Gestire l'inflazione

Come viene gestita l'inflazione?
  • L'inflazione deve essere controllata al fine di prevenire tassi elevati e volatili.
  • È possibile esercitare un'influenza sui tassi di inflazione tramite le politiche monetarie e fiscali.
  • La politica monetaria consiste nel regolamentare la quantità di denaro disponibile all'interno di un'economia. Questo compito viene svolto dalle banche centrali.
  • La politica fiscale fa riferimento alla quantità di denaro che i governi decidono di raccogliere e spendere (il bilancio).

Tassi di inflazione elevati e volatili erodono il valore dei redditi dei cittadini e possono mettere a repentaglio la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. (Le conseguenze dell'inflazione) Tassi di inflazione stabili e ridotti sono invece nell'interesse di tutti. Pertanto, l'inflazione deve essere controllata. Ma in che modo?

Sono due i metodi principali utilizzati per gestire l'inflazione: le politiche monetarie e le politiche fiscali.

Entrambe operano congiuntamente esercitando un'influenza sulla quantità di denaro disponibile nell'economia. Una maggiore disponibilità di denaro incoraggia i cittadini a spendere di più, facendo lievitare la domanda di beni e servizi. Tale aumento tende a far salire il tasso di inflazione, qualora l'offerta non riesca a tenere il passo. (Cos'è l'inflazione?) La riduzione della massa monetaria ha l'effetto opposto.

Politica monetaria: il ruolo delle banche centrali

La politica monetaria consiste nel regolamentare, all'interno di un'economia, la quantità di denaro disponibile, che deve essere proporzionale ai bisogni di tale economia al fine di assicurare un livello solido di occupazione e crescita a tassi di inflazione ridotti.

Le banche centrali, come la Banca centrale europea (BCE), gestiscono la politica monetaria, ad esempio aumentando o riducendo i propri tassi di riferimento.

Perché i tassi di riferimento sono tanto importanti?

I tassi di riferimento sono il prezzo al quale le banche centrali generalmente prestano denaro alle banche commerciali. Essi determinano la quantità di denaro che queste ultime possono prendere in prestito dalle banche centrali e dunque i tassi di interesse che applicheranno ai prestiti erogati a singoli cittadini e aziende. In questo modo, la banca centrale controlla la massa monetaria o "liquidità" nell'economia.

Se le banche aumentano i tassi di interesse:

  • i prestiti diventano più costosi;
  • i cittadini accendono meno mutui (per acquistare la casa o l'auto, ad esempio);
  • i cittadini preferiscono risparmiare anziché spendere;
  • il denaro in circolazione diminuisce e la domanda si riduce;
  • la riduzione della domanda determina generalmente un calo dei prezzi, con conseguente riduzione del tasso di inflazione.

Al contrario, se le banche riducono i tassi di interesse, i mutui diventano meno costosi, viene pompato più denaro nell'economia, la domanda cresce e i tassi di inflazione aumentano.

Quando l'inflazione è stabile e ridotta, anche i tassi di interesse possono essere mantenuti bassi.

La politica monetaria nell'UE

In tutta l'UE, la politica monetaria è di competenza delle banche centrali dei 27 Stati membri e della Banca centrale europea (BCE). Le banche centrali e la BCE formano il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC), in seno al quale le banche centrali degli Stati membri dell’area dell'euro e la BCE costituiscono l'Eurosistema.

All'interno di quest'ultimo, la BCE e le banche centrali gestiscono la politica monetaria nell'area dell'euro, con l'obiettivo primario di "mantenere la stabilità dei prezzi" attraverso un tasso di inflazione prossimo, ma inferiore, al 2%. Dall'introduzione dell'euro, l'Eurosistema ha quasi sempre soddisfatto questo criterio, soprattutto rispetto ai decenni precedenti.

Grafico: I tassi di interesse sul denaro prestato dalla Banca centrale europea

Perché la stabilità dei prezzi è importante?

Con un tasso di inflazione prevedibile, i cittadini possono prendere decisioni informate sui propri acquisti e investimenti futuri. Mantenere la stabilità dei prezzi evita inoltre periodi prolungati di inflazione o deflazione, vale a dire un declino persistente e autoalimentato in una rosa di prezzi estremamente ampia. Un esempio di deflazione pericolosa è quello della Grande depressione degli anni Trenta, quando una politica monetaria restrittiva contribuì a un declino rapido e consistente della spesa, il che condusse a un crollo dei prezzi e a una flessione dell'attività economica.

Perché l'obiettivo è inferiore, ma prossimo, al 2%?

Tassi di inflazione inferiori, ma prossimi, al 2% sono sufficientemente ridotti da consentire all'economia di cogliere appieno i frutti della stabilità dei prezzi. Questo obiettivo offre un "margine adeguato per evitare i rischi della deflazione".

Inflazione e politica fiscale: il ruolo dei governi

La politica fiscale fa riferimento alle quantità di denaro che i governi decidono di raccogliere e spendere (il bilancio) e alle modalità seguite per farlo. Solitamente, un governo riscuote entrate imponendo tasse o contributi su beni, servizi o redditi di imprese e individui e spende il denaro riscosso per vari progetti, ad esempio nel campo dell'assistenza sociale o delle infrastrutture.

Le aliquote d'imposta e l'uso che il governo fa del denaro riscosso e preso in prestito rivestono un ruolo significativo nella maggior parte delle economie. Da un lato, il gettito fiscale riduce la quantità di denaro che i cittadini possono spendere; dall'altro, quando investe in infrastrutture o servizi, un governo immette denaro nell'economia, il che aumenta la domanda.

La politica fiscale, pertanto, può alterare i fattori che determinano l'inflazione (domanda e offerta) e quindi provocare un aumento o un calo dell'inflazione.

Il coordinamento delle politiche fiscali: il patto di stabilità e crescita e il ruolo della Commissione europea

Nell'UE, la politica fiscale è di competenza degli Stati membri (compresi quelli dell'area dell'euro), che hanno stabilito di coordinare le proprie politiche fiscali tramite le linee guida formulate dal patto di stabilità e crescita (PSC) e dal trattato sull'Unione europea. Gli elementi più importanti del patto sono il requisito di mantenere il disavanzo pubblico al di sotto del 3% del prodotto interno lordo (PIL) e il debito pubblico al di sotto del 60% del PIL.

Il PSC è inteso a garantire la salute e la sostenibilità delle finanze pubbliche e, accanto alla valuta unica e alla politica monetaria unica dell'area dell'euro, è parte integrante dell'Unione economica e monetaria (UEM). In collaborazione con gli Stati membri, la Commissione europea ha il compito di sorvegliare l'ottemperanza alle regole del PSC.

Grafico: Il disavanzo pubblico nell'area dell'euro (1992-2008) come percentuale del PIL

Commissione europea - Affari economici e finanziari: il patto di stabilità e crescita

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