Un caso di utilizzo da parte di un tribunale penale italiano di prove acquisite durante le indagini dell'OLAF

COMUNICATO STAMPA 3/2013
14 giugno 2013

Il Tribunale di Cremona ha utilizzato la relazione finale di un caso OLAF, con gli allegati, e la testimonianza di un funzionario OLAF come prove in un procedimento penale ai fini della decisione dibattimentale. Ciò conferma l'importanza dell'azione dell'OLAF nei casi transfrontalieri e il valore giuridico delle sue relazioni e delle prove acquisite nel corso delle sue indagini.

L'OLAF aveva avviato un'indagine su una società italiana sospettata di aver commesso irregolarità nella fornitura di apparecchiature per la produzione di reti idriche in paesi terzi. I contratti della società, conclusi nell'ambito del Fondo europeo di sviluppo (FES) e di fondi per lo sviluppo della Commissione, ammontavano a circa 1 950 000 euro.

Dalle verifiche dell'OLAF presso la sede della società e le sedi dei suoi fornitori è emerso che la società aveva fornito merci per un valore superiore a 400 000 euro provenienti dalla Cina dichiarandone l'origine italiana. Secondo l'OLAF, dalle prove raccolte risulterebbe che la società oggetto di indagine fosse a conoscenza dell'origine reale delle merci ma avesse compiuto dichiarazioni fraudolente per ottenere certificati che dimostrassero la provenienza intra UE delle merci.

L'OLAF aveva chiuso le indagini raccomandando che fossero presi gli opportuni provvedimenti a livello amministrativo, finanziario e giudiziario. La relazione finale dell'OLAF è stata trasmessa alla Procura di Cremona che, sulla base delle prove raccolte dall'OLAF, ha disposto il rinvio a giudizio dell'amministratore delegato della società. Sulla base delle stesse prove e della testimonianza del funzionario dell'OLAF che ha condotto l'indagine, il Tribunale di Cremona ha giudicato l'imputato colpevole di frode ai danni dell'Unione europea e lo ha condannato a 2 anni di reclusione (sentenza dell'11 marzo 2013).

Sebbene si tratti di una sentenza di primo grado soggetta a impugnazione, lo sviluppo del caso conferma il ruolo fondamentale che l'OLAF può svolgere nelle indagini transfrontaliere, in particolare nella pronta acquisizione di elementi di prova attendibili.

La sentenza di primo grado conferma inoltre il valore giuridico della relazione dell'OLAF, come previsto nell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 1073/99.

L'OLAF è stato inoltre informato che, a seguito di una transazione stragiudiziale, la Commissione europea ha ricevuto un risarcimento dall'operatore economico interessato.


OLAF
La missione dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) è triplice: tutelare gli interessi finanziari dell'Unione europea indagando su frodi, corruzione e ogni altra attività illecita; individuare e accertare fatti gravi riguardanti l'esercizio delle attività professionali da parte dei membri e del personale delle istituzioni e degli organismi dell'UE che possono dar luogo a procedimenti disciplinari o penali; sostenere le istituzioni dell'UE, in particolare la Commissione europea, nell'elaborazione e nell'attuazione della legislazione e delle politiche di lotta antifrode.


Per ulteriori informazioni:

Alina BUREA
Portavoce
Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF)
Telefono: +32.229-57336
E-mail: olaf-media@ec.europa.eu
http://ec.europa.eu/anti_fraud

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Ultimo aggiornamento: 29/10/2014