione in materia di usi civici.
  • Legge n. 17775 del 1933: è previsto un tentativo di conciliazione in materia di acque pubbliche.

Le forme di conciliazione sopraindicate si applicano per la soluzione di conflitti in tutte le situazioni ipotizzate.

Nelle forme di conciliazione non contenziosa l’assistenza legale è facoltativa e non obbligatoria, le spese sono contenute, non è possibile ottenere il beneficio del gratuito patrocinio e l’accordo raggiunto può essere portato immediatamente in esecuzione.

Nelle forme di conciliazione contenziosa, invece, l’assistenza legale è obbligatoria e se la parte ha ottenuto il beneficio del gratuito patrocinio per il processo, esso si estende anche alla fase conciliativa.

Gli organismi di conciliazione sono in genere affidabili anche sotto il profilo della riservatezza, alla osservanza della quale essi sono tenuti in base alla legge italiana sulla tutela della privacy.

Le parti possono prevedere nel contratto da esse stipulato di ricorrere a forme di conciliazione prima di rivolgersi al tribunale.

Tale clausola però, non può precludere il ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria.

L’accordo con cui le parti definiscono la loro controversia in sede di conciliazione è vincolante per loro. Se esso non viene spontaneamente osservato, può essere eseguito coattivamente.

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