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[ Sommario ] La Risorsa "Patrimonio"
"Una storia di mulini a vento"Emmanouil Yalitis
Dal XV secolo, epoca in cui i Veneziani
I mulini servivano essenzialmente per irrigare le coltivazioni di patate, una delle specialità dell'altopiano. Tuttavia, a partire dagli anni '70, l'esodo dei giovani e l'abbandono dell'attività agricola stavano causando il degrado di un elemento fondamentale del paesaggio locale: senza manutenzione, un numero sempre crescente di questi graziosi mulini a vento bianchi stava andando in rovina. Consci del rischio di perdere questo patrimonio unico, alcuni responsabili locali hanno pensato di restaurare i mulini e di utilizzare questo simbolo dell'identità locale come un punto di forza per lo sviluppo integrato dell'altopiano di Lasiti.
Enti locali, cooperative agricole, cooperative femminili e associazioni culturali hanno quindi costituito un'agenzia di sviluppo che è divenuta membro del gruppo LEADER I. Successivamente è stato avviato un lungo processo di sensibilizzazione della popolazione.
Si è quindi proceduto all'inventario dei mulini e 300 di questi sono stati selezionati per questa operazione di restauro su vasta scala. I lavori si sono protratti da aprile a dicembre 1995 e l'operazione ha permesso di dare lavoro ai giovani che avevano seguito la formazione, ma anche agli artigiani e alle piccole imprese locali che hanno fornito i materiali ed i pezzi necessari per ripristinare il funzionamento dei mulini. Questa operazione rientra nell'ambito di un programma più ampio per la valorizzazione del patrimonio che ha inoltre portato all'inaugurazione di un Museo delle tradizioni locali nel 1995, al restauro di un convento per trasformarlo in Museo di Storia naturale, alla creazione di trattorie e strutture ricettive per turisti, ecc. Queste azioni permettono di trarre maggior vantaggio dal turismo di passaggio in quanto l'altopiano (situato ad una quarantina di chilometri dalla costa) richiama ogni anno 180 000-200 000 visitatori. Il restauro dei mulini a vento ha richiesto un investimento di 279 583 ECU, di cui 20 000 per la formazione, 100 000 per retribuzioni varie e 159 583 per materiale locale. La situazione economica di questo altopiano difficilmente raggiungibile è ancora precaria, ma il lavoro di rivalorizzazione di questi mulini che abbelliscono il paesaggio, il rilancio di know-how tradizionali ed il sostanziale aumento delle possibilità di accoglienza contribuiscono a consolidare i posti di lavoro esistenti, nonché a crearne di nuovi, ed hanno convinto la popolazione locale che questo territorio aveva ancora un futuro.
fonte: LEADER Magazine No.17 - Primavera, 1998 |
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